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Educazione religiosa dei figli di genitori divorziati: ultime sentenze

10 Settembre 2019
Educazione religiosa dei figli di genitori divorziati: ultime sentenze

Scelte religiose: un genitore può spingere il figlio verso una fede anche se l’altro non lo vuole?

Una recente sentenza della Cassazione ha stabilito che non esistono religioni di serie A e religioni di serie B. Con la conseguenza che il giudice non può impedire a uno dei due genitori separati di spingere il figlio verso la propria fede anche se si tratta di una minoranza ed essa è vista con sospetto dalla comunità. È vero che bisogna sempre perseguire l’interesse del minore, ma non si può in astratto dire quale credo sia meglio per lui. Insomma, è necessario fare un’analisi del caso senza preconcetti o preferenze per il cattolicesimo. Leggi Genitori separati e religione figli.

Sulla base di questa pronuncia ecco una serie di ultime sentenze sull’educazione religiosa dei figli di genitori divorziati.

Divieto di frequentare le riunioni di una confessione religiosa e interesse dei figli 

In tema di affidamento dei figli, il giudice, in caso di conflitto genitoriale relativo all’educazione religiosa, si deve attenere al superiore interesse del minore, sicché il perseguimento di tale obiettivo può comportare l’adozione di un provvedimento contenitivo e restrittivo di diritti individuali di libertà dei genitori. Tuttavia la possibilità di adottare tali provvedimenti non può essere disposta dal giudice sulla base di un’astratta valutazione delle religioni cui aderiscono i genitori né sulla considerazione dell’adesione successiva di uno dei due ad una religione diversa rispetto a quella precedente seguita, ma è indispensabile l’accertamento delle conseguenze pregiudizievoli per il figlio basato sull’osservazione e l’ascolto del minore.

La possibilità da parte del giudice di adottare provvedimenti contenitivi o restrittivi dei diritti individuali di libertà dei genitori in tema di libertà religiosa e di esercizio del ruolo educativo è strettamente connessa e può dipendere esclusivamente dall’accertamento in concreto di conseguenze pregiudizievoli per il figlio che ne compromettano la salute psico-fisica e lo sviluppo e tale accertamento non può che basarsi sull’osservazione e sull’ascolto del minore in quanto solo attraverso di esse tale accertamento può essere compiuto.

Corte di Cassazione, Sezione I, sentenza 30 agosto 2019, n. 21916 

La tutela del minore tra libertà di religione e diritto dei genitori all’educazione e all’istruzione 

Non può essere impedito ai genitori di impartire un’educazione religiosa ad un figlio poichè i genitori hanno diritto all’insegnamento religioso ed al trapasso alla prole delle proprie credenze e ciò può essere compresso solo laddove l’insegnamento impartito ponga in pericolo l’integrità fisica o psichica del minore (nella specie trattasi di genitori separati ove la moglie è testimone di geova e la doglianza sollevata dal padre relativa al divieto di trasfusioni e di altre pratiche mediche che gli aderenti a tale religione impongono ai propri seguaci, è stata risolta in sentenza con la previsione  che in caso di ricovero ospedaliero della figlia minore che comporti conclamate necessità di trasfusioni il padre potrà esercitare la potestà anche disgiuntamente dalla moglie).

Corte appello Napoli, 18/07/2018, n. 3969

Divieto per il genitore di portare i figli alle riunioni delle nuova confessione religiosa 

Legittimo limitare l’affido vietando al padre di condurre la figlia alle manifestazioni religiose dei testimoni di geova. (Nella fattispecie in esame la figlia mostrava disagio nel sentirsi spinta ad abbracciare il credo in alternativa a quello cattolico da lei condiviso con le compagne).

Il criterio fondamentale cui il giudice deve attenersi nel fissare le modalità di affidamento dei figli, minori, in caso di conflitto genitoriale, è quello del superiore interesse della prole, stante il preminente diritto del minore a una crescita sana ed equilibrata. Il perseguimento di tale obiettivo può perciò comportare anche la adozione di provvedimenti contenitivi o restrittivi di diritti di libertà individuali dei genitori, ove la loro esteriorizzazione determini conseguenze pregiudizievoli per il figlio che vi presenzi, compromettendone la salute psico-fisica e lo sviluppo. (In applicazione del riferito principio la Suprema corte ha ritenuto che correttamente il giudice a quo aveva imposto il divieto, per il genitore, di condurre la figlia minore alle manifestazioni delle fede dei Testimoni di Geova, avendo accertato – sulla scorta di espletata Ctu – che il coinvolgimento nella pratica di tale religione era pregiudizievole per la minore).

