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I contratti di credito al consumo

27 Settembre 2019 | Autore:
I contratti di credito al consumo

Cosa sono e come funzionano i contratti revolving? Quali sono i principali esempi di contratti di credito per consumatori? Verifica del credito meritizio: cos’è?

L’economia si muove intorno agli acquisti dei consumatori, vero motore del commercio. Soprattutto nelle società di stampo capitalistico come le nostre, occorre che le persone siano costantemente invogliate ad acquistare e a spendere, semmai anche per beni, attività o servizi non proprio indispensabili. Purtroppo, però, non tutti possono permettersi di fare acquisti importanti, in quanto non tutti hanno sempre la disponibilità di danaro sufficiente per acquistare ciò che si desidera. È qui che entrano in gioco i contratti di credito al consumo.

Con i contratti di credito al consumo le persone vengono aiutate al fine di poter effettuare acquisti di beni o servizi. Si tratta, in altre parole, di un meccanismo incentivante, volto a favorire i consumatori che non possono permettersi di far fronte a determinate spese solamente con i propri risparmi. I contratti di credito al consumo, dunque, agevolano gli acquirenti un po’ come fanno altri negozi giuridici ugualmente destinati ai compratori: pensa, ad esempio, alla rateizzazione del pagamento, cioè alla vendita a rate, che consente all’acquirente di poter pagare con maggior comodità il prezzo dovuto. Se sei interessato all’argomento, prosegui nella lettura: vedremo cosa sono e come funzionano i contratti di credito al consumo.

Cos’è un contratto di credito al consumo?

La legge [1] definisce il contratto di credito al consumo (definito anche contratto revolving) come il contratto con cui un finanziatore concede o si impegna a concedere a un consumatore un credito sotto forma di dilazione di pagamento, di prestito o di altra facilitazione finanziaria.

Come avrai sicuramente capitato, non esiste un’unica forma di contratto di credito, bensì una molteplicità di tipologie, tutte ricollegate all’ampia categoria del credito al consumo. In poche parole, dunque, con i contratti di credito al consumo si intende aiutare le famiglie e, più in generale, i consumatori ad acquistare beni e servizi di utilità comune.

Contratti di credito: caratteristiche

Possiamo così riassumere le caratteristiche dei contratti di credito al consumo:

  • possono essere stipulati solamente da un finanziatore a favore di un soggetto consumatore. Il finanziatore è colui che, per legge, è abilitato in Italia a erogare finanziamenti a titolo professionale. È chiaro, dunque, che il finanziatore può essere una banca o le Poste, cioè un istituto di credito abilitato per legge;
  • consumatore è colui che acquista per scopi non professionali, cioè per ragioni non legate al proprio lavoro. In altre parole, il consumatore indica una persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta. Ad esempio, un avvocato che acquista un frigorifero è un consumatore, mentre non lo è nel momento in cui deve abbonarsi ad una rivista giuridica;
  • oggetto del contratto può essere qualsiasi operazione giuridica consistente nell’elargizione di un credito sotto forma di dilazione di pagamento, di prestito o di altra facilitazione finanziaria.

Credito al consumo: in cosa consiste?

Ma in cosa consiste, praticamente, un contratto di credito al consumo? Quali ne sono i principali esempi? Ebbene, classici esempi di contratti di credito al consumo sono le carte di credito, i pagamenti posticipati o rateizzati, i prestiti personali, le cessioni del quinto dello stipendio.

Come si intuisce, dunque, per contratti di credito al consumo si intende una vasta ed eterogenea categoria di operazioni e negozi giuridici, tutti però accomunati da un unico scopo: quello di facilitare l’acquisto di beni o servizi ai consumatori.

L’agevolazione può consistere tanto nell’erogazione di un finanziamento o di un prestito (ovviamente da restituire con gli interessi pattuiti), tanto nella concessione di un dilazionamento del pagamento o di strumenti (come la carta di credito) che consentono l’acquisto senza avere immediatamente del denaro con sé.

Contratti credito al consumo: quando non si applicano?

