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Maltrattamenti in famiglia: ultime sentenze

20 Settembre 2019
Maltrattamenti in famiglia: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: maltrattamenti in famiglia; umiliazioni imposte alla vittima; atteggiamenti prevaricatori; percosse, lesioni, ingiurie, esercizio reiterato di minacce e restrizioni della libertà di movimento; dichiarazioni delle persone offese.

Quando si configura il reato di maltrattamenti in famiglia? Sussiste anche quando nella condotta dell’agente si riscontrano periodi di normalità e di accordo con la vittima? Occorre il requisito della convivenza? Per avere maggiori informazioni, leggi le ultime sentenze contenute in questo articolo.

Maltrattamenti in famiglia in presenza del minore

In tema di maltrattamenti in famiglia non vi è continuità normativa tra l’aggravante di aver commesso il fatto in danno di un minore e l’aggravante (comune) di aver commesso il fatto alla presenza di un minore (che è fattispecie più severa, dunque inapplicabile retroattivamente); in caso di maltrattamento commesso alla presenza del minore, dunque, è possibile sospendere l’esecuzione della pena.

Cassazione penale sez. I, 24/01/2019, n.12653

Reato di maltrattamenti in famiglia: cos’è?

Il delitto di maltrattamento in famiglia resta integrato da una serie di atti lesivi dell’integrità fisica o della libertà o del decoro del soggetto passivo nei confronti del quale viene così posta in essere una condotta di sopraffazione sistematica tale da rendere particolarmente dolorosa la stessa convivenza, dovendo poi l’elemento psichico concretizzarsi nella volontà dell’agente di avvilire e sopraffare la vittima unificando i singoli episodi di aggressione alla sfera morale e materiale di quest’ultima, non rilevando, nella natura abituale del reato, che durante il lasso di tempo considerato siano riscontrabili nella condotta dell’agente periodi di normalità e di accordo con il soggetto passivo.

Cassazione penale sez. VI, 20/11/2018, n.761

Scontri tra genitori e violenza passiva verso i figli

È  configurabile il delitto di maltrattamenti in famiglia ex art. 572 c.p. se la conflittualità tra i genitori coinvolge indirettamente anche i figli quali involontari spettatori delle feroci liti e dei brutali scontri che si svolgono all’interno delle mura domestiche.

Cassazione penale sez. VI, 23/02/2018, n.18833

Maltrattamenti in famiglia: è necessario il requisito della convivenza?

È configurabile il reato di maltrattamenti in famiglia anche nei confronti del coniuge separato che attraverso persecuzioni telefoniche, ingiurie, minacce e violenze private, ha reso “abitualmente dolorosa” la relazione con la moglie e i figli. Lo ha stabilito la Cassazione affermando che il reato di cui all’articolo 572 del Cp scatta a prescindere dal requisito della convivenza e, quindi, anche per i non conviventi legati da vincoli che nascono dal coniugio o dalla filiazione.

Per la Corte “il reato persiste anche in caso di separazione legale tenuto conto del fatto che tale stato, pur dispensando i coniugi dagli obblighi di convivenza e fedeltà, lascia tuttavia integri i doveri di reciproco rispetto, di assistenza morale e materiale nonché di collaborazione”.

E ciò trova conferma anche nella novella dell’articolo 612-bis del Cp che, nel prevedere una forma aggravata del reato di atti persecutori ove questi siano rivolti nei confronti del coniuge separato, “genera un concorso apparente di norme con il reato previsto dall’art. 572 c.p. ogni volta che, come nel caso di specie, gli atti di maltrattamento siano rivolti nei confronti del coniuge separato“.

Cassazione penale sez. VI, 13/12/2017, n.3356

Maltrattamenti in famiglia tra ex conviventi con figli

La cessazione della convivenza more uxorio non esclude la configurabilità di condotte di maltrattamento tra i componenti della coppia ex art. 572 c.p. quando il rapporto personale di fatto sia stato il risultato di un progetto di vita fondato sulla reciproca solidarietà ed assistenza, la cui principale ricaduta non può che essere il derivato rapporto di filiazione e, pertanto, la permanenza del complesso di obblighi verso il figlio, per il cui adempimento la coppia, anche se non più convivente, è chiamata a relazionarsi sulla base del permanere dei doveri di collaborazione e di reciproco rispetto.

Cassazione penale sez. VI, 20/04/2017, n.25498

Maltrattamenti in famiglia e convivenza di fatto 

La convivenza di fatto tra imputato e persona offesa può essere elemento sufficiente per riscontrare la sussistenza del reato di maltrattamento in famiglia.

Cassazione penale sez. VI, 19/04/2017, n.31595

Comportamenti vessatori abituali

Il reato di maltrattamenti in famiglia, di cui all’art. 572 c.p., è un reato abituale caratterizzato dalla presenza di una serie di fatti, per lo più commissivi, ma anche omissivi, che, isolatamente considerati potrebbero anche essere non punibili o non perseguibili, ma che, invece, acquistano rilevanza penale per effetto della loro reiterazione nel tempo.

Tali episodi integranti un comportamento abituale devono rendere manifesta l’esistenza di un programma criminoso animato da una volontà unitaria di vessare il soggetto passivo con la consapevolezza del soggetto agente di persistere in una condotta vessatoria. Nel caso di specie, il tribunale ha ritenuto sussistenti gli episodi di sopraffazione e la consapevolezza da parte dell’agente dell’oppressione della personalità della sua convivente causata dai suoi comportamenti, al punto tale che la persona offesa si era isolata totalmente nei rapporti familiari.

Tribunale Taranto sez. I, 30/01/2017, n.141

Maltrattamenti in famiglia: è reato abituale?

Il reato di maltrattamenti in famiglia, configurando un’ipotesi di reato abituale, si consuma nel momento e nel luogo in cui le condotte poste in essere divengono complessivamente riconoscibili e qualificabili come maltrattamenti; fermo restando che, attesa la struttura persistente e continuativa del reato, ogni successiva condotta di maltrattamento compiuta si riallaccia a quelle in precedenza realizzate, saldandosi con esse e dando vita ad un illecito strutturalmente unitario; ne deriva che il termine di prescrizione decorre dal giorno dell’ultima condotta tenuta.

Cassazione penale sez. VI, 04/11/2016, n.52900

Danno di persona non convivente

È configurabile il delitto di maltrattamenti in famiglia anche in danno di persona non convivente o non più convivente con l’agente, quando quest’ultimo e la vittima siano legati da vincoli nascenti dal coniugio o dalla filiazione.

(In motivazione, la S.C. ha altresì precisato che la convivenza non rappresenta un presupposto della fattispecie e, pertanto, quanto al rapporto tra i coniugi, la separazione legale non esclude il reato quando le condotte persecutorie incidano sui vincoli di reciproco rispetto, assistenza morale e materiale, nonché di collaborazione, che permangono integri anche seguito della cessazione della convivenza).

Cassazione penale sez. II, 05/07/2016, n.39331

Maltrattamenti in famiglia e sfruttamento

Le condotte che, alternativamente o congiuntamente, costituiscono la fattispecie criminosa di riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù hanno tutte in comune lo stato di sfruttamento del soggetto passivo, ed implicano per loro natura il maltrattamento con il soggetto passivo, a prescindere dalla percezione che questi ne abbia, sicché non può ritenersi, in ragione del principio di consunzione, il concorso con il reato di maltrattamenti in famiglia, che può invece ritenersi sussistente solo nel caso di assenza di una condizione di integrale asservimento ed esclusiva utilizzazione del minore ai fini di sfruttamento economico, quando la condotta illecita sia continuativa e cagioni al minore sofferenze morali e materiali.

Cassazione penale sez. V, 19/02/2016, n.15632

Convivenza e condotte illecite

Il delitto di maltrattamenti in famiglia deve ritenersi configurabile anche ove le condotte illecite siano poste in essere nei confronti del convivente more uxorio; è necessario, ai fini di tale configurazione, che il rapporto tra i soggetti coinvolti, benché soltanto di fatto, sia connotato da stabilità e reciproca assistenza e protezione.

