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Il Governo rischia la sfiducia al Senato: non ci sono i numeri

9 Settembre 2019
Il Governo rischia la sfiducia al Senato: non ci sono i numeri

Dopo la discussione alla Camera, la votazione per domani al Senato presenterà molte insidie. 

In vacanza con la Lega, al rientro col Pd. Quando alla Camera dai banchi del Carroccio si alzano le prime urla durante il discorso del premier Giuseppe Conte – tornato a Montecitorio per chiedere la fiducia al suo secondo Esecutivo – l’effetto straniamento per i grillini è inevitabile. A riferirlo è la nostra agenzia stampa Adnkronos. Quelli che fino a poche settimane fa erano gli alleati si sono trasformati in rumorosi avversari, mentre i ‘nemici’ rossi di un tempo adesso plaudono alle parole del presidente del Consiglio e siedono al Governo con i gialli.

«È stato molto strano vedere la Lega dall’altra parte della barricata», ammette il deputato Sergio Battelli, mentre il Transatlantico è tutto un brulicare di leader vecchi e nuovi, ministri passati e futuri, sottosegretari uscenti ed entranti.

Intanto, al Senato scatta l’allarme numeri: «C’è il rischio che 21 dei nostri facciano mancare il loro voto domani», dice all’Adnkronos un esponente del direttivo M5S a Palazzo Madama. Cifre che, al momento, non trovano conferme, perché finora l’unico a esporsi pubblicamente contro la fiducia al Conte bis è stato Gianluigi Paragone.

Ma, in attesa del passaggio al Senato, va in scena la prima fiducia targata M5S-Pd a Montecitorio. Al loro debutto nel ‘Palazzo’, le ministre dell’Interno Luciana Lamorgese e dell’Innovazione Paola Pisano, quest’ultima ‘scortata’ da alcuni deputati 5 Stelle come il piemontese Luca Carabetta (in odore di sottosegretariato).

La deputata ortodossa Doriana Sarli tira un sospiro di sollievo: «Rispetto alla Lega è sicuramente un’altra cosa. Le parole di Conte sul tema migranti e sul ‘nuovo umanesimo’ fanno ben sperare».

Ma non mancano gli scontenti di questo nuovo corso: l’immagine dei ministri M5S che affiancano i dem nella prima foto di questo nuovo album di famiglia giallorosso, per alcuni eletti è come un pugno nell’occhio.

E il giovane Luigi Iovino, Commissione Difesa, non ne fa mistero, mentre in buvette si sfoga con alcuni suoi colleghi. «In Campania l’alleanza con il Pd non va assolutamente fatta» le parole del deputato campano. Ci pensa poi Manlio Di Stefano a sgomberare il campo chiudendo definitivamente all’ipotesi di un accordo tra pentastellati e democratici in vista delle prossime regionali: “Non è possibile, al 100% non si farà”.

Ma è la partita dei sottosegretari la principale causa di fibrillazioni e malumori all’interno del corpaccione parlamentare grillino. E i mal di pancia che in queste ore si registrano a Palazzo Madama vengono letti da molti come un tentativo, da parte di alcuni senatori, di alzare la posta per ottenere incarichi di peso. La gara è entrata nel vivo e, tra manovre sotterranee e autocandidature più o meno alla luce del sole, in tanti scalpitano per avere un posto al sole nel prossimo sottogoverno.


2 Commenti

  1. Insomma, da quanto leggo, non è una questione di dignità, parola sconosciuta ai politici, ma di semplice voglia di poltrona. Del resto, basta leggere i redditi dichiarati dai parlamentari prima e dopo dell’elezione. “Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare” come diceva Gino Bartali che, per sua fortuna, è morto prima di vedere questo schifo.

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