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Infortunio collaboratore coordinato e continuativo

27 Settembre 2019
Infortunio collaboratore coordinato e continuativo

Nel corso del tempo, anche ai lavoratori parasubordinati sono state estese alcune tutele tipiche del lavoro dipendente.

Ti è stato proposto un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, ma sei molto scettico se accettare o meno questa tipologia di contratto poiché non sai se con questo tipo di rapporto di lavoro sei adeguatamente tutelato. Ti trovi, senza dubbio, in una condizione molto comune. Per molti anni, infatti, le imprese hanno utilizzato il contratto di collaborazione coordinata e continuativa per nascondere dei veri e propri rapporti di lavoro subordinato, risparmiando sul costo del lavoro.

Nel tempo, però, il legislatore ha introdotto una serie di tutele anche per il lavoro subordinato prevedendo, ad esempio, la tutela Inail in caso di infortunio del collaboratore coordinato e continuativo.

Anche i lavoratori parasubordinati sono, dunque, protetti dal rischio di infortuni e di malattie professionali. Le tutele sono state riconosciute anche in altri ambiti e, anche se lo status del lavoratore dipendente è ancora maggiormente tutelato rispetto ai lavoratori parasubordinati, oggi si assiste ad una maggiore protezione sociale di questo genere di lavoratori.

Chi sono i collaboratori coordinati e continuativi?

Il vasto mondo del lavoro si divide, dal punto di vista dell’inquadramento giuridico, in due grandi famiglie: lavoro autonomo e lavoro subordinato.

Il lavoro autonomo [1] è quello dei commercianti, degli artigiani, dei liberi professionisti, dei consulenti esterni, etc. Il cliente si reca dal lavoratore autonomo e gli chiede una prestazione, che può essere la realizzazione di un’opera oppure di un servizio. Il lavoratore autonomo, con una struttura propria e con propri mezzi, realizza quanto pattuito con il cliente nel termine prefissato e, in cambio, riceve il pagamento del corrispettivo concordato.

Nel lavoro subordinato [2], invece, il dipendente non si impegna a realizzare un’opera o un servizio, ma a mettersi a disposizione del datore di lavoro per un certo numero di ore al giorno ricevendo una paga mensile fissa. Il dipendente non è libero di decidere in autonomia dove, come e quando lavorare, ma i tempi e le modalità di esecuzione della prestazione di lavoro sono prefissate dal datore di lavoro che esercita sui suoi dipendenti i poteri direttivo, di controllo e disciplinare.

Come spesso accade, tuttavia, tra il bianco ed il nero ci sono moltissime sfumature. Nella realtà dei rapporti di lavoro, la linea di demarcazione tra autonomia e subordinazione non è sempre così netta e chiara. Esiste, infatti, una zona grigia costituita da quei rapporti di lavoro autonomo nei quali, tuttavia, l’interazione tra committente e lavoratore è molto forte, tanto da somigliare al lavoro dipendente. Questo terreno di mezzo è il lavoro parasubordinato nel quale si trovano le collaborazioni coordinate e continuative.

Il collaboratore coordinato e continuativo è un lavoratore autonomo che, tuttavia, ha un rapporto con il committente tale da somigliare al lavoro dipendente in quanto:

  • la prestazione di lavoro è prevalentemente personale;
  • il rapporto con il committente è continuativo nel tempo;
  • il collaboratore coordinato e continuativo non possiede mezzi di lavoro propri e struttura a proprio rischio;
  • la prestazione del collaboratore coordinato e continuativo, pur essendo autonoma, è coordinata dal committente che esercita sul co.co.co. il potere di coordinamento.

Alla fine del secolo scorso, l’utilizzo di questa tipologia di rapporto di lavoro è aumentato esponenzialmente. Spesso, infatti, al co.co.co. veniva chiesto di eseguire una prestazione di lavoro del tutto analoga al lavoro dipendente, ma con un forte risparmio sul costo del lavoro e con delle tutele ampiamente inferiori rispetto ai lavoratori subordinati.

Per questo la legge ha, pian piano, esteso ai co.co.co. molte delle tutele tipiche del lavoro subordinato.

Collaboratore coordinato e continuativo: tutela contro gli infortuni

Ai lavoratori parasubordinati è stata estesa ufficialmente la tutela assicurativa dell’Inail solo di recente, vale a dire a partire dal 16 marzo 2000 [3].

In quegli anni, infatti, sempre più spesso, le aziende stipulavano contratti di collaborazione coordinata e continuativa non tanto perché il rapporto lo richiedesse, ma solo per ridurre costo del lavoro e tutele dei lavoratori. Per questo, si comprese che solo estendendo anche ai co.co.co. alcune tutele del lavoro dipendente si sarebbe scoraggiato un utilizzo fraudolento di questa tipologia di contratto.

Per questo, la legge introduce la tutela assicurativa Inail per i lavoratori parasubordinati che vengono individuati nelle seguenti categorie:

  • gli amministratori, i sindaci e i revisori di società, associazioni e altri enti con o senza personalità giuridica, anche quando sono dei liberi professionisti iscritti a un albo che non prevede l’esercizio di queste funzioni;
  • i collaboratori di giornali, riviste, enciclopedie e simili, quando svolgono mansioni che non rientrano nella disciplina del diritto d’autore (ad esempio, i correttori di bozze);
  • i partecipanti a collegi e commissioni, quando queste attività non rientrano nei compiti propri delle funzioni normalmente esercitate;
  • i collaboratori coordinati e continuativi, con e senza progetto.

