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Che cosa succede se non si versano i contributi?

12 Settembre 2019 | Autore:
Che cosa succede se non si versano i contributi?

Mancato versamento della contribuzione previdenziale all’Inps, le conseguenze: avviso di addebito, prescrizione, costituzione di rendita vitalizia.

Tutti i lavoratori, dipendenti, parasubordinati e autonomi, sono tenuti al versamento dei contributi previdenziali per l’attività svolta: le eccezioni all’obbligo del versamento della contribuzione sono veramente rare, e consistono in esenzioni limitate (ad esempio, per lavoro autonomo occasionale non si è tenuti a versare i contributi sino alla soglia di 5mila euro annui di compensi).

Ma che cosa sono i contributi previdenziali? In parole semplici, si tratta di importi, normalmente calcolati sul reddito del lavoratore, che sono accantonati dagli enti di previdenza (gestioni amministrate dall’Inps, gestioni dei liberi professionisti), sulla cui base sarà calcolata la pensione.

Che cosa succede se non si versano i contributi?

Se il versamento dei contributi obbligatori non è effettuato, chi è obbligato al versamento (il datore di lavoro, per i dipendenti ed i collaboratori, o il lavoratore autonomo che svolge l’attività in proprio) è sanzionato, in alcuni casi anche penalmente, e subisce l’esecuzione forzata sui propri beni (pignoramento degli immobili, del conto corrente, dello stipendio…).

Se si verifica la prescrizione dei contributi, poi, i periodi non possono più essere recuperati e risultano inutilizzabili ai fini della pensione.

Ma procediamo per ordine, ed analizziamo le principali conseguenze del mancato versamento dei contributi previdenziali all’Inps.

Prescrizione dei contributi Inps non versati

Se sei un lavoratore dipendente di un’azienda del settore privato, e hai scoperto che il tuo datore di lavoro non ha versato i contributi obbligatori, devi sapere che questi si prescrivono, in via generale, in 5 anni dalla data in cui sarebbe dovuto avvenire il versamento (questo termine, in base alla Legge Dini [1], è valido dal primo gennaio 1996).

Dopo 5 anni, non è ammessa alcuna regolarizzazione contributiva, cioè, non si possono più versare i contributi.

Se, però, il lavoratore o i suoi superstiti denunciano il mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro, il termine di prescrizione si allunga a 10 anni [2]: questo nuovo termine di prescrizione vale solo per chi denuncia, non per eventuali colleghi che a loro volta si sono ritrovati periodi scoperti da contribuzione per colpa dell’azienda.

In parole semplici, se provvedi a denunciare all’Inps il mancato versamento dei contributi da parte dell’azienda per cui lavori, l’istituto può recuperarli entro 10 anni dal termine entro il quale avrebbero dovuto essere versati: grazie alla denuncia, in ogni caso, il termine di prescrizione si allunga, anche se l’Inps non agisce.

Come recuperare i contributi Inps prescritti?

Hai appena verificato che alcuni periodi di lavoro sono scoperti da contributi, e si tratta di periodi già prescritti? Secondo la legge [3], una volta che si è verificata la prescrizione, il datore di lavoro non può più versare i contributi con le modalità ordinarie ed il lavoratore non può più richiederli, se non attraverso un’azione di risarcimento del danno.

Esiste comunque un rimedio: il datore di lavoro, o i suoi eredi, possono infatti costituire presso l’Inps una rendita vitalizia reversibile, d’importo pari alla quota di pensione che sarebbe spettata al lavoratore in base ai contributi non versati.

Se non puoi più ottenere dal tuo datore di lavoro la costituzione della rendita, puoi costituirla a tue spese, riscattando gli anni di contributi mancanti. Anche gli eredi del lavoratore possono chiedere la costituzione della rendita vitalizia.

Attenzione, però: per la costituzione di rendita vitalizia i requisiti richiesti dall’Inps sono molto severi. Vuoi saperne di più? Come recuperare i contributi non versati per la pensione. Ti consiglio anche di leggere attentamente la nuova circolare dell’Inps sull’argomento [4].

Si possono recuperare i contributi da lavoro autonomo prescritti?

