Diritto e Fisco | Articoli

È vietato sbattere i tappeti dal balcone?

11 Settembre 2019
È vietato sbattere i tappeti dal balcone?

Disturbo alla quiete pubblica, polvere e sporcizia sulla proprietà privata: cosa dice la legge per chi usa il battipanni. 

Se abiti in un condominio, ti sarà certamente capitato di chiederti se è vietato sbattere i tappeti dal balcone o se, invece, ci sono regole da rispettare per poterlo fare (ad esempio: orari ed eventuale presenza di balconi sottostanti).

A tutti è successo di dover pulire un tappeto, un copriletto, un piumone invernale o qualsiasi altro tessuto pesante e di dover usare il vecchio battipanni. In questi casi, la ringhiera del balcone è il posto più semplice per operare. Oltre alla maggiore facilità di manovra derivante dal maggior spazio, la polvere non resta dentro casa.

Non si può, tuttavia, negare che tale attività finisca spesso per danneggiare i vicini di casa. Da un lato, chi abita ai piani sottostanti dovrà quantomeno chiudere le finestre se non vuole che la polvere invada il proprio appartamento. Dall’altro lato, il rimbombo del rumore – specie nei vicoli stretti – è tale da disturbare chiunque voglia riposare.

Ecco che allora, se non si è tanto sensibili da porsi il problema sotto l’aspetto delle relazioni condominiali, è quantomeno necessario chiedersi se, da un punto di vista legale, è vietato sbattere i tappeti dal balcone.

Anche questo aspetto della vita quotidiana è stato affrontato dalla Cassazione in due interessanti occasioni [2]. Ecco cosa è stato spiegato.

Sbattere i tappeti: cosa comporta

Due sono le possibili contestazioni che possono sorgere quando si sbatte un tappeto: la prima riguarda il rumore che ne deriva e, quindi, l’eventuale reato di «disturbo della quiete pubblica»; la seconda riguarda, invece, la sporcizia che invade l’altrui proprietà (quella dei giardini e dei balconi di sotto) e, quindi, l’eventuale reato di «getto di cose pericolose o atte a imbrattare».

Prima ancora di affrontare questi due temi, la prima questione che deve valutare chi intende sbattere i tappeti dalla finestra o dal balcone è se il regolamento di condominio contiene un divieto. Divieto che può essere espresso o tacito, ad esempio non consentendo attività che possano produrre rumore in determinati orari.

L’eventuale clausola che vieti di usare il battipanni deve, però, essere contenuta in un regolamento approvato all’unanimità: circostanza che si può raggiungere o con votazione in assemblea da parte di tutti i condomini (cosiddetto «regolamento assembleare») o in sede di stipula del contratto di compravendita dell’appartamento da parte dei singoli condomini, con contestuale accettazione del regolamento di condominio redatto dal costruttore dell’edificio (cosiddetto «regolamento contrattuale»).

Solo un regolamento approvato da tutti i proprietari può imporre limiti e condizioni all’uso della proprietà privata e alle attività in essa consentite.

Sbattere i tappeti: il problema del rumore

Sotto un aspetto acustico, chi sbatte i tappeti deve fare attenzione a non operare in orari normalmente destinati al riposo, il che significa dalle 9 di sera alle 8 di mattina.

La violazione di tale regola – che, seppur non scritta, è ormai accettata dalla collettività e nelle aule giudiziarie – può comportare la commissione del reato di disturbo alla quiete pubblica (o meglio, «disturbo al riposo e alle attività delle persone») solo se il rumore viene percepito da un “numero indeterminato di persone”. È il caso, ad esempio, in cui lo scuotimento dei tappeti viene avvertito da tutti i condomini dell’edificio o quelli dello stabile di fronte, a prescindere dal fatto che a lamentarsi o a sporgere la querela è uno solo di essi.

Se, invece, il rumore può essere avvertito solo da due o tre famiglie siamo in presenza di un semplice illecito civile che, nella migliore delle ipotesi, può consentire di richiedere un risarcimento del danno.

Premesso, quindi, che chi sbatte tappeti non disturba la quiete se lo fa nelle ore diurne e senza indugiare più del necessario, non sempre tale condotta può essere oggetto di denuncia.

Sbattere i tappeti: il problema della polvere e della sporcizia

Il secondo punto da affrontare è se la polvere e i residui di sporcizia che possono cadere di sotto al balcone, a seguito dello sbattimento dei tappeti, può integrare il reato di «getto di cose pericolose o atte a imbrattare». La risposta fornita dalla Cassazione è negativa. Secondo la Corte, «lo sbattimento di qualche tappeto e lo scuotimento di qualche tovaglia non integra la condotta penalmente rilevante, per l’impossibilità di causare imbrattamenti e molestie alle persone, secondo la formulazione letterale della disposizione incriminatrice. Essa, infatti, deve essere intesa alla luce dell’interesse perseguito con l’incriminazione, che appartiene alla materia della polizia di sicurezza, concernendo la prevenzione di pericoli per una pluralità di soggetti».

