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Esposizione a sostanze tossiche: ultime sentenze

27 Maggio 2021
Esposizione a sostanze tossiche: ultime sentenze

Morte dei lavoratori per patologie contratte per l’esposizione a polveri nocive; mancanza di misure di protezione; delitti contro l’incolumità pubblica. 

Il datore di lavoro ha il dovere di ridurre l’esposizione dei dipendenti alla sostanza tossica pericolosa. Per ottenere il riconoscimento della maggiorazione contributiva per l’esposizione ultradecennale all’amianto, il lavoratore non deve provare la frequenza e la durata del contatto con la sostanza tossica, in quanto è sufficiente la probabilità di esposizione al rischio di malattia, mediante un giudizio di pericolosità dell’ambiente di lavoro.

Patologie tumorali

È configurabile l’aggravante del fatto commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro prevista dall’articolo 589, comma 2, del Cp, quando il datore di lavoro non abbia predisposto misure di protezione a tutela della salute dei lavoratori soggetti all’esposizione a sostanze fortemente tossiche, a seguito della quale gli stessi abbiano contratto patologie tumorali.

Cassazione penale sez. IV, 29/10/2020, n.34341

La nocività delle modalità lavorative

Al riguardo del diritto all’indennità per lo svolgimento di lavori nocivi, di cui all’art. 73, co.2, CCNL Legno, è indubbiamente a carico degli appellanti l’onere di allegare, ancor prima che provare, l’esistenza dagli specifici presupposti che fondano l’applicazione della norma invocata. Si trattava in particolare dello svolgimento, non di una qualunque attività implicante l’utilizzo di sostanze potenzialmente tossiche, bensì lavorazioni di verniciatura e trattazione del legno a base di sostanze tossiche; che le concrete modalità (strumentali ed ambientali) con le quali l’attività si era svolta avessero esposto il lavoratore al pericolo di intossicazione, nonostante l’adozione di mezzi di protezione; la misura della prestazione nociva (intesa come periodi, giornate ed orari di lavoro), poiché l’indennità dipende solo dalle ore effettivamente dedicate a tali compiti. Secondo il collegio, l’onere di allegazione, ancor prima che di prova, non può ritenersi soddisfatto, dal momento che nel ricorso introduttivo mancavano specifiche deduzioni sui presupposti dell’art. 73.

Corte appello Firenze sez. lav., 26/02/2018, n.174

Esposizione all’amianto

In ordine al riconoscimento della maggiorazione contributiva per esposizione ultradecennale all’amianto, il lavoratore non è tenuto a fornire la prova esatta della frequenza e della durata del contatto con la sostanza tossica, essendo sufficiente la rilevante probabilità di esposizione al rischio di malattia, attraverso un giudizio di pericolosità dell’ambiente di lavoro. A sostenerlo è la Cassazione che ha accolto il ricorso di un operaio addetto alla manutenzione di autobus extraurbani a cui i giudici di merito avevano negato l’accoglimento della richiesta non avendo costui fornito la prova dell’esatta esposizione.

Per la Corte, tuttavia, “non è però necessario che il lavoratore fornisca la prova atta a quantificare con esattezza la frequenza e la durata dell’esposizione, potendo ritenersi sufficiente, qualora ciò non sia possibile che si accerti, anche a mezzo di consulenza tecnica, la rilevante probabilità di esposizione del lavoratore al rischio morbigeno, attraverso un giudizio di pericolosità dell’ambiente di lavoro, con un margine di approssimazione di ampiezza tale da indicare la presenza dl un rilevante grado di probabilità di superamento della soglia indicata dalla legge”.

Mentre, ai fini dell’esplicazione degli elementi costitutivi della domanda “è sufficiente l’allegazione del fatto concernente l’esposizione morbigena nella misura richiesta per l’attribuzione del beneficio della rivalutazione contributiva.

Cassazione civile sez. lav., 14/03/2017, n.6543

Immissione nell’aria di sostanze tossiche

In tema di disastro causato da immissione nell’aria di sostanze tossiche deve essere accertato un imponente deterioramento dell’aria e l’esposizione a pericolo concreto per la salute di una pluralità di persone. (Nel caso di specie, trattandosi di immissione nell’aria di CVM, l’evento del tutto transitorio, non aveva avuto proporzioni straordinarie  e la sua esposizione ad alte dosi per una breve durata non è stato giudicato, dalla migliore scienza, tale da mettere in pericolo l’incolumità personale.

