Diritto e Fisco | Articoli

Sono reddito occulto i prelievi dal conto di un lavoratore dipendente?

21 Settembre 2019
Sono reddito occulto i prelievi dal conto di un lavoratore dipendente?

Sono un lavoratore dipendente e mensilmente prelevo dal mio conto bancario quasi interamente ciò che vi è giacente. Il fisco può chiamarmi a giustificare i prelievi eseguiti e poi considerarli maggior reddito non dichiarato se non avessi alcuna prova di come li impiego?

L’articolo 32, n. 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 stabilisce che l’Agenzia delle Entrate e il Corpo della guardia di finanza (ai fini delle imposte sui redditi) possono:

  • invitare i contribuenti, indicandone il motivo, a comparire di persona o per mezzo di rappresentante per fornire dati e notizie utili ai fini dell’accertamento nei loro confronti anche relativamente ai rapporti ed alle operazioni intrattenuti con banche, Poste italiane Spa e altri operatori finanziari i cui dati, notizie e documenti siano stati acquisiti dal fisco (o a seguito di richiesta inoltrata alla banca o alle poste o a seguito di accesso diretto del fisco presso le banche, Poste italiane ed altri operatori finanziari);
  • i dati e gli elementi (che si riferiscono ai rapporti ed alle operazioni che il contribuente ha con banche, Poste italiane ed altri operatori finanziari) che il fisco ha acquisito sono posti alla base di accertamenti a carico del contribuente se questi non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto ad imposta oppure che non hanno rilevanza a questo fine;
  • per quanto riguarda specificamente i prelievi di denaro dai conti correnti intestati al contribuente, essi sono considerati come maggiori suoi redditi se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e se essi non risultino dalle scritture contabili, ma solo nei confronti dei titolari di reddito di impresa.

Questo vuol dire che se il contribuente non è titolare di reddito di impresa, ma soltanto di reddito da lavoro dipendente, il fisco (cioè l’Agenzia delle Entrate o il Corpo della Guardia di Finanza) non potrà considerare i suoi prelievi come un suo maggior reddito nel caso in cui non sia in grado di dimostrare (con scontrini o con qualunque altro mezzo di prova) la fonte e l’origine delle somme prelevate.

In altri termini, per quanto riguarda i prelievi la legge stabilisce una presunzione legale a vantaggio del fisco ed a carico dei soli titolari di reddito d’impresa.

Questa presunzione legale opera in questo modo:

  • se il fisco accerta (attraverso le informazioni richieste alle banche, a Poste italiane o ad altri operatori finanziari) che un contribuente titolare di reddito d’impresa ha effettuato un prelievo da un proprio conto corrente, questo prelievo viene considerato un maggior reddito (ricavo) di quel contribuente a meno che egli non riesca a dimostrare chi sia il soggetto che ha beneficiato della somma prelevata ed ammesso che quegli stessi prelevamenti non risultino dalle scritture contabili.

La legge, perciò, per i titolari di reddito d’impresa che effettuino prelievi di denaro (che poi non risultano dalle scritture contabili) presume che quei prelievi costituiscano un maggior reddito non dichiarato: toccherà al contribuente dimostrare il contrario.

Per i contribuenti che, invece, non risultino titolari di reddito d’impresa questa stessa presunzione non trova applicazione.

Perciò i prelievi di denaro che periodicamente fa dai suoi conti non sono considerati dalla legge di per se stessi come maggiori suoi redditi (occultati al fisco).

Il fisco non può nel suo caso (in quanto non titolare di reddito di impresa) presumere che quei suoi prelievi costituiscano un suo reddito occulto e, soprattutto, non può scaricare su di lei l’onere di dimostrare come ha impiegato quella somma.

Non è dunque lei che deve giustificare i suoi prelievi fornendo la prova (con scontrini, fatture o ricevute) di come siano state impiegate quelle somme.

Toccherà al fisco, invece, dimostrare che eventualmente lei ha redditi superiori a quelli dichiarati.

Su questo specifico problema, cioè sui prelievi, si è soffermata anche la Corte di Cassazione che con ordinanza n. 22.637 del 27 settembre 2017 ha confermato quanto ho appena chiarito.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte



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