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Termine per impugnare l’estratto di ruolo

10 Settembre 2019
Termine per impugnare l’estratto di ruolo

L’acquisizione da parte del contribuente di una copia dell’estratto di ruolo riportante l’indicazione di avvenuta iscrizione non è prova della conoscenza della cartella ai fini della decorrenza del termine per impugnare; essa può legittimare al più l’impugnazione, peraltro facoltativa, del solo estratto.

Allo scopo di ricostruire la tua posizione con l’Agenzia delle Entrate e le altre amministrazioni, ti sei collegato al sito dell’esattore e hai scaricato l’estratto di ruolo. Dal documento, però, sono emersi una serie di debiti di cui non avevi contezza. In particolare, risultano notificate delle cartelle che ritieni di non aver mai ricevuto. Hai maturato questa convinzione dopo aver preso il fascicolo in cui custodisci le richieste di pagamento provenienti da Agenzia Entrate Riscossione, tra le quali mancherebbero proprio le raccomandate riportate nell’estratto. Intendi, perciò, contestare il difetto di notifica delle cartelle, ma ti chiedi come fare, quali sono i tempi per agire e a chi devi rivolgerti. Hai il timore di essere in ritardo rispetto ai canonici 60 giorni previsti dalla legge per le opposizioni alle richieste del fisco.

Una recente sentenza della Cassazione [1] risulta particolarmente interessante nel definire con precisione qual è il termine per impugnare l’estratto di ruolo.

La Corte prende atto di un contrasto di giurisprudenza e sancisce un principio a favore del contribuente. Ecco cosa è stato stabilito.

Si può impugnare l’estratto di ruolo?

Le Sezioni Unite della Cassazione [2], partono dall’assunto secondo cui l’estratto di ruolo è un documento non previsto da alcuna norma di legge, un elaborato informatico creato dall’esattore a richiesta dell’interessato, contenente solo gli estremi di un precedente atto impositivo e non una precisa richiesta di pagamento, non è impugnabile. Difatti, nell’ambito del processo tributario, si può fare ricorso solo contro gli atti indicati espressamente dalla legge [3], tra i quali non figura l’estratto di ruolo.

Tuttavia, ammette la stessa Cassazione, è ben possibile impugnare l’estratto di ruolo quando, tramite esso, il contribuente prende per la prima volta conoscenza di una cartella a lui destinata, ma evidentemente mai notificata.

Quindi, tutte le volte in cui l’estratto di ruolo riporta, tra i debiti dovuti, una cartella che non è giunta a destinazione, esso può essere contestato davanti al giudice. La conseguenza è la cancellazione del debito in esso riportato.

Impugnazione estratto ruolo: obbligatoria o facoltativa?

Si tratta, però, di un’impugnazione facoltativa. Se il contribuente non dovesse provvedervi, infatti, potrebbe pur sempre far valere le proprie ragioni contro il successivo atto eventualmente a lui notificato dall’esattore in un momento seguente. Così, ad esempio, se in conseguenza di una cartella viziata per difetto di notifica una persona dovesse ricevere un’intimazione di pagamento, un pignoramento o un preavviso di fermo o di ipoteca, l’interessato potrebbe impugnare quest’ultimo atto proponendo ricorso (qui trovi il facsimile dell’atto di ricorso per mancata notifica cartella).

Luca riceve un preavviso di fermo auto per una cartella che sostiene di non aver mai ricevuto. Pertanto, può far ricorso contro il preavviso e annullare il provvedimento.

L’alternativa tra l’impugnazione dell’estratto di ruolo e l’attesa del successivo atto consente anche di risparmiare i soldi del ricorso, rinviando la spesa all’eventualità – non scontata – che l’esattore proceda con le azioni esecutive.

Dopo aver visionato l’estratto di ruolo, Marco si accorge che, contro di lui, ci sono dieci cartelle per importi molto elevati di cui però non ha mai ricevuto notifica, essendo state spedite al suo vecchio indirizzo di residenza. Fare ricorso contro tutti questi atti gli costerebbe parecchio. Marco, pertanto, può ben far finta di nulla e attendere che l’esattore avvii – se mai lo farà – un’esecuzione forzata nei suoi confronti. In quel caso, si difenderà sostenendo il difetto di motivazione.

Ciò che di certo il contribuente non può fare è impugnare la cartella stessa notificata non correttamente. Se così facesse, infatti, egli ammetterebbe di averne avuto conoscenza e non potrebbe più invocare il difetto di notifica.

Edoardo ha cambiato casa da circa due anni aggiornando in Comune la propria residenza. Prima viveva coi genitori. Ciò nonostante, l’Agenzia Entrate Riscossione gli notifica alcune richieste di pagamento al vecchio indirizzo. La madre firma le raccomandate e le riceve dalle mani del postino per poi consegnarle al figlio. Edoardo, credendo di poter così far annullare le cartelle, le impugna per difetto di notifica. Ma per farlo, nel suo atto di ricorso deve allegare le cartelle stesse. E così facendo Edoardo ammette di averle prese in mano, lette e, quindi, di essersi potuto difendere. Insomma, anche se c’è stato un errore di notifica, le cartelle sono alla fine arrivate al loro legittimo destinatario e, quindi, il vizio si è sanato.

Termine per impugnare l’estratto di ruolo

Una volta chiarito che il contribuente può impugnare l’estratto di ruolo e che, tuttavia, in alternativa a tale mossa, può attendere il successivo atto dell’esattore e contestare quest’ultimo, non resta che comprendere quanti giorni ci sono per promuovere l’impugnazione contro l’estratto di ruolo stesso.

Secondo un filone giurisprudenziale, il contribuente ha sempre 60 giorni dalla consegna dell’estratto di ruolo, proprio come per la cartella. Questa opinione, però, avvalorata da alcune sentenze, presta il fianco ad alcune critiche. La prima: se anche scadessero i 60 giorni, il contribuente potrebbe sempre richiedere un nuovo estratto di ruolo e impugnare quest’ultimo. La seconda: l’estratto di ruolo non è un documento ufficiale e non integra, di per sé, i requisiti della piena conoscenza della cartella da parte del contribuente.

A quest’ultima considerazione si ricollega la Cassazione nella sentenza in commento [1], chiarendo che non esistono termini per impugnare l’estratto di ruolo: il ricorso può essere, pertanto, presentato anche dopo la scadenza dei classici 60 giorni dalla consegna dello stesso.

L’acquisizione da parte del contribuente di una copia dell’estratto di ruolo riportante l’indicazione di avvenuta iscrizione non può assurgere a prova piena della conoscenza dell’atto impositivo impugnabile.

Finché la cartella di pagamento non è regolarmente notificata, il termine dei 60 giorni per impugnare non inizia a decorrere e la conoscenza del debito tributario solo attraverso l’estratto di ruolo non determina che sia quest’ultimo a dover essere impugnato in quanto semplice documento informativo.


note

[1] Cass. sent. n. 22507/19 del 9.09.2019.

[2] Cass. S.U. n. 19704/2015, n. 22184/2017, n. 6610/2013, n. 11439/2016, n. 20611/2016.

[3] Art. 19 d.lgs. n. 546/1992.


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