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Contratto collaboratore coordinato continuativo

27 Settembre 2019
Contratto collaboratore coordinato continuativo

Esiste un terzo genere di contratto lavorativo che si colloca tra il lavoro subordinato ed il lavoro autonomo.

Hai trovato un annuncio di lavoro interessante. Hai inoltrato la domanda, sei stato contattato e hai tenuto il colloquio con i responsabili dell’ufficio del personale. Ti hanno, quindi, contattato dicendoti che il colloquio è andato bene e che hanno intenzione di assumerti. Ti propongono, però, un contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Non conosci nel dettaglio questo tipo di rapporto di lavoro e ti chiedi cosa comporta sottoscrivere un contratto come collaboratore coordinato continuativo. La domanda è più che legittima. Quando si inizia un nuovo rapporto di lavoro è, infatti, importante sapere in cosa consiste la proposta contrattuale che ti viene sottoposta, quali diritti e quali tutele ti offre il tipo di impiego proposto.

Nato negli anni ’70 del secolo scorso, il contratto di collaborazione coordinata e continuativa, detto comunemente co.co.co., ha avuto una grande diffusione negli anni ’90 del secolo scorso. Oggi la sua diffusione è in netto calo perché questo contratto presenta numerosi rischi per le aziende.

Chi è il collaboratore coordinato continuativo?

Nel nostro ordinamento, i rapporti di lavoro fanno parte di due grandi famiglie che sono il lavoro subordinato ed il lavoro autonomo.

E’ lavoratore subordinato [1] colui che si impegna a prestare la propria attività di lavoro all’interno dell’organizzazione del datore di lavoro, seguendone le direttive e le indicazioni. Il lavoro subordinato è, dunque, la categoria prevalente poiché include tutti i lavoratori dipendenti che non svolgono una attività autonoma a proprio rischio ma mettono la propria energia lavorativa alle dipendenze del datore di lavoro, sottoponendosi al suo potere direttivo, di controllo e disciplinare.

Il lavoro autonomo [2], invece, include tutti quei rapporti di lavoro nei quali il lavoratore autonomo si impegna a realizzare un’opera o un servizio per il cliente con una propria organizzazione autonoma, a proprio rischio. Vi rientra il vasto mondo degli artigiani, dei consulenti, dei liberi professionisti, etc.

Nel tempo, si sono diffuse delle forme di lavoro intermedio che presentano analogie sia con il lavoro autonomo che con quello subordinato. In particolare, si tratta di collaborazioni autonome nelle quali, tuttavia, il grado di coordinamento tra lavoratore e committente è molto forte, tanto da somigliare al rapporto di lavoro subordinato.

Questo terzo genere intermedio è stato definito lavoro parasubordinato e vi rientrano le collaborazioni coordinate e continuative.

Il collaboratore coordinato e continuativo (meglio noto come co.co.co.) è, per l’appunto, un lavoratore parasubordinato, in quanto il suo rapporto di lavoro è un mix tra il lavoro autonomo ed il lavoro dipendente.

Il collaboratore coordinato e continuativo svolge la sua prestazione di lavoro in totale autonomia operativa, non essendovi alcun vincolo di subordinazione che lo lega al committente, tuttavia, a differenza di un lavoratore autonomo comune, il suo rapporto con il committente si caratterizza per la continuità nel tempo e il forte livello di coordinamento. Il co.co.co. è, dunque, inserito funzionalmente nell’organizzazione aziendale ed il committente esercita nei suoi confronti uno stretto potere di coordinamento, raccordando l’attività del co.co.co. con le esigenze dell’organizzazione aziendale.

Collaboratore coordinato continuativo: quali sono i requisiti?

I caratteri fondamentali del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa sono i seguenti:

  • autonomia: a differenza di un dipendente, il collaboratore coordinato e continuativo organizza in modo autonomo i tempi e le modalità di esecuzione dell’attività. A differenza del lavoro autonomo puro, però, egli non dispone di una struttura organizzata con propri mezzi e spesso utilizza le strutture del committente;
  • potere di coordinamento: a differenza del lavoro autonomo puro, il co.co.co. è funzionalmente inserito nell’organizzazione del committente che coordina la sua attività con le esigenze dell’organizzazione aziendale; in ogni caso, il potere di coordinamento non può essere così intenso da far venire meno l’autonomia del collaboratore  coordinato e continuativo nell’esecuzione del lavoro;
  • natura prevalentemente personale della prestazione;
  • continuità del rapporto di collaborazione, da intendersi soprattutto come lunga durata nel tempo del vincolo che unisce le parti contraenti.

Collaboratore coordinato continuativo: come si pagano tasse e contributi?

Dal punto di vista fiscale, l’inquadramento dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa non è stato sempre lo stesso.

Infatti, i redditi percepiti dai co.co.co., fino al 31 dicembre 2000, sono stati considerati redditi di lavoro autonomo. Ciò in quanto il regime fiscale seguiva l’inquadramento giuridico del rapporto. Il rapporto di co.co.co., pur essendo caratterizzato da un forte potere di coordinamento del committente, resta in ogni caso un rapporto di lavoro autonomo.

