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Mansioni superiori pubblico impiego: ultime sentenze

21 Novembre 2022
Mansioni superiori pubblico impiego: ultime sentenze

Legittimità di assegnazione delle mansioni superiori e diritto al compenso aggiuntivo.

Pubblico impiego contrattualizzato: il diritto al compenso

In materia di pubblico impiego contrattualizzato, il diritto al compenso per lo svolgimento di fatto di mansioni superiori, da riconoscersi nella misura indicata nell’art. 52, comma 5, d.lg. n. 165 del 2001, non è condizionato alla sussistenza dei presupposti di legittimità di assegnazione delle mansioni o alle previsioni dei contratti collettivi, né all’operatività del nuovo sistema di classificazione del personale introdotto dalla contrattazione collettiva, posto che una diversa interpretazione sarebbe contraria all’intento del legislatore di assicurare comunque al lavoratore una retribuzione proporzionata alla qualità del lavoro prestato, in ossequio al principio di cui all’art. 36 Cost.

Cassazione civile sez. lav., 01/09/2022, n.25848

Principio della retribuzione proporzionata e sufficiente

Le sezioni Unite di questa Corte, nel ritenere applicabile all’impiego pubblico, senza limitazioni temporali, il principio della retribuzione proporzionata e sufficiente ex art. 36 Cost., hanno anche chiarito che l’applicazione dello stesso non deve necessariamente tradursi in un rigido automatismo di spettanza al pubblico dipendente del trattamento economico esattamente corrispondente alle mansioni superiori ben potendo risultare diversamente osservato il precetto costituzionale anche mediante la corresponsione di un compenso aggiuntivo rispetto alla qualifica di appartenenza.

Nella specie, il ricorso deve essere rigettato perché il dispositivo della sentenza impugnata è conforme al diritto e, pertanto, questa Corte può limitarsi a correggerne la motivazione, ex art. 384 comma 4 cod proc. civ., quanto alle parti difformi dal percorso argomentativo di cui ai punti che precedono.

Cassazione civile sez. lav., 05/04/2022, n.11009

Deduzione delle mansioni svolte, del comparto e del livello di inquadramento

Il contratto collettivo nazionale di lavoro del pubblico impiego è conoscibile “ex officio” dal giudice, il quale procede con mezzi propri, secondo il principio “iura novit curia”, al suo reperimento, a prescindere dall’iniziativa di parte, con la conseguenza che, in relazione ad una controversia riguardante lo svolgimento di mansioni superiori nel pubblico impiego, una volta dedotte, dal lavoratore, le mansioni svolte, nonché il comparto ed il livello di inquadramento, è dovere del giudice porre a raffronto tali dati con la contrattazione applicabile al fine di verificare la fondatezza dell’assunto attoreo, non assumendo rilievo l’erronea indicazione di un contratto collettivo non più applicabile al periodo oggetto di causa.

Cassazione civile sez. VI, 09/03/2022, n.7641

Pubblica Amministrazione: svolgimento di mansioni superiori

In tema di pubblico impiego contrattualizzato, al di là del caso della reggenza, il principio che governa la remunerazione dirigenziale è quello dell’onnicomprensività, sancito dall’art. 24, comma 3, del d.lgs. n. 165 del 2001, né, data l’unicità del ruolo, può configurarsi lo svolgimento di mansioni superiori ex art. 52 del citato d.lgs. ovvero ex art. 2103 c.c.; ne consegue che non ogni svolgimento di attività aggiuntive rispetto al proprio incarico e già proprie di altro dirigente può giustificare, a meno che la contrattazione collettiva non lo preveda, il riconoscimento di differenze retributive, essendo invece necessario che, quanto di aggiuntivo sia attribuito, comporti – dal punto di vista qualitativo, quantitativo e temporale – il trasmodare dell’incarico originariamente attribuito in una prestazione radicalmente diversa e destinata, in assenza di regolare formalizzazione nei termini di un nuovo accordo, a far prevalere, rispetto alla regola della onnicomprensività, anche ai sensi e per gli effetti dell’art. 2126 c.c., l’attività in concreto svolta, ove rispetto a questa siano in ipotesi previsti maggiori erogazioni retributive.