Corte appello Venezia sez. III, 01/02/2017, n.3417

Esposizione a sostanze tossiche e obblighi del datore di lavoro

Non è condivisibile la tesi secondo cui, per poter affermare il livello di esposizione ad una sostanza tossica, occorrerebbe avere una “stima particolaristica” della esposizione del medesimo; appare evidente, infatti, che detta esposizione può essere ricavata anche da basi indiziarie, quando gli indizi assumano la consistenza di cui all’art. 192, comma 3, c.p.p.

La questione del rispetto dei valori soglia è, invero, fuorviante: non essendovi un valore soglia assolutamente sicuro, quello che si pretende dai datori di lavoro non è la semplice osservanza di valori soglia fissati o normativamente o da agenzie di settore, anche internazionali (che non garantiscono l’incolumità di tutti gli addetti), ma la riduzione dell’esposizione del singolo all’agente pericoloso secondo la migliore tecnologia disponibile.

Corte appello Brescia, 05/02/2016, n.397

Delitti contro l’incolumità pubblica commessi mediante violenza

Ai fini della configurabilità dei delitti contro l’incolumità pubblica commessi mediante violenza, in contrapposizione a quelli commessi “mediante frode”, è necessario e sufficiente che la condotta si realizzi mediante l’impiego di qualsivoglia energia o mezzo, diretto o indiretto, materiale o immateriale, idoneo a superare l’opposizione della potenziale vittima e a produrre l’effetto offensivo senza la cooperazione di quella.

(In motivazione, la Corte ha precisato che è riconducibile alla definizione di violenza l’energia impiegata in un processo produttivo che libera sostanze tossiche e innesca un inarrestabile fenomeno di meccanica diffusione delle stesse, alla cui esposizione non è possibile resistere).

Cassazione penale sez. I, 19/11/2014, n.7941

Prolungata esposizione dei dipendenti alle sostanze tossiche

In tema di omicidio colposo in danno di lavoratori o loro familiari esposti ad amianto e deceduti per tumore polmonare, il nesso causale tra l’esposizione e l’evento infausto può ritenersi dimostrato allorché, applicando leggi scientifiche universali o statistiche ovvero il metodo di giudizio controfattuale, pur non risultando in concreto possibile determinare con esattezza il momento di insorgenza della patologia, si raggiunga comunque la prova che la condotta doverosa omessa avrebbe potuto incidere anche soltanto sul tempo di latenza o sul decorso della malattia.

(Fattispecie nella quale è stata ritenuta la penale responsabilità degli imputati per la prolungata esposizione dei dipendenti alle sostanze tossiche, per la promiscuità lavorativa in ambienti angusti, per l’assenza di strumenti di protezione individuali e per l’omessa adozione di misure di riduzione delle polveri).

Cassazione penale sez. IV, 24/05/2012, n.33311

Attività a contatto con sostanze altamente tossiche

È configurabile l’aggravante del fatto commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro prevista dall’art. 589, comma 2, c.p., quando il datore di lavoro non abbia predisposto misure di protezione a tutela della salute dei lavoratori soggetti all’esposizione a sostanze fortemente tossiche, a seguito della quale gli stessi abbiano contratto patologie tumorali. (Nell’affermare tale principio, con riferimento ad una fattispecie che vedeva coinvolta una azienda produttrice di antiparassitari, la Corte ha respinto la tesi secondo cui non sarebbe ravvisabile l’aggravante de qua per la mancanza di una specifica norma in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro).

Cassazione penale sez. IV, 11/02/2010, n.8641

Esposizione prolungata e incontrollata alle sostanze tossiche

In tema di reati colposi, ai fini della ricostruzione della colpa, la prevedibilità dell’evento dannoso non riguarda soltanto specifiche conseguenze dannose che da una certa condotta possono derivare, ma si riferisce a tutte le conseguenze dannose che possono derivare da una condotta che sia conosciuta come pericolosa per la salute.