Se sei un lavoratore autonomo, e ti sei accorto di non aver versato dei contributi, che ormai sono prescritti, devi sapere che non puoi più recuperarli.

Puoi però riscattare i contributi omessi se sei un lavoratore autonomo solo “formalmente”, ma il tuo rapporto assicurativo dipende comunque da altri, cioè se sei:

  • un familiare coadiuvante dell’imprenditore artigiano o commerciale;
  • un coadiutore dell’imprenditore artigiano o commerciale;
  • un coltivatore diretto, colono o mezzadro;
  • un collaboratore iscritto alla gestione Separata Inps;
  • un associato in partecipazione;
  • un lavoratore autonomo occasionale.

Devi essere in grado di provare con documenti scritti di data certa (ad esempio la dichiarazione dei redditi) che nel periodo in cui non sono stati versati i contributi c’è stato un effettivo svolgimento dell’attività lavorativa.

Si possono recuperare i contributi dei dipendenti pubblici?

Se sei un dipendente pubblico, in base alle ultime indicazioni dell’Inps, per segnalare i contributi Inpdap mancanti, o meglio i contributi mancanti che dovrebbero essere stati accreditati in qualità di lavoratore pubblico sino al 2012, hai tempo sino al 31 dicembre 2021. Dopodiché, i contributi vanno in prescrizione.

Ma i contributi prescritti dei lavoratori pubblici si possono recuperare in qualche modo?

Anche i dipendenti pubblici possono recuperare i contributi prescritti con la costituzione di rendita vitalizia. Il costo di questo riscatto è a carico dell’amministrazione, per i lavoratori statali iscritti alla Ctps, cioè iscritti alla Cassa Stato. Per gli insegnanti delle scuole primarie paritarie, gli insegnanti degli asili eretti in enti morali e delle scuole dell’infanzia comunali, se il datore di lavoro non provvede a pagare il costo della rendita vitalizia, è invece il lavoratore a dover pagare l’onere, per vedersi valorizzato il periodo ai fini della pensione.

È dunque molto importante verificare quanto prima la propria posizione contributiva, per non rischiare di dover saldare di tasca quanto non versato a suo tempo dal datore di lavoro.

Accertamento dell’Inps

Sinora, abbiamo osservato le conseguenze del mancato pagamento dei contributi prescritti ed analizzato i rimedi.

Ma che cosa succede se l’Inps si accorge del mancato pagamento dei contributi prima che intervenga la prescrizione? In questo caso, l’Inps notifica un avviso di addebito: si tratta di un atto immediatamente esecutivo, che sostituisce la cartella di pagamento.

L’Inps, difatti, non ha necessità di recuperare gli importi di sua competenza attraverso la cartella esattoriale, ma può emettere direttamente un atto immediatamente esecutivo, cioè sulla cui base può procedere ad esecuzione forzata nei confronti del debitore.

L’avviso di addebito deve contenere, a pena di nullità, le seguenti informazioni:

  • codice fiscale del debitore;
  • anno e periodo di riferimento del debito;
  • causale e tipologia del debito;
  • importi addebitati ripartiti tra quota capitale, sanzioni e interessi se dovuti;
  • agente della riscossione competente;
  • sottoscrizione, anche tramite firma elettronica, del responsabile dell’ufficio dell’Inps che ha accertato il credito e che ha emesso l’atto;
  • intimazione ad adempiere al pagamento delle somme indicate entro 60 giorni dalla notifica;
  • indicazione del termine di 40 giorni utile per la proposizione del ricorso, e l’autorità giudiziaria competente.

Pagamento dei contributi non versati

Una volta ricevuto l’avviso di addebito Inps, devi saldare l’importo indicato nel documento entro 60 giorni dalla notifica.

L’avviso di addebito notificato è anche trasmesso a cura dell’Inps all’Agente della Riscossione in via telematica: l’agente recupererà coattivamente le somme dovute indicate nell’avviso, nel caso in cui non sia effettuato il pagamento entro i 60 giorni dalla notifica.


note

[1] L. 335/1995.

[2] Cass. Sent. 9962/2005.

[3] Art. 13 L. 1338/62.

[4] Inps Circ. 78/2019.

Autore immagine: 123rf.com


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