(Nella specie, è stata disattesa la domanda avanzata da una dirigente di seconda fascia della Corte dei conti, sul rilievo che, secondo l’accertamento fattuale svolto dal giudice di merito, l’estensione dei compiti determinatasi dopo il pensionamento del dirigente generale non avesse comportato un reale subentro nella piena responsabilità dell’ufficio).

Cassazione civile sez. lav., 23/11/2021, n.36358

Ammissione senza concorso

Per il solo triennio dal 2018 al 2020, le Pubbliche Amministrazioni possono derogare al principio del concorso pubblico con riserva di posti per i propri dipendenti, e procedere alle progressioni verticali con procedure selettive esclusivamente interne, purché i concorrenti siano in possesso dei titoli di studio necessari per l’accesso dall’esterno alla categoria. I titoli che il candidato deve possedere, per partecipare alla selezione di progressione interna, sono quelli richiesti dal bando di selezione che, per espressa previsione di legge (art. 22, comma 15, d.lgs. n. 75/2017) devono corrispondere necessariamente ai titoli di studio richiesti per l’accesso dall’esterno, ossia per l’accesso al pubblico impiego a seguito di un ordinario concorso pubblico aperto a tutti (candidati esterni e interni).

In tale quadro, per aver svolto mansioni superiori riconducibili al profilo di collaboratore amministrativo, il dipendente ha diritto soltanto alle differenze retributive, ma non anche all’inquadramento nel profilo afferente alla categoria superiore o all’acquisizione di alcun titolo per l’accesso tramite procedura selettiva al profilo afferente alla categoria superiore.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 03/11/2021, n.6981

Dirigenti del pubblico impiego privatizzato

In materia di dirigenza sanitaria, non trova applicazione l’art. 2103 c.c. con riferimento al mancato riconoscimento delle mansioni superiori, atteso che l’inapplicabilità di tale disposizione ai dirigenti del pubblico impiego privatizzato, che è sancita in via generale dall’art. 19 del d.lgs. n. 165 del 2001 e che trova origine nel fatto che la qualifica dirigenziale non esprime una posizione lavorativa caratterizzata dallo svolgimento di determinate mansioni, bensì esclusivamente l’idoneità professionale a ricoprire un incarico dirigenziale, è ribadita per la dirigenza sanitaria, inserita in un unico ruolo distinto per profili professionali e in un unico livello, dall’art. 15 – ter del d.lgs. n. 502 del 1992 e dall’art. 28, comma 6, del c.c.n.l. 8 giugno 2000.

Cassazione civile sez. lav., 20/08/2021, n.23195

Svolgimento di mansioni superiori

In tema di pubblico impiego contrattualizzato, il diritto al compenso per lo svolgimento di mansioni superiori non si traduce in un rigido automatismo, risultando sufficiente, per l’osservanza dell’art. 36 Cost., l’attribuzione di un compenso aggiuntivo, rispetto alla qualifica di appartenenza, la cui determinazione può derivare anche da una norma collettiva; ne consegue che ai funzionari apicali delle qualifiche ad esaurimento, a cui possono essere attribuite, ai sensi dell’art. 69, comma 3, del d.lgs. n. 165 del 2001, le funzioni vicarie di dirigente o di direzione di uffici di particolare rilevanza, spetta un trattamento economico aggiuntivo, determinato dalla contrattazione collettiva integrativa, che non deve necessariamente coincidere con il trattamento economico dei dirigenti.

Cassazione civile sez. lav., 03/06/2021, n.15476

Pubblico impiego contrattualizzato e reggenza di uffici dirigenziali

In tema di pubblico impiego contrattualizzato, la reggenza di un ufficio dirigenziale si caratterizza per la straordinarietà e temporaneità, da rapportare funzionalmente alla copertura del posto mediante nomina di un titolare, sicché il superamento di tali limiti, qualora i compiti siano conferiti a persona munita di inquadramento non dirigenziale, comporta lo svolgimento di mansioni superiori – da remunerare, consequenzialmente, ai sensi dell’art. 52 del d.lgs. n. 165 del 2001 -, cui è riconducibile anche l’utilizzazione costante di un medesimo dipendente, inquadrato in livelli non dirigenziali, quale sostituto dei dirigenti di diverse unità del medesimo ente.

