L’esperto | Articoli

Misure alternative alla detenzione: ultime sentenze

22 Settembre 2019
Misure alternative alla detenzione: ultime sentenze

Misure alternative alla detenzione; affidamento in prova al servizio sociale; misura alternativa della detenzione domiciliare; concessione di misure alternative alla detenzione. 

Quali sono le misure alternative alla detenzione? La mancata comunicazione del mutamento successivo del domicilio originariamente eletto o dichiarato nell’istanza di misura alternativa alla detenzione ne comporta l’inammissibilità? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze.

Detenzione domiciliare: a chi può essere concessa?

Nonostante un passato contraddistinto da condotte devianti, il giudice può acconsentire alla concessione della misura alternativa della detenzione domiciliare qualora sussistano elementi positivi, rinvenibili nella disponibilità dei familiari di accogliere l’imputato in caso di concessione di misure alternative, una relazione positiva degli Enti a cui è stato affidato il soggetto che certifichi i miglioramenti conseguiti, la valutazione positiva della misura di affidamento già concessa, nonché una valutazione positiva circa la possibilità di intraprendere un percorso di esecuzione della pena esterna.

Sezione Sorveglianza Milano, 16/01/2019, n.348

Detenzione domiciliare speciale

Lo scopo dell’art. 47 -quinquies ord. pen. (il quale prevede l’applicazione della misura alternativa della detenzione domiciliare speciale) è quello di tutelare il soggetto debole, distinto dal condannato e meritevole di protezione, ossia il minore in tenera età per far sì che instauri un rapporto quanto più possibile normale con il genitore condannato.

E affinché si tuteli l’interesse del minore ed esso possa essere recessivo di fronte alle esigenze di protezione della società del crimine occorre che la sussistenza di tali esigenze venga verificato in concreto, anziché in maniera presuntiva così da non consentire al giudice alcun tipo di intervento al riguardo.

Cassazione penale sez. I, 27/03/2019, n.26681

Richiesta di misura alternativa alla detenzione

La richiesta di misura alternativa alla detenzione, ai sensi dell’art. 656 c.p.p., comma 6, deve essere corredata, a pena di inammissibilità, anche se presentata dal difensore, dalla dichiarazione o dalla elezione di domicilio effettuata dal condannato non detenuto. Quanto alle forme dell’elezione/dichiarazione di domicilio, non è richiesta l’adozione di formule sacramentali, essendo solo necessario che l’indicazione esprima con chiarezza la volontà del condannato in ordine al luogo ove egli intende ricevere la notificazione degli avvisi.

Cassazione penale sez. I, 15/01/2019, n.7098

Misure alternative alla detenzione: mancata comunicazione delle variazioni del domicilio

In tema di presentazione di una istanza finalizzata all’ammissione a misure alternative alla detenzione, la normativa codicistica sanziona con l’inammissibilità l’omessa dichiarazione o elezione di domicilio all’atto della presentazione della domanda e non anche l’omessa comunicazione del mutamento successivo del domicilio originariamente eletto o dichiarato.

Cassazione penale sez. I, 05/04/2019, n.18907

Concessione dell’affidamento in prova al servizio sociale: presupposti

Nel concedere l’affidamento in prova al servizio sociale occorre valutare l’idoneità rieducativa della misura alternativa alla detenzione richiesta, la condotta del condannato antecedente e successiva alla commissione dei reati e il processo di revisione critica seguito durante il trattamento penitenziario.

Cassazione penale sez. I, 12/04/2019, n.20798

Affidamento in prova al servizio sociale: è necessaria la continua reperibilità dell’interessato?

L’affidamento in prova al servizio sociale presuppone la continua reperibilità dell’interessato, sia prima dell’applicazione della misura alternativa alla detenzione che nel corso dell’esecuzione della stessa, atteso che soltanto così può valutarsi il comportamento e, segnatamente, l’osservanza delle prescrizioni.

Cassazione penale sez. I, 17/01/2019, n.22442

Rigetto della richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali

In tema di misure alternative alla detenzione, è legittimo il provvedimento di rigetto della richiesta di un condannato di essere ammesso all’affidamento in prova al servizio sociale fondato sulla mancanza di una sua stabile residenza, atteso che detta mancanza impedisce al servizio sociale un costante contatto diretto con il condannato, necessario all’espletamento delle indispensabili funzioni di supporto e controllo che l’art. 47, comma 9, l. 26 luglio 1975, n. 354, demanda al servizio medesimo.

Cassazione penale sez. I, 17/05/2019, n.27347

Provvedimento di sospensione della pena

In virtù del principio “tempus regit actum”, secondo cui la validità degli atti è regolata dalla legge in vigore al tempo della loro formazione, il provvedimento di sospensione dell’esecuzione della pena, legittimamente emesso ai sensi dell’art. 656 c.p.p., non può essere revocato per effetto del sopravvenire di una legge che ampli il catalogo dei reati ostativi alla sospensione di cui all’art. 4-bis l. 26 luglio 1975, n. 354, qualora il condannato abbia già fatto richiesta di concessione di misure alternative alla detenzione, atteso che, con detta richiesta, si sono ormai realizzati gli elementi essenziali dell’atto processuale a carattere complesso che si compone, in sequenza, della sospensione dell’esecuzione, della proposizione dell’istanza di misura alternativa e dalla decisione su di essa del tribunale di sorveglianza.

(Fattispecie relativa a condannato per il delitto di cui all’art. 322 c.p., che aveva ricevuto la notifica dell’ordine di carcerazione, contestualmente sospeso, e presentato domanda di misura alternativa anteriormente all’inserimento dei delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione tra quelli ostativi ex art. 4-bis l. n. 354 del 1975 ad opera della l. 9 gennaio 2019, n. 3).

Cassazione penale sez. I, 03/05/2019, n.25212

Disposizioni sull’esecuzione delle pene detentive

Le disposizioni concernenti l’esecuzione delle pene detentive e le misure alternative alla detenzione non riguardano l’accertamento del reato e l’irrogazione della pene, ma soltanto le modalità esecutive della stessa, non hanno carattere di norme penali sostanziali e pertanto (in assenza di una specifica disciplina transitoria) soggiacciono al principio tempus regit actum, e non alle regole dettate in materia di successione di norme penali nel tempo dall’art. 2 c.p. e dall’art. 25 della Costituzione.

Corte appello Catania sez. II, 22/03/2019

Modalità esecutiva della pena

La disposizione dell’articolo 6, comma 1, lettera b), della legge 9 gennaio 2019 n. 3, laddove ha inserito i reati contro la Pubblica Amministrazione tra quelli “ostativi” ai sensi dell’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975 n. 354, senza prevedere un regime intertemporale, può suscitare fondati dubbi di costituzionalità in relazione ai riverberi processuali sull’ordine di esecuzione, in quanto non più suscettibile di sospensione in forza della previsione dell’articolo 656, comma 9, del codice di procedura penale.

E’ pur vero, infatti, che secondo la giurisprudenza della Cassazione (cfr. sezioni Unite, 30 maggio 2006, PM in proc. A.), le disposizioni concernenti l’esecuzione delle pene detentive e le misure alternative alla detenzione, non riguardando l’accertamento del reato e l’irrogazione della pena, ma soltanto le modalità esecutive della stessa, sono da considerare norme penali processuali e non sostanziali, come tali soggette – in assenza di una specifica disciplina transitoria – al principio del tempus regit actum e non alle regole dettate in materia di successione di norme penali nel tempo dall’articolo 2 del codice penale e dall’articolo 25 della Costituzione.

Ma è anche vero che nella più recente giurisprudenza della Cedu, i concetti di illecito penale e di pena banno assunto una connotazione “antiformalista” e “sostanzialista”, privilegiandosi alla qualificazione formale data dall’ordinamento (all'”etichetta” assegnata), la valutazione in ordine al tipo, alla durata, agli effetti nonché alle modalità di esecuzione della sanzione o della misura imposta. Cosicché, ai fini del rispetto del principio di affidamento del consociato (cfr. articolo 7 della Cedu) circa la “prevedibilità” della sanzione penale, occorrebbe pur sempre avere riguardo non solo alla pena, irrogata, ma anche alla sua esecuzione (la Corte, peraltro, nella specie, non ha ritenuto rilevante la questione di costituzionalità perché non attinente alla sentenza di patteggiamento, oggetto del ricorso, mai alla sua esecuzione, “suggerendo” alla difesa di riproporla in sede di incidente di esecuzione).

Cassazione penale sez. VI, 14/03/2019, n.12541

Misure alternative alla detenzione e dissociazione del detenuto dagli ambienti criminali

In tema di misure alternative alla detenzione, è immune da vizi l’ordinanza del tribunale di sorveglianza che, nel sottoporre a specifico vaglio la valutazione espressa dal Procuratore nazionale o distrettuale antimafia sull’attualità dei collegamenti tra il detenuto e la criminalità organizzata, ai sensi dell’art. 4-bis, comma 3-bis, ord. pen., valorizzi, ai fini del rigetto dell’istanza, l’assenza di dissociazione del detenuto dagli ambienti criminali di appartenenza e la contiguità temporale tra il periodo di detenzione per il quale è richiesto il beneficio e quello di commissione dei fatti oggetto del titolo detentivo. (Fattispecie in tema di liberazione anticipata).

Cassazione penale sez. I, 20/11/2018, n.53394



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube