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Espulsione straniero: ultime sentenze

17 Settembre 2019
Espulsione straniero: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: espulsione dello straniero; tempestività dell’impugnazione del provvedimento di espulsione dello straniero e data di spedizione del ricorso tramite presentazione all’ufficio postale; ricorso per Cassazione nei confronti del prefetto; domanda di protezione internazionale; esame e accertamento giudiziale del divieto di espulsione.

Diritto al ricongiungimento familiare ed espulsione amministrativa dello straniero

In caso di espulsione amministrativa dello straniero, il diritto al ricongiungimento familiare nell’interesse dei figli minori, nonché la giustificata necessità di continuare a sottoporsi a cure mediche e controlli necessari per verificare l’evoluzione dell’infermità da cui è affetto lo straniero richiedente consentono allo stesso di vantare una aspettativa qualificata di regolarizzazione.

Giudice di pace Frosinone, 23/07/2019

Divieto di espulsione per il marito straniero e nascita del figlio

La disposizione di cui all’art. 19, comma 2, lett. d) d.lg. 25 luglio 1998, n. 286 è applicabile anche al marito straniero convivente della donna in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio; tale fattispecie non introduce un divieto assoluto di espulsione o di respingimento, ma una temporanea sospensione del relativo potere fondata sulla particolare tutela che l’ordinamento, in questa come in varie altre materie, appresta per la donna in stato di gravidanza e nel periodo immediatamente successivo alla nascita del figlio.

Si tratta, pertanto, di una misura di protezione temporanea, proprio perché correlata ad una particolare situazione, ora estesa anche al marito straniero convivente, e pertanto con durata limitata ai mesi immediatamente successivi alla nascita del figlio.

Cassazione civile sez. I, 27/06/2019, n.17278

Espellibilità di un apolide, motivi di sicurezza nazionale e di ordine pubblico

L’art. 31 della Convenzione di New York, che prevede la non espellibilità di un apolide se non nei casi di documentata sussistenza dei motivi di sicurezza nazionale e di ordine pubblico, si estende in via analogica anche alle situazioni di apolidia di fatto e/o nelle more del procedimento per accertare lo stato di apolidia, quando la situazione del soggetto emerge chiaramente dalle informazioni o dalla documentazione delle Autorità pubbliche competenti dello Stato italiano, di quello di origine o di quello verso il quale può ravvisarsi un collegamento significativo con il soggetto interessato. (In applicazione del predetto principio, la S.C. ha annullato il decreto del Giudice di pace che aveva respinto l’impugnazione proposta dallo straniero avverso un decreto prefettizio di espulsione, ritenendo l’illegittimità del provvedimento in quanto applicato a persona da ritenersi “apolide di fatto” e, in quanto tale, rientrante nel divieto di espulsione di cui all’art. 31 della Convenzione di New York).

Cassazione civile sez. I, 19/06/2019, n.16489

Tempestività dell’impugnazione del provvedimento di espulsione

Ai fini della tempestività dell’impugnazione del provvedimento di espulsione dello straniero si deve avere riguardo alla data di spedizione del ricorso tramite presentazione all’ufficio postale, non già alla data di ricezione, posto che la sentenza della Corte costituzionale n. 278 del 2008 ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 13, comma 8, del d.lgs. n. 286 del 1998, come sostituito dall’art. 12, comma 1, della legge n. 189 del 2002 e poi modificato dall’art. 1, comma 2, del decreto-legge n. 241 del 2004, conv., con modif., dall’art. 1, comma 1, della legge n. 271 del 2004, nella parte in cui non consente l’utilizzo del servizio postale per la proposizione diretta, da parte dello straniero, del ricorso avverso il decreto prefettizio di espulsione, quando sia stata accertata l’identità del ricorrente in applicazione della normativa vigente.

Cassazione civile sez. VI, 14/06/2019, n.15981

Decreto di espulsione dello straniero tradotto in lingua veicolare

È nullo il decreto di espulsione dello straniero tradotto in lingua veicolare (ad es. inglese), salvo impossibilità di predisporre il testo in lingua conosciuta, per rarità o irreperibilità di u traduttore, non versando per certo nella suddetta condizione uffici di grandi dimensioni.

Giudice di pace Roma, 13/06/2019

Permesso di soggiorno per motivi umanitari ed espulsione

Il permesso di soggiorno per motivi umanitari costituisce una forma di tutela residuale apprestata per i casi in cui, pur difettando gli estremi delle altre forme tipiche di protezione internazionale, emergano nondimeno condizioni di vulnerabilità dello straniero tali da far avvertire la sua espulsione come crudele e contraria al senso di umanità proprio dalla sensibilità sociale del momento: la protezione umanitaria è una misura atipica e residuale nel senso che essa copre situazioni, da individuare caso per caso, in cui, pur non sussistendo i presupposti per il riconoscimento della tutela tipica (status di rifugiato o protezione sussidiaria), tuttavia non possa disporsi l’espulsione e debba provvedersi all’accoglienza del richiedente che si trovi in situazione di vulnerabilità.

Corte appello Firenze sez. I, 03/06/2019, n.1343

Stati membri UE: quando non possono espellere uno straniero?

