Diritto e Fisco | Articoli

Come viene pubblicata una sentenza?

2 Ottobre 2019 | Autore:
Come viene pubblicata una sentenza?

Deposito e pubblicazione della decisione del giudice: cos’è, come funziona, cosa succede quando ci sono due date diverse e qual è il termine per impugnare.

La sentenza è il provvedimento con cui si chiude un procedimento giudiziario: si tratta dell’atto che mette (tendenzialmente) la parola fine ad una questione, poiché rappresenta la decisione finale del giudice. Contro la sentenza del giudice di primo grado è possibile fare appello e, contro quest’ultima decisione, è ancora possibile proporre impugnazione e fare ricorso in Corte di Cassazione. Un momento essenziale per l’esistenza stessa della sentenza e per la sua successiva impugnazione è la pubblicazione. Di cosa si tratta? Come viene pubblicata una sentenza?

La pubblicazione della sentenza rappresenta una fase fondamentale per la vita giuridica del provvedimento, in quanto è il momento in cui essa è resa effettivamente conoscibile a tutti gli interessati completa di motivazione. Per le parti coinvolte nel procedimento, poi, la pubblicazione segna il momento a partire dal quale decorre il termine (cosiddetto lungo) per proporre impugnazione. Come viene pubblicata una sentenza? C’è differenza tra pubblicazione e deposito della sentenza? Se cerchi risposte a queste domande, sei nel posto giusto.

Pubblicazione sentenza: cos’è?

Prima di vedere come viene pubblicata una sentenza, vediamo in cosa consiste la pubblicazione. Secondo la legge [1], la sentenza è resa pubblica mediante deposito nella cancelleria del giudice che l’ha pronunciata. Secondo il nostro ordinamento, dunque, pubblicazione e deposito della sentenza sono la stessa cosa, o meglio il deposito in cancelleria è il mezzo attraverso cui la sentenza è pubblicata, cioè resa accessibile a chiunque ne abbia interesse.

Dunque, con la pubblicazione, ovvero il suo deposito in cancelleria, la sentenza acquista esistenza come atto giuridico e diventa immodificabile ed irrevocabile da parte del giudice che l’ha pronunciata.

A cosa serve la pubblicazione della sentenza?

La pubblicazione della sentenza è un passaggio essenziale affinché il provvedimento del giudice possa spiegare i propri effetti: solamente nel momento in cui la sentenza è pubblicata essa fuoriesce dalla disponibilità del giudice e diviene un atto pronto ad essere efficace.

La pubblicazione serve, inoltre, a determinate il momento da cui decorrono i termini per impugnare la sentenza: una volta pubblicata la sentenza, la parte interessata potrà notificarla alla controparte al fine del decorso del termine breve di trenta giorni per l’impugnazione. Ma non solo.

La pubblicazione della sentenza segna anche il momento da cui decorre il termine lungo di sei mesi per impugnare la decisione del giudice, nel caso in cui non si sia provveduto alla notificazione alla controparte.

Termine per la pubblicazione della sentenza

Entro quanto tempo la sentenza deve essere pubblicata? Mettiamo che un giudizio, dopo tanti anni, giunga finalmente al termine e il giudice abbia trattenuto la causa a sentenza, nel senso che ha preso con sé il fascicolo del procedimento per preparare la decisione finale. Entro quanto tempo la sentenza dovrà essere pubblicata?

Secondo la legge [2], le sentenze pronunciate dal collegio devono essere depositate in cancelleria non oltre sessanta giorni dalla formulazione delle difese conclusive delle parti. Il termine di cui sopra è ridotto a trenta giorni per i giudizi innanzi al giudice monocratico ed a quindici per quelli davanti al giudice di pace.

Trattasi tuttavia di termini non perentori, nel senso che il loro mancato rispetto non comporta alcuna conseguenza. Ne sanno qualcosa i tantissimi italiani che aspettano, a volte anche da anni, che il giudice depositi la sua decisione finale.

Come si pubblica una sentenza?

