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Prelazione ereditaria: esempi

27 Settembre 2019 | Autore:
Prelazione ereditaria: esempi

Cos’è il diritto di preferenza? Retratto successorio: cos’è e come funziona? Cos’è il diritto di riscatto? Quando gli eredi non hanno il diritto di prelazione?

La legge è uguale per tutti: questo lo sappiamo. Ci sono delle volte, però, in cui la legge preferisce alcune persone rispetto ad altre; non sto tentando di innescare la solita, facile polemica sui privilegi concessi a determinati individui, ma di concentrare l’attenzione sui casi in cui l’ordinamento giuridico attribuisce una vera e propria preferenza ad alcuni soggetti rispetto ad altri. L’ipotesi più lampante di ciò che sto dicendo la troviamo nel codice civile e, in particolare, nell’istituto della prelazione ereditaria. Di cosa si tratta?

Avvalendomi di diversi esempi, nel corso dell’articolo ti spiegherò cos’è la prelazione ereditaria e come funziona. Per ora accontentati di sapere che quando si parla di prelazione ci si riferisce a quella situazione privilegiata in cui si trova una persona nei confronti di altre. Tale favore può derivare direttamente dalla legge (prelazione legale) oppure da accordo tra le parti (prelazione volontaria o convenzionale). Come ti spiegherò, la prelazione ereditaria è una delle principali prelazioni legali. Vediamo di cosa si tratta.

Cos’è la prelazione ereditaria?

Quando si parla di prelazione ereditaria ci si riferisce a quella che la legge conferisce ai coeredi nel caso di cessione di una quota di eredità. Mi spiego meglio. Secondo il codice civile [1], il coerede che vuole vendere a un estraneo la sua quota o parte di essa, deve notificare la proposta di alienazione, indicandone il prezzo, agli altri coeredi, i quali hanno diritto di prelazione.

In poche parole, la persona che ha ereditato, insieme ad altre, un bene e intende cedere la usa quota, a parità di condizioni di vendita deve preferire i coeredi al terzo estraneo all’eredità. L’intento del legislatore è chiaro: non disperdere l’asse ereditario, favorendo che lo stesso resti tra gli eredi. Facciamo un esempio.

Tizio, Caio e Sempronio sono tre fratelli che, alla morte del padre, ricevono in eredità una villetta nella periferia di Roma. Tizio vive da tempo a Milano e non sa cosa farsene della sua quota (un terzo) di proprietà. Per tale ragione, trova un acquirente, Mevio, pronto a dargli centomila euro in cambio della cessione della sua parte. Tizio, prima di concludere la vendita con Mevio, deve però notificare ai suoi fratelli, Caio e Sempronio, l’offerta che ha ricevuto, in modo da mettere costoro in condizione di poter acquistare la quota del fratello pagando la cifra offertagli da Mevio.

 I coeredi, dunque, sono prelazionari, nel senso che, nel caso di futura vendita della propria parte di eredità, essi sono privilegiati rispetto agli acquirenti esterni.

Prelazione ereditaria: entro quale termine si esercita?

La prelazione ereditaria rappresenta una vera e propria preferenza che la legge fa nei confronti dei coeredi: questi possono acquistare la parte di eredità messa in vendita alle stesse condizioni degli offerenti che eredi non sono. L’intento è quello di evitare che l’asse ereditario venga disperso.

La prelazione, però, ha dei limiti: i prelazionari hanno un termine pari a due mesi entro cui accettare. In altre parole, i coeredi che vogliono acquistare la quota di eredità messa in vendita devono far pervenire la propria adesione entro due mesi dall’ultima delle notificazioni effettuate.

Tizio, Caio e Sempronio sono coeredi. Tizio vuole vendere la sua parte a Mevio; prima di fare ciò, invia una raccomandata con avviso di ricevimento a Caio e poi a Sempronio: il primo riceve la lettera il 15 settembre, mentre il secondo il 30 dello stesso mese. Per entrambi, il termine ultimo per poter esercitare il proprio diritto di prelazione è il 30 novembre, cioè due mesi dopo l’ultima delle notificazioni.

Retratto successorio: cos’è?

Cosa succede se il venditore non rispetta il diritto di prelazione dei coeredi e decide di procedere alla cessione senza informare alcuno? Ebbene, la legge dice che, in mancanza della notificazione, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall’acquirente e da ogni successivo avente causa, finché dura lo stato di comunione ereditaria.