(Nella specie, in cui il datore di lavoro era stato chiamato a rispondere del decesso di alcuni lavoratori per patologie tumorali ipotizzate come eziologicamente ricollegate all’esposizione di polveri nocive trattate nell’azienda, la Corte ha ritenuto correttamente formulato il giudizio sulla sussistenza del profilo della prevedibilità, articolato in sede di merito sul fatto che, da epoca ampiamente remota rispetto ai fatti, già risultava dimostrata la grave lesività per la salute dell’esposizione prolungata e incontrollata alle sostanze tossiche suddette, essendo quindi irrilevante che solo in epoca più recente si fossero conosciute altre conseguenze di particolare lesività: onde la sussistenza dell’addebito fondato sull’avere consentita l’esposizione prolungata e incontrollata dei lavoratori alle sostanze tossiche, giacché il mancato o insufficiente utilizzo dei mezzi di protezione e comunque l’omesso controllo comportavano il rischio del tutto prevedibile dell’insorgere di una malattia gravemente lesiva della salute dei lavoratori).

Cassazione penale sez. IV, 11/02/2010, n.8641

Pensione privilegiata

In materia pensionistica privilegiata l’affezione “cardiopatia coronarica” ammette cinque fattori di rischio specifico (ipertensione arteriosa, dislipidemie, fumo, obesità e diabete) e, pertanto, deve essere esclusa la dipendenza dal servizio di meccanico di officina militare che abbia comportato la saltuaria esposizione a sostanze tossiche.

Corte Conti, (Sardegna) sez. reg. gd, 18/03/1996, n.174

Inquinamento ambientale ed esposizione a sostanze tossiche 

L’inquinamento ambientale derivante da fatto penalmente illecito che comporti per i cittadini interessati l’esposizione a quantità imprecisate di sostanze tossiche (nella specie: diossina), prescrizioni e limitazioni alla libertà di azione e di vita in ragione del mutato rapporto con un ambiente contaminato, controlli sanitari sostanzialmente coattivi, attribuisce agli stessi il diritto al risarcimento del danno morale, indipendentemente dalla sussistenza di un danno biologico patrimonialmente apprezzabile, dando luogo ad una sindrome di paura che umilia e comunque condiziona gli abitanti della zona in quanto soggetti sanitariamente a rischio.

Corte appello Milano, 15/04/1994

Esposizione a fattori nocivi e trattamento pensionistico privilegiato

La percezione, in costanza di attività, di compensi e indennità accessorie relative all’esposizione a fattori nocivi non esclude il diritto a percepire il trattamento pensionistico privilegiato dovuto per le conseguenze invalidanti di detta esposizione, in quanto, mentre il compenso ha natura retributiva ed è diretto a compensare il disagio e la gravosità dei servizi in rapporto al contatto con sostanze tossiche, il trattamento di privilegio è un istituto risarcitorio della menomazione dell’integrità personale del dipendente o della sua morte.

Corte Conti, (Sardegna) sez. reg. gd, 30/07/1993, n.261

Defunto militare

Ancorché le epatiti, specie quelle virali, rappresentino un fattore etiologico della cirrosi tra i più sicuri, è da escludere qualsiasi rapporto tra dette infermità qualora non sia dato rilevare che il defunto militare abbia contratto in servizio un’epatite acuta e manchino, nel corso della stessa prestazione, fattori di rischio (es. esposizione all’azione irritativa di sostanze tossiche, di derivazione alimentare o farmacologica ovvero tossinfettiva).

Corte Conti sez. IV, 09/07/1987, n.70964

Morbo di Hodgkin e dipendenza da causa di servizio

Va esclusa la dipendenza da causa di servizio del morbo di Hodgkin qualora il servizio militare non risulti caratterizzato dalla ripetitiva e persistente esposizione a quei fattori (sottoposizione a stress psicofisici, inadeguata ed irregolare alimentazione, esposizione a sostanze chimiche tossiche o batteriche) che – in base agli attuali livelli di conoscenza – si ritiene comportino rischio oncogeno e qualora non venga contratta, in costanza dell’adempimento degli obblighi di servizio, altra infermità suscettibile di creare condizioni isto-patologiche atte a favorire un degeneramento tumorale.

Corte Conti sez. giurisd., 12/12/1986, n.475



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