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Nullità patto di prova e licenziamento: ultime sentenze

12 Settembre 2019
Nullità patto di prova e licenziamento: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: patto di assunzione in prova; licenziamento; mancato superamento periodo di prova; natura ritorsiva del licenziamento; nullità del licenziamento; obbligo di reintegrazione e di indennizzo.

Patto di prova: requisiti

Il patto di prova non solo deve risultare da atto scritto ma deve anche contenere la specifica indicazione delle mansioni da espletare: la mancanza di tali elementi determina la nullità del patto, con l’automatica instaurazione di un rapporto di lavoro definitivo a tempo indeterminato e le conseguenze di legge in relazione alla illegittimità del licenziamento intimato.

La mancata indicazione delle mansioni può essere surrogata attraverso il riferimento al sistema classificatorio della contrattazione collettiva solo se rispetto alla scala definitoria di categorie, qualifiche, livelli professionali, il richiamo contenuto nel patto di prova sia fatto alla nozione più dettagliata.

(Nella specie la Corte ha escluso che fosse sufficiente la mera indicazione del V livello c.c.n.l. commercio perché, raggruppando al suo interno ben 28 diversi profili, risultava troppo generica e non consentiva alle parti di individuare le specifiche mansioni del lavoratore in prova e le modalità di effettuazione della stessa).

Cassazione civile sez. lav., 12/01/2005, n.427

Patto di assunzione in prova: forma scritta

Per il patto di assunzione in prova è richiesta la forma scritta “ad substantiam” e tale requisito, la cui mancanza determina la nullità assoluta di detta assunzione e l’immediata ed automatica conversione in assunzione definitiva, deve sussistere sin dall’inizio del rapporto di lavoro senza possibilità di equipollenti o sanatorie.

Il licenziamento illegittimo determina il diritto del lavoratore alla reintegrazione nel posto di lavoro con le stesse funzioni e la corresponsione della retribuzione. Ai fini dell’operatività della tutela reale contro i licenziamenti individuali illegittimi il computo dei dipendenti va accertato, nel caso in cui la variabilità del livello occupazionale sia connessa al carattere dell’attività produttiva, come quelle alberghiere o della ristorazione scolastica, in ordine alla media annuale dei lavoratori alle dipendenze dell’impresa.

Tribunale Barcellona P.G. sez. lav., 20/11/2007

Patto di prova: mancanza della forma scritta

Posto che la forma scritta necessaria, a norma dell’art. 2096, comma 1, c.c., per il patto di assunzione in prova è richiesta “ad substantiam”, e che la mancanza di tale requisito comporta la nullità assoluta dell’assunzione in prova e la sua immediata ed automatica conversione in assunzione definitiva, in tale ipotesi trovano applicazione al rapporto di lavoro le norme in materia di licenziamento.

Pertanto, ove il datore di lavoro non comunichi al lavoratore licenziato, nel termine di sette giorni, i motivi del licenziamento, lo stesso deve considerarsi inefficace ai sensi dell’art. 2, comma 3, l. 15 luglio 1966 n. 604, rimanendo irrilevante la mancata richiesta da parte del lavoratore, nel termine di quindici giorni – termine al quale, in mancanza di una espressa previsione legislativa analoga a quella citata, non va riconosciuto carattere perentorio – dei motivi del provvedimento

Cassazione civile sez. lav., 14/04/2001, n.5591

Mancato superamento del periodo di prova

La nullità del patto di prova apposto al contratto di lavoro in oggetto non comporta, in assenza di conforme previsione normativa, la nullità del licenziamento fondato sul mancato superamento del periodo di prova ma la sua ingiustificatezza, ex artt. 1 ss., l. n. 604/1966, in quanto fondato su di una ragione insussistente (esistenza di un patto di prova non superato dalla lavoratrice). Dall’accertata ingiustificatezza del recesso discende, ex art. 3, comma 2, d.lgs. n. 23/2015, l’illegittimità e, quindi, l’annullamento del licenziamento impugnato.

Tribunale Milano, 03/11/2016

Patto di prova e recesso

La forma scritta necessaria a norma dell’art. 2096 c.c., per il patto di assunzione in prova è richiesta “ad substantiam” e tale essenziale requisito di forma, la cui mancanza comporta nullità assoluta dell’assunzione in prova e la sua immediata ed automatica conversione in assunzione definitiva, deve sussistere sin dall’inizio del rapporto di lavoro, senza alcuna possibilità di equipollenti o sanatorie, potendosi ammettere soltanto la non contestualità della sottoscrizione di entrambe le parti – prima dell’esecuzione del contratto ma non anche la successiva documentazione della clausola orale mediante la sottoscrizione, originariamente mancante, di una delle parti, atteso che ciò si risolverebbe nell’inammissibile convalida di un atto nullo, con sostanziale diminuzione della tutela del lavoratore. Ne consegue che nell’ipotesi anzidetta trovano applicazione per il rapporto di lavoro le norme in materia di licenziamento.

Tribunale Velletri sez. lav., 19/01/2017

Nullità del patto di prova e illegittimità del licenziamento

Sussiste la nullità del patto di prova e l’illegittimità del licenziamento qualora risulti che il dipendente abbia iniziato a lavorare prima della stipulazione del patto di prova.

Tribunale Milano, 25/06/2005

Onere probatorio

La valutazione del complesso dei dati probatori, correlata ai criteri di riparto degli oneri probatori nella fattispecie rilevanti, dà ragione di una formalizzazione del rapporto di lavoro (col conseguente patto di prova) in una data (ben) successiva al momento in cui quello stesso rapporto aveva avuto (di fatto) inizio tra le parti.

Dalla nullità del patto di prova, e dall’accertata natura ritorsiva del licenziamento, consegue la riconduzione del recesso alla disciplina limitativa dei licenziamenti che, nella fattispecie, si identifica con quella riconosciuta dalla L. n. 604 del 1966, art. 8.

Corte appello Bari sez. lav., 17/05/2017, n.1336

Licenziamento derivato dalla nullità del patto di prova

In caso di licenziamento per mancato superamento del patto di prova con accertata nullità del patto deve ritenersi che il lavoratore abbia diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro e al pagamento di una indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione corrispondente al periodo dal giorno del licenziamento fino all’effettiva reintegrazione, nel massimo di 12 mesi per il periodo anteriore alla pronuncia, dovendosi ricondurre la fattispecie in esame a quella del comma 2 dell’art. 3, d.lg. n. 23/2015.

Tribunale Torino, 16/09/2016

Nullità del patto di prova e tutela contro i licenziamenti illegittimi

Il licenziamento intimato sull’erroneo presupposto della validità del patto di prova, in realtà affetto da nullità per essere già avvenuta con esito positivo la sperimentazione del rapporto tra le parti, non è sottratto all’applicazione della disciplina limitativa dei licenziamenti, sicché la tutela da riconoscere al prestatore di lavoro è quella prevista dall’art. 18 st.lav. ove il datore di lavoro non alleghi e dimostri l’insussistenza del requisito dimensionale, ovvero quella riconosciuta dalla l. n. 604 del 1966, in difetto delle condizioni necessarie per l’applicabilità della tutela reale

Cassazione civile sez. lav., 12/09/2016, n.17921

Illegittimità del licenziamento: interpretazione della domanda di accertamento

L’interpretazione della domanda spetta al giudice del merito, per cui, ove questi abbia espressamente ritenuto che era stata avanzata, tale statuizione, ancorché in ipotesi erronea, non può essere censurata per ultrapetizione, atteso che il suddetto difetto non è logicamente verificabile prima di avere accertato l’erroneità della relativa motivazione, sicché detto errore può concretizzare solo una carenza nell’interpretazione di un atto processuale, ossia un vizio sindacabile in sede di legittimità unicamente sotto il profilo del vizio motivazionale.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata per ultrapetizione, con cui il giudice di merito, con motivazione incensurata, aveva ritenuto dedotta la nullità di un patto di prova in via preliminare e incidentale rispetto alla consequenziale domanda di accertamento dell’illegittimità del licenziamento).

Cassazione civile sez. lav., 27/10/2015, n.21874

Reintegrazione nel posto di lavoro e risarcimento del danno

In caso di licenziamento per mancato superamento del patto di prova, l’accertata nullità del patto determina l’inesistenza del motivo addotto e conseguentemente il diritto del lavoratore alla reintegrazione nel posto di lavoro ex art. 18 comma 4 st.lav.

Tribunale Milano, 24/05/2013

Assunzione: quando si considera definitiva?

In caso di nullità del patto di prova, l’assunzione si considera definitiva sin dall’inizio del rapporto, con conseguente applicabilità della normativa di legge in materia di licenziamento.

Cassazione civile sez. lav., 26/05/1995, n.5811



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