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Persona indagata: può andare all’estero?

11 Settembre 2019 | Autore:
Persona indagata: può andare all’estero?

La persona sottoposta ad indagini preliminari può espatriare? Quando l’indagato non può lasciare l’Italia? Cos’è il divieto di espatrio?

Le indagini preliminari sono quella fase del procedimento penale dedicata alla raccolta di elementi che possano sostenere l’accusa in tribunale. Detto in altre parole, durante le indagini preliminari la Procura della Repubblica si occupa di rintracciare tutto ciò che può essere utile ad incriminare una persona sospettata di aver commesso un crimine. Allo stesso modo, però, il pubblico ministero dovrà valutare anche gli elementi favorevoli all’indagato, al fine di un’eventuale archiviazione. Un quesito che molte persone si pongono è se una persona indagata può andare all’estero.

Insomma, ci si chiede frequentemente se colui che è indagato possa espatriare oppure, per via delle indagini in corso, sia costretto a rimanere entro confini nazionali. La risposta a questa domanda dipende dal tipo di indagini e, soprattutto, dagli eventuali provvedimenti adottati dal giudice. Se ne vuoi sapere di più su questo argomento, ti consiglio di proseguire nella lettura: vedremo insieme se una persona indagata può andare all’estero.

Persona indagata: chi è?

La persona indagata è colei che si trova sotto la lente della Procura. In buona sostanza, l’indagato è colui che è sospettato di aver commesso un crimine e, pertanto, sono state aperte delle indagini per verificare la fondatezza della notizia di reato.

Ciò che è importante sottolineare è che la persona indagata non è ancora formalmente imputata, nel senso che c’è solamente il sospetto che abbia commesso un reato. Soltanto a seguito del rinvio a giudizio l’indagato diventa imputato.

Come faccio a sapere se sono indagato?

Come fa una persona a sapere di essere indagata? Sembrerebbe una domanda piuttosto banale, ma in realtà non lo è, poiché le indagini preliminari sono coperte dal segreto istruttorio.

La legge [1] stabilisce che gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l’imputato (o l’indagato) non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari.

Tale vincolo grava su tutti i soggetti che sono a conoscenza dell’atto di indagine e assolve alla funzione di proteggere la ricerca della verità rispetto ad atti che possono precludere la genuina acquisizione della prova. Gli atti segreti rimangono tali fino alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari [2].

Se gli atti d’indagine sono coperti da segreto non significa che l’indagato non possa venire a conoscenza, quantomeno, che ci sono delle indagini in corso: ed infatti, la persona sospettata potrebbe essere oggetto di interrogatorio oppure di perquisizione o ispezione, oppure ancora del sequestro di alcuni beni. Insomma, quando l’indagato deve esser coinvolto in prima persona, sicuramente apprenderà che ci sono delle indagini in atto. In caso contrario, egli potrà venire a conoscenza delle indagini preliminari mediante la notifica dell’avviso di conclusione delle stesse.

Un altro metodo per poter sapere se si è indagati o meno è quello di fare apposita richiesta alla Procura della Repubblica [3], la quale rilascia un certificato all’interno del quale vi sono iscritte le eventuali indagini in corso a carico del richiedente (fermo restando la possibilità del p.m. di apporre il segreto anche su questa informazione, per un termine non superiore ai tre mesi).

L’indagato può espatriare?

Veniamo ora al nocciolo della questione: una persona indagata può espatriare? La risposta è tendenzialmente positiva: chi è indagato può liberamente andare all’estero, a meno che non sia stato sottoposto alla misura cautelare del divieto di espatrio. Mi spiego meglio.

Una persona, per il solo fatto di essere indagata, non subisce alcuna limitazione della propria libertà personale: ciò significa che è libero di spostarsi dentro e fuori i confini nazionali. Tuttavia, se il pubblico ministero ritiene di fondamentale importanza che l’indagato non lasci l’Italia, può chiedere al g.i.p. l’emissione di un’ordinanza con cui si applica la misura cautelare del divieto di espatrio [4]: così facendo, il giudice prescrive all’imputato di non uscire dal territorio nazionale senza la sua autorizzazione.

Per dare attuazione a tale provvedimento, l’ordinanza deve essere trasmessa alla questura territorialmente competente affinché provveda al ritiro del passaporto e all’invalidazione della carta d’identità per l’espatrio mediante la relativa annotazione.

Dunque, lo status di indagato non pregiudica alcunché per la persona sottoposta alle indagini, tantomeno la possibilità di lasciare l’Italia, solo per un viaggio oppure per motivi di lavoro, temporaneamente oppure definitivamente, a meno che non ci sia un’apposita ordinanza cautelare.

Quando la persona indagata non può andare all’estero?

La persona indagata non può andare all’estero tutte le volte in cui il giudice ha disposto il divieto di espatrio; ma non solo. Il divieto di espatrio non è l’unica misura cautelare conosciuta dalla legge: ve ne sono molte altre che comportano limitazioni di gran lunga maggiori, come ad esempio gli arresti domiciliari, la custodia cautelare in carcere o l’obbligo di dimora.

È chiaro che, in tutti questi casi, se all’indagato è proibito allontanarsi di casa (arresti domiciliari) oppure dal proprio comune di residenza (obbligo di dimora), o addirittura è fatto obbligo di stare in carcere, per forza di cose non potrà nemmeno espatriare! Nel più sta il meno, come si suol dire.

Per dovere di precisione bisogna dire che in passato la legge stabiliva che, con l’ordinanza che veniva applicata una qualsiasi misura cautelare coercitiva, il giudice disponeva in ogni caso il divieto di espatrio. In pratica, significava che, anche nel caso in cui era stata comminata una misura cautelare che non limitava la libertà di movimento dell’indagato, questi comunque non poteva espatriare.

È il caso, ad esempio, del divieto di dimora [5]: mentre l’obbligo di dimora impone all’indagato di non superare i confini del proprio Comune (e, di conseguenza, di non andare all’estero), il divieto di dimora impone comanda l’esatto contrario, cioè di non dimorare in un determinato luogo.  Lo stesso dicasi per il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa [6], che impedisce all’indagato di avvicinarsi ai posti in genere frequentati dalla vittima.

Ebbene, in casi del genere all’indagato era fatto automaticamente divieto di espatriare, anche se la misura cautelare riguardava altro. Questa disposizione, tuttavia, è stata dichiarata incostituzionale [7]. Possiamo pertanto dire che la persona indagata può andare all’estero, a meno che non sia raggiunto da misura cautelare che gli vieta l’espatrio oppure da altra che, limitando la sua libertà personale, di fatto gli impedisce di espatriare (pensa agli arresti domiciliari, all’obbligo di dimora oppure a quello di presentarsi alla polizia).

note

[1] Art. 329 cod. proc. pen.

[2] Art. 415-bis cod. proc. pen.

[3] Art. 335 cod. proc. pen.

[4] Art. 281 cod. proc. pen.

[5] Art. 283 cod. proc. pen.

[6] Art. 282-ter cod. proc. pen.

[7] Corte Cost., sent. n. 109 del 31 marzo 1994.

Autore immagine: Pixabay.com


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