Cassazione civile sez. lav., 15/04/2021, n.10030

Diritto alle differenze retributive per lo svolgimento di funzioni superiori

Il diritto alle differenze retributive per lo svolgimento di funzioni superiori, nell’ambito dell’impiego pubblico presuppone, oltre all’effettiva prestazione di tali mansioni e la formale attribuzione dell’incarico da parte dall’organo gestorio con una formale deliberazione, il fatto che, nella pianta organica, risulti vacante il posto di qualifica superiore cui si riferiscono le funzioni svolte.

Consiglio di Stato sez. II, 18/02/2021, n.1473

Differenze retributive mansioni superiori: condizioni

Nell’ambito del pubblico impiego il legislatore ha individuato specifiche e definite condizioni alle quali ha inteso subordinare il riconoscimento del diritto alle differenze retributive in ragione delle mansioni espletate; in particolare, per il personale amministrativo del comparto sanità l’art. 29 comma 2, d. P.R. 20 dicembre 1979, n. 761, ha consentito una variazione stipendiale in ragione dello svolgimento di mansioni superiori per più di 60 giorni, esclusivamente al ricorrere di tre condizioni, giuridiche e di fatto, operanti in modo concomitante: a) le mansioni devono essere svolte su un posto di ruolo, esistente nella pianta organica, e di fatto vacante; b) su tale posto non deve essere stato bandito alcun concorso; c) l’organo gestorio deve aver attribuito la supplenza con una formale deliberazione, proveniente ex ante dall’organo competente (per le A.S.L., prima il Comitato di gestione, quindi l’Amministratore straordinario), dopo aver verificato i presupposti indicati in precedenza, assumendosene tutte le responsabilità, anche in ordine ai profili di copertura finanziaria con numerosi richiami giurisprudenziali ulteriori; al contrario non assumono rilevanza i meri ordini di servizio o lo svolgimento di mansioni fondato su una mera scelta organizzativa dell’amministrazione che intenda utilizzare i dipendenti per compiti diversi da quelli propri della qualifica rivestita.

Consiglio di Stato sez. III, 03/12/2020, n.7665

Diritto al compenso per lo svolgimento di mansioni superiori: applicabilità ed esclusione

In materia di pubblico impiego contrattualizzato, il diritto al compenso per lo svolgimento di fatto di mansioni superiori, da riconoscere nella misura indicata nel D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 52, comma 5, non è condizionato alla sussistenza dei presupposti di legittimità di assegnazione delle mansioni o alle previsioni dei contratti collettivi, nè all’operatività del nuovo sistema di classificazione del personale introdotto dalla contrattazione collettiva e trova un unico limite nei casi in cui l’espletamento sia avvenuto all’insaputa o contro la volontà dell’ente, oppure quando sia il frutto di una fraudolenta collusione tra dipendente e dirigente, o in ogni ipotesi in cui si riscontri una situazione di illiceità per contrasto con norme fondamentali o generali o con principi basilari pubblicistici dell’ordinamento.

Una diversa interpretazione sarebbe contraria all’intento del legislatore di assicurare comunque al lavoratore una retribuzione proporzionata alla qualità del lavoro prestato, in ossequio al principio di cui all’art. 36 Cost.

Cassazione civile sez. lav., 10/07/2020, n.14808

Pubblico impiego: presupposti per l’esercizio di mansioni superiori

Nel pubblico impiego, ai fini del possibile esercizio di mansioni superiori costituisce presupposto indefettibile l’esistenza di un posto vacante in pianta organica, al quale corrispondano le mansioni effettivamente svolte e, inoltre, la sussistenza di atto formale di incarico o investimento di dette funzioni proveniente dall’organo amministrativo a ciò preposto.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 03/01/2019, n.32