Non essendovi, quindi, alcuna prova circa la natura delle cose gettate sul sottostante balcone e sull’inidoneità di tali cose a recare molestia, non si può certo condannare penalmente l’autore di tale condotta.

note

[1] Cass. sent. n. 49983/2015 del 09.04.2015; Cass. sent. n. 27625/2012 del 15.05.2012.

Cassazione penale sez. III, 09/04/2015, (ud. 09/04/2015, dep. 18/12/2015), n.49983

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 31 gennaio 2014 il Tribunale di Catania dichiarava S.N., colpevole dei reati di cui agli artt. 659 e 674 c.p., alla stessa ascritti ai capi A) e B) e per l’effetto, previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e ritenuta la continuazione, alla pena, condizionalmente sospesa, di Euro 300,00 di ammenda oltre al risarcimento del danno in favore della costituita parte civile.

1.1 Per l’annullamento della sentenza propone ricorso l’imputata a mezzo del proprio difensore, articolando tre distinti motivi: con il primo lamenta inosservanza ed erronea applicazione della legge penale per avere il Tribunale affermato la responsabilità della S. in ordine al reato di cui all’art. 659 c.p., in assenza delle condizioni previste dalla legge (assenza del disturbo di una pluralità di persone). Con il secondo motivo la difesa lamenta altra inosservanza ed erronea applicazione della legge penale, nonchè manifesta illogicità della motivazione relativamente alla affermazione di responsabilità per il reato di cui all’art. 674 c.p., in quanto nessuna delle cose asseritamente lanciate dalla S. sul sottostante balcone di casa della vicina era idonea a recare molestia e non vi erano nemmeno elementi atti a dimostrare la natura delle cose lanciate. Con il terzo motivo la difesa lamenta inosservanza della legge processuale (art. 192 c.p.p.) e manifesta illogicità in punto di valutazione delle prove a carico della S., connesse alle dichiarazioni dei testi escussi in dibattimento.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è fondato nei limiti di cui appresso.

2. Il primo motivo, con il quale si lamenta l’inosservanza della legge penale in punto di affermazione della responsabilità per il reato di disturbo delle occupazioni delle persone, va accolto. Come premessa fattuale va ricordato che alla S. viene mossa la contestazione di cui all’art. 659 c.p., “perchè mediante schiamazzi o altri rumori disturbava il riposo e le occupazioni delle persone, segnatamente disturbava B.C., abitante in appartamento sottostante, sbattendo sedie, trascinando mobili, battendo tappeti sulla ringhiera dei balconi”. Le risultanze della istruzione dibattimentale hanno dimostrato – come emerge dalla sentenza impugnato – le circostanze contestate, nel senso che i testi escussi ( L.A. e F.M.R.) hanno riferito di rumorosi e continui trascinamenti violenti, nell’arco delle giornate, di mobili e sedie oltre a rumori provocati dallo sbattere continuo e violento di tappeti sulle ringhiere dei balconi dell’appartamento della S. sovrastante quello della vicina B.C.R. V.A..

2.1 Ciò precisato erra il Tribunale nel ritenere configurabile il reato delineato dall’art. 659 c.p., quando a subire il disturbo delle proprie occupazioni sia una persona soltanto, a nulla rilevando, ai fini della integrazione della fattispecie nè la persistenza, nè il livello dei rumori prodotti, nè la provenienza di essi.

2.2 Invero, come ripetutamente affermato dalla giurisprudenza di questa Corte Suprema, . per potersi ritenere integrata la fattispecie di cui all’art. 659 c.p., è indispensabile, indipendentemente dal livello dei rumori e dunque dal superamento del limite della normale tollerabilità, che il frastuono segnalato abbia l’attitudine a propagarsi in modo tale da essere idoneo a disturbare una pluralità indeterminata di persone. Tale conclusione è coerente non solo con il dato normativo (la norma parla di “disturbo del riposo o delle occupazioni delle persone”, riferendosi, quindi, ad una pluralità di soggetti passivi potenzialmente destinatari dei rumori molesti) ma soprattutto con la natura del bene giuridico protetto, individuabile nella quiete pubblica e non nella tranquillità del singolo soggetto che si dolga della rumorosità prodotta da altri (così tra le tante Sez. 1^ 20.5.1994 n. 7753, De Nardo, Rv. 198766; idem 29.11.2011 n. 47298, lori, Rv. 251406; idem Sez. 1^ 14.10.2013 n. 45616, Virgillito ed altro, Rv. 257345).

