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Reato ambientale: ultime sentenze

20 Settembre 2019
Reato ambientale: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: reato ambientale; applicabilità delle sanzioni amministrative per la violazione della normativa paesaggistica; estinzione del reato ambientale; sversamento sul terreno di acqua reflua di tipo industriale; lesione dell’ambiente.

Scarichi di acque reflue industriali senza autorizzazione

Le acque reflue non ricollegabili al metabolismo umano o non provenienti dalla attività domestica hanno carattere industriale e, conseguentemente, il loro sversamento sul terreno integra un reato ambientale. Sulla base di questo ragionamento la Cassazione ha confermato la condanna inflitta al rappresentante di una società di autolavaggio che scaricava al suolo le acque sporche attraverso un tubo sottotraccia.

Per la Corte, tale condotta integra il reato di cui all’articolo 137 del codice unico ambientale, in quanto gli impianti di autolavaggio hanno natura di insediamenti produttivi e non civili “in considerazione della qualità inquinante dei reflui, diversa e più grave rispetto a quella dei normali scarichi da abitazioni, e per la presenza di residui quali oli minerali e sostanze chimiche contenute nei detersivi e nelle vernici eventualmente staccatesi da vetture usurate”.

Cassazione penale sez. III, 21/07/2016, n.51889

Reato di inquinamento ambientale

Ai fini dell’integrazione del reato di inquinamento ambientale, di cui all’art. 452-bis c.p., introdotto dalla l. n. 68 del 2015, il requisito dell’abusività della condotta sussiste qualora essa si svolga nell’inosservanza delle prescrizioni delle autorizzazioni, il che si verifica non solo allorché tali autorizzazioni manchino del tutto (cosiddetta attività clandestina), ma anche quando esse siano scadute o palesemente illegittime; il concetto di condotta abusiva va, quindi, inteso in senso ampio, anche alla luce della direttiva 2008/99/CE, comprendente non solo quella realizzata in violazione di leggi statali o regionali, ancorché non strettamente pertinenti al settore ambientale, ma anche quella in violazione di prescrizioni amministrative.

Cassazione penale sez. III, 21/09/2016, n.46170

Domanda di compatibilità paesaggistica: estingue il reato ambientale?

La domanda di compatibilità paesaggistica ex art. 1 commi 37 ss., l. 15 dicembre 2004 n. 308 rileva ai soli fini del conseguimento di un condono penale, con effetti di estinzione del reato ambientale, ferma restando l’applicazione delle sanzioni amministrative; ciò si desume dalla lettera stessa della legge (cfr. art. 1, comma 37, cit.), la quale ha riguardo ai soli effetti penali, senza menzionare in alcun modo quelli amministrativi, sia dalla mancanza di norme di coordinamento con la disciplina in materia di condono edilizio, che è la risultante di un complesso bilanciamento di interessi, con plausibile limitazione dell’operatività del condono, nelle aree vincolate, alle sole opere conformi alle previsioni urbanistiche.

Consiglio di Stato sez. VI, 28/06/2016, n.2843

Estinzione del reato ambientale

Quanto alla rappresentata esigenza di esitare preventivamente l’istanza di accertamento di compatibilità paesaggistica di cui alla legge 308/2004, sarà sufficiente ricordare che la giurisprudenza, ivi inclusa quella fin qui richiamata, è attestata nel ritenere che, nel vigente quadro legislativo, tale accertamento è inteso al conseguimento di un condono penale, con effetti di estinzione del reato ambientale, ferma restando l’applicazione delle sanzioni amministrative; in ogni caso, l’art. 1 comma 37, lettera a), circoscrive l’applicazione del beneficio alle tipologie edilizie previste e assentite ‘dagli strumenti di pianificazione paesaggistica’.

T.A.R. Salerno, (Campania) sez. II, 27/02/2015, n.452

Inquinamento idrico

In tema di inquinamento idrico, al reato di scarico di acque reflue industriali senza autorizzazione non è applicabile la circostanza attenuante del danno patrimoniale di particolare tenuità di cui all’art. 64, n. 4, c.p. perché la stessa è incompatibile con la natura contravvenzionale e di pericolo della fattispecie di cui all’art. 137 d.lg. n. 152 del 2006, rispetto alla quale non trova applicazione nemmeno la diminuente di cui all’art. 62, n. 6, c.p. in caso di successivo rilascio dell’autorizzazione, in quanto il conseguimento del titolo abilitativo non comporta di per sé l’eliminazione o l’attenuazione delle conseguenze del reato ambientale, avendo solo l’effetto di rendere lecita la condotta successiva.

