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Come non farsi aumentare l’assegno di mantenimento

10 Settembre 2019
Come non farsi aumentare l’assegno di mantenimento

Modifica dell’assegno divorzile: le azioni elusive e fraudolente del marito non sono facilmente contestabili.

Quella che vogliamo raccontarvi oggi è una vicenda tipicamente italiana: è la storia di un ‘furbetto’ che, per sopravvivere alle richieste di pagamento dell’ex moglie, ha pensato bene di indebitarsi. Un debito solo apparente, ma necessario a non veder prosciugata buona parte del proprio stipendio. La soluzione adottata dall’uomo è quella in cui spesso si rifugia chi non trova sufficiente tutela nella legge ed è costretto a ricorrere a strumenti alternativi, finzioni o, per dirla con il linguaggio giuridico, “simulazioni”. Tutto nasce da una domanda: come non farsi aumentare l’assegno di mantenimento? La soluzione pratica c’è: è scritta nelle pieghe della legge. E, chiaramente, esiste anche la contromossa dell’avversaria. Ma quest’ultima non è una strada sempre percorribile. Ragion per cui, a volte, il tentativo dà i suoi buoni risultati.

Prima di capire come non farsi aumentare l’assegno di mantenimento, dobbiamo fare una breve premessa. Potresti, infatti, chiederti: come mai l’assegno di mantenimento può aumentare e quando può accadere? Ecco allora i chiarimenti di cui necessiti.

Assegno di mantenimento: può aumentare?

La sentenza che, dopo la separazione o il divorzio, definisce l’ammontare dell’assegno di mantenimento alla moglie può essere soggetta a revisione. Se, infatti, cambiano le condizioni di reddito di uno dei due ex coniugi, è possibile presentare un’istanza al giudice per correggere l’ammontare.

Ecco alcuni casi più semplici.

Silvio viene condannato dal giudice a versare a Carla un assegno mensile di 200 euro, poiché Carla ha già un proprio stipendio di 700 euro per un part-time. Senonché, dopo qualche anno, Carla viene licenziata. Così chiede un aumento dell’assegno al marito. Quest’ultimo sarà tenuto a concederlo nei limiti delle sue capacità reddituali.

Giovanni viene condannato a pagare un assegno divorzile alla sua ex moglie di 400 euro mensili. Giovanni è un assistente vendita, ma dopo tre anni riceve una grossa promozione. Il suo stipendio raddoppia. Così l’ex coniuge chiede al giudice di aumentare l’importo del mantenimento a 800 euro. Il giudice accoglie la richiesta.

Sandra riceve da Raimondo un assegno di 300 euro mensili. Senonché, un giorno, le viene diagnosticata una brutta malattia degenerativa in conseguenza della quale è costretta a lasciare il proprio lavoro e a non poter più svolgere attività. Dovrà spendere gran parte dei propri soldi in medicine. Il marito viene così obbligato dal giudice a integrare l’assegno di mantenimento di altri 200 euro al mese.

Affinché si possa chiedere una revisione dell’assegno di mantenimento, però, devono cambiare sostanzialmente le condizioni economiche di uno dei due coniugi rispetto al momento in cui fu emessa la precedente sentenza di separazione o divorzio. Non è, quindi, possibile presentare il ricorso solo perché non si è soddisfatti della precedente decisione del giudice, nel qual caso, infatti, c’è solo la possibilità di un appello.

Assegno di mantenimento: come non farlo aumentare

Accettata l’idea che l’importo del mantenimento può sempre cambiare, per evitare che ciò avvenga bisogna essere in grado di neutralizzare in tempo le richieste di ridimensionamento dell’importo, lasciando inalterata la proporzione iniziale tra i due redditi. In termini pratici, significa che laddove la moglie dovesse lamentare di essere divenuta più “povera” per circostanze sopravvenute, anche il marito dovrà addurre un corrispondente impoverimento. Ma come?

Alcune persone accendono un mutuo in banca (fino a 10, 20 o addirittura 30 anni), altre ottengono un prestito da una finanziaria con cessione del quinto dello stipendio. In questo modo, l’assunzione del debito implica un impoverimento di cui il giudice deve tenere conto per valutare se accogliere o meno la richiesta dell’ex coniuge di aumento dell’assegno di mantenimento.

Chiaramente, le somme finanziate non dovranno essere depositate sul conto corrente; diversamente, costituirebbero ricchezza valutabile dal giudice. Devono essere spese o spostate su un conto intestato a terzi. C’è chi, a tal fine, pensa a ristrutturare casa; chi rifà il tetto; chi, invece, simula un debito con un’altra persona (ad esempio per un risarcimento) e versa il denaro a quest’ultima che poi, poco alla volta, glielo restituisce in contanti.

La riduzione della busta paga conseguente al prestito non pregiudica la possibilità di un eventuale pignoramento dello stipendio (il cui quinto pignorabile viene sempre calcolato al lordo di eventuali rate da corrispondere all’istituto di credito o altri quinti ceduti volontariamente), ma per arrivare al pignoramento è prima necessario accertare l’inadempimento.

L’azione di difesa della ex moglie

L’ex moglie può sempre dimostrare l’intento simulatorio degli atti compiuti dal coniuge avviando quella che, tecnicamente, viene chiamata azione revocatoria (va esercitata entro cinque anni dall’atto da revocare).

La Cassazione ha ritenuto che laddove il peggioramento delle condizioni economiche del coniuge obbligato risulta strumentale o, addirittura, simulato (l’obbligato aveva ceduto la sua azienda alla giovanissima segretaria e nipote che lo aveva poi assunto come responsabile tecnico) la richiesta di revisione del mantenimento presentata dall’ex coniuge va accolta.

Ma l’onere della prova dell’intento simulatorio spetta all’altro contigue e, di certo, si tratta di un compito tutt’altro che facile. Difficile dimostrare, ad esempio, che la ristrutturazione non fosse necessaria.

La nuova relazione

Secondo la giurisprudenza, l’ex moglie perde completamente l’assegno di mantenimento se inizia una relazione stabile con un’altra persona. Non c’è bisogno che si risposi. Basta la semplice convivenza. Alcune sentenze hanno ritenuto superflua anche la residenza nello stesso luogo se c’è prova che tra i due si è formato un nuovo legame stabile. In tal caso, il marito può mettere un agente investigativo per verificare le nuove relazioni sentimentali dell’ex.

La cessazione dell’obbligo di mantenimento può essere concessa solo se si prova che la nuova convivenza è caratterizzata dalla stabilità e dalla continuità, secondo un modello di vita analogo a quello del matrimonio.



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