Svolgimento di mansioni superiori: differenze retributive e condizioni

Nell’ambito del pubblico impiego il legislatore ha individuato specifiche e definite condizioni alle quali ha inteso subordinare il riconoscimento del diritto alle differenze retributive in ragione delle mansioni espletate; in particolare, per il personale amministrativo del comparto sanità l’art. 29 comma 2, d. P.R. 20 dicembre 1979, n. 761, ha consentito una variazione stipendiale in ragione dello svolgimento di mansioni superiori per più di 60 giorni, esclusivamente al ricorrere di tre condizioni, giuridiche e di fatto, operanti in modo concomitante: a) le mansioni devono essere svolte su un posto di ruolo, esistente nella pianta organica, e di fatto vacante; b) su tale posto non deve essere stato bandito alcun concorso; c) l’organo gestorio deve aver attribuito la supplenza con una formale deliberazione, proveniente ex ante dall’organo competente (per le A.S.L., prima il Comitato di gestione, quindi l’Amministratore straordinario), dopo aver verificato i presupposti indicati in precedenza, assumendosene tutte le responsabilità, anche in ordine ai profili di copertura finanziaria con numerosi richiami giurisprudenziali ulteriori; al contrario non assumono rilevanza i meri ordini di servizio o lo svolgimento di mansioni fondato su una mera scelta organizzativa dell’amministrazione che intenda utilizzare i dipendenti per compiti diversi da quelli propri della qualifica rivestita.

Consiglio di Stato sez. III, 23/05/2019, n.3372

Svolgimento di fatto di mansioni superiori: condizioni per il diritto al compenso

In materia di pubblico impiego contrattualizzato, il diritto al compenso per lo svolgimento di fatto di mansioni superiori, da riconoscersi nella misura indicata nell’art. 52, comma 5, del d.lgs. n. 165 del 2001, non è condizionato alla sussistenza dei presupposti di legittimità di assegnazione delle mansioni o alle previsioni dei contratti collettivi, né all’operatività del nuovo sistema di classificazione del personale introdotto dalla contrattazione collettiva, posto che una diversa interpretazione sarebbe contraria all’intento del legislatore di assicurare comunque al lavoratore una retribuzione proporzionata alla qualità del lavoro prestato, in ossequio al principio di cui all’art. 36 Cost.

Cassazione civile sez. VI, 24/01/2019, n.2102

Accertamento dello svolgimento di mansioni superiori 

Nel pubblico impiego contrattualizzato, il giudicato di accertamento dello svolgimento di mansioni superiori non comporta l’acquisizione della miglior qualifica, ma solo la condanna al pagamento delle differenze retributive, sicché esso ha efficacia vincolante anche per i periodi successivi solo se il lavoratore, immutata la disciplina collettiva, alleghi e provi il reiterarsi delle mansioni superiori anche in detto arco temporale.

Cassazione civile sez. lav., 15/07/2019, n.18901

Sostituzione nell’incarico di dirigente medico del Ssn

In materia di pubblico impiego contrattualizzato, la sostituzione nell’incarico di dirigente medico del S.S.N., ai sensi dell’art. 18 del c.c.n.l. dirigenza medica e veterinaria dell’8 giugno 2000, non si configura come svolgimento di mansioni superiori poiché avviene nell’ambito del ruolo e livello unico della dirigenza sanitaria, sicché non trova applicazione l’art. 2103 c.c. e al sostituto non spetta il trattamento accessorio del sostituito, ma solo la prevista indennità cd. Sostitutiva.

Corte appello Reggio Calabria sez. lav., 01/02/2019, n.22

Verifica dei requisiti di ammissione per la progressione verticale

In tema di pubblico impiego, nel reclutamento concorsuale di personale interno, ai fini della verifica dei requisiti di ammissione per la progressione verticale, vengano considerate le sole mansioni (di rilievo nel bando) che il candidato ha svolto all’interno ed in conformità della sua qualifica di appartenenza, senza poter aliunde valorizzare mansioni svolte di fatto per profili diversi da quelli retributivi, all’interno peraltro di un esplicito disfavore normativo verso tale istituto; inoltre, ove mai disposizioni contrattuali si riferiscano a mansioni superiori “certificate”, esse parimenti non ricomprendono le mere mansioni superiori di fatto, ma richiedono un quid pluris, atteso che laddove si richiede una certificazione relativa ad un rapporto di impiego pubblico contrattualizzato con una pubblica amministrazione, detta certificazione non può che riguardare lo stato di diritto e non già quello di fatto del rapporto o di suoi specifici aspetti.

Tribunale Castrovillari sez. lav., 14/01/2019, n.38

Aziende sanitarie: possono istituire posizioni dirigenziali?

In materia di pubblico impiego contrattualizzato, le aziende sanitarie possono istituire posizioni dirigenziali che, senza attribuzione di responsabilità della struttura, semplice o complessa, comportano l’assegnazione di incarichi di tipo esclusivamente professionale, caratterizzati dall’affidamento di compiti con precisi ambiti di autonomia tecnico-professionale, da esercitare nel rispetto degli indirizzi dati dal dirigente responsabile della struttura, nonché dalla collaborazione con quest’ultimo e dall’assunzione di corresponsabilità quanto alla gestione dell’attività professionale.

Pertanto, l’assegnazione di fatto del funzionario non dirigente ad una posizione dirigenziale, prevista dall’atto aziendale e dal provvedimento di graduazione delle funzioni, costituisce espletamento di mansioni superiori, rilevante ai fini e per gli effetti previsti dall’art. 52 del d.lgs. n. 165 del 2001, la cui applicazione non è impedita dal mancato espletamento della procedura concorsuale, dall’assenza di un atto formale e dalla mancanza della previa fissazione degli obiettivi, che assume rilievo, eventualmente, per escludere il diritto a percepire anche la retribuzione di risultato.

Cassazione civile sez. lav., 28/11/2018, n.30811

Svolgimento di mansioni superiori: dà sempre diritto alla superiore retribuzione?

Nel pubblico impiego è la qualifica – e non le mansioni – il parametro cui la retribuzione è inderogabilmente riferita, considerato anche l’assetto organizzativo della Pubblica Amministrazione, collegato anch’esso, secondo il paradigma dell’art. 97 Cost, ad esigenze primarie di controllo e contenimento della spesa pubblica: conseguenza è che l’Amministrazione pubblica è tenuta ad erogare la retribuzione corrispondente alle mansioni superiori solo se una norma speciale consenta tali assegnazioni e la maggiorazione retributiva.

Consiglio di Stato sez. V, 27/03/2018, n.1913

Aumento stipendiale per lo svolgimento di mansioni superiori

In tema di pubblico impiego, ai sensi dell’art. 29, co. 2, del D.P.R. n. 761/1979, è consentita una variazione stipendiale, nell’ipotesi di svolgimento di mansioni superiori per più di sessanta giorni, soltanto in presenza di un posto vacante e, inoltre, purché sia stato preventivamente adottato dall’organo competente un atto formale di incarico, valido ed efficace, non essendo invece necessario che per tale posto venga bandito uno specifico concorso.

Consiglio di Stato sez. III, 26/11/2018, n.6662

Retribuzione degli impiegati pubblici

Nell’ambito del pubblico impiego, il parametro cui riferire la retribuzione è la qualifica, e non la mansione, pertanto la Pubblica Amministrazione ha l’obbligo di erogare la retribuzione corrispondente alle mansioni superiori soltanto nel caso in cui una norma speciale consenta tali assegnazioni e la maggiorazione retributiva.

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. II, 09/05/2018, n.494

Dipendente pubblico non contrattualizzato e mansioni superiori

Il Corpo Forestale dello Stato, in quanto costituente una delle previste Forze di Polizia dello Stato (art. 16, comma 2, della legge n. 121/1981 e art. 1 della legge n. 36/2004), è sottratto all’applicazione dell’art. 52 del d.lgs. n. 165/2001, talché non è applicabile l’art. 52, comma 4, del d.lgs. 30 marzo 2001 n. 165, che riconosce il diritto alle differenze retributive proprie della superiore qualifica, nell’ipotesi in cui il dipendente abbia temporaneamente svolto mansioni superiori per esservi stato adibito nella ricorrenza dei presupposti contemplati dal comma 2 dello stesso art. 52. In ogni caso, lo svolgimento da parte di un pubblico dipendente di mansioni superiori rispetto a quelle dovute sulla base del provvedimento di nomina o d’inquadramento non rileva, quando il rapporto sia di diritto pubblico, ai fini giuridici ed economici.

Il provvedimento di inquadramento è infatti presupposto indefettibile delle mansioni e del correlativo trattamento economico in quanto il rapporto di pubblico impiego non è assimilabile al rapporto di lavoro privato, vista anche la natura indisponibile degli interessi coinvolti, non potendo essere il trattamento economico del dipendente liberamente determinabile da parte degli organi amministrativi.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. I, 26/04/2018, n.583



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