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Eutanasia: ecco i paesi in cui è legale “la dolce morte”

4 Novembre 2014
Eutanasia: ecco i paesi in cui è legale “la dolce morte”

Nel nostro paese è vietata l’eutanasia: sono una trentina in tutto gli italiani che ogni anno vanno in Svizzera per non fare più ritorno.

In Italia, chi aiuta un malato terminale a morire rischia una condanna fino a dodici anni di carcere.

Nel nostro paese, infatti, l’eutanasia attiva (per la definizione, controlla la nota [1]) è assimilabile all’omicidio volontario [2] e, dunque, aiutare anche un genitore o un figlio in fase terminale a morire costituisce un reato.

Anche qualora il malato sia consenziente, non è permesso favorire l’eutanasia poiché il codice penale [3] sanziona l’omicidio del consenziente con la reclusione da sei a quindici anni.

L’eutanasia passiva (per la definizione, controlla la nota [1]) può essere invece praticata in ambito ospedaliero solo nei casi di morte cerebrale. Devono comunque essere interpellati i parenti dell’interessato; è necessaria inoltre la presenza e il permesso scritto del primario, del medico curante e di un medico legale. In caso di parere discordante fra medici e parenti la decisione spetta al giudice.

A livello internazionale, invece, il panorama normativo è dei più variegati.

In Olanda l’eutanasia è stata legalizzata nel duemila. Tale procedura è praticabile a condizione che sia il paziente a richiederla al proprio medico. La richiesta deve essere formalizzata per iscritto e accompagnata dalla compilazione di un questionario di cinquanta domande. La “dolce morte” è praticabile solo ai malati terminali, previa comunicazione alle autorità competenti. A partire dal 2004, l’eutanasia ha trovato applicazione anche per bambini di età inferiore ai dodici anni per i quali, però, è necessaria l’autorizzazione dei genitori.

Nella Confederazione Elvetica, è previsto e tollerato il suicidio assistito, attuato in strutture private all’esterno delle istituzioni medico-ospedaliere.

In Portogallo, non è consentito praticare le tecniche di eutanasia attiva e passiva, ma il Consiglio Etico, in casi di estrema gravità, può autorizzare l’interruzione dei trattamenti terapeutici.

In Belgio, dal duemiladue è in vigore una legge che disciplina l’eutanasia, a condizione che la domanda dell’interessato sia conseguente ad uno stato di “costante ed insopportabile sofferenza fisica e psichica”.

Nei paesi scandinavi, il panorama è abbastanza omogeneo: in Svezia, l’eutanasia attiva è vietata, ma è tollerato il suicidio assistito. In Finlandia e in Norvegia l’eutanasia passiva è legale a condizione che l’interessato presenti un’apposita istanza (o che essa sia presentata da  prossimo congiunto se l’interessato si trova in stato di incoscienza).

In Germania, il suicidio assistito è tollerato e praticato, purché il malato sia capace di intendere e di volere e ne faccia esplicita richiesta; è proibita invece l’eutanasia attiva.

In Francia, la recente legge dell’aprile duemilacinque relativa ai diritti dei malati terminali riconosce loro la possibilità di richiedere una “degna morte”: sono praticabili le cure palliative e l’eutanasia passiva. Resta vietata la possibilità di praticare l’eutanasia attiva.

Nel Regno Unito, l’eutanasia è assimilata all’omicidio, sebbene non mancano alcune pronunce difformi adottate da corti locali.

In Ungheria, è ammessa la sola eutanasia passiva su richiesta dell’interessato.

Negli Stati Uniti d’America, la Corte Suprema ritiene legittima l’eutanasia passiva e il governo federale ha autorizzato i singoli stati a regolamentare tale materia.

In Canada, l’eutanasia è vietata ma, in alcune province, è tollerata la forma passiva.

In Colombia, l’eutanasia non è disciplinata dalla legge, ma di fatto è legittimo praticarla sulla base di alcune pronunce grazie della Corte Costituzionale.

In Cina, dal 1998, gli ospedali sono autorizzati dalla legge a praticare l’eutanasia ai malati terminali.

di GIORGIA MARIA CALABRO’


note

[1] L’eutanasia – letteralmente buona morte  – consiste nel procurare la morte di un individuo la cui qualità della vita sia compromessa in modo permanente da una malattia, menomazione o condizione psichica.

L’eutanasia è attiva diretta quando il decesso è provocato tramite la somministrazione di farmaci che inducono la morte. L’eutanasia è attiva indiretta quando l’impiego di mezzi per alleviare la sofferenza causa, come effetto secondario, la diminuzione di tempi di vita. L’eutanasia è passiva quando viene interrotto un trattamento medico necessario alla sopravvivenza dell’individuo. l’eutanasia.

[2]Art. 575 cod. pen.

[3] Art 579 cod. pen.


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