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Dichiarazioni alla polizia dopo incidente stradale

10 Settembre 2019
Dichiarazioni alla polizia dopo incidente stradale

Sinistri stradali: obbligo della presenza dell’avvocato e reato di falso. L’ammissione di responsabilità nel Cid e la confessione. Tutto ciò che c’è da sapere. 

Dopo un incidente stradale con feriti, l’automobilista coinvolto nello scontro ha due obblighi. Il primo è quello di fermarsi e attendere l’arrivo della polizia onde consentire la propria identificazione e la compilazione del verbale; la violazione di tale norma comporta una responsabilità per il reato di fuga. Non basta, quindi, accertarsi che l’altro conducente stia bene per poter riprendere la marcia. Né ci si esonera dalla condanna penale se si dimostra di non aver potuto parcheggiare nelle vicinanze. Il secondo obbligo è, invece, quello di prestare soccorso alle vittime che siano in stato di bisogno, chiamando la polizia e le autorità preposte; diversamente, si risponde del reato di omissione di soccorso [1].

Nel momento in cui arriva la pattuglia di polizia per redigere il verbale, gli agenti effettueranno i rilievi stradali, eseguiranno le fotografie e verbalizzeranno il tutto in un documento che consentirà di accertare eventuali responsabilità amministrative (ad esempio un sorpasso vietato) o penali (ad esempio la guida in stato di ebbrezza). Lo stesso verbale potrà servire all’assicurazione per procedere più celermente alle pratiche di risarcimento.

Le eventuali dichiarazioni alla polizia dopo l’incidente stradale, nel momento in cui confluiscono nel verbale, diventano parte di un “atto pubblico” e, pertanto, non sono più ritrattabili salvo che siano state rese senza il rispetto delle regole di procedura. Una recente sentenza della Cassazione fa il punto della situazione [2]. Ecco, dunque, cosa c’è da sapere in merito.

Restare sul luogo dell’incidente è ammissione di responsabilità?

Il fatto di restare sul luogo del sinistro stradale in attesa dell’arrivo della polizia non implica un’ammissione di responsabilità. Si tratta, come appena visto, di un obbligo previsto dal Codice della strada al quale non si può assegnare un significato ulteriore.

Punendo il reato di fuga in caso di incidente con feriti, il Codice della strada intende garantire l’identificazione dei soggetti coinvolti e la ricostruzione del sinistro, ma ciò non implica che l’automobilista debba per forza ammettere di essere l’autore del fatto: basta che si ponga a loro disposizione, mentre compiono gli opportuni accertamenti sul posto. La condotta sanzionata è solo l’allontanamento fisico dell’interessato dal luogo dell’incidente, senza che gli si possa essere imposta una forma ulteriore di collaborazione con l’autorità intervenuta.

Dichiarazioni spontanee dopo incidente e ammissione di responsabilità 

L’ammissione di responsabilità resa dall’automobilista nell’immediatezza del fatto, in assenza del proprio avvocato, non può essere utilizzata come prova a suo carico nell’ambito di un eventuale processo penale per lesioni. Il Codice di procedura penale [3], infatti, prevede che «se davanti all’autorità giudiziaria o alla polizia giudiziaria una persona non imputata ovvero una persona non sottoposta alle indagini rende dichiarazioni dalle quali emergono indizi di reità a suo carico, l’autorità procedente ne interrompe l’esame, avvertendola che a seguito di tali dichiarazioni potranno essere svolte indagini nei suoi confronti e la invita a nominare un difensore. Le precedenti dichiarazioni non possono essere utilizzate contro la persona che le ha rese».

Come chiarito dalla Cassazione [4], le dichiarazioni spontanee rese all’agente di polizia locale, intervenuto sul luogo di un sinistro stradale e, successivamente, verbalizzate con sottoscrizione di dichiarante e verbalizzante, possono essere acquisite al fascicolo del dibattimento per la sopravvenuta impossibilità di ripetizione delle stesse.

Dichiarazioni rese dal danneggiato

Le dichiarazioni rese dal danneggiato nel verbale della polizia non costituiscono una prova a suo vantaggio. In caso di sinistro stradale, tale prova non può essere desunta solo dal rapporto redatto dagli agenti che non hanno personalmente assistito al sinistro, ma si sono limitati ad intervenire poco dopo il fatto ed a raccogliere le dichiarazioni rese dalla vittima. La prova deve formarsi dinanzi al giudice e non può essere precostituita fuori dal contraddittorio delle parti [5].

Valore di prova del modulo di constatazione amichevole dell’incidente (Cid)

In caso di scontro tra veicoli, se il modulo di constatazione amichevole dell’incidente (Cid) viene firmato di comune accordo dai conducenti coinvolti nel sinistro, si presume che lo scontro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze risultanti dal modulo stesso. In pratica, i firmatari del Cid si vincolano a quanto da essi stessi dichiarato e non possono, in un momento successivo, discostarsi da tale rappresentazione dei fatti. Il modulo di constatazione amichevole funge, quindi, da confessione.

Tuttavia, la loro ricostruzione non è vincolante per il giudice che ben potrebbe accertare una diversa dinamica del sinistro anche dietro prova contraria dell’assicurazione. Come chiarito dalla Cassazione, in materia di responsabilità da sinistro stradale, ogni valutazione sulla portata confessoria del modulo di constatazione amichevole dell’incidente deve ritenersi preclusa dall’esistenza di un’accertata incompatibilità oggettiva tra il fatto come descritto in tale documento e le conseguenze del sinistro come accertate in giudizio [6].

Diversamente, il modulo Cid che non sia stato compilato in tutte le sue parti perde l’efficacia di prova legale e le dichiarazioni in esso contenute vengono considerate, ai fini della ricostruzione della dinamica dell’incidente, meri argomenti di prova da valutarsi, unitamente agli elementi probatori, secondo il libero apprezzamento del giudice.

Dichiarazioni dei testimoni

La ricostruzione del sinistro può essere effettuata sulla base della relazione della polizia locale contenente anche le dichiarazioni rilasciate nell’immediatezza dai testimoni oculari giacché proprio dall’immediatezza e dalla neutralità delle fonti discende un’alta attendibilità di dette dichiarazioni, utilizzabili in sede giudiziaria quali prove atipiche, e la superfluità della reiterazione dell’escussione nel corso dell’istruttoria [7].

In mancanza di qualsiasi elemento di prova in ordine alla condotta di guida del conducente al momento del sinistro, ed in presenza di scarne dichiarazioni testimoniali in ordine alla condotta di guida dell’altro, deve applicarsi il concorso di colpa [8].

Sempre secondo la Cassazione [9], in tema di risarcimento dei danni conseguenti ad un incidente stradale, la consulenza tecnica d’ufficio, anche a distanza di molto tempo, può ribaltare le dichiarazioni rese nella constatazione amichevole (c.d. Cid).

False dichiarazioni alla polizia

Le bugie possono essere punite penalmente. Risponde, infatti, di falso in atto pubblico l’automobilista che, dinanzi alla polizia, rende dichiarazioni false in merito ai fatti (ad esempio dichiarando di essere passato con il semaforo verde quando, invece, era rosso).


note

[1] Art. 189 cod. strada.

[2] Cass. sent. n. 33789/2019.

[3] Art. 63 cod. proc. pen.

[4] Cass. sent. n. 43840/2017.

[5] Trib. Ancona, sent. n. 242/2019.

[6] Cass. sent. n. 8451/2019.

[7] Trib. Roma, sent. n. 12220/2016.

[8] Trib. Salerno sent. n. 2077/2016.

[9] Cass. sent. n. 5641/2014.

 


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