Le modalità di pubblicazione di una sentenza sono già state in parte illustrate. Come ricordato nel primo paragrafo, la pubblicazione della sentenza avviene mediante deposito della stessa nella cancelleria del tribunale e, nello specifico, in quella che si occupa dei fascicoli e delle cause assegnate al giudice che ha emesso il provvedimento.

La legge dice anche che il cancelliere dà atto del deposito in calce alla sentenza e vi appone la data e la firma, ed entro cinque giorni, mediante biglietto contenente il testo integrale della sentenza, ne dà notizia alle parti che si sono costituite. Da questo momento, inoltre, decorre il termine di sei mesi per impugnare la sentenza. La notifica alle parti processuali avviene, oggi, mediante comunicazione pec.

Ci sono tuttavia delle ipotesi in cui la pubblicazione della sentenza non avviene con il deposito in cancelleria: ad esempio, nei processi relativi a controversie di lavoro o previdenziali, la sentenza è pronunciata direttamente in udienza con la lettura del dispositivo ed è depositata in cancelleria entro quindici giorni dalla pronuncia.

Ancora, nei processi davanti al tribunale monocratico, nei casi in cui la decisione avviene in seguito a discussione orale, la sentenza si intende pubblicata con la sottoscrizione, da parte del giudice, del verbale che la contiene ed è immediatamente depositata in cancelleria.

Data della sentenza e data della pubblicazione

Abbiamo detto che la pubblicazione della sentenza coincide con il suo deposito in cancelleria; tuttavia, capita molto spesso che all’interno della sentenza si trovino una molteplicità di date, tra loro non concordanti. La prima di esse è quella che si trova in calce alla sentenza, subito prima della sottoscrizione del giudice.

La data della sentenza corrisponde a quella in cui il provvedimento è stato emesso dal giudice; tuttavia, fino a quando la sentenza non viene pubblicata, essa non ha valore giuridico. La data che realmente conta non è, quindi, quella di deliberazione bensì quella di pubblicazione, con inserimento nel registro cronologico.

La data di deliberazione della sentenza, a differenza della data di pubblicazione, non è un elemento essenziale dell’atto processuale; di conseguenza, la sua mancanza o la sua erronea indicazione non integrano alcuna ipotesi di nullità, ma costituiscono fattispecie di mero errore materiale.

Possiamo dire che la data della sentenza ha lo stesso (scarso) valore della data posta in calce ad una lettera spedita solamente qualche giorno dopo: ai fini giuridici, ciò che conta è la data della spedizione, non quella presente in fondo alla lettera. Lo stesso dicasi quando si deposita un atto di parte in cancelleria: non fa fede la data presente sull’atto, ma quella attestata dal cancelliere al momento del deposito.

Data della pubblicazione e data del deposito

Nonostante pubblicazione e deposito della sentenza, secondo la legge, coincidano, spesso i cancellieri appongono una data per la pubblicazione e una per l’effettivo deposito: ciò avviene quando le due operazioni non coincidono temporalmente, ad esempio perché il giudice consegna la sentenza in un dato giorno e il cancelliere provvede alla pubblicazione solamente qualche giorno dopo.

Come comportarsi nel caso in cui data della pubblicazione e data del deposito non coincidono? Quale termine deve essere preso in considerazione per la produzione degli effetti della sentenza e, soprattutto, per la sua impugnazione?

Ebbene, secondo la giurisprudenza [3], sebbene la data della pubblicazione e quella del deposito debbano coincidere, nel caso di difformità derivante da un ritardo della cancelleria, la data che va presa come riferimento ai fini della produzione degli effetti e della decorrenza del termine di impugnazione è quella corrispondente al deposito ufficiale in cancelleria, la quale individua l’inserimento della sentenza nell’elenco cronologico con attribuzione del relativo numero identificativo e conseguente possibilità per gli interessati di venirne a conoscenza e richiederne copia autentica.

