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Ricorso abusivo al credito: ultime sentenze

27 Settembre 2019
Ricorso abusivo al credito: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: delitto di ricorso abusivo al credito; concorso esterno della banca nell’illecito contrattuale degli amministratori; concessione abusiva di credito; fallimento della società; responsabilità delle banche; legittimazione del curatore all’azione risarcitoria.

Quando si configura il ricorso abusivo del credito? Il reato di ricorso abusivo del credito ricorre quando il credito è stato ottenuto con dissimulazione ai danni del creditore.

Ricorso abusivo al credito e dichiarazione di fallimento

Il reato di ricorso abusivo al credito richiede che il soggetto al quale viene addebitato sia successivamente dichiarato fallito. Ne consegue che il termine di prescrizione decorre dalla data della dichiarazione di fallimento.

Cassazione penale sez. V, 23/09/2014, n.44857

Ricorso abusivo al credito e truffa

Il delitto di ricorso abusivo al credito ha un’oggettività giuridica più ampia di quello di truffa, atteso che il disvalore di questo delitto viene assorbito in quello del reato fallimentare che è volto a tutelare non solo il patrimonio del nuovo creditore ma anche quello dei creditori preesistenti e comunque ad evitare, nell’interesse pubblico dell’economia nazionale, che soggetti destinati al fallimento facciano ricorso al credito distruggendo risorse economiche che potrebbero essere impiegate più proficuamente; proprio per tale ragione, il delitto di cui all’art. 218 l. fall. si caratterizza per più elementi specializzanti rispetto alla truffa, ossia per la particolare qualità che deve rivestire il soggetto attivo e la necessità che alla condotta segua la sentenza dichiarativa di fallimento, necessaria affinché il danno non resti limitato al soggetto che ha concesso nuovo credito, tra le due norme sussiste un rapporto di specialità, che consente di individuare nell’art. 218 la norma prevalente.

Cassazione penale sez. V, 24/06/2019, n.36985

Bancarotta impropria e ricorso abusivo al credito: differenze

La presentazione per lo sconto presso diversi istituti bancari delle medesime fatture concreta quelle operazioni dolose che inevitabilmente, aumentando il passivo (ottenendo più anticipazioni a fronte del medesimo ed unico credito), conducono all’aggravamento dello stato di dissesto e, quindi, al fallimento.

Una simile condotta integra gli elementi costitutivi della bancarotta impropria e non configura la diversa ipotesi del ricorso abusivo al credito, posto che tale fattispecie si concreta nel caso in cui si ottengano finanziamenti dissimulando il dissesto o lo stato di insolvenza, in assenza, quindi, degli ulteriori elementi che caratterizzano il delitto di cui all’art. 223, comma 2, n. 2, seconda ipotesi, e cioè il cagionare il fallimento attraverso operazioni dolose.

Cassazione penale sez. V, 14/09/2017, n.50081

Ricorso abusivo al credito da parte degli amministratori della società

Il curatore fallimentare è legittimato ad agire ai sensi dell’art. 146 l. fall. in correlazione con l’art. 2393 c.c. nei confronti della banca, ove la posizione a questa ascritta sia di terzo responsabile solidale del danno cagionato alla società fallita per effetto dell’abusivo ricorso al credito da parte degli amministratori della società stessa.

Alla responsabilità delle banche a titolo di concorso in atti di mala gestio degli amministratori è applicabile la disciplina di cui all’art. 1310 c.c. in materia di obbligazioni solidali, in virtù della quale gli atti con i quali il creditore interrompe la prescrizione contro uno dei debitori in solido hanno effetto riguardo agli altri condebitori.

Tribunale Milano, 22/05/2017, n.5762

Danni cagionati alla società fallita

Il curatore fallimentare è legittimato ad agire ai sensi dell’art. 146 della legge fall., in correlazione con l’art. 2393 cod. civ., nei confronti della banca, ove la posizione a questa ascritta sia di terzo responsabile solidale del danno cagionato alla società fallita per effetto dell’abusivo ricorso al credito da parte dell’amministratore della predetta società .

Cassazione civile sez. I, 20/04/2017, n.9983

Ricorso abusivo al credito degli amministratori e responsabilità delle banche

Nell’ambito di un’azione di responsabilità esercitata dal curatore di una società di persone fallita, ex art. 146 l. fall., gli istituti bancari, che hanno concesso finanziamenti alla società già in stato di insolvenza, senza assumere le necessarie informazioni disponibili, possono concorrere con condotte commissive ed omissive, nel ricorso abusivo al credito degli amministratori della fallita, dando luogo ad una fattispecie di responsabilità extracontrattuale da contratto.

