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Abbandono rifiuti in condominio: cosa comporta?

11 Settembre 2019
Abbandono rifiuti in condominio: cosa comporta?

Come difendersi dai condomini o dagli estranei che lasciano la spazzatura e altro materiale all’interno del cortile o degli altri spazi condominiali.

Capita non di rado di vedere, accanto ai bidoni condominiali della spazzatura, oggetti di ogni specie lasciati dai proprietari o da altri soggetti non autorizzati: pneumatici vecchi, elettrodomestici in disuso, pezzi di carrozzeria o parti di motorini, biciclette, tappetini per auto, bidoni di olio vecchio ed altri rifiuti inquinanti o pericolosi. Si tratta spesso di materiali che non seguono le normali regole sulla raccolta differenziata e che vanno smaltiti in altro modo, ad esempio attraverso il deposito nelle aree ecologiche o la consegna a soggetti qualificati a cura dell’interessato. Ma non tutti hanno la voglia e la pazienza di rispettare le regole e, così, contando sull’impunità, perseguono in tale illecito comportamento. Com’è possibile punire i responsabili? Come può difendersi il condominio, proprietario delle aree su cui viene abbandonata la spazzatura “non autorizzata” e agire affinché non si ripetano più gli episodi?

Certo, si può installare un impianto di videosorveglianza per scoprire il colpevole, ma una volta individuato bisogna comprendere che tipo di azione o procedura intraprendere.

La Corte di Cassazione [1] ha spiegato cosa comporta l’abbandono di rifiuti in condominio. Si tratta di una condotta sanzionabile in diversi modi. Cercheremo di sintetizzarli qui di seguito nel modo più semplice possibile. Ma procediamo con ordine.

Abbandonare rifiuti in condominio è reato?

In base al testo unico in materia ambientale [2], chi raccoglie rifiuti senza autorizzazione è punito:

  • con l’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro se si tratta di rifiuti non pericolosi;
  • con l’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro se si tratta di rifiuti pericolosi.

Questa norma si applica, chiaramente, a prescindere dall’area in cui avviene la raccolta non autorizzata. Per cui vale sia nel caso in cui l’abbandono dei rifiuti avvenga su area pubblica che privata o condominiale.

La disciplina dei rifiuti, contenuta nella normativa appena richiamata, riguarda pertanto anche le parti comuni condominiali utilizzate illecitamente dai condomini per realizzare depositi incontrollati e clandestini di rifiuti.

Proprio su tale comportamento è intervenuta la Cassazione con severità ricordando che le aree pertinenziali del condominio non possono essere asservite, dalla fase di raccolta a quella finale, all’illecito smaltimento di rifiuti.

Ogni condomino è, quindi, tenuto a smaltire i rifiuti speciali in modo conforme alla normativa vigente e non può accatastare il materiale negli spazi condominiali.

Il condominio può difendersi denunciando il responsabile. Basta anche una segnalazione alla polizia o ai carabinieri da parte dell’amministratore o di uno degli altri condomini: trattandosi, infatti, di un reato procedibile d’ufficio non è necessaria la querela.

La Cassazione ha anche precisato che, se il comportamento viene ripetuto più volte – ossia l’abbandono dei rifiuti si svolge in più occasioni – non è neanche possibile disporre l’archiviazione del procedimento penale per “particolare tenuità del fatto” [3], con conseguente certa condanna per il colpevole.

L’azione civile contro chi abbandona rifiuti

Non c’è solo la difesa penale. Chi abbandona rifiuti negli spazi di tutti i condomini si appropria di aree non sue [4] violando la norma del Codice civile [5] secondo cui ciascun condomino può servirsi delle parti comuni, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne ugualmente uso.

Per cui, chi lascia rifiuti anche in un angolo non sta facendo altro che sottrarre tale spazio a tutti gli altri comproprietari, commettendo un illecito civile. Contro di esso si può agire in tribunale attraverso due distinte azioni:

  • una prima azione d’urgenza volta a far rimuovere il materiale a spese dell’interessato;
  • una seconda azione per ottenere il risarcimento del danno.

Senza la previa condanna, da parte del giudice, il condominio non può addebitare i danni al responsabile. Tanto è stato chiarito dalla Cassazione secondo cui: «l’assemblea non può porre a carico del singolo condomino alcun obbligo risarcitorio, né a tale titolo imputargli alcuna spesa. […] Fino a quando l’obbligo risarcitorio del singolo non risulti accertato (il che si verifica, appunto, per effetto del riconoscimento dell’interessato o a seguito della pronunzia del giudice) l’assemblea non può disattendere l’ordinario criterio di ripartizione né disapplicare la tabella millesimale» [6].

Le multe del condominio per chi viola le norme sulla differenziata

La gestione della spazzatura, secondo le regole della raccolta differenziata, può essere curata dallo stesso condominio in bidoni comuni. In tal caso, l’assemblea può autorizzare l’amministratore a comminare multe fino a 200 euro (800 in caso di recidiva) nei confronti del responsabile. Una soluzione di questo tipo, tuttavia, presuppone l’individuazione del responsabile: non ci deve cioè essere incertezza sulla sua identità. Pertanto, è ben possibile, nel rispetto delle norme sulla privacy, adottare un sistema di videosorveglianza.

A tal fine, c’è bisogno di una delibera dell’assemblea di autorizzazione e di un cartello che avvisi i passanti della presenza della telecamera.

note

[1] Cass. sent. n. 36951/2019.

[2] Art. 256 del Dlgs 152/2006.

[3] Art. 131-bis cod. pen.

[4] Art. 1117 cod. civ. 

[5] Art. 1102 cod. civ.

[6] Cass. sent. n. 7890/1999.


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