La situazione è venuta a cambiare dopo il 31 dicembre 2000. A partire da questa data, infatti, i compensi percepiti dai co.co.co. sono stati inquadrati tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, con la conseguente applicazione a tali rapporti di tutti gli istituti fiscali tipici del reddito da lavoro dipendente ivi compresa l’identificazione della base imponibile sulla quale va poi applicata l’aliquota fiscale.

Bisogna considerare, infatti, che negli anni ’90 del secolo scorso i co.co.co. sono aumentati esponenzialmente. Ciò in quanto, molto spesso, le aziende offrivano ai loro collaboratori un contratto di collaborazione coordinata e continuativa per risparmiare sul costo del lavoro e per non concedere le tutele tipiche del lavoro dipendente che, ovviamente, non si applicano ai co.co.co.

Si è sviluppata, dunque, un’utilizzazione elusiva del co.co.co. e per fronteggiare tale uso illegittimo della tipologia di rapporto di lavoro, la legge ha iniziato a prevedere l’equiparazione dei co.co.co. ai lavoratori dipendenti sotto vari profili. In questo modo, è diventato sempre meno conveniente assumere tramite co.co.co., salvo i casi in cui il rapporto abbia veramente le caratteristiche della collaborazione coordinata e continuativa.

Per quanto concerne i contributi previdenziali, i co.co.co. devono iscriversi alla Gestione separata Inps ed il contributo è per 2/3 a carico del committente e per 1/3 a carico del collaboratore coordinato e continuativo.

L’obbligo di versamento, al pari del datore di lavoro nel rapporto di lavoro subordinato (cosiddetto sostituto d’imposta), è posto a carico del committente anche per la quota a carico del co.co.co. Il committente, che emette come per i dipendenti la busta paga anche per i co.co.co., effettuerà una trattenuta in busta paga all’atto della corresponsione del compenso pari alla quota di contributi a carico del collaboratore e provvederà al versamento all’Inps.

Per poter calcolare correttamente l’aliquota fiscale e contributiva, il committente acquisisce dal co.co.co. una apposita dichiarazione relativa alla sua situazione contributiva.

Il versamento dei contributi previdenziali all’Inps deve essere effettuato con modello F24 ed il termine di scadenza, al pari del lavoro subordinato, è il giorno 16 del mese successivo a quello di pagamento del corrispettivo.

Co.co.co. e collaborazioni etero-organizzate: quali differenze?

Dopo il boom registrato negli anni ’90 del secolo scorso, il contratto di collaborazione coordinata e continuativa ha iniziato a perdere appeal poiché le norme che hanno esteso ai co.co.co. una serie di tutele previste per i dipendenti hanno reso il costo del collaboratore coordinato e continuativo non molto inferiore a quello del dipendente ed è dunque venuto meno questo elemento di convenienza per le aziende.

Nel 2015, inoltre, è stata varata una norma [3] che ha introdotto le cosiddette collaborazioni etero-organizzate.

La norma afferma che, a far data dal 1° gennaio 2016, si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.

Appare subito evidente che le cosiddette collaborazioni etero-organizzate presentano dei forti tratti in comune con il rapporto di collaborazione coordinata e continuativa.

Nelle collaborazioni etero-organizzate, infatti, sussistono i seguenti requisiti:

  • la prestazione di lavoro è personale;
  • la prestazione di lavoro è continuativa;
  • le modalità di esecuzione della prestazione sono organizzate dal committente, anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.

I primi due elementi, personalità e continuità della prestazione, sono del tutto analoghi a quelli presenti nel rapporto di collaborazione coordinata e continuativa. Parzialmente diverso è il terzo elemento: nel contratto di di collaborazione coordinata e continuativa il committente coordina l’attività del lavoratore per allinearla alle esigenze aziendali mentre nelle collaborazioni etero-organizzate il committente organizza la prestazione del collaboratore, anche attraverso la fissazione di tempi e luoghi di lavoro.

E’, però, evidente che la differenza è molto sottile e che, dunque, facilmente, un contratto di collaborazione coordinata e continuativa può essere fatto rientrare nella famiglia delle collaborazioni etero-organizzate. Con una conseguenza particolarmente pesante per l’azienda, ossia, l’applicazione al co.co.co. della disciplina del rapporto di lavoro subordinato con tutto quello che ne consegue in termini di minimi retributivi previsti dai Ccnl, ferie, permessi, tredicesima, quattordicesima, malattia, infortunio, tutele in caso di licenziamento illegittimo, etc.

Non stupisce, dunque, che l’introduzione di questa norma sia stata vissuta da molti come un vero e proprio divieto di stipulare nuovi contratti di collaborazione coordinata e continuativa ed i numeri, in netto calo, parlano chiaro.


note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Art. 2222 e ss. cod. civ.

[3] Art. 2 D. Lgs. n. 81/2015.


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