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Atti persecutori: ultime sentenze

29 Marzo 2021
Atti persecutori: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: irrevocabilità della querela; protezione sussidiaria; minacce reiterate e gravi; ammonimento; misure di prevenzione con finalità dissuasive; comportamento violento.

Messaggi di contenuto persecutorio, ingiurioso o minatorio

Integra il delitto di atti persecutori la reiterata ed assillante comunicazione di messaggi di contenuto persecutorio, ingiurioso o minatorio, oggettivamente irridenti ed enfatizzanti la patologia della persona offesa, diretta a plurimi destinatari ad essa legati da un rapporto qualificato di vicinanza, ove l’agente agisca nella ragionevole convinzione che la vittima ne venga informata e nella consapevolezza, della idoneità del proprio comportamento abituale a produrre uno degli eventi alternativamente previsti dalla norma incriminatrice.

Cassazione penale sez. V, 16/02/2021, n.8919

Atti persecutori: il grave stato di ansia o di paura

In tema di atti persecutori, l’evento tipico del “perdurante e grave stato di ansia o di paura”, che consiste in un profondo turbamento con effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico della vittima, non può risolversi in una sensazione di mero fastidio, irritazione o insofferenza per le condotte minatorie o moleste subìte.

Cassazione penale sez. V, 18/12/2020, n.2555

La remissione di querela

In tema di atti persecutori, è idonea ad estinguere il reato non solo la remissione di querela ricevuta dall’autorità giudiziaria, ma anche quella effettuata davanti ad un ufficiale di polizia giudiziaria, atteso che l’art. 612-bis, comma 4, c.p., facendo riferimento alla remissione “processuale”, evoca la disciplina risultante dal combinato disposto dagli artt. 152 c.p. e 340 c.p.p., che prevede la possibilità effettuare la remissione anche con tali modalità.

Cassazione penale sez. V, 17/12/2020, n.3034

La configurabilità degli atti persecutori

Ai fini della configurabilità del delitto di atti persecutori, che ha natura di reato abituale di danno, non rileva la non punibilità o perseguibilità per difetto di querela dei singoli fatti-reato previsti dalla fattispecie incriminatrice e costituenti l’unitaria sequenza criminosa determinativa di uno degli eventi previsti dall’art. 612-bis cod. pen.

Cassazione penale sez. V, 24/11/2020, n.3776

Disagi e fastidi

In tema di atti persecutori, l’alterazione o il cambiamento delle abitudini di vita, che costituisce uno dei possibili eventi alternativi contemplati dalla fattispecie criminosa di cui all’art. 612-bis c.p., non è integrato dalla percezione di transitori disagi e fastidi nelle occupazioni di vita della persona offesa, ma deve consistere in una costrizione qualitativamente apprezzabile delle sue abitudini quotidiane.

Cassazione penale sez. V, 17/11/2020, n.1541

Ripetuti messaggi minatori notturni

Il delitto previsto dell’art. 612 bis c.p., che ha natura di reato abituale e di danno, è integrato dalla necessaria reiterazione dei comportamenti descritti dalla norma incriminatrice e dal loro effettivo inserimento nella sequenza causale che porta alla determinazione dell’evento, che deve essere il risultato della condotta persecutoria nel suo complesso, anche se può manifestarsi solo a seguito della consumazione dell’ennesimo atto persecutorio, sicché ciò che rileva non è la datazione dei singoli atti, quanto la loro identificabilità quali segmenti di una condotta unitaria, causalmente orientata alla produzione dell’evento. Appare, pertanto, evidente che i singoli segmenti di una condotta unitaria possono essere realizzati anche in una medesima giornata o in una medesima notte (nella specie, le condotte minacciose erano costituite dall’inoltro di una pluralità di messaggi telefonici dal contenuto minatorio, effettuato nella medesima notte).

Cassazione penale sez. V, 13/11/2020, n.2496

Reato di atti persecutori: la querela è irrevocabile?

