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Diritti sul lavoro: Costituzione

2 Ottobre 2019
Diritti sul lavoro: Costituzione

La Costituzione italiana ha delineato uno stato sociale con una forte protezione dei lavoratori e delle lavoratrici.

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Questa frase la conosciamo tutti. Si tratta, infatti, del primo articolo della nostra Carta Costituzionale. Il primo articolo di un documento importante come la Costituzione non è casuale ma è una sorta di programma, di motto, di tratto distintivo. Aprire la Costituzione con una frase come quella significa allora affermare che il lavoro è il fondamento dell’intero stato italiano. Per questo la nostra Costituzione è stata definita lavorista. Ma quali sono i diritti sul lavoro previsti dalla Costituzione?

La Costituzione, infatti, non si limita ad affermare dei principi generali o delle norme programmatiche, come appunto l’articolo 1. Accanto alle norme di principio, infatti, ci sono delle norme costituzionali che introducono dei diritti a favore dei lavoratori che sono direttamente efficaci ed applicabili come, ad esempio, il diritto ad una giusta retribuzione.

Cos’è la Costituzione?

Se immaginiamo le varie fonti del diritto come una piramide, la Costituzione si troverebbe al vertice di questa piramide. Tra le varie fonti del diritto, infatti, esiste una gerarchia. Ciò significa che le fonti posizionate in un gradino più basso non possono confliggere con quanto previsto dalle fonti che si trovano nel gradino più alto.

La Costituzione è la norma fondamentale del nostro Paese. Le leggi che vengono emanate dal Parlamento e dalle Regioni devono necessariamente rispettare i principi e le norme della Costituzione. In caso contrario, può essere promosso un giudizio da parte della Corte Costituzionale sulla legittimità costituzionale della norma di legge. Se la Corte reputa che quella norma contrasta con quanto è scritto nella Costituzione può annullare la norma in contrasto, in tutto o in parte.

La Costituzione, dunque, è una sorta di faro che illumina l’intero sistema giuridico. Tutte le norme dell’ordinamento dovrebbero essere emanate in sintonia con i principi enunciati nella Carta Costituzionale.

Dal punto di vista dei diritti dei lavoratori, come abbiamo già accennato, la Costituzione italiana è stata definita lavorista poiché mette il lavoro al centro del sistema, considerandolo il vero pilastro su cui si regge l’intera Repubblica.

Quali sono i diritti sul lavoro previsti dalla Costituzione?

Per capire qual è l’impatto della Costituzione sui rapporti di lavoro occorre introdurre la distinzione tra norme programmatiche e norme precettive. Nella Costituzione, infatti, spesso ci troviamo di fronte a norme meramente programmatiche mentre, in altri casi, le disposizioni in essa contenute sono precettive.

Le norme programmatiche non sono idonee a far nascere direttamente diritti e obblighi in capo ai soggetti, ma sono rivolte a chi deve emanare le leggi e sono, quindi, una sorta di programma, di orizzonte, rivolto al legislatore che, quando emana le leggi, dovrebbe tenere a mente il progetto costituzionale.

Le norme precettive, al contrario, sono già da sole idonee a far nascere direttamente diritti e obblighi in capo ai soggetti. Il cittadino, dunque, può esigere i diritti previsti nelle norme precettive della Costituzione senza dover attendere leggi di attuazione o altro.

Premessa questa distinzione, vediamo quali sono i principali diritti sul lavoro previsti nella Costituzione.

Eguaglianza sostanziale dei lavoratori

La Costituzione afferma che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini [1], impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Questa norma è programmatica e invita il legislatore ad adottare leggi che rimuovano le differenze sociali ed economiche che, di fatto, rendono diverse le opportunità dei cittadini.

Diritto al lavoro

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro [2] e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Per alcuni anni, si è pensato che questa norma fosse precettiva: il cittadino senza lavoro poteva esigere che lo Stato gli desse un lavoro. Successivamente, è prevalsa una diversa interpretazione in base alla quale questa norma è programmatica e invita i poteri pubblici a mettere in campo delle politiche che favoriscano l’occupazione dei cittadini.

Dovere di lavorare 

Il lavoro, nella Costituzione, non è visto solo come un diritto, ma anche come un dovere [3]. La carta afferma, infatti, che ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Tutela del lavoro 

Nella Costituzione è presente una norma di tutela generale del lavoro [4] in base alla quale la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. L’interpretazione prevalente di questa norma è nel senso di tutelare tutte le tipologie di lavoro: non solo il lavoro dipendente ma anche il lavoro autonomo. In questo ambito, si colloca anche l’impegno della Costituzione nella cura della formazione e dell’elevazione professionale dei lavoratori.

La tutela che la Costituzione offre al lavoro travalica anche i confini nazionali e si estende anche agli accordi ed alle organizzazioni internazionali volti ad affermare e regolare i diritti del lavoro nonché al lavoro italiano all’estero. Anche questa è una norma di programma.