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 24 maggio 2018, n. 12954 

Non è censurabile in cassazione, ove congruamente e logicamente motivato, il provvedimento con il quale si faccia divieto al genitore di condurre i figli minori, al medesimo affidati, alle riunioni della confessione religiosa, cui egli abbia aderito in epoca successiva alla separazione. (Nella specie, il divieto di far partecipare i minori alle riunioni dell’Adunanza del Regno dei Testimoni di Geova non è stato ritenuto in contrasto con il diritto del genitore di professare la propria fede religiosa, tutelato dall’articolo 19 Cost., in quanto adottato a tutela di minori, i quali, cresciuti in un contesto connotato dal credo religioso cattolico, sono stati giudicati incapaci, in ragione dell’età, di praticare una scelta confessionale veramente autonoma e, conseguentemente, di elaborare con la necessaria maturità uno stravolgimento di credo religioso).

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 4 novembre 2013, n. 24683

UE: il credo religioso dei genitori non può prevalere sull’integrazione sociale dei figli

Il credo religioso dei genitori non può prevalere sull’integrazione sociale dei figli. Di conseguenza, i genitori non possono vietare ai figli di seguire dei corsi obbligatori perché sono in contrasto con la loro religione. Ad affermarlo è la Corte europea dei diritti dell’uomo che ha respinto il ricorso presentato contro la Svizzera da due genitori svizzeri di origine turca e di fede musulmana i quali, in osservanza al proprio credo religioso, avevano vietato alle due figlie di 7 e 9 anni di frequentare i corsi di nuoto obbligatori per il sistema scolastico del cantone in cui vivevano, in quanto si trattava di corsi misti, venendo per contro multati dalle autorità elvetiche. Per i giudici di Strasburgo, nel caso di specie non c’è stata una ingerenza nel diritto di libertà religiosa, in quanto l’integrazione sociale, in linea con le tradizioni nazionali, dei minori prevale sulle scelte religiose dei genitori.

Corte europea diritti dell’uomo sez. III, 10/01/2017, n.29086

Conversione religiosa: non è causa di addebito della separazione

In materia di separazione personale, il mutamento di religione da parte di uno dei coniugi non può essere considerato come causa dell’addebito della separazione, neanche in un matrimonio concordatario, né dell’affido esclusivo dei figli all’altro genitore. Questo è quanto stabilito dalla Cassazione che ha rigettato il ricorso presentato dalla madre rivolto a ottenere la pronuncia dell’addebito in capo all’ex marito e l’affido esclusivo dei figli perché il padre di questi ultimi aveva aderito ai testimoni di Geova. Per la donna, si trattava di un disconoscimento «dei valori da lui fino ad allora accettati e trasmessi ai figli e la sua adesione a valori inconciliabili con quelli propri del cattolicesimo, accettati con il matrimonio concordatario e coincidenti con quelli costituzionali». Per la Suprema corte, invece, «nonostante l’incidenza sull’armonia della coppia», il mutamento di fede religiosa e la conseguente partecipazione alle pratiche collettive del nuovo culto, non possono rappresentare, in quanto tali, ragioni sufficienti a giustificare la pronuncia di addebito». Sempre che «l’adesione al nuovo credo religioso non si traduca in comportamenti incompatibili con concorrenti doveri di coniuge e di genitore privilegiati dagli articolo 143 e 147 cod. civ». Nessun rilievo, poi, può essere attribuito al tradimento dei valori cattolici, riguardando questi un accordo che, per quanto concordatario, resta destinato a spiegare efficacia «esclusivamente nell’ambito dell’ordine morale cattolico e dell’ordinamento canonico».

Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 19 luglio 2016, n. 14728 

Ammonimento del genitore per mancata somministrazione di un sacramento

Posto che l’interesse di un minore ancora in tenera età (nella specie, tre anni) non è leso dalla mancata somministrazione di un sacramento, in ordine al quale egli non può ancora esprimere una scelta autonoma, tanto più se cresciuto in una famiglia non praticante, e fermo che, semmai, i genitori devono impartirgli insegnamenti morali (attinenti ad un credo religioso o anche aconfessionali) secondo la propria libera autodeterminazione, è infondato e va rigettato il ricorso proposto, ai sensi dell’art. 709 ter c.p.c., dal genitore non collocatario colto a conseguire l’ammonimento dell’altro, oltre che l’irrogazione allo stesso di una sanzione pecuniaria, perché ottemperi alle formalità necessarie al battesimo del figlio.

Corte appello Napoli, 17/01/2018

Contrasto tra i genitori sulla religione alla quale educare i figli: fino all’età scolare, nessun specifico input religioso

In caso di contrasto tra i genitori (appartenenti a diverse confessioni) sulla religione alla quale educare i figli in tenera età, il giudice può disporre che, fino almeno all’età scolare, i genitori medesimi si astengano da specifici input religiosi, in quanto solo successivamente, e con gradualità, potranno farli accostare alla conoscenza delle rispettive fedi (nella specie, si tratta di una bambina di poco più di tre anni di età, di cui è stato anche disposto l’affidamento condiviso, figlia di genitori non coniugati, l’una cattolica, l’altro testimone di Geova).

Tribunale Agrigento, 24/05/2017


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