2.3 Va dunque ribadito che, laddove l’attività di disturbo, come talvolta accade, si verifichi all’interno di in un edificio condominiale (così come è accaduto nel caso in esame), perchè possa essere integrato il reato non basta che i rumori arrechino disturbo o “siano idonei a turbare la quiete e le occupazioni dei soli abitanti gli appartamenti inferiori o superiori rispetto alla fonte di propagazione, ma occorre una situazione fattuale di rumori atti a recare disturbo ad una più consistente parte degli occupanti il medesimo edificio, poichè solo in questo caso può ritenersi integrata la compromissione della quiete pubblica” (così, testualmente, Sez. 1^ 45616/13 cit.). Si impone, quindi, l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata in ordine a tale reato perchè il fatto non sussiste nella sua oggettività giuridica.

3. Anche il secondo motivo è fondato nel senso che non risulta adeguatamente spiegata da parte del Tribunale nè la natura delle cose gettate dalla S. sul sottostante balcone della B., nè l’idoneità di tali cose a recare molestia. Ancora una volta va ricordato – sotto il profilo fattuale – che alla S. viene mossa la contestazione di cui all’art. 674 c.p., “per avere gettato o versato cose in luogo privato, ma di comune o altrui uso, atte ad offendere o molestare persone, segnatamente atte ad offendere o molestare B.C. abitante in un appartamento sottostante ove venivano versate spazzatura o altre cose”.

3.1 Lo stesso tenore della contestazione induce a qualche perplessità in merito alla effettiva idoneità della condotta in concreto posta in essere dalla S. a molestare la vicina;

perplessità che l’istruzione dibattimentale, seppur meticolosa, non è riuscita a fugare. La norma penale parla di getto di “cose atte ad offendere o imbrattare o molestare persone” ovvero “di emissioni di gas, di vapori o di fumo atti a cagionare tali effetti” . In particolare, al di là della produzione di polvere derivante dalla pulizia di oggetti effettuata dalla S. nel balcone esterno della propria abitazione che poi, per caduta o dispersione aerea, giungeva nel balcone sottostante, non è dato evincere dal testo della sentenza impugnata quale fosse la natura delle cose asseritamente gettate dalla S. nel balcone sottostante.

3.2 Il concetto di molestia insito nella norma in esame si riferisce al lancio di cose che determinano situazioni di fastidio, disagio, disturbo e comunque di turbamento della tranquillità e della quiete, produttive di un impatto negativo, anche psichico, sull’esercizio della normali attività quotidiane di lavoro e di relazione di una determinata persona (Sez. 3^ 18.6.2004 n. 38297, P.M. in proc. Providenti ed altri; Sez. 1^ 4.7.1986 n. 12261. Di Leo, Rv. 174195).

3.3 Nel caso in esame, come rilevato anche dalla difesa della ricorrente, nessuna specifica analisi è stata effettuata da parte del giudice circa la natura delle cose di volta in volta gettate dalla S. nel sottostante balcone ed in particolare in cosa consistesse la spazzatura ovvero il lancio di insetticidi e come esso avvenisse.

3.4 Sul punto, pertanto, si impone l’annullamento della sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Catania perchè, in tale sede, venga verificata la natura degli oggetti gettati dalla imputata verso il balcone della vicina e soprattutto la loro idoneità ad imbrattare o molestare la vicina. Rimane, con ciò, assorbito il terzo motivo del ricorso.

PQM

Annulla la sentenza impugnata senza rinvio limitatamente al reato di cui al capo A) perchè il fatto non sussiste e con rinvio al Tribunale di Catania per il reato sub B).

Così deciso in Roma, il 9 aprile 2015.

Depositato in Cancelleria il 18 dicembre 2015


Cassazione penale sez. I, 15/05/2012, (ud. 15/05/2012, dep. 11/07/2012), n.27625

RITENUTO IN FATTO

Il Tribunale di Genova in composizione monocratica ha condannato M.R. e M.I. per il reato di disturbo alle occupazioni delle persone, per avere in concorso tra loro arrecato disturbo ad C.E. mediante schiamazzi anche in tarda serata prodotti nel loro appartamento posto nello stesso stabile di quello della persona offesa; e M.R. anche del reato di getto pericoloso di cose, per avere più volte gettato o versato cose atte ad imbrattare e molestare nel sottostante terrazzo della persona offesa, effettuando lo spolvero di tappeti e tovaglie. Il materiale probatorio utilizzato per la condanna è costituito dalle testimonianze della persona offesa, che ha riferito di rumori provenienti dall’appartamento dei due imputati, e di aver più volte ricevuto il versamento di briciole e polvere sulle finestre e sul terrazzo dei suo appartamento; dalle dichiarazioni della moglie della persona offesa, che ha dato riscontro alle proposizioni d’accusa della prima, e dalle dichiarazioni di due conoscenti della persona offesa, che hanno riferito di aver avvertito, in occasioni in cui erano nell’abitazione della stessa, rumori provenienti dall’appartamento sovrastante. Altre dichiarazioni testimoniali, rese dall’amministratore del condominio e da altri condomini, hanno escluso che detti rumori fossero avvertiti anche da altri, occupanti gli altri appartamenti dello stabile.

Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione M. R., articolando i seguenti motivi.

– Violazione di legge, mancanza o manifesta illogicità della motivazione in ordine alla dichiarata sussistenza del reato di disturbo alle occupazioni delle persone. Nessun testimone ha riferito sulla capacità offensiva e diffusiva dei rumori, sulla loro natura.

I condomini dei medesimo edificio hanno escluso di aver mai ricevuto molestia dal comportamento della ricorrente e non è stata raggiunta la prova che i rumori siano stati tali da superare oggettivamente la soglia della normale tollerabilità.

Mancanza o manifesta illogicità della motivazione in ordine alla sussistenza del reato di getto pericoloso di cose. Le testimonianze degli abitanti dell’appartamento sottostante a quelli della ricorrente e della parte civile dimostrano l’insussistenza del reato.

Costoro hanno dichiarato di non aver mai trovato sporcizia sul balcone dei propri appartamenti e di non aver mai visto la ricorrente nell’atto di sbattere tappeti o tovaglie. Ha proposto ricorso anche M.I., articolando il seguente motivo.

Violazione di legge, mancanza o manifesta illogicità della motivazione in ordine alla dichiarata sussistenza del reato di disturbo alle occupazioni delle persone. Nessun testimone ha riferito sulla capacità offensiva e diffusiva dei rumori, sulla loro natura.

I condomini del medesimo edificio hanno escluso di aver mai ricevuto molestia dal comportamento del ricorrente e non è stata raggiunta la prova che i rumori siano stati tali da superare oggettivamente la soglia della normale tollerabilità.

CONSIDERATO IN DIRITTO

I ricorsi sono fondati e pertanto la sentenza impugnata merita di essere annullata senza rinvio.

Il reato di disturbo alle occupazioni e al riposo delle persone non sussiste se le condotte poste in essere non hanno un’idoneità offensiva tale da mettere in pericolo la tranquillità di un numero indeterminato di persone. Con specifico riferimento ai fatti commessi in ambito condominiale, Sez. 1, n. 1406 del 12/12/1997, dep. 05/02/1998, Costantini, Rv. 209694, ha chiarito che “in tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, i rumori e gli schiamazzi vietati, per essere penalmente sanzionabile la condotta che li produce, debbono incidere sulla tranquillità pubblica – essendo l’interesse specificamente tutelato dal legislatore quello della pubblica tranquillità sotto l’aspetto della pubblica quiete, la quale implica, di per sè, l’assenza di cause di disturbo per la generalità dei consociati – di guisa che gli stessi debbono avere tale potenzialità diffusa che revento di disturbo abbia la potenzialità di essere risentito da un numero indeterminato di persone, pur se, poi, in concreto soltanto alcune persone se ne possano lamentare. Ne consegue che la contravvenzione in esame non sussiste allorquando i rumori arrechino disturbo ai soli occupanti di un appartamento, all’interno del quale sono percepiti, e non ad altri soggetti abitanti nel condominio in cui è inserita detta abitazione ovvero nelle zone circostanti: infatti, in tale ipotesi non si produce il disturbo, effettivo o potenziale, della tranquillità di un numero indeterminato di soggetti, ma soltanto di quella di definite persone, sicchè un fatto del genere può costituire, se del caso, illecito civile, come tale fonte di risarcimento di danno, ma giammai assurgere a violazione penalmente sanzionabile”.

Alla luce di questo principio di diritto occorre considerare che la sentenza impugnata non ha dato atto di elementi probatori che dimostrino l’esistenza di rumori tali da arrecare disturbo anche ad altre persone, oltre i coniugi C..

Per quanto poi attiene al reato di cui all’art. 674 c.p., ascritto soltanto a M.R., il fatto non sussiste, perchè lo sbattimento di qualche tappeto e lo scuotimento di qualche tovaglia non integra la condotta penalmente rilevante, per l’impossibilità di causare imbrattamenti e molestie alle persone, secondo la formulazione letterale della disposizione incriminatrice. Essa, infatti, deve essere intesa alla luce dell’interesse perseguito con l’incriminazione, che appartiene alla materia della polizia di sicurezza, concernendo la prevenzione di pericoli per una pluralità di soggetti.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perchè i fatti non sussistono.

Così deciso in Roma, il 15 maggio 2012.

Depositato in Cancelleria il 11 luglio 2012


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA