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Separazione: come evitare il mantenimento e la rata del mutuo?

21 Settembre 2019
Separazione: come evitare il mantenimento e la rata del mutuo?

Buonasera vorrei dei chiarimenti a riguardo i provvedimenti emessi a mio carico per la separazione: il giudice mi ha imposto il pagamento di 250 euro a titolo di mantenimento per la prole, oltre al pagamento integrale della rata del mutuo della casa familiare che ho dovuto abbandonare e in cui vive mia moglie con mio figlio. A mio avviso si tratta di provvedimenti ingiusti in quanto il presidente senza approfondire sia la mia situazione economica e sia le cause della separazione ha ritenuto opportuno agire in modo pesante contro la mia persona.

Il quesito posto dal lettore è così riassumibile: come posso evitare di versare il mantenimento e di pagare la rata del mutuo a seguito di separazione giudiziale?

Le misure predisposte dal giudice si inseriscono nel solco dell’orientamento tradizionale, cioè di quello che attribuisce il maggior onere economico alla parte che possiede un reddito superiore.

In particolare, il pagamento delle rate residue di mutuo viene spesso imposto dal giudice come forma di contribuzione al mantenimento dei figli o del coniuge: «In tema di separazione personale dei coniugi, il giudice può legittimamente imporre a carico di un genitore, quale modalità di adempimento dell’obbligo di contribuire al mantenimento dei figli, il pagamento delle rate del mutuo contratto per l’acquisto della casa familiare, trattandosi di voce di spesa sufficientemente determinata e strumentale alla soddisfazione delle esigenze in vista delle quali detto obbligo è disposto» (Cassazione civ., 03.09.2013, n. 20139).

Detto ciò, il consiglio è quello di integrare le proprie memorie e di impugnare le statuizioni economiche (se si vorrà, anche quelle sull’affidamento della prole, ma non mi sembra vi sia necessità) chiedendo innanzitutto che la rata del mutuo venga equamente divisa tra i coniugi, tenuto conto anche del suo notevole importo.

Si dubita fortemente che la rata possa essere addossata solamente alla moglie, visto il reddito molto basso che ha dichiarato. A tal proposito, bisogna ricordare che è possibile provare eventuali guadagni in nero della controparte con ogni mezzo, anche con prove documentali o con testimoni.

Per quanto riguarda i provvedimenti inerenti alla prole, si ritiene che un affidamento condiviso così come stabilito dal Presidente possa andare bene, anche perché bisogna tenere a mente che il figlio viene collocato con prevalenza presso il genitore a cui è assegnata la casa familiare. In altre parole, salvo eccezioni, casa coniugale e prole vanno insieme.

Si può invece contestare l’obbligo di versare il mantenimento al figlio, visto che il giudice ha optato per l’affidamento condiviso (seppur con genitore collocatario privilegiato): tale soluzione, infatti, consente di poter provvedere direttamente alle esigenze del figlio nel periodo di tempo in cui sta con il genitore.

L’assegno è una forma di mantenimento indiretto che si rende necessaria quando la prole viene assegnata in maniera esclusiva solamente ad un genitore. Nel caso prospettato, invece, si potrebbe provvedere al mantenimento diretto, visto che il lettore è tendenzialmente libero di stare con il figlio. Non c’è quindi necessità di dover versare un assegno: il lettore può provvedere alle esigenze della prole acquistando direttamente ciò di cui ha bisogno.

In subordine, si può chiedere una riduzione dell’assegno di mantenimento il cui importo, di per sé, non è esorbitante, ma lo diventa se sommato a quello del mutuo (il totale supera la metà dello stipendio percepito).

Si potrebbe tentare di raggiungere un accordo con la controparte in merito alle sorti dell’immobile anche se, dalla situazione descritta, sembra una strada difficilmente percorribile: ad esempio, si potrebbe decidere di cedere la parte di proprietà, svincolandosi così dal versamento di ulteriori rate. Allo stesso modo, si potrebbe estinguere congiuntamente il prima possibile il mutuo, così che ognuno dei coniugi possa poi disporre della propria quota.

In sintesi, l’unica cosa più facilmente attuabile è quella della riduzione del mantenimento che, complessivamente, tra assegno diretto e pagamento del mutuo, è stato imposto. È opportuno far presente al giudice che la somma globale da versare supera la metà dello stipendio percepito, e che pertanto sarebbe più equo che la rata del mutuo venga equamente divisa e che al mantenimento del figlio si possa provvedere direttamente, senza l’invio di alcun assegno. In subordine, si può chiedere che l’intera somma che il lettore dovrà versare (tra mantenimento e mutuo) non superi una determinata soglia.

Se possibile, si possono provare i guadagni in nero della controparte, oppure altre eventuali entrate derivanti, ad esempio, dalla percezione di un canone di locazione di un immobile. Si può anche dimostrare che i genitori della moglie le diano del danaro, oppure che, possedendo altre abitazioni, la signora potrebbe trasferirsi e consentire al lettore di rientrare a casa.

Ovviamente, quanto detto prescinde dal merito della separazione: non conoscendone le ragioni, non ci si esprime circa le circostanze che hanno indotto il ricorso. Ovviamente, tutte le proprie ragioni vanno sostenute energicamente sino alla fine, soprattutto nel caso in cui dovessero esserci gli estremi per un addebito (il quale farebbe perdere qualsiasi diritto al mantenimento del coniuge).

Articolo tratto da una consulenza dell’avvocato Mariano Acquaviva



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