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Gratuito patrocinio: separazione coniugi

27 Settembre 2019 | Autore:
Gratuito patrocinio: separazione coniugi

Patrocinio a spese dello Stato nei procedimenti di separazione personale dei coniugi: come funziona? Come si calcola il limite di reddito?

Se vuoi fare causa a una persona, non solo dovrai pagare l’avvocato ma anche i costi che la giustizia richiede: contributo unificato proporzionato al valore della causa, marca da bollo, notifiche, diritti di cancelleria, ecc. Poiché però la giustizia deve essere accessibile a tutti, la legge consente a coloro che sono titolari di un reddito modesto di potersi avvalere del patrocinio a spese dello Stato: in pratica, il cittadino non deve pagare niente, nemmeno il proprio avvocato. Per poter beneficiare di tale regime occorre che il reddito complessivo dei membri della propria famiglia non superi una determinata soglia. Devi sapere, però, che per la separazione dei coniugi il gratuito patrocinio funziona un po’ diversamente.

Come appena detto, di norma per calcolare il limite di reddito valido per il gratuito patrocinio si tiene conto del reddito complessivo dell’intero nucleo familiare: ad esempio, un uomo nullatenente non potrà avvalersi del patrocinio a spese dello Stato se la moglie ha un buon reddito, oppure se con lui convivono figli che lavorano e il cui reddito, sommato a quello degli altri, supera il limite di legge. Nella separazione dei coniugi, però, si pone un problema: le persone che compongono la famiglia sono parti avverse nello stesso procedimento. Il quesito è dunque il seguente: il marito che chiede la separazione alla moglie deve sommare il proprio reddito a quello del coniuge per ottenere il gratuito patrocinio?

Patrocinio a spese dello Stato: cos’è?

Il patrocinio a spese dello Stato (più noto come gratuito patrocinio) consente a coloro che sono titolari di un reddito non superiore ad una determinata soglia di poter adire la giustizia senza dover pagare alcun costo.

La persona che beneficia del gratuito patrocinio non deve pagare l’avvocato né ogni altro tipo di spesa, come il contributo unificato e la marca da bollo necessaria per l’iscrizione della causa a ruolo, le spese di notifica, i diritti di cancelleria per chiedere l’estrazione delle copie, ecc.

Per poter accedere al patrocinio a spese dello Stato occorre possedere determinati requisiti, il più importante dei quali è quello che riguarda il limite di reddito che non deve essere superato: è ciò di cui ti parlerò nel prossimo paragrafo.

Ti rinvio invece alla lettura dell’articolo dedicato alla procedura del gratuito patrocinio per conoscere ogni altro dettaglio.

Limite reddito patrocinio a spese dello Stato: qual è?

Il requisito fondamentale da rispettare affinché si possa beneficiare del gratuito patrocinio riguarda ovviamente il reddito. Per essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato è necessario che il richiedente sia titolare di un reddito annuo imponibile, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a 11.493,82 euro [1]. 

Se l’istante convive con il coniuge, l’unito civilmente o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso il richiedente.

Nei soli giudizi penali, il limite reddituale appena citato è aumentato di 1.032,91 euro per ogni familiare eventualmente convivente con l’interessato.

Separazione coniugi: come funziona il gratuito patrocinio?

Il problema del gratuito patrocinio nelle cause di separazione dei coniugi riguarda la conflittualità che c’è tra le parti, le quali si trovano nello stesso nucleo familiare. In altre parole, se si applicasse la normale regola per cui il limite per il gratuito patrocinio è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, si potrebbe avere come conseguenza l’impossibilità di accedere al gratuito patrocinio nei giudizi contro il proprio coniuge. Facciamo un esempio.

Tizio è sposato da anni con Caia. A causa di una situazione conflittuale oramai insanabile, Tizio ricorre in tribunale per ottenere la separazione. Tizio percepisce 10mila euro annui, esattamente come la moglie: messi insieme, i due redditi superano ampiamente il limite di legge.

Nell’ipotesi appena illustrata, se si applicasse la regola della somma dei redditi dei familiari nessuno dei due coniugi potrebbe chiedere il gratuito patrocinio. Ebbene, in casi come questi si tiene conto del solo reddito personale quando sono oggetto della causa diritti della personalità, ovvero nei processi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare con lui conviventi [2]. Quest’ultimo è proprio il caso della separazione personale dei coniugi.

Separazione dei coniugi: si calcola il reddito dei figli conviventi?

La regola, dunque, è abbastanza semplice: quando si agisce in tribunale contro un proprio familiare, non è possibile sommare il proprio reddito a quello della controparte. Dunque, se vuoi separarti da tua moglie, non puoi unire il tuo reddito al suo: vorrà dire che avrai maggiori possibilità di poter beneficiare del patrocinio a spese dello Stato.

Abbiamo detto nei paragrafi precedenti, però, che ai fini del gratuito patrocinio bisogna calcolare il reddito complessivo dell’intera famiglia: ciò significa che bisogna riferirsi non solo al coniuge, ma anche ai figli eventualmente conviventi. Di conseguenza, il coniuge che intende separarsi deve tenere in conto, ai fini del raggiungimento della soglia del gratuito patrocinio, anche i redditi dei propri figli?

Secondo la Corte di Cassazione [3], nelle cause di separazione (indifferentemente giudiziale o consensuale) vi è conflitto di interessi solo con il coniuge che ha promosso l’azione o che è convenuto, mentre conflitto non c’è relativamente al figlio convivente.

Di conseguenza, solo il reddito del coniuge (controparte nella separazione) non deve essere considerato ai fini dei limiti reddituali di accesso al beneficio del gratuito patrocinio, mentre andrà sommato quello dei figli conviventi.


note

[1] Art. 76, d.p.r. n. 115/2002.

[2] Art. 76, comma quarto, d.p.r. n. 115/2002.

[3] Cass., sent. n. 20385 del 26.07.2019.


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