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Prova giudizio penale: ultime sentenze

27 Settembre 2019
Prova giudizio penale: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: prova penale; processo penale; elementi indiziari; impronte papillari; prova di colpevolezza; presunzioni legali previste da norme tributarie.

Rilievo di impronte papillari sul luogo del delitto

In tema di prova penale, il rilievo, in un appartamento ove sia stato commesso un furto, di impronte papillari, costituisce sufficiente prova di colpevolezza nei riguardi di colui cui le impronte si riferiscono, in quanto solo da costui, pertanto, può provenire una eventuale contraria dimostrazione.

Cassazione penale sez. fer., 01/08/2019, n.35551

Possibilità di realizzare prestazioni di intercettazione

Ai sensi dell’art. 28 e allegato 1, punto 11, Codice delle comunicazioni elettroniche, la possibilità di realizzare prestazioni di intercettazione, a fini di giustizia, è da ritenersi una condizione preliminare e indispensabile per poter ottenere l’iniziale autorizzazione, con tutto quanto ciò comporta in ordine alla scelta di sistemi operativi, tanto che la violazione degli obblighi connessi è espressamente sanzionata ai sensi dell’art. 98, comma 14, del citato Codice, anche con la revoca dell’autorizzazione.

Si tratta in sostanza di un obbligo di predisposizione distinto da quello di fornire le singole prestazioni ed entrambi gli obblighi sono volti ad assicurare all’Autorità giudiziaria, nello svolgimento dell’attività di ricerca della prova penale, il supporto tecnico pieno ed incondizionato dei gestori dei sistemi di comunicazione, imponendo loro di predisporsi adeguatamente per fornire ogni elemento utile alle indagini, comunque generato dal servizio gestito in regime di autorizzazione.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 09/04/2019, n.4594

Procedimento antitrust

Le funzioni attribuite dalla l. n. 287 del 1990 all’A.G.C.M. a presidio della libera concorrenza si esplicano indipendentemente dalla rilevanza penale dei comportamenti, considerato che, ove ricorrano i relativi presupposti, essi possono formare oggetto di valutazione nelle sedi competenti.

Pertanto, i « brogliacci » di trascrizione, che nel giudizio penale non avrebbero assunto ancora la caratteristica di prova legale, nel procedimento davanti all’A.G.C.M. rilevano come elementi indiziari e l’autonomia dei due procedimenti non richiede che sia necessaria la previa assunzione « formale » al rango di prova penale di tali « brogliacci ».

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 26/02/2016, n.2674

Valutazione della prova

In tema di prova penale, il giudice di merito può trarre il convincimento da ogni elemento probatorio o indiziante e, quindi, anche da ricognizioni informali e da riconoscimenti fotografici, che vanno tenuti distinti dalla ricognizione personale prevista dall’art. 213 c.p.p.

Egli, pertanto, nell’ambito dei poteri discrezionali di valutazione che l’ordinamento gli riconosce, può attribuire concreto valore indiziante o probatorio all’identificazione dell’autore del reato mediante riconoscimento fotografico, costituente accertamento di fatto utilizzabile in virtù dei principi della non tassatività dei mezzi di prova e del libero convincimento, i quali consentono il ricorso non solo alle cosiddette prove legali ma anche ad elementi di giudizio diversi, purché non acquisiti in violazione di specifici divieti.

Ufficio Indagini preliminari Napoli, 31/12/2013, n.1080

Difficoltà probatorie

Le difficoltà probatorie non giustificano l’attenuazione dei rigori della prova penale. Senza certezza degli eventi c’è solo l’assoluzione (cassata, nella specie, la decisione dei giudici d’appello che avevano condannato un imputato per tentato omicidio aggravato, occorso negli sviluppi di una rissa nella quale avevano partecipato decine di persone; le omertà e le precarietà dei ricordi non hanno consentito al dibattimento di dipanare i dubbi incrociati sulle identità degli agenti e delle vittime, nonché sul grado di corresponsabilità di ognuno).

