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Processo per direttissima

13 Settembre 2019 | Autore:
Processo per direttissima

Che cos’è il processo per direttissima, quando si celebra e come si svolge.

«Arrestato e processato per direttissima». Quante volte ti sarà capitato di sentire al telegiornale questa espressione, a commento di qualche episodio di cronaca nera. Per lo più, avrai sentito questa espressione accompagnata ad un’altra molto ricorrente nel linguaggio dei cronisti giudiziari: «arrestato in flagranza di reato». In questo articolo, cercherò di chiarire il significato di queste espressioni al fine di aiutarti a comprendere i meccanismi di questa particolare forma di giudizio prevista dall’ordinamento penale italiano.

Rispetto al processo ordinario, come ti spiegherò, si tratta di un procedimento speciale, più rapido, che può essere attivato solo in presenza di alcuni presupposti che giustifichino una contrazione dei tempi e delle fasi processuali. Di seguito, dunque, approfondiremo presupposti e funzionamento del processo per direttissima.

Differenze rispetto al processo ordinario

Come ho scritto sopra, il processo per direttissima [1] si caratterizza per una contrazione dei tempi e delle fasi processuali che tradizionalmente caratterizzano il processo penale. In particolare, dalla chiusura delle indagini preliminari si passa direttamente al dibattimento, saltando la fase dell’udienza preliminare.

L’udienza preliminare [2] è una fase processuale nella quale, a seguito della chiusura delle indagini, viene instaurato un primo contraddittorio tra accusa e difesa davanti ad un giudice, per valutare gli elementi raccolti dalla pubblica accusa e decidere se disporre formalmente il rinvio a giudizio dell’imputato. In questa udienza, la difesa dell’imputato ha la possibilità di formalmente contestare l’impianto accusatorio e chiedere il non luogo a procedere, ossia la chiusura del procedimento.

Se, invece, l’impianto accusatorio tiene, il giudice dispone il rinvio a giudizio dell’imputato. Comprenderai, dunque, l’importante funzione di filtro e garanzia di tale udienza. Orbene, nel processo per direttissima questa fase viene a mancare. Tale contrazione dei tempi e delle garanzie, tuttavia, è limitata ad alcune ipotesi particolari che la legge ha specificamente individuato: il processo per direttissima è l’eccezione, non la regola. E’ unicamente il pubblico ministero, cioè il rappresentante della pubblica accusa, a poter richiedere tale procedimento.

Presupposti del processo per direttissima

Il pubblico ministero può attivare il processo per direttissima nel caso di arresto in flagranza di reato oppure in caso di confessione dell’indagato: in buona sostanza, si deve essere in presenza della cosiddetta evidenza della prova. All’arresto in flagranza, che comporta una limitazione della libertà personale del soggetto che viene arrestato, si procede quando un soggetto viene sorpreso mentre compie un delitto o immediatamente dopo alla commissione (ad esempio al termine dell’inseguimento).

Entro 48 ore dall’arresto, il soggetto arrestato deve essere condotto a cura del pubblico ministero innanzi a un giudice che dovrà verificare la legittimità dell’arresto e procedere alla sua convalida. In caso di convalida dell’arresto, la celebrazione del processo per direttissima sarà contestuale, altrimenti dovrà avvenire entro 30 giorni dall’arresto, un termine comunque molto breve rispetto a quelli di un qualunque processo ordinario. Accanto all’arresto in flagranza, l’altro caso in cui si procede al processo per direttissima è quello della confessione del reato da parte del soggetto che lo ha commesso.

Svolgimento del processo

Come si è visto, molto spesso il processo per direttissima avviene contestualmente alla convalida di un arresto, ma è a discrezione del pubblico ministero decidere di celebrarlo entro i 30 giorni successivi all’arresto. Ove la direttissima non sia contestuale, il processo viene introdotto mediante decreto di citazione a giudizio, l’atto con il quale viene formalmente contestata l’accusa.

Il processo si svolge saltando la fase di udienza preliminare e, come si dice in gergo, procedendo direttamente al dibattimento. Il dibattimento [3] è la fase centrale del procedimento penale, caratterizzato dai principi di fase centrale del processo penale, ed è finalizzato alla formazione delle prove nel contraddittorio tra le parti (accusa, difesa, parte civile). Nel dibattimento, in particolare vengono esaminati gli eventuali testimoni.

In considerazione dell’urgenza che connota questo procedimento, la persona offesa e i testimoni possono essere citati all’udienza anche oralmente da un ufficiale giudiziario o da un agente di polizia giudiziaria. Addirittura, le parti possono presentare i loro testimoni direttamente in udienza, senza dover procedere con la lista testimoniale prevista nel processo ordinario.

Esaurita la raccolta delle prove, si passa alla discussione orale: pubblica accusa e difesa esporranno al giudice gli argomenti in favore della condanna oppure dell’assoluzione dell’imputato.

La conclusione del processo per direttissima è la sentenza.

Garanzie per l’imputato

Come hai potuto comprendere dalla lettura di questo articolo, il processo per direttissima prevede tempi rapidi e minore burocrazia. Ma questo non significa necessariamente privazione delle garanzie per l’imputato. Anche nel processo per direttissima, infatti, l’imputato può accedere ai cosiddetti riti alternativi, in particolare il rito abbreviato (di cui si parla in questo articolo) e il patteggiamento (anch’esso già trattato in questo articolo). Inoltre, è consentito richiedere un termine a difesa, un termine generalmente non superiore a dieci giorni per consentire all’imputato e al suo difensore di preparare al meglio la difesa.

note

[1] Artt. 449 ss. cod. proc. pen.

[2] Artt. 416 ss. cod. proc. pen.

[3] Artt. 470 ss. cod. proc. pen.


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