Gli Stati membri non possono procedere all’espulsione di uno straniero, condannato per un reato di particolare gravità o pericoloso per la sicurezza dello Stato, se esistono seri e comprovati motivi di ritenere che nel Paese di destinazione costui corra il rischio di tortura o di trattamenti disumani o degradanti.

Corte giustizia UE grande sezione, 14/05/2019, n.391

Opposizione al decreto prefettizio di espulsione dello straniero

Il ricorso per Cassazione avverso il provvedimento emesso all’esito del giudizio di opposizione al decreto prefettizio di espulsione dello straniero va proposto nei confronti dell’autorità che ha emanato il decreto impugnato e notificato presso di essa, sicché, nel caso in cui detto ricorso sia notificato all’Avvocatura dello Stato senza che, nella precedente fase di merito, quest’ultima abbia assunto il patrocinio dell’ufficio del prefetto, la notificazione è da ritenersi nulla e, peraltro, rinnovabile, ai sensi dell’art. 291 c.p.c.

Cassazione civile sez. I, 13/05/2019, n.12665

Divieto di espulsione e domanda di protezione internazionale

La proposizione della domanda di protezione internazionale legittima lo straniero richiedente a permanere nel territorio dello Stato sino alla decisione della Commissione territoriale sulla stessa, quale unico soggetto deputato a verificarne le condizioni di ammissibilità e fondatezza, con la sola salvezza delle ipotesi di cui all’art. 7, comma 2, del d.lgs. n. 25 del 2008; ne consegue che l’autorità di pubblica sicurezza avanti alla quale lo straniero si presenti per proporre la domanda non è autorizzata a valutarla nel merito ed in ipotesi di delibazione di infondatezza ad attivare il procedimento di espulsione del cittadino straniero.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la pronuncia del Giudice di pace ed annullato il decreto di espulsione in quanto la Questura, ricevuta la domanda di “asilo politico” e ritenuti non provati dal richiedente i relativi presupposti, aveva direttamente trasmesso gli atti al Prefetto per l’emissione del provvedimento espulsivo).

Cassazione civile sez. VI, 26/04/2019, n.11309

Protezione internazionale dello straniero e opposizione alla misura espulsiva

In materia di protezione internazionale dello straniero, l’istituto del divieto di espulsione o di respingimento previsto dall’art. 19, comma 1, del d.lgs n. 286 del 1998, postula che il giudice di pace, in sede di opposizione alla misura espulsiva, esamini e si pronunci sul concreto pericolo, prospettato dall’opponente, di subire persecuzione o trattamenti inumani e/o degradanti in ipotesi di rimpatrio nel paese di origine.

Cassazione civile sez. I, 08/04/2019, n.9762

Reato di immigrazione clandestina ed espulsione dello straniero

In tema di disciplina penale dell’immigrazione clandestina, la previsione di cui all’art. 14, comma 5-septies, d.lg. 25 luglio 1998, n. 286, secondo cui, in caso di avvenuta espulsione dello straniero, deve essere pronunciata sentenza di non luogo a procedere relativamente ai reati di cui ai commi 5-ter e 5-quater del medesimo articolo, lungi dal potere essere applicata in via esclusiva alla sola udienza preliminare, va riferita anche alla successiva fase del giudizio. (In motivazione la Corte ha aggiunto che detta sentenza è dotata di una stabilità di effetti soltanto relativa, atteso che l’esercizio dell’azione penale è sempre rinnovabile ai sensi dell’art. 345 c.p.p. qualora lo straniero violi il divieto di reingresso nel territorio dello Stato).

Cassazione penale sez. I, 29/04/2019, n.25358

Ordine di espulsione dello straniero e proscioglimento all’udienza preliminare

L’articolo 14, comma 5-septies, del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286, laddove stabilisce che, qualora siano contestati i reati di cui agli articoli 14, comma 5 ter, e 14, comma 5-quater (violazione senza giustificato motivo dell’ordine di allontanamento impartito dal questore allo straniero non ricoverabile nei centri CIE o non più trattenibile nei medesimi e violazione senza giustificato motivo dell’ordine di espulsione conseguente alla violazione dell’ordine di allontanamento), “il giudice, acquisita la notizia dell’esecuzione dell’espulsione, pronuncia sentenza di non luogo a procedere”, è frutto di un’imprecisione linguistica e non limita la possibilità del proscioglimento dell’imputato all’udienza preliminare, che è invece da ritenere adottabile in ogni stato e grado del processo, quindi anche nel giudizio, ordinario dibattimentale od eventualmente celebrato con il rito abbreviato.

Infatti, l’opposta soluzione che confinasse il rilievo di tale evenienza soltanto all’udienza preliminare sarebbe irrazionale e inutilmente pregiudizievole per l’imputato, non ammesso a conseguire lo stesso esito decisorio quando l’espulsione fosse intervenuta nella fase del giudizio o delle impugnazioni, e contraria alla stessa disciplina dell’articolo 345 del Cpp; a ciò dovendosi aggiungere, a conferma della soluzione interpretativa preferibile, l’ulteriore rilievo che la competenza a prendere cognizione dei suddetti reati è attribuita al giudice di pace, il cui procedimento non contempla addirittura la celebrazione dell’udienza preliminare

Cassazione penale sez. I, 29/04/2019, n.25358



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