(Nella specie, il fatto che l’imputato e la parte offesa successivamente alla nascita della figlia avessero deciso di convivere e avessero preso in locazione una casa familiare nonché la circostanza che l’imputato, ancorchè si fosse reso protagonista di frequenti allontanamenti dalla casa familiare, avesse continuato a pagare il canone di locazione le quote condominiali e le bollette relative alle utenze dell’abitazione, costituivano elementi che inducevano a ritenere sussistente un comune intento della coppia di iniziare e proseguire una stabile convivenza con caratteristiche della famiglia di fatto, cioè a dire un progetto di vita basato sulla reciproca solidarietà ed assistenza).

Cassazione penale sez. II, 17/02/2016, n.8401

Delitto di maltrattamenti in famiglia: quando si configura?

Il delitto di maltrattamenti in famiglia non è integrato soltanto dalle percosse, lesioni, ingiurie, minacce, privazioni e umiliazioni imposte alla vittima, ma anche dagli atti di disprezzo e di offesa alla sua dignità, che si risolvano in vere e proprie sofferenze morali, quali ad esempio, come nel caso de quo, la costrizione della moglie a sopportare la presenza di una concubina.

Cassazione penale sez. VI, 30/05/2019, n.35677

Flagranza del reato di maltrattamenti in famiglia: requisiti

È configurabile lo stato di flagranza del reato di maltrattamenti in famiglia allorchè il singolo episodio lesivo non risulti isolato, ma si ponga inequivocabilmente in una situazione di continuità rispetto a comportamenti di reiterata sopraffazione direttamente percepiti dagli operanti.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che correttamente era stata desunta la flagranza del reato sulla base della constatazione da parte delle forze dell’ordine delle condizioni dell’abitazione, delle modalità con le quali era stato richiesto l’intervento d’urgenza, delle condizioni soggettive della persona offesa, costretta a rifugiarsi presso una vicina per sottrarsi all’aggressione del figlio il quale, anche alla presenza degli agenti, non aveva esitato ad inveire contro la madre, ingiuriandola con epiteti vari).

Cassazione penale sez. VI, 16/01/2019, n.7139

Minacce e privazione della funzione genitoriale

Integra il delitto maltrattamenti in famiglia, oltre che l’esercizio reiterato di minacce e restrizioni della libertà di movimento di una donna componente del gruppo familiare, anche la sostanziale privazione della sua funzione genitoriale, realizzata mediante l’avocazione delle scelte economiche, organizzative ed educative relative ai figli minori e lo svilimento, ai loro occhi, della sua figura morale.

Cassazione penale sez. V, 25/03/2019, n.21133

Sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia

Non è configurabile il rapporto di specialità tra il delitto di maltrattamenti in famiglia e quello di sequestro di persona, giacché sono figure di reato dirette a tutelare beni diversi e poi, l’uno, è integrato dalla condotta di programmatici e continui maltrattamenti psico-fisici ai danni di famigliari e, l’altro, da quella di privare taluno della libertà personale; sicché il reato di sequestro di persona è assorbito in quello di maltrattamenti in famiglia previsto dall’art. 572 c.p., soltanto quando le condotte di arbitraria compressione della libertà di movimento della vittima non sono ulteriori ed autonome rispetto a quelle specificatamente maltrattanti.

Cassazione penale sez. V, 11/03/2019, n.14995

Atti persecutori e maltrattamenti in famiglia: quando sussiste concorso formale

È operativo il divieto del “ne bis in idem” determinato dal giudicato, anche ove si reputi che tra le due fattispecie, di atti persecutori e maltrattamenti in famiglia, sussista un rapporto di concorso formale di reati. Ai fini della preclusione in questione, l’identità del fatto deve essere valutata in relazione al concreto oggetto del giudicato e della nuova incriminazione, senza confrontare gli elementi delle fattispecie astratte di reato.

Pertanto, a prescindere dalla natura dei rapporti tra la fattispecie di atti persecutori e di maltrattamenti in famiglia – concorso apparente di norme per specialità o per consunzione, o concorso formale – la pronuncia di una sentenza irrevocabile in ordine a una delle due figure di reato che abbia avuto a oggetto il medesimo fatto storico rilevante per l’altra, preclude necessariamente l’esercizio o la prosecuzione dell’azione penale in relazione a quest’ultima.