Cassazione penale sez. I, 17/10/2012, n.45969

Accertamento dell’imposta evasa attraverso presunzioni

La figura del cd. “abuso del diritto” (di creazione dottrinale e giurisprudenziale) sviluppatasi in ambito tributario, nonché il criterio presuntivo legale del valore normale, tipico dell’accertamento tributario, non sono di per sé sufficienti a dimostrare la sussistenza del reato: tali elementi dovranno essere rivalutati con i criteri della prova penale, anche sotto il profilo degli indizi gravi, precisi e concordanti, di cui all’art. 192 c.p.p.

Ufficio Indagini preliminari Milano, 29/04/2011, n.828

Prove raccolte nel processo penale: utilizzabilità da parte del giudice civile

Il giudice civile investito della domanda di risarcimento del danno da reato ben può utilizzare, senza peraltro averne l’obbligo, come fonte del proprio convincimento le prove raccolte in un giudizio penale definito con sentenza passata in giudicato e fondare la propria decisione su elementi e circostanze già acquisiti con le garanzie di legge in quella sede, essendo in tal caso peraltro tenuto a procedere alla relativa valutazione con pienezza di cognizione al fine di accertare i fatti materiali all’esito del proprio vaglio critico.

(Nella specie, in un sinistro stradale mortale, la S.C. ha confermato la decisione con cui la Corte di merito aveva escluso la responsabilità civile del conducente del veicolo antagonista e ravvisato l’esclusiva responsabilità del conducente deceduto, valorizzando le conclusioni ragionate e coincidenti delle due perizie svolte in sede penale, basate su accertamenti approfonditi e convincenti circa l’effettiva dinamica del sinistro, il riscontro dei danni subiti dai mezzi coinvolti, i segni lasciati sull’asfalto dai veicoli ed i rilievi planimetrici effettuati dagli agenti intervenuti sui luoghi).

Cassazione civile sez. III, 25/06/2019, n.16893

Dichiarazioni rese dalla coimputata

Premesso che, nell’accertamento della sussistenza di determinati fatti, il giudice civile valuta liberamente le prove raccolte in sede penale, in modo del tutto svincolato dal parallelo processo penale, l’utilizzabilità o meno delle dichiarazioni rese da una coimputata ai sensi dell’art. 192 c.p.p. è questione che riguarda esclusivamente le regole che presiedono alla formazione della prova nell’ambito del processo penale, non assumendo alcun rilievo nel giudizio civile, teso a verificare la fondatezza degli addebiti mossi ai fini della decisione sulla domanda di risarcimento civile.

Cassazione civile sez. III, 09/04/2019, n.9799

Presunzioni legali tributarie: valore probatorio nel processo penale

Nel processo penale, le presunzioni legali previste da norme tributarie, pur potendo avere valore indiziario, non possono costituire di per sé fonte di prova della commissione dell’illecito, assumendo il valore di dati di fatto che, unitamente ad elementi di riscontro che diano certezza dell’esistenza della condotta criminosa, devono poter essere valutati liberamente dal giudice penale.

Cassazione penale sez. III, 08/04/2019, n.24152

Processo penale e processo amministrativo

In virtù del principio dell’indipendenza tra processo penale ed amministrativo, il giudizio dinanzi al giudice amministrativo non può essere sospeso in attesa della definizione del processo penale, ciò in quanto, in base alle fonti di prova a sua disposizione, i fatti possono essere accertati in piena autonomia dal giudice amministrativo.

Consiglio di Stato sez. VI, 05/04/2019, n.2257

Giudizio abbreviato 

In tema di giudizio abbreviato ammesso nel corso del dibattimento a seguito della contestazione di una nuova aggravante ex art. 517 c.p.p., il giudice deve valutare, ai fini della decisione, sia gli elementi di prova derivanti dagli atti di cui all’art. 442, comma 1-bis, c.p. p., sia quelli acquisiti in dibattimento fino all’ammissione del rito, senza alcuna gerarchia precostituita e fornendo congrua motivazione circa la soluzione dell’antinomia nel caso in cui vi sia divergenza tra le stesse.

Cassazione penale sez. V, 25/03/2019, n.211



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