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Reato di interferenze illecite: come chiedere risarcimento del danno?

21 Settembre 2019
Reato di interferenze illecite: come chiedere risarcimento del danno?

Il mio avvocato mi ha consigliato di sporgere denuncia contro il mio vicino di casa per il reato di interferenze illecite nella vita privata poiché ha installato un sistema di videosorveglianza che riprende anche la mia abitazione.

Io avrei voluto procedere per molestia essendo continuamente provocata dal mio vicino e avendo letto una sentenza in merito ad un caso simile di lite tra vicini e installazione di una telecamera da parte di uno dei due per controllare l’altro. La risposta del mio avvocato è stata che il giudice può ravvisare un differente reato rispetto a quello indicato nella querela ravvisando, ad esempio, il reato di molestia anziché il reato di interferenze indicato nella querela.

È vero quanto riferito dal mio legale? Come posso procedere non sapendo ancora se il procedimento verrà archiviato, potrei trasferire l’azione penale nel procedimento civile? Se invece volessi instaurare un procedimento civile parallelamente a quello penale quanto tempo avrei per agire civilmente? Infine chiedo se posso ancora procedere con un ricorso d’urgenza.

Il quesito posto dal lettore è così riassumibile: se la videosorveglianza del vicino costituisce reato, come posso chiedere il risarcimento del danno e la rimozione delle telecamere?

Innanzitutto va detto che è vero che l’Autorità giudiziaria può ravvisare, nei fatti esposti nella querela, anche un diverso tipo di reato: la qualificazione giuridica fatta dalla persona offesa, infatti, non vincola gli inquirenti. Ciò che è importante è che il fatto sia descritto in maniera minuziosa.

Il lettore è libero di agire in sede civile, tenuto conto del fatto che, se la denuncia/querela non è stata archiviata, le indagini sono ancora in corso e, pertanto, non c’è un processo in atto. Nel caso in cui dovesse instaurarsi un procedimento penale, il lettore dovrà decidere se costituirsi parte civile, e quindi chiedere il risarcimento del danno all’interno del processo penale, oppure non costituirsi e agire direttamente in sede civile. Poiché la denuncia/querela è già stata sporta, il consiglio è quello di attendere l’esito di quest’ultima e, nel caso di rinvio a giudizio della persona indagata, di costituirsi parte civile nel processo penale.

C’è da considerare, poi, che il processo penale potrebbe vedere imputato il vicino per un reato diverso da quello riguardante le interferenze illecite: se così fosse, il lettore potrebbe costituirsi parte civile nel processo penale che lo vede come persona offesa (ad esempio, per il reato di molestie) e instaurare un processo civile per chiedere il risarcimento per violazione della privacy. L’importante è che non si chieda due volte il risarcimento per la stessa condotta illecita (la violazione della riservatezza, ad esempio, è cosa ben diversa dalla molestia).

Come detto, il giudizio civile può essere parallelo a quello penale solo se in quest’ultimo non si costituisce parte civile. Il divieto è valido solamente se giudizio civile e penale hanno ad oggetto la stessa condotta dell’imputato/convenuto. Allo stato, il lettore può tranquillamente cominciare una causa civile, visto che il procedimento penale è solo alla fase delle indagini preliminari.

Il termine prescrizionale per chiedere il risarcimento dei danni per violazione della privacy è di cinque anni, che decorre però dall’ultimo atto violativo della riservatezza: di conseguenza, se la violazione è ancora in atto, si tratta di una condotta permanente non soggetta a prescrizione.

Si può agire con un ricorso d’urgenza ai sensi dell’art. 700 del codice di procedura civile, accertandosi però che ne ricorrano i presupposti, e cioè che vi sia fondato motivo (fumus boni iuris) di temere che, durante il tempo occorrente per far valere il proprio diritto con un giudizio di cognizione ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile (periculum in mora).

Il procedimento d’urgenza è di tipo sussidiario perché può essere utilizzato solamente nel caso in cui manchino i presupposti per l’applicazione delle misure cautelari tipiche del sequestro, della denuncia di nuova opera o di danno temuto o del procedimento d’istruzione preventiva.

Invero, occorre dire che esistono dei precedenti giurisprudenziali che avallano il ricorso d’urgenza per la rimozione delle telecamere di videosorveglianza installate in modo tale da ledere la privacy (Trib. Salerno, ord. del 30.04.2015).

Articolo tratto da una consulenza dell’avvocato Mariano Acquaviva


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