È irrevocabile la querela presentata per il reato di atti persecutori quando la condotta sia stata realizzata con minacce reiterate e gravi. Infatti, il richiamo contenuto nell’articolo 612-bis, comma 4, del codice penale all’articolo 612, comma 2, del codice penale, quanto ai “modi” di formulazione della minaccia (“la querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi cui all’articolo 612, comma 2, del Cp”) non può intendersi limitato a quelli considerati nell’articolo 339, comma 2 (commessa da più di cinque persone riunite, mediante uso di armi anche soltanto da parte di una di esse, ovvero da più di dieci persone pur senza uso di armi), cui ulteriormente rinvia l’articolo 612, comma 2, del codice penale, posto che non vi sono elementi, di natura letterale o sistematica, che consentano di escludere la gravità delle minacce dalle modalità esecutive richiamate dall’articolo 612-bis in tema di procedibilità del reato.

Tale soluzione interpretativa, inoltre, è in linea con i principi di cui all’articolo 55 della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne, in attuazione della quale la legge 15 ottobre 2013 n. 119 ha Introdotto la disposizione in tema di irrevocabilità della querela.

Cassazione penale sez. V, 19/03/2019, n.15794

Minacce gravi e reiterate

In tema di atti persecutori, quando la condotta sia realizzata mediante minacce gravi e reiterate, non spiega alcun effetto sulla regola di irrevocabilità della querela la modifica del regime di procedibilità del delitto di minaccia grave (art. 612, comma 2, c.p.) introdotta dal d.lg. 10 aprile 2018, n. 36.

Cassazione penale sez. V, 21/02/2019, n.12801

Condotte reiterate in un arco temporale ristretto

Il reato di atti persecutori è integrato anche da singole condotte reiterate in un arco temporale ristretto, a condizione che si tratti di atti autonomi e che la reiterazione di essi, benché temporalmente concentrata, sia eziologicamente connessa con uno degli eventi considerati dall’art. 612-bis c.p.

Cassazione penale sez. V, 08/02/2019, n.19255

Provvedimento di ammonimento

A seguito della denuncia per stalking, la parte denunciante assume la qualità di controinteressata nel giudizio instaurato per l’annullamento del provvedimento di ammonimento, la cui finalità è tipicamente cautelare e preventiva, essendo lo stesso preordinato a che gli atti persecutori non siano più ripetuti.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. I, 28/01/2019, n.198

Protezione sussidiaria e minaccia di atti persecutori

Ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria, affinché possa accogliersi la richiesta, deve sussistere la minaccia di atti persecutori o rischi di danni gravi che riguardino in prima persona il richiedente, non potendo avere rilievo il solo contesto nazionale del paese di provenienza, a meno che nei casi eccezionali di violenza indiscriminata nel Paese di origine causata da un conflitto armato, nel quale caso colui che richiede la protezione sussidiaria non deve provare di essere minacciato personalmente proprio a causa dell’eccezionalità della situazione.

Tribunale Catania sez. I, 01/08/2019

Pubblicazione di foto o messaggi con contenuto denigratorio sui social network 

Integra l’elemento materiale del delitto di atti persecutori la condotta di chi reiteratamente pubblica sui “social network” foto o messaggi aventi contenuto denigratorio della persona offesa – con riferimenti alla sfera della sua libertà sentimentale e sessuale – in violazione del suo diritto alla riservatezza.

Cassazione penale sez. V, 01/03/2019, n.26049

Protezione internazionale e liti tra privati

Le liti tra privati per ragioni proprietarie o familiari non possono essere addotte come causa di persecuzione o danno grave, nell’accezione offerta dal d. lgs. n. 251 del 2007, trattandosi di “vicende private” estranee al sistema della protezione internazionale, non rientrando né nelle forme dello “status” di rifugiato, (art. 2, lett. e), né nei casi di protezione sussidiaria, (art. 2, lett. g), atteso che i c.d. soggetti non statuali possono considerarsi responsabili della persecuzione o del danno grave ove lo Stato, i partiti o le organizzazioni che controllano lo Stato o una parte consistente del suo territorio, comprese le organizzazioni internazionali, non possano o non vogliano fornire protezione contro persecuzioni o danni gravi ma con riferimento ad atti persecutori o danno grave non imputabili ai medesimi soggetti non statuali ma da ricondurre allo Stato o alle organizzazioni collettive di cui all’art. 5 lettera b) del d.lgs n. 251 del 2007.