Ancora più chiara è stata un’altra sentenza della Corte di Cassazione [4], secondo la quale la consegna dell’originale completo del documento-sentenza al cancelliere, nella cancelleria del giudice che l’ha pronunciata, avvia il procedimento di pubblicazione, il quale si compie, senza alcuna interruzione, con la certificazione del deposito mediante l’apposizione, in calce al documento, della firma e della data del cancelliere, che devono essere contemporanee alla data della consegna ufficiale della sentenza, in tal modo resa pubblica per effetto di legge.

È pertanto da escludere che il cancelliere, nello svolgimento di tale attività, possa attestare che la sentenza, già pubblicata alla data del suo deposito, venga pubblicata in data successiva, con la conseguenza che, ove sulla sentenza siano state apposte due date, una di deposito e l’altra di pubblicazione, tutti gli effetti giuridici derivanti dalla pubblicazione della sentenza decorrono già dalla data del suo deposito.

Cosa succede se manca la data della pubblicazione?

Un’altra anomalia che può verificarsi è quella della totale assenza della data di pubblicazione/deposito. Cosa accade in questa ipotesi? La sentenza è valida lo stesso? Ebbene, contrariamente a quanto si possa pensare, la mancanza della data di pubblicazione della sentenza non è causa di nullità se la cancelleria del tribunale ha comunque annotato l’avvenuta pubblicazione della sentenza nel registro cronologico, l’ha trasmessa all’ufficio del registro atti giudiziari e, infine, ha comunicato alle parti costituite l’avvenuto deposito della decisione, in modo da consentire alla parte l’esercizio del diritto di impugnazione.

In altre parole, se la data effettiva della pubblicazione è desumibile dall’attività del cancelliere, il quale ha portato ha conoscenza le parti del deposito della sentenza e ha provveduto all’iscrizione della sentenza all’interno del registro cronologico, allora la mancanza della data di pubblicazione diventa irrilevante.

La pubblicazione della sentenza penale

La pubblicazione della sentenza penale segue criteri parzialmente diversi: come ti spiegherò tra un istante, infatti, la pubblicazione della sentenza al termine di un processo penale corrisponde alla lettura in udienza del dispositivo, cioè del contenuto decisorio (la condanna o l’assoluzione, in pratica) del provvedimento.

La data utile per l’impugnazione, però, è quella corrispondente al deposito delle motivazioni: è solamente da questo momento che decorrono i termini (15, 30 o 45 giorni) utili per poter proporre impugnazione.

Pertanto, possiamo dire che la sentenza si intende pubblicata direttamente in udienza mediante la lettura del dispositivo. Quando, contestualmente al dispositivo, viene data lettura anche delle motivazioni, allora la pubblicazione equivale a notificazione della sentenza per le parti che sono o devono considerarsi presenti all’udienza [5]. Da questo momento, decorrono i quindi giorni utili per l’impugnazione.

Se il giudice, dopo aver letto il dispositivo in udienza (attività che, lo si ripete, corrisponde alla pubblicazione della sentenza) si riserva un determinato tempo per il deposito delle motivazioni, allora il termine per proporre impugnazione decorre dal momento del deposito delle motivazioni.

Secondo la legge [6], la sentenza è depositata in cancelleria immediatamente dopo la pubblicazione, se le motivazioni sono contestuali,  ovvero entro il termine maggiore stabilito dal giudice (in genere, tra i quindici e i novanta giorni). Il cancelliere addetto vi appone la sottoscrizione e la data del deposito.

Quando la sentenza non è depositata entro il termine individuato dal giudice nel dispositivo, la cancelleria deve notificare alle parti (imputato, parte civile e pubblico ministero) l’avviso di deposito con estratto della sentenza.


note

[1] Art. 133 cod. proc. civ.

[2] Art. 275 cod. proc. civ.

[3] Cass., sez. un., sent. n. 18569 del 22.09.2016.

[4] Cass., Sez. Unite, sentenza n. 13794 del 1 agosto 2012.

[5] Art. 545 cod. proc. pen.

[6] Art. 548 cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube