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Corruzione appalto: ultime sentenze

21 Settembre 2019
Corruzione appalto: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: gara d’appalto; reato di corruzione; accesso civico agli atti della gara d’appalto; configurabilità del delitto di associazione per delinquere; condotta del pubblico ufficiale; aggiudicazione di una gara di appalto in cambio del versamento di importi in denaro già corrisposti e dell’impegno di corrispondere ulteriori somme e utilità.

Diritto di accesso agli atti della gara di appalto

Deve essere riconosciuto un accesso civico agli atti della gara d’appalto, prima e dopo l’aggiudicazione dello stesso, perché ciò risponde ai principi di trasparenza, contrasto alla corruzione ed all’intento del legislatore, nell’introdurre questa tipologia di accesso agli atti col d.lg. n. 33/2013 (come modificato dal d.lg. n. 97/2016) “di favorire forme diffuse di controllo nel perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche, promuovendo così la partecipazione al dibattito pubblico”.

Consiglio di Stato sez. III, 05/06/2019, n.3780

Reato di corruzione, scadenza del contratto d’appalto e nuova gara

Integra il reato di corruzione, e non quello di induzione indebita, la dazione di utilità da parte del legale rappresentante di società affidataria del servizio di riscossione dei tributi al responsabile del servizio finanziario dell’ente comunale, finalizzata ad ottenere un trattamento di favore in vista dell’imminente scadenza del contratto d’appalto e dell’indizione della nuova gara.

(In motivazione, la Corte ha precisato che, ai fini della qualificazione del reato, non rileva la circostanza che sia stato il pubblico agente ad assumere l’iniziativa di chiedere il versamento di denaro, attesa nella specie l’instaurazione tra le parti di un rapporto paritario, nell’ambito del quale il privato ha acconsentito all’accordo corruttivo per ragioni di mera convenienza, senza essere stato in alcun modo indotto od intimorito dal pubblico agente).

Cassazione penale sez. VI, 08/02/2018, n.50081

Associazione per delinquere e delitti contro la PA

Ai fini della configurabilità del delitto di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la p.a., è necessaria la sussistenza di un’organizzazione strutturale, che può anche essere rudimentale e preesistente all’ideazione criminosa, purché si presenti adeguata allo scopo illecito perseguito.

(Fattispecie relativa al delitto di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti di corruzione aggravata e di turbativa di gare d’appalto in cui la Corte ha ritenuto congrua ed immune da vizi la motivazione dell’ordinanza del tribunale del riesame relativa all’esistenza dell’elemento organizzativo, desunto dai seguenti elementi: a) attività di pianificazione compartecipata delle procedure di gara; b) funzione di indirizzo e guida attribuita ad uno dei sodali, capace di imporre il rispetto delle regola “sociali”, quale l’importo della “tangente” nella misura del 10%; c) affidamento ad uno dei sodali, per un considerevole lasso di tempo, del ruolo di esattore delle “tangenti”; d) intercambiabilità dei ruoli di erogatore di compensi illeciti, di intermediario per la consegna del denaro al pubblico ufficiale e di custode del denaro da occultare; e) comunicazione diffusa alla cerchia degli “amici” di informazioni relative a situazioni di pericolo, come l’avvio delle indagini nei confronti di uno dei sodali, e conseguente attivazione di una rete di assistenza reciproca)

Cassazione penale sez. VI, 28/02/2017, n.15573

Pubblico ufficiale sostituisce la proposta tecnica presentata da società per gara d’appalto

In tema di delitti di corruzione, l'”atto d’ufficio” non deve essere inteso in senso strettamente formale in quanto esso è integrato anche da un comportamento materiale che sia esplicazione di poteri-doveri inerenti alla funzione concretamente esercitata.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto configurabile il delitto di corruzione propria, in concorso con quello di turbata libertà degli incanti, nella condotta del pubblico ufficiale che, al fine di favorire l’aggiudicazione di una gara di appalto ad una società, in cambio del versamento di importi in denaro già corrisposti e dell’impegno di corrispondere ulteriori somme e utilità, si era impegnato anche a sostituire fraudolentemente la proposta tecnica presentata da quest’ultima con altra più adeguata agli standard di gara).

Cassazione penale sez. VI, 28/02/2017, n.17586

Corruzione e turbata libertà degli incanti: è configurabile il concorso formale di reati?

È configurabile il concorso formale tra il reato di corruzione e quello di turbata libertà degli incanti atteso che tali fattispecie criminose tutelano differenti beni giuridici: il primo protegge l’interesse dell’Amministrazione alla fedeltà e all’onestà dei funzionari e, dunque, i principi di corretto funzionamento, buon andamento e imparzialità nell’amministrazione della cosa pubblica; il secondo protegge la libertà di partecipazione alla gara e la regolarità formale e sostanziale del suo svolgimento.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da vizi l’ordinanza custodiale, emessa per i reati corruzione e turbata libertà degli incanti, in relazione ad un accordo illecito intercorso tra il pubblico ufficiale ed il legale rappresentante di una società avente ad oggetto la promessa del primo di favorire la seconda, anche attraverso la fraudolenta sostituzione della proposta tecnica presentata da quest’ultima con altra più adeguata agli standard di gara, nell’aggiudicazione di una gara di appalto in cambio del versamento di importi in denaro già corrisposti e dell’impegno di corrispondere ulteriori somme e utilità).

Cassazione penale sez. VI, 28/02/2017, n.17586

Contratto di appalto stipulato dal pubblico ufficiale

La circostanza aggravante prevista dall’art. 319-bis c.p., relativa all’ipotesi in cui la corruzione abbia ad oggetto la stipulazione di contratti nei quali sia interessata l‘amministrazione alla quale il pubblico ufficiale appartiene, ricorre quando la p.a. è direttamente parte del contratto ovvero quando vi è un suo interesse per un contratto che, pur stipulato da terzi, attiene alla tutela di beni cui l’amministrazione è preposta.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da vizi la sentenza che aveva configurato l’aggravante in relazione ad un fatto corruttivo che aveva prodotto un assetto contrattuale, cui l’amministrazione era interessata, con riguardo al rinnovo di un contratto di appalto e alla stipula di un nuovo subappalto).

Cassazione penale sez. VI, 21/01/2016, n.8044

Assegnazione di un appalto pubblico e procedura di gara

Ove il concorrente ad una gara per l’assegnazione di un appalto pubblico abbia dichiarato di non essere stato destinatario di « sentenze ancorché non definitive relative a reati che precludono la partecipazione alle gare d’appalto », ha assolto all’onere dichiarativo previsto dall’art. 38 lett. c) seconda parte codice degli appalti, che considera cause di esclusione ad effetto vincolato « la condanna, con sentenza passata in giudicato, per uno o più reati di partecipazione a un’organizzazione criminale, corruzione, frode, riciclaggio, quali definiti dagli atti comunitari citati all’art. 45 par. I della Direttiva CE 2004/18.

La prima precisazione, infatti, ha carattere più generale ed assorbe tutte le tipologie di condanne penali alle quali la legge conferisce valore ostativo per la partecipazione alle pubbliche gare, ivi incluse le specifiche condanne per reati « comunitari » di cui si lamenta la omessa menzione. Anzi, la predetta dichiarazione assume una valenza addirittura più incisiva, in quanto esclude la sussistenza di condanne anche non definitive, mentre la seconda parte della lett. c), dell’art. 38 in esame, contempla solo le sentenze passate in giudicato.

T.A.R. Catania, (Sicilia) sez. IV, 12/11/2013, n.2757

Reato di corruzione continuata e misure cautelari personali

In tema di misure coercitive, la valutazione prognostica sfavorevole sul pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie di quelli per cui si procede non è impedita dal fatto che l’incolpato abbia dismesso l’ufficio o la funzione, nell’esercizio dei quali ha realizzato la condotta criminosa; tale valutazione richiede peraltro la presenza di specifiche circostanze fattuali idonee a comprovare il concreto pericolo che l’agente, svolgendo una diversa attività, non collegata con il ruolo pubblico precedentemente ricoperto, continui a porre in essere ulteriori condotte analoghe.

(Nella specie è stato accolto il ricorso dell’imputato, accusato del reato di corruzione continuata per aver ricevuto utilità, consistite nell’assunzione di un proprio nipote presso una ditta, dopo aver compiuto atti contrari ai doveri di ufficio, consistiti nel far risultare quale aggiudicataria di una gara di appalto proprio quella ditta, nonostante non avesse i requisiti necessari, atteso che nell’ordinanza di rigetto dell’impugnazione della misura cautelare non si era tenuto debitamente conto del fatto che vi erano state le dimissioni dell’imputato, la sospensione prefettizia e la sua avvenuta surroga in seno al consiglio comunale).

Cassazione penale sez. VI, 10/12/2014, n.53639

Reato di corruzione per un atto d’ufficio

Integra il reato di corruzione per un atto d’ufficio il comportamento del dipendente comunale addetto ad istruire pratiche relative a gare d’appalto, che percepisce da un privato denaro o altre utilità al fine di “velocizzare” la liquidazione di fatture nell’interesse di quest’ultimo, poichè l’accettazione di una indebita retribuzione, pur se riferita ad un atto legittimo, configura comunque una violazione del principio d’imparzialità.

Cassazione penale sez. VI, 11/04/2014, n.22707

Sequestro preventivo

La confisca per equivalente ex art. 322 ter c.p. (come anche il prodromico sequestro preventivo) può essere disposta solo nei limiti del valore corrispondente al profitto illecitamente lucrato. Ne deriva, nel caso di corruzione funzionale all’illegittima aggiudicazione di un appalto, che tale profitto non può identificarsi con l’intero valore dell’appalto, bensì con la sola componente di effettivo vantaggio economico che il corruttore consegue in forza del suo comportamento illecito, dal quale quindi va scorporato il costo delle prestazioni effettivamente fornite all’amministrazione e di cui questa ha definitivamente beneficiato; dovendosi altresì tenere conto che l’illecito vantaggio economico non deriva dalla mera aggiudicazione dell’appalto ma occorre a tal fine l’effettivo affidamento e svolgimento dei lavori e la riscossione del pagamento da parte del corruttore (da queste premesse, la Corte ha annullato con rinvio il sequestro preventivo adottato sui beni dell’indagato, invitando il giudice di merito a meglio individuare, ai fini del sequestro, l’effettivo valore assoggettabile alla misura).

Cassazione penale sez. VI, 10/01/2013, n.4297

Gara pubblica e procedimento penale

Ai sensi dell’art. 32, d.l. n. 90 del 2014, modificato dalla l. di conversione n. 114 del 2014 e successivamente dall’art. 3, d.l. n. 179 del 2015 e poi dall’art. 1 comma 704, l. 208 del 2015, in pendenza di procedimento penale per determinati delitti ivi indicati (concussione, corruzione, traffico di influenze illecite, turbata libertà degli incanti o del procedimento di scelta del contraente), ovvero di situazioni anomale e comunque sintomatiche di condotte illecite o eventi criminali attribuibili ad un’impresa aggiudicataria di appalto pubblico (o che esercita attività sanitaria per conto del Servizio sanitario nazionale ovvero ad un concessionario di lavori pubblici o ad un contraente generale), su proposta del presidente dell’ANAC – il Prefetto intima all’impresa di provvedere al rinnovo degli organi sociali sostituendo il soggetto coinvolto e, ove l’impresa non si adegui nel termine di trenta giorni ovvero nei casi più gravi, provvede alla nomina di uno o più amministratori; le stesse misure sono disposte dal Prefetto di propria iniziativa, nei casi in cui sia stata emessa un’informazione antimafia interdittiva e sussista l’urgente necessità di assicurare il completamento o la prosecuzione dell’esecuzione del contratto, al fine di garantire la continuità di funzioni e servizi indifferibili per la tutela di diritti fondamentali, nonché per la salvaguardia dei livelli occupazionali o dell’integrità dei bilanci pubblici; per la durata della straordinaria e temporanea gestione, sono attribuiti ai suddetti amministratori tutti i poteri e le funzioni degli organi di amministrazione ed è sospeso l’esercizio dei poteri di disposizione e gestione dei titolari dell’impresa, nel caso di impresa costituita in forma societaria sono altresì sospesi i poteri dell’assemblea.

Consiglio di Stato sez. III, 15/04/2016, n.1533



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