Diritto ad una giusta retribuzione

Viene affermato il diritto di ogni lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa [5]. Si tratta di una norma precettiva.

Il dipendente che ritiene di ricevere dal proprio datore di lavoro una retribuzione inferiore alla giusta retribuzione prevista dalla Costituzione può rivolgersi direttamente al giudice del lavoro per verificare se la sua paga è congrua. Nell’effettuare questa valutazione, il giudice del lavoro solitamente assume come parametro di riferimento i minimi salariali previsti dal contratto collettivo nazionale di lavoro del settore in cui opera l’azienda.

Diritto al riposo

La Costituzione prevede che la durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge e che il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, senza la possibilità di rinunziarvi [6].

Tutela della donna lavoratrice 

La Costituzione prevede che la donna lavoratrice [7] ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Inoltre, la Costituzione prevedeva già quel concetto di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro che è oggi molto in voga, stabilendo che le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento da parte della donna della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

Tutela del lavoro minorile

La Costituzione affida alla legge il compito di stabilire il limite minimo di età per il lavoro salariato. Inoltre, afferma che la Repubblica tutela il lavoro dei minori [8] con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione. Si tratta di una norma molto importante visto che nella prima parte del Novecento, in assenza di norme a tutela del lavoro dei fanciulli, l’adibizione al lavoro dei minori era una prassi diffusa con un forte sfruttamento della manodopera infantile.

Diritto alla previdenza ed assistenza sociale 

Questa norma costituzionale introduce lo stato sociale prevedendo che sia lo Stato a tutelare ed assistere la persona che, per un qualche evento della vita, non è in grado di procurarsi da sé le risorse necessarie a vivere con dignità.

In particolare, la norma prevede che ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale [9]. Inoltre, i lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Questa norma è stata attuata con la creazione del sistema di previdenza sociale gestito dall’Inps e dall’Inail che, nelle ipotesi previste dalla Costituzione, erogano delle provvidenze a favore degli aventi diritto come l’indennità di inabilità assoluta al lavoro in caso di infortunio o di malattia professionale, l’indennità di malattia in caso di malattia del dipendente, la pensione di invalidità e vecchiaia, la Naspi (ossia l’attuale indennità di disoccupazione) in caso di perdita involontaria del lavoro da parte del lavoratore. La Costituzione prevede che gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.

Libertà sindacale

La Costituzione, superando il periodo fascista nel quale i sindacati, ad eccezione del sindacato unico fascista, erano illegali, afferma che l’organizzazione sindacale è libera [10]. Ciò significa che il lavoratore è libero di aderire alla sigla sindacale che preferisce oppure di non aderire ad alcun sindacato. La norma costituzionale prevedeva anche la possibilità che i sindacati maggiormente rappresentativi stipulassero contratti collettivi efficaci per tutti i dipendenti. Questa norma, però, non è stata mai attuata e gli attuali Ccnl sono contratti di diritto privato.

Diritto di sciopero

Dopo essere stato perseguito come reato per tutto il periodo fascista, con la Costituzione viene affermato il diritto di sciopero [11] il quale si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano. In particolare, l’unica legge che è stata approvata per regolamentare lo sciopero è quella che disciplina l’esercizio di questo diritto nei cosiddetti servizi pubblici essenziali (scuola, ospedali, trasporti pubblici, etc.). In questi settori, infatti, il diritto dei dipendenti a scioperare deve essere bilanciato con altri diritti fondamentali che lo sciopero, se non regolato, potrebbe mettere in discussione.


note

[1] Art. 3 co. 2 Cost.

[2] Art. 4 co. 1 Cost.

[3] Art. 4 co. 2 Cost.

[4] Art. 35 Cost.

[5] Art. 36 co. 1 Cost.

[6] Art. 36 co. 2 e 3 Cost.

[7] Art. 37 co. 1 Cost.

[8] Art. 37 co. 2 e 3 Cost.

[9] Art. 38 Cost.

[10] Art. 39 Cost.

[11] Art. 40 Cost.


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2 Commenti

  1. Il comportamento del datore di lavoro che sostituisce i lavoratori in sciopero con altri dipendenti assegnandoli a tal fine a mansioni inferiori, costituisce condotta antisindacale, a meno che siffatte mansioni siano marginali e funzionalmente accessorie e complementari rispetto a quelle proprie della posizione dei dipendenti impiegati in sostituzione.

  2. E’ stata proprio la Cassazione a dire che il comportamento antisindacale del datore di lavoro, in relazione ad uno sciopero indetto dai lavoratori, è configurabile allorché il contingente affidamento delle mansioni svolte dai lavoratori in sciopero al personale rimasto in servizio, nell’intento di limitarne le conseguenze dannose, avvenga in violazione di una norma di legge o del contratto collettivo, in particolare dovendosi accertare, da parte del giudice di merito, ove la sostituzione avvenga con lavoratori di qualifica superiore se l’adibizione dei primi a mansioni inferiori avvenga eccezionalmente, marginalmente e per specifiche ed obiettive esigenze aziendali.

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