Cassazione penale sez. V, 15/02/2019, n.24445

Percosse e minacce

Se il reato di maltrattamenti in famiglia assorbe i delitti di percosse e minacce anche gravi, la condotta minacciosa costituisce una particolare modalità attraverso cui viene a realizzarsi la fattispecie di maltrattamento.

A maggior ragione ciò è vero allorché, come nel caso di specie, le contestate minacce, originariamente previste in un’autonoma imputazione, siano finalizzate proprio al maltrattamento, evenienza chiaramente evincibile laddove era stata anche contestata l’aggravante della connessione teleologica ex art. 61, n. 2 c.p.

Cassazione penale sez. VI, 12/02/2019, n.16855

Maltrattamenti in famiglia: l’opposizione della vittima esclude il reato?

In tema di maltrattamenti in famiglia, il reato deve ritenersi sussistente, sotto l’aspetto materiale, tutte le volte in cui, lungi dal rappresentare espressione di episodiche manifestazione di atteggiamenti prevaricatori, le condotte di uno dei componenti del nucleo familiare, pur se intervallate nel tempo e persino se contrastate, ma infruttuosamente, dalla vittima, abbiano finito per concretare una stabile alterazione di quelle relazioni e, così, per comportare una sostanziale compromissione della dignità morale e fisica della persona offesa.

Cassazione penale sez. VI, 07/02/2019, n.8312

La condanna di maltrattamenti in famiglia

La commissione, da parte dello straniero, del reato di maltrattamenti in famiglia osta al rilascio del permesso di soggiorno per lungo periodo, anche nel caso in cui la relativa condanna non sia definitiva.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. II, 04/02/2019, n.169

Maltrattamenti in famiglia e danni del minore

Non costituisce titolo ostativo alla sospensione dell’ordine di esecuzione di pene detentive ai sensi dell’art. 656, comma 9, lett. a), c.p.p. il delitto di maltrattamenti in famiglia aggravato ex art. 61, n. 11-quinquies, c.p. per essere stato il fatto commesso in presenza di un minore di anni quattordici, atteso che non sussiste continuità normativa tra detto delitto e l’ipotesi aggravata di maltrattamenti in danno di un minore di anni quattordici, contemplata dal previgente art. 572, comma 2, c.p., al quale la suddetta lett. a) seguita a fare formale rinvio.

Cassazione penale sez. I, 24/01/2019, n.12653

Violenze, offese e umiliazioni reciproche

In tema di maltrattamenti in famiglia, integra gli estremi del reato la condotta di chi infligge abitualmente vessazioni e sofferenze, fisiche o morali, a un’altra persona, che ne rimane succube, imponendole un regime di vita persecutorio e umiliante, che non ricorre qualora le violenze, le offese e le umiliazioni siano reciproche, con un grado di gravità e intensità equivalenti.

Cassazione penale sez. VI, 23/01/2019, n.4935

Maltrattamenti in famiglia: attendibilità della persona offesa

L’attendibilità della persona offesa per la quale è necessario un riscontro più rigoroso se è portatrice di interessi, nel reato di maltrattamenti in famiglia, per il quale in genere il riscontro non può essere fatto attraverso altre testimonianze perché consumato in genere nell’intimità della vita domestica, è necessario valorizzare elementi idonei a confortare la credibilità del narrato.

(Nel caso di specie, le dichiarazioni delle persone offese del reato di maltrattamenti in famiglia erano intrinsecamente attendibili, analitiche e prive di contraddizioni, nè erano emersi, durante il dibattimento, elementi che consentivano di dubitare della credibilità delle stesse).

Tribunale Torre Annunziata, 18/12/2018, n.2803

Maltrattamenti in famiglia e separazione legale

È configurabile il delitto di maltrattamenti in famiglia anche in danno di persona non convivente o non più convivente con l’agente, quando quest’ultimo e la vittima siano legati da vincoli nascenti dal coniugio o dalla filiazione, atteso che la convivenza non rappresenta un presupposto della fattispecie e, pertanto, quanto al rapporto tra i coniugi, la separazione legale non esclude il reato quando le condotte persecutorie incidano sui vincoli di reciproco rispetto, assistenza morale e materiale, nonché di collaborazione, che permangono integri anche seguito della cessazione della convivenza.

Cassazione penale sez. VI, 05/12/2018, n.6506



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