Secondo la legge [2], i contratti di credito al consumo non possono essere sempre stipulati. In altre parole, pur ricorrendo i requisiti sopra detti, e cioè pur essendo le parti, da un lato, un soggetto finanziatore abilitato per legge e, dall’altro, una persona fisica che possa essere definita come consumatore, non è possibile stipulare un contratto di credito al consumo:

  • quando si tratta di finanziamenti di importo inferiore a duecento euro o superiore a 75mila euro. Ai fini del calcolo della soglia minima si prendono in considerazione anche i crediti frazionati concessi attraverso più contratti, se questi sono riconducibili alla medesima operazione economica. A quanto detto fa eccezione il contratto di credito al consumo non garantito finalizzato alla ristrutturazione di un immobile residenziale: in questo caso, l’operazione è consentita anche se il finanziamento ha un importo superiore a 75mila euro;
  • nei casi di contratti di somministrazione e contratti di appalto. I contratti di somministrazione sono quelli in cui una parte si obbliga, verso il pagamento di un corrispettivo, a eseguire, a favore dell’altra, prestazioni periodiche o continuative di cose: classico esempio è il contratto di fornitura di energia elettrica o di gas. L’appalto è il contratto mediante il quale una parte si impegna a realizzare un’opera o un servizio verso un corrispettivo in denaro: pensa al classico imprenditore edile che deve costruire una casa;
  • nei finanziamenti nei quali è escluso il pagamento di interessi o di altri oneri (pensa ai finanziamenti a fondo perduto messi a disposizione dai fondi europei, ad esempio);
  • nei finanziamenti a fronte dei quali il consumatore è tenuto a corrispondere esclusivamente commissioni per un importo non significativo, qualora il rimborso del credito debba avvenire entro tre mesi dall’utilizzo delle somme;
  • nell’ipotesi di finanziamenti destinati all’acquisto o alla conservazione di un diritto di proprietà su un terreno o su un immobile edificato o progettato, ovvero di finanziamenti garantiti da ipoteca su beni immobili;
  • nei finanziamenti, concessi da banche o da imprese di investimento, finalizzati a effettuare un’operazione avente a oggetto strumenti finanziari quali azioni e altri titoli rappresentativi di capitale di rischio, ovvero obbligazioni, titoli di Stato e altri titoli di debito negoziabili sul mercato dei capitali, purché il finanziatore partecipi all’operazione;
  • nel caso di finanziamenti concessi in base a un accordo raggiunto dinanzi all’autorità giudiziaria o a un’altra autorità prevista dalla legge;
  • nelle dilazioni del pagamento di un debito preesistente concesse gratuitamente dal finanziatore (la ragione è la stessa dei finanziamenti a fondo perduto, in pratica);
  • nei finanziamenti garantiti da pegno su un bene mobile, se il consumatore non è obbligato per un ammontare eccedente il valore del bene;
  • nel caso di contratti di locazione, a condizione che in essi sia prevista l’espressa clausola che in nessun momento la proprietà della cosa locata possa trasferirsi, con o senza corrispettivo, al locatario;
  • iniziative di microcredito e altri contratti di credito individuati con legge relativi a prestiti concessi a un pubblico ristretto, con finalità di interesse generale, che non prevedono il pagamento di interessi o prevedono tassi inferiori a quelli prevalenti sul mercato oppure ad altre condizioni più favorevoli per il consumatore rispetto a quelle prevalenti sul mercato e a tassi d’interesse non superiori a quelli prevalenti sul mercato.

Contratto di credito al consumo e obbligo d’informazione

Abbiamo spiegato cosa sono i contratti di credito al consumo, a cosa servono, quali sono gli esempi principali e quando non è possibile dar luogo ad un’operazione del genere. Vediamo ora come funziona la stipula di un contratto di credito al consumo, cominciando dall’obbligo informativo che grava sul finanziatore.

Secondo la legge, il finanziatore deve sempre fornire al consumatore, prima della sottoscrizione del contratto, le informazioni necessarie per consentire il confronto delle diverse offerte di credito sul mercato, al fine di prendere una decisione informata e consapevole in merito alla conclusione del contratto di credito.

Il modulo delle informazioni deve essere fornito dal finanziatore su supporto cartaceo o su altro supporto durevole (ad esempio, su cd). Gli obblighi informativi si considerano assolti attraverso la consegna di tale modulo. Il finanziatore o l’intermediario forniscono qualsiasi informazione aggiuntiva in un documento distinto, che può essere allegato al modulo.

Se il contratto di credito è stato concluso, su richiesta del consumatore, usando un mezzo di comunicazione a distanza (ad esempio, mediante una telefonata) che non consente di fornire le informazioni suddette, il finanziatore fornisce al consumatore il modulo informativo immediatamente dopo la conclusione del contratto di credito.

Su richiesta, al consumatore, oltre al modulo contenente tutte le informazioni sul contratto di credito al consumo, è fornita gratuitamente anche copia della bozza del contratto, salvo che il finanziatore, al momento della richiesta, non intenda procedere alla conclusione del contratto di credito con il consumatore.

Il finanziatore deve essere a disposizione del consumatore e deve fornirgli tutti i chiarimenti necessari, in modo che il cliente possa valutare se il contratto di credito proposto sia adatto alle sue esigenze e alla sua situazione finanziaria.

La verifica del credito meritizio

Secondo la legge [3], prima della conclusione del contratto di credito, il finanziatore valuta il merito creditizio del consumatore sulla base di informazioni adeguate, eventualmente fornite dal consumatore stesso e, ove necessario, ottenute consultando una banca dati pertinente.

Se le parti convengono di modificare l’importo totale del credito dopo la conclusione del contratto di credito, il finanziatore aggiorna le informazioni finanziarie di cui dispone riguardo al consumatore e valuta il merito creditizio del medesimo prima di procedere ad un aumento significativo dell’importo totale del credito.

Se il rifiuto della domanda di credito si basa sulle informazioni presenti in una banca dati, il finanziatore informa il consumatore immediatamente e gratuitamente del risultato della consultazione e degli estremi della banca dati.

La conclusione del contratto di credito al consumo

I contratti di credito sono redatti su supporto cartaceo o su altro supporto durevole che soddisfi i requisiti della forma scritta nei casi previsti dalla legge e contengono in modo chiaro e conciso le informazioni e le condizioni stabilite dalla Banca d’Italia. Una copia del contratto è sempre consegnata ai clienti.

Nei contratti di credito di durata il finanziatore fornisce periodicamente al cliente, su supporto cartaceo o altro supporto durevole una comunicazione completa e chiara in merito allo svolgimento del rapporto.

Nessuna somma può essere richiesta o addebitata al consumatore se non sulla base di espresse previsioni contrattuali.  Sono nulle le clausole del contratto relative a costi a carico del consumatore che non sono stati inclusi o sono stati inclusi in modo non corretto nel Taeg pubblicizzato nella documentazione informativa. La nullità della clausola non comporta la nullità del contratto.

Nei casi di assenza o di nullità delle relative clausole contrattuali, il Taeg equivale sempre al tasso nominale minimo dei buoni del tesoro annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministro dell’economia e delle finanze, emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto. Nessun’altra somma è dovuta dal consumatore a titolo di tassi di interesse, commissioni o altre spese. Sempre nel caso di nullità, inoltre, la durata del credito è di trentasei mesi.

Il contratto è radicalmente nullo se non contiene le informazioni essenziali riguardanti: il tipo di contratto; le parti del contratto; l’importo totale del finanziamento e le condizioni di prelievo e di rimborso.

In caso di nullità del contratto, il consumatore non può essere tenuto a restituire più delle somme utilizzate e ha facoltà di pagare quanto dovuto a rate, con la stessa periodicità prevista nel contratto o, in mancanza, in trentasei rate mensili.

Il recesso dal contratto di credito

La legge consente al consumatore che abbia stipulato un contratto di credito al consumo di poter recedere liberamente entro quattordici giorni; il termine decorre dalla conclusione del contratto o, se successivo, dal momento in cui il consumatore riceve tutte le condizioni e le informazioni che il finanziatore è tenuto a dargli per legge (modulo informativo).

Il consumatore che recede deve informare tempestivamente il finanziatore inviandogli, prima della scadenza del termine di quattordici giorni, una comunicazione scritta, secondo le modalità prescelte nel contratto;

Se il contratto ha avuto esecuzione in tutto o in parte, entro trenta giorni dall’invio del modulo informativo il consumatore restituisce il capitale e paga gli interessi maturati fino al momento della restituzione, calcolati secondo quanto stabilito dal contratto. Inoltre, rimborsa al finanziatore le somme non ripetibili da questo corrisposte alla pubblica amministrazione.


note

[1] Art. 121, d. lgs. n. 385/1993.

[2] Art. 122, d. lgs. n. 385/1993.

[3] Art. 124-bis, d. lgs. n. 385/1993.

Autore immagine: Pixabay.com


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