Cassazione penale sez. III, 02/10/2014, n.3199

Condono ambientale 

I procedimenti di condono “ex lege” n. 326 del 2003 e quelli di condono ambientale “ex lege” n. 308 del 2004 sono del tutto autonomi in quanto disciplinati da fonti normative distinte e governati da presupposti ed effetti tra loro eterogenei. Nello specifico, il mini – condono ex l. n. 308 del 2004 ha effetti solo in ambito penale, estinguendo il reato ambientale, mentre non esplica effetti per quanto riguarda l’applicabilità del condono e delle sanzioni amministrative.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VII, 07/06/2013, n.3034

Mini condono paesaggistico e reato ambientale

Il c.d. mini condono paesaggistico di cui alla l. n. 308 del 2004 ha effetti solo nell’ambito penale, estinguendo il reato ambientale, mentre non esplica effetti per quanto riguarda l’applicabilità delle sanzioni amministrative, per violazione della normativa paesaggistica, comprese quelle demolitorie.

L’istanza di accertamento di compatibilità paesaggistica dell’intervento realizzato, presentata ai sensi dell’art. 1 commi 37 e 39, l. 15 dicembre 2004 n. 308 ha rilievo ai soli fini di estinzione del reato penale, ferma restando l’applicazione delle sanzioni amministrative e fermo, in ogni caso, che la norma circoscrive l’applicazione del beneficio alle tipologie edilizie previste e assentite dagli strumenti di pianificazione paesaggistica

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. IV, 03/01/2013, n.90

Domanda di accertamento di compatibilità paesaggistica

La presentazione di una domanda di accertamento di compatibilità paesaggistica ai sensi della l. n. 308 del 2004 permette di conseguire solo una sanatoria ai fini penali, con estinzione del reato ambientale scaturente dalla fattispecie di abusiva edificazione, ferma rimanendo, tuttavia, l’applicabilità delle sanzioni amministrative.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VII, 06/09/2012, n.3775

Danno ambientale e prova del pregiudizio non patrimoniale 

Il risarcimento del danno non patrimoniale conseguente alla lesione dell’ambiente, non presuppone che il responsabile sia condannato per reato ambientale, in quanto il danno non patrimoniale, conseguente all’ingiusta lesione di un interesse costituzionalmente garantito, quale è l’ambiente, non è soggetto, ai fini della risarcibilità, al limite derivante dalla riserva di legge correlata all’art. 185 c.p. e non presuppone, pertanto, la qualificabilità del fatto illecito come reato, giacché il rinvio ai casi in cui la legge consente la riparazione del danno non patrimoniale ben può essere riferito, dopo l’entrata in vigore della Costituzione, anche alle previsioni della legge fondamentale, in tema di diritti inviolabili relativi alla persona non aventi natura economica.

Cassazione civile sez. III, 10/10/2008, n.25010

Tutela giuridica del paesaggio

In tema di protezione delle bellezze naturali il generico rinvio all’art. 20 l. 28 febbraio 1985 n. 47, effettuato dall’art. 181 d.lg. 22 gennaio 2004 n. 42, che ha sostituito l’art. 163 d.lg. 29 ottobre 1999 n. 490, allo scopo di individuare la sanzione applicabile alla esecuzione di opere in assenza dell’autorizzazione, deve intendersi a quella fissata dalla lett. c) del citato art. 20, non essendo possibile, attesa la differenza sostanziale della tutela giuridica del paesaggio rispetto alla disciplina edilizia per la diversità di scopi, di presupposti e di oggetto, alcuna trasposizione di istituti tra le due discipline ed, in particolare, il trasferimento di un regime sanzionatorio graduato in relazione a varie tipologie di interventi edilizi al reato ambientale, per il quale il “vulnus” all’assetto paesaggistico non è dipendente dall’entità e dal grado di tali

Cassazione penale sez. III, 20/06/2006, n.23696



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