La legge, al pari dei datori di lavoro che occupano dei lavoratori dipendenti, ha posto gli obblighi assicurativi nei confronti dell’Inail relativi ai collaboratori parasubordinati a carico dei committenti che ne utilizzano le prestazioni.
L’onere di pagare i premi assicurativi (i cosiddetti contributi assistenziali), invece, è posto a carico di entrambe le parti del rapporto: per un terzo a carico del collaboratore e per due terzi a carico del committente.

E’, però, quest’ultimo, con un meccanismo analogo a quello del sostituto d’imposta, a dover versare l’intero ammontare all’Inail, compresa la quota a carico del co.co.co., che il committente provvederà a recuperare tramite una apposita trattenuta sul cedolino paga.

Detto questo, l’assicurazione presso l’Inail dei collaboratori coordinati e continuativi è soggetta alla medesima disciplina prevista per i lavoratori subordinati, considerate ovviamente le dovute eccezioni relative al diverso tipo di rapporto di lavoro.

Per quanto concerne la retribuzione imponibile da considerare come base di calcolo dei contributi assistenziali Inail, valgono le stesse regole previste per i lavoratori dipendenti. Il corrispettivo percepito dal co.co.co. per la sua prestazione, infatti, è fiscalmente assimilato ad un reddito da lavoro dipendente.

La base imponibile è, dunque, pari all’importo dei compensi effettivamente percepiti dal collaboratore coordinato e continuativo, entro un limite minimo e un limite massimo, rappresentati rispettivamente dal minimale e dal massimale per la liquidazione delle rendite per inabilità permanente fissati ogni anno per con decreto ministeriale [4]

Collaboratore coordinato e continuativo: le prestazioni Inail

Quando si presentano tutte le condizioni previste dalla legge, anche i collaboratori coordinati e continuativi sono assicurati in modo completo nei confronti di eventi come:

  • infortuni sul lavoro;
  • infortuni in itinere;
  • malattie professionali, sia tabellate che non.

Al pari dei lavoratori dipendenti, dunque, se si presentano questi eventi, i co.co.co. ricevono le relative prestazioni da parte dell’Inail.

Le prestazioni a carico dell’Inail vengono erogate al ricorrere di eventi che si verificano in presenza di rischi lavorativi o aggravati dal lavoro o comunque collegabili, in modo diretto o indiretto (attraverso il cosiddetto nesso eziologico di causa-effetto) al lavoro.

Ne restano, invece, esclusi quelli dovuti a rischi generici o elettivi, oppure a ipotesi di dolo. Le prestazioni scattano, quindi, a favore del collaboratore se subisce un infortunio indennizzabile, ossia caratterizzato dai requisiti della causa violenta, dell’occasione di lavoro e dalla morte/inabilità come conseguenza, oppure contrae una malattia professionale.

In tal caso, il co.co.co. ha lo stesso diritto di ogni dipendente di ricevere dall’Inail l’indennità per inabilità temporanea assoluta al lavoro, ossia, la tutela economica per i giorni nei quali il co.co.co. non può lavorare a causa della inabilità determinata dall’infortunio/malattia professionale.

Per quanto concerne il quantum della prestazione, l’indennità è pari a:

  • 60% della retribuzione media percepita nei quindici giorni precedenti l’infortunio per i primi novanta giorni di inabilità temporanea;
  • 75% della retribuzione media percepita nei quindici giorni precedenti l’infortunio dal novantunesimo giorno e, a tempo indeterminato, fino alla guarigione clinica o alla stabilizzazione degli eventuali postumi permanenti, anche se il collaboratore non svolge più l’attività per scadenza del contratto, pensionamento, perdita dell’impiego, etc.

Se l’infortunio sul lavoro o la malattia professionale hanno determinato dei postumi di natura permanente in misura indennizzabile, ossia con un grado d’inabilità permanente superiore al 5%, al collaboratore coordinato e continuativo spetta anche, sempre a carico dell’Inail, l’indennizzo del danno biologico.
Tale indennizzo, tuttavia, non risarcisce completamente del danno subito.

Rispetto al danno civilistico che il co.co.co. può aspirare ad ottenere con un’azione giudiziale, infatti, il risarcimento del danno biologico Inail è solo una parte ed ha, dunque, una funzione più sociale che risarcitoria.

L’indennizzo Inail del danno biologico si articola come segue:

  • per inabilità dal 6% al 15% viene erogato un indennizzo in capitale una tantum;
  • per inabilità superiore al 15% viene garantita la costituzione di una rendita vitalizia a favore dell’interessato composta da due quote: una per l’indennizzo del danno biologico, e l’altra per il risarcimento del danno patrimoniale.

L’estensione ai co.co.co. della tutela contro gli infortuni e le malattie professionali rappresenta solo uno degli step di una progressiva estensione ai lavoratori parasubordinati delle tutele del dipendente tra cui si segnala, da ultimo, la tutela in caso di perdita involontaria del lavoro con l’erogazione della cosiddetta dis-coll.


note

[1] Art. 2222 e seguenti cod. civ

[2] Art. 2094 cod. civ

[3] D. Lgs. n. 38 del 23.02.2000.

[4] Art. 116 D.P.R. n. 1124/1965.


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