A tal fine, non occorre la prova che le Banche fossero consapevoli dello scopo perseguito dagli amministratori, che ad esse si sono rivolti per ottenere gli affidamenti: trattandosi di concorso a titolo di responsabilità extracontrattuale, ex art. 2043 c.c., è sufficiente che le condotte delle Banche siano state connotate da colpa.

Tribunale Milano sez. VI, 15/02/2017, n.1948

Ricorso abusivo del credito: configurabilità del reato

Il ricorso abusivo al credito di cui all’art. 218 l. fall. è reato di mera condotta e richiede che il credito sia stato ottenuto mediante dissimulazione ai danni dell’ignaro creditore, che può quindi assumere il ruolo di persona offesa, e si distingue dal reato di bancarotta impropria mediante operazioni dolose di cui all’art. 223, comma secondo, n. 2 l. fall. (operazioni consistite nell’ottenimento di crediti per mascherare lo stato di insolvenza dell’impresa) nel quale non è necessaria la dissimulazione, e l’operazione – avente rilevanza causale o concausale del dissesto o del suo aggravamento – può anche essere concordata con il creditore a conoscenza delle condizioni dell’impresa.

Cassazione penale sez. V, 30/06/2016, n.46689

Operazioni inesistenti allo scopo di un ricorso abusivo al credito

In caso di operazioni oggettivamente inesistenti poste in essere al solo scopo di un ricorso abusivo al credito e non a fini di evasione fiscale — non essendosi configurato alcun beneficio di natura fiscale derivante dalle operazioni stesse poiché le operazioni contestate non hanno comportato né ricavi né deduzioni di costi e nessun danno è stato arrecato all’erario in materia di Ires — non è condivisibile l’assunto dell’Amministrazione Finanziaria secondo il quale gli importi riportati nelle fatture andrebbero contabilizzati ai fini dell’imponibile.

In termini di Iva, invece, l’art. 21 comma 7 del D.P.R. n. 633/1972 ha natura sanzionatoria e non sono ammesse esclusioni dovendo, dunque, essere applicata e non potendo trovare accoglimento la tesi del mancato danno arrecato dovendo l’imposta essere versata. (L.S.)

Comm. trib. prov.le Bergamo sez. V, 12/10/2011, n.171

Abusivo ricorso al credito in concorso con la banca finanziatrice

Il curatore fallimentare è legittimato ad agire, ai sensi dell’art. 146 l. fall. in correlazione con l’art. 2393 c.c., nei confronti della banca, quale terzo responsabile solidale del danno cagionato alla società fallita per effetto dell’abusivo ricorso al credito da parte dell’amministratore della predetta società, senza che possa assumere rilievo il mancato esercizio dell’azione contro l’amministratore infedele, in quanto, ai sensi dell’art. 2055 c.c., se un unico evento dannoso è imputabile a più persone, sotto il profilo dell’efficienza causale delle singole condotte, sorge a carico delle stesse un’obbligazione solidale, il cui adempimento può essere richiesto, per l’intero, anche ad un solo responsabile.

Cassazione civile sez. I, 01/06/2010, n.13413

Dissimulazione dello stato di dissesto

Integra il reato di ricorso abusivo al credito (art. 218 l. fall.), la dissimulazione dello stato di dissesto della società avvenuta attraverso l’utilizzo strumentale della posta debitoria e la natura parzialmente fittizia del finanziamento soci, non facilmente individuabile dalle banche.

Cassazione penale sez. V, 06/06/2006, n.38144

Bancarotta post – fallimentare e ricorso abusivo al credito 

La differenza tra l’ipotesi di bancarotta post – fallimentare disciplinata dall’art. 216, comma 2, l. n. 267 del 1942, e quella di ricorso abusivo al credito prevista dall’art. 218 della stessa legge sta nel fatto che con il primo reato vengono sanzionati i comportamenti distrattivi propri della bancarotta patrimoniale compiuti dall’imprenditore dopo la dichiarazione di fallimento; con il secondo, è punito il ricorso al credito da parte dell’imprenditore non ancora fallito che, a tal fine, dissimuli lo stato di dissesto. Il reato di ricorso abusivo al credito richiede che il soggetto al quale esso viene addebitato sia, successivamente, dichiarato fallito.

Cassazione penale sez. V, 04/05/2004, n.23796



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