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Fumatore: come evitare il cancro ai polmoni

9 Settembre 2019
Fumatore: come evitare il cancro ai polmoni

Sigarette e fumo: dallo studio Int Milano la prima prova, ecco i test che possono cambiare il destino contro il cancro al polmone.

Non tutti i forti fumatori hanno lo stesso rischio di ammalarsi di cancro al polmone. Lo mette nero su bianco uno studio italiano condotto dall’Istituto nazionale tumori (Int) di Milano, sostenuto dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) e presentato a Barcellona alla 20esima Conferenza mondiale dell’International Association for the Study of Lung Center (Iaslc). La notizia è riportata dall’Agenzia stampa Adnkronos.

Il lavoro, battezzato ‘bioMild’, viene annunciato dagli autori come “una svolta” perché «scardina l’idea che non sia possibile effettuare una diagnosi precoce del carcinoma polmonare». Al contrario, «prova che è possibile stabilire in anticipo chi ha maggiori probabilità di sviluppare la malattia e definire un calendario di controlli ed eventuali misure da adottare». In altre parole, una prevenzione su misura.

Secondo i ricercatori, una combinazione di «Tac spirale toracica a basso dosaggio di radiazioni (Ldct) e test microRna sul sangue” rappresentano «lo strumento diagnostico innovativo che può per la prima volta cambiare il destino di forti fumatori e soggetti ad alto rischio di sviluppo del carcinoma polmonare». Lo studio, afferma infatti Giovanni Apolone, direttore scientifico dell’Int, “ci permette di costituire le basi per l’avvio di programmi di controllo mirati per la diagnosi precoce del tumore al polmone, e apre la strada a una metodologia di screening avanzato per i forti fumatori non ancora prevista” nell’era della medicina di precisione.

«Il nostro Istituto – ricorda Apolone – da anni crede fortemente che sia possibile sviluppare questa tipologia di programmi e la prima dimostrazione concreta l’abbiamo ottenuta con lo studio ‘Mild’, pubblicato quest’anno sul ‘Journal of Thoracic Oncology’: abbiamo provato che, grazie allo screening prolungato per 10 anni, è possibile ottenere una riduzione della mortalità per tumore polmonare pari al 39%». Il passo successivo è stato lo studio bioMild, condotto su circa 4 mila persone arruolate all’inizio del 2013.

Il 70% dei partecipanti era composto da forti fumatori, consumatori in media di un pacchetto di sigarette al giorno (20 ‘bionde’) per 30 anni, con un’età superiore ai 55. Il restante 30% comprendeva volontari nella fascia d’età 50-55 anni, fumatori di 30 sigarette al giorno, sempre da almeno 30 anni. Tutti sono stati sottoposti alla combinazione Ldct-test miRna, quest’ultimo eseguito attraverso il semplice prelievo di un campione di sangue, scoperto e sviluppato presso l’Int. «E’ la prima volta che un test molecolare sul sangue si rivela efficace nello screening, predicendo il rischio di malattia – sottolineano i ricercatori – Proprio grazie a questo test, sarà possibile in futuro definire un programma di prevenzione personalizzata e integrata con la diagnosi precoce».

«La nostra ipotesi di partenza – illustra Ugo Pastorino, direttore della Struttura complessa di Chirurgia toracica dell’Irccs di via Venezian e fra gli autori del nuovo studio – era che il rischio di ammalarsi per i forti fumatori non fosse omogeneo, cioè il medesimo per tutti. I risultati ci hanno dato ragione, perché sulla base degli esiti della Tac e del test miRna siamo stati in grado per la prima volta di profilare il rischio di malattia e di definire che, a parità di esposizione, il rischio biologico è diverso».

«I risultati sono stati significativi», precisano dall’Int: il 58% dei partecipanti è risultato negativo a entrambi i controlli ed è stato classificato a rischio basso di tumore del polmone, mentre il 37% è risultato positivo a uno dei due esami (rischio medio), e il restante 5% ha avuto entrambi i valori positivi con un rischio molto più alto di ammalarsi.

«I vantaggi che otteniamo sono diversi – chiarisce Pastorino – Innanzitutto, in base alla fascia di rischio viene messo a punto un programma di prevenzione personalizzato che parte naturalmente dalla disassuefazione dal fumo. Inoltre è possibile ridurre il numero di Tac di controllo, dal momento che chi è a rischio basso viene rivisto a distanza di 3 anni. Infine è possibile stabilire chi non necessita di cure immediate ma solo di un controllo annuale, e questo ci permette di evitare interventi che sarebbero inutili». Il primo passo, tengono a puntualizzare gli esperti Int, resta «smettere di fumare: è stato infatti accertato che con la disassuefazione dal fumo si può ottenere una riduzione fino al 50% della mortalità per tumore del polmone».

«I risultati degli studi Mild e bioMild – evidenzia ancora Pastorino – sono la base scientifica del programma ‘Smile’, appena iniziato in Istituto, che per la prima volta combina screening e prevenzione in uno studio prospettico randomizzato. E’ l’unico in Italia che permette l’adozione di una serie di interventi in contemporanea alla cessazione del fumo. Prevede infatti la combinazione di cardioaspirina e citisina che, insieme ad attività fisica e corretta alimentazione, permettono di abbattere i valori della proteina C-reattiva nel sangue, un importante marcatore dell’infiammazione cronica associata a un alto rischio di mortalità per il tumore al polmone».

Il programma Smile è aperto a tutti, si legge in una nota dell’Int. Basta avere tra i 55 e i 75 anni ed essere attualmente forti fumatori oppure ex-fumatori da meno di 10 anni. Le informazioni per entrare a far parte dello studio sono disponibili sul sito, oppure telefonando al numero verde 800.213.601. 


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