Si tratta del ben noto retratto successorio, cioè del diritto di riscatto che i coeredi prelazionari possono esercitare nei confronti del terzo acquirente nel caso in cui il proprio diritto di preferenza sia stato leso. Ciò può avvenire nei seguenti casi, e cioè quando il coerede che cede la propria quota:

  • non provvede affatto a notificare la sua volontà di vendere la propria parte, né le condizioni di vendita;
  • provvede a notificare l’intenzione di vendere, ma senza specificarne le condizioni e, quindi, senza mettere i coeredi prelazionari nella condizione di poter esercitare il proprio diritto [2];
  • avverte i coeredi del suo proposito, ma lo fa verbalmente, senza alcun formale documento scritto [3];
  • mette a conoscenza della propria intenzione di vendere i coeredi prelazionari, ma non rispetta il termine di due mesi concesso dalla legge affinché la preferenza possa essere esercitata.

Al ricorrere di almeno una di queste circostanze, i coeredi prelazionari potranno riscattare la quota di proprietà venduta illegittimamente direttamente dall’acquirente, versando il prezzo pagato da quest’ultimo. Ma non solo: i prelazionari potranno anche chiedere il risarcimento del danno al coerede alienante. Se i coeredi che intendono esercitare il diritto di riscatto sono più, la quota è assegnata a tutti in parti uguali.

Tizio, Caio, Sempronio e Mevio hanno ereditato dalla madre un fondo agricolo. Mevio decide di venderlo a Filano per il prezzo di diecimila euro senza dire nulla agli altri. Caio e Sempronio, prelazionari interessati all’acquisto, pagano diecimila euro a Filano e riscattano la proprietà, che viene assegnata ad entrambi in parti uguali.

Inutile dire che il retratto successorio, cioè il riscatto della quota spettante ai prelazionari, difficilmente avviene pacificamente: pertanto, se non si trova l’accordo tra le parti, e soprattutto col terzo acquirente, bisognerà adire il tribunale.

Diritto di prelazione ereditaria: quando non spetta?

La prelazione ereditaria non spetta sempre a tutti i coeredi. Nello specifico, non si può esercitare il diritto di preferenza nei seguenti casi:

  • quando la vendita non è avvenuta a titolo oneroso. In altre parole, se il coerede dona la propria quota ad un terzo, non è tenuto a notificare nulla ai coeredi, i quali hanno la prelazione solo sulla vendita;
  • quando la comunione ereditaria è stata sciolta e il coerede ha già preso dall’asse ereditario ciò che era suo;
  • non può esercitare la prelazione il legatario che ha ricevuto una somma di denaro in sostituzione della quota a lui spettante come erede legittimario. In un caso del genere, infatti, egli non è più erede e, dunque, perde il diritto di prelazione;
  • se v’è stata divisione ereditaria, in quanto la prelazione può essere esercitata fintantoché permane la comunione;
  • decorso il termine di prescrizione decennale che comincia dall’alienazione al terzo, anche nel caso in cui permanga lo stato di comunione.

Tizio, Caio e Sempronio sono fratelli, coeredi dello stesso immobile. Tizio dona la Sua parte al proprio figlio senza avvertire i fratelli, i quali però non hanno alcuna prelazione perché si è trattato di donazione e non di vendita.

Mevio, Filano e Calpurnio hanno ereditato la stessa abitazione. Calpurnio ha ottenuto lo scioglimento della comunione chiedendo che gli venisse attribuito il pianterreno dell’immobile, dal valore pressappoco coincidente ad un terzo del totale. Mevio trova un acquirente interessato alla sua quota. Prima di procedere alla vendita, dovrà comunicare le condizioni della cessione al solo Filano, unico coerede che fa ancora parte della comunione ereditaria.


note

[1] Art. 732 cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 1358/2017: «In tema di comunione ereditaria, la cosiddetta “denuntiatio” della vendita, per essere conforme all’art. 732 c.c., deve risultare tale da permettere al destinatario di comprendere concretamente il tenore dell’offerta e valutarne in tutti i suoi elementi la convenienza, per stabilire se esercitare, o meno, il diritto di prelazione».

[3] Cass., sent. n. 5865/2016: «La “denuntiatio” dell’alienazione della quota al coerede, effettuata ai sensi dell’art. 732 c.c., costituisce una proposta contrattuale nei confronti dello stesso e, pertanto, va realizzata in forma scritta e notificata con modalità idonee a documentarne il giorno della ricezione da parte del destinatario, ai fini dell’esercizio della prelazione».

Autore immagine: Pixabay.com


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