Lotta ai contanti: la proposta di tassare i prelievi al bancomat

11 Settembre 2019
Lotta ai contanti: la proposta di tassare i prelievi al bancomat

Sconti di imposta e commissioni sulle operazioni allo sportello o all’Atm: come combattere l’evasione fiscale.

Incentivare l’uso della moneta elettronica e disincentivare l’uso del contante. La proposta è contenuta in uno studio del Centro studi di Confindustria (Csc) che farà sicuramente discutere per le soluzioni che offre. È la vecchia tecnica del bastone e della carota: da un lato prevedere delle agevolazioni fiscali, ma dall’altro imporre una nuova e ulteriore tassa come già succede in tanti altri campi (si pensi al settore automobilistico per favorire la vendita delle auto non inquinanti). Di cosa si tratta? Ecco come lo studio del Csc, che verrà presentato al Governo, intende avviare, per i prossimi anni, la lotta ai contanti.

La proposta si articola su due interventi: garantire un credito di imposta del 2% al cliente che effettua i pagamenti mediante transazioni elettroniche (incentivo all’uso della moneta elettronica); dall’altro introdurre una commissione in percentuale dei prelievi da Atm o sportello eccedenti una certa soglia mensile (disincentivo all’uso del contante).

La lotta ai contanti è anche una lotta all’evasione fiscale. Negli ultimi anni, sono stati fatti molti passi avanti in Italia nella lotta all’evasione fiscale, che ha portato gradualmente all’emersione di gettito. Ne è un esempio il recente intervento sulla fatturazione elettronica. Malgrado ciò, la perdita di gettito fiscale e contributivo è stimato ancora sopra ai 100 miliardi di euro (fonte Mef), solo in parte attribuibile a grandi evasori, scrive il Csc.

L’Italia è anche uno dei paesi dove meno diffuso è l’utilizzo di carte di pagamento: rispetto a una media europea superiore a 100 transazioni pro-capite annue, in Italia ne vengono effettuate meno della metà.

L’utilizzo maggiore di metodi di pagamento digitale può far emergere gettito fiscale modificando le abitudini di spesa dei consumatori finali, sottolinea il Centro studi di Confindustria.

Quindi, per il Csc si può costruire un intervento normativo che incentivi l’utilizzo della moneta elettronica, riduca l’area dell’evasione fiscale, sterilizzi, nella percezione del cittadino ma anche nei fatti, un eventuale aumento dell’Iva, sempre al centro del dibattito di politica economica sin dai tempi del decreto legge 98 del 2011 introdotto dal Governo Berlusconi.

In questo modo, si può incidere sulla componente più ampia dell’evasione modificando gradualmente i comportamenti e favorendo un cambiamento culturale verso l’utilizzo di moneta elettronica.

Nella proposta, fatta di incentivi all’uso della moneta elettronica e disincentivi all’uso del contante, non ci sono oneri aggiuntivi netti per la finanza pubblica. Ma è evidente che ci può essere un recupero di gettito attraverso la riduzione dell’evasione fiscale. Il pacchetto di misure si sostanzia in un meccanismo che sia in grado di incentivare l’utilizzo della moneta elettronica e disincentivare l’uso del contante.

Come anticipato, la proposta mira a garantire un credito di imposta a chi esegue pagamenti con carta di credito, bancomat o bonifico online.

Dall’altro lato, è prevista una commissione dei prelievi da bancomat o allo sportello della banca sopra un importo predeterminato per disincentivare l’utilizzo del cash.

Si dovrà poi chiarire se tale commissione sarà a beneficio delle banche o andrà allo Stato, divenendo quindi un nuovo e ulteriore balzello che graverà sulle tasche del contribuente.


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