Cassazione civile sez. VI, 01/04/2019, n.9043

Atti persecutori e misure di prevenzione

L’istituto dell’ammonimento è una misura di prevenzione con finalità dissuasive, finalizzata a scoraggiare ogni forma di persecuzione nel contesto di relazioni affettive e/o sentimentali; il provvedimento di ammonimento assolve ad una funzione tipicamente cautelare e preventiva, in quanto preordinato a impedire che gli atti persecutori siano più ripetuti e cagionino esiti irreparabili.

Inoltre, proprio in ragione del fatto che il procedimento amministrativo di cui all’art. 8 del d.l. n. 11/2009 si muove su un diverso piano (cautelare e preventivo) da quello del procedimento penale per il reato di cui all’art. 612 bis c.p., il provvedimento conclusivo (decreto di ammonimento) presuppone non l’acquisizione di prove tali da poter resistere in un giudizio penale avente ad oggetto un’imputazione per il reato di stalking, bensì la sussistenza di elementi dai quali sia possibile desumere un comportamento persecutorio o gravemente minaccioso che, nel contesto delle relazioni affettive e sentimentali, possa degenerare e preludere a condotte costituenti reato; pertanto, ai fini dell’ammonimento, non occorre che sia raggiunta la prova della commissione del reato, bensì è sufficiente far riferimento ad elementi dai quali sia possibile desumere, con un sufficiente grado di attendibilità, un comportamento persecutorio che ha ingenerato nella vittima un perdurante e grave stato di ansia e di paura.

Analoghe considerazioni valgono per la misura di prevenzione per condotte di violenza domestica prevista dall’art. 3, d.l. n. 93/2013, convertito dalla l. n. 119/2013. Anche tale misura risulta finalizzata a dissuadere dalla commissione di condotte che, pur non potendo risultare in sé, anche episodicamente valutate, non particolarmente gravi, sono comunque idonee a costituire, quando si verificano in un clima connotato da mancanza di serenità familiare e di potenziale violenza fisica, sessuale, psicologica o economica, il sintomo di una situazione passibile di sfociare, se non tempestivamente arginata, in manifestazioni più eclatanti.

Pertanto, posto che il provvedimento di ammonimento di cui all’art. 3  d.l. n. 93/2013 mira non già a sanzionare condotte di violenza domestica idonee a configurare i reati, consumati o tentati, di cui agli artt. 581 (percosse) e 582 (lesioni personali) del c.p., quanto piuttosto a prevenire la commissione di tali reati, ai fini dell’adozione di tale provvedimento non occorre la piena prova della consumazione dei predetti reati, ma è sufficiente che dall’attività investigativa emergano elementi probatori attendibili in ordine all’avvenuto verificarsi del comportamento violento e all’identificazione del suo autore.

T.A.R. Trento, (Lombardia) sez. I, 18/02/2019, n.33

Atti persecutori e arresto in flagranza

È consentito procedere all’arresto in flagranza, ove sia contestato un reato abituale, anche quando il bagaglio conoscitivo del soggetto che procede all’arresto deriva da pregresse denunce della vittima, relative a fatti a cui egli non abbia assistito personalmente, purché tale soggetto assista ad una frazione dell’attività delittuosa, che, sommata a quella oggetto di denuncia, integri l’abitualità richiesta dalla norma, ovvero sorprenda il reo con cose o tracce indicative dell’avvenuta commissione del reato immediatamente prima. (Fattispecie in tema di atti persecutori ex art. 612-bis c.p.).

Cassazione penale sez. V, 03/12/2018, n.7915



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