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I doveri del blogger e del titolare di un sito

12 Settembre 2019 | Autore:
I doveri del blogger e del titolare di un sito

Diritto d’autore, tutela della privacy, contenuti offensivi o diffamatori: quali sono i vincoli per chi ha una pagina o un portale su Internet?

Sei appassionato di scrittura e vuoi raccontare le tue esperienze su Internet chiedendo a chi ti legge di interagire con te, e così stai pensando o hai deciso di aprire un blog. Oppure vuoi guadagnare dei soldi sul web cogliendo una delle tante opportunità che ti offre la rete, sempre attraverso un blog o un tuo sito. Ne abbiamo parlato diverse volte, spiegando come fare un sito Internet, raccontando ciò che è stato illustrato nell’evento organizzato a Cosenza da La Legge per Tutti con Salvatore Aranzulla o svelandoti i segreti per diventare influencer. Tuttavia, aprire una finestra al mondo sul web comporta delle regole: non basta far partire la macchina e buttarci dentro la prima cosa che ti passa per la testa in attesa che qualcuno la legga ti risponda ciò che vuole. Ci sono anche dei vincoli legali da rispettare, perciò bisogna conoscere i doveri del blogger e del titolare del sito.

Gli aspetti da tenere in considerazione sono tanti. Dal rispetto della privacy di chi entra nel blog o nel sito alle regole da rispettare sulla pubblicazione delle foto. Fino al controllo dei contenuti: fake news, diritto d’autore sulla condivisione di video o di musica, commenti offensivi o critiche oltremisura, ecc.

È importante stare attenti al trattamento dei dati personali, perché il blogger o il titolare del sito ne è il responsabile. La normativa europea sulla privacy, nota come Gdpr [1] va applicata, ad esempio, quando la pagina prevede l’invio di newsletter, cookies o la pubblicazione dell’indirizzo di posta elettronica di chi legge. Sarà necessario, quindi, che l’utente possa accettare le newsletter e visionare facilmente l’informativa sulla privacy ed il banner che gli permette di dare il consenso sui cookies.

Bisogna tener ben presente che un sito Internet o un blog non sono dei contenitori dove uno può inserire a proprio piacimento e senza alcun criterio. Oltre a non portare a casa il risultato che desideravi, rischi di andare incontro a qualche grana di tipo legale.

Vediamo, allora, quali sono i doveri del blogger e del titolare di un sito da sapere ancor prima di fare il primo click.

Blog e siti Internet: l’uso di foto e video

Abituati come siamo a postare e vedere delle foto e dei video di ogni tipo su Facebook, su Instagram o su YouTube, si può pensare che sia lecito pubblicare liberamente delle immagini senza alcun controllo. Invece, non è così.

Tra i doveri del blogger e del titolare di un sito c’è quello di non utilizzare delle immagini e dei contenuti in generale che siano stati pubblicati su un’altra pagina e che siano protetti dal diritto d’autore. Ci sono dei siti da cui è possibile reperire delle foto libere da copyright, come quelle caricate sotto licenza Creative Commons CC0. Si tratta di immagini che l’autore ha messo in rete rinunciando a tutti i suoi diritti sull’opera. In questo modo, è possibile copiare, modificare e utilizzare la fotografia o il video anche per fini commerciali senza chiedere autorizzazione.

Tuttavia, sugli altri siti bisogna stare molto attenti, come abbiamo spiegato nell’articolo Diritto d’autore e fotografia: ultime sentenze. Se si tratta di un’immagine non artistica, puoi utilizzarla solo se sono trascorsi 20 anni dalla data in cui è stato fatto lo scatto, informazione che l’autore deve inserire accanto alla foto. Se non lo fa, puoi essere tenuto ad un risarcimento solo se hai agito in malafede.

Se, invece, la foto è artistica, cioè presenta degli elementi più elaborati (non il semplice paesaggio che chiunque potrebbe catturare con la macchina fotografica, ma un’immagine con, ad esempio, una modella che passeggia con una determinata luce artificiale, ecc.), allora puoi usarla solo se sono passati 70 anni dalla data di decesso dell’autore.

Ci sono delle regole anche per i social network: prendere una foto dalla pagina Facebook di qualcuno ed inserirla sul tuo blog o sul tuo sito senza chiedere autorizzazione è vietato (leggi, in proposito, Posso utilizzare le foto pubblicate su Facebook da altre persone?). Così come esistono dei vincoli pure sulle immagini che mostrano il volto di qualcuno: se non si tratta di un personaggio pubblico e non c’è un interesse pubblico alla pubblicazione, dovrai oscurare la faccia per renderla irriconoscibile. Altrimenti puoi violare la legge sul diritto d’autore e il Codice civile [2], oltre a rischiare di dover risarcire l’interessato per un eventuale danno causato [3].

Blog e siti Internet: responsabilità su frasi offensive

L’abilità del blogger e del titolare di un sito non deve consistere soltanto nello scrivere dei contenuti attraenti per i suoi potenziali lettori ma – e forse questa è la più importante – nell’evitare dei contenuti che possano essere offensivi o diffamanti. E non solo quelli scritti da lui stesso ma quelli che arrivano sotto forma di commento, spesso poco carino per utilizzare un eufemismo, dai lettori. Insomma, una cosa è il diritto di critica e un’altra ben diversa la libertà di insulto.

Considera che, secondo la Cassazione, un blog o un sito vengono ritenuti dei veicoli (mezzi di pubblicità li chiama il Codice penale [4]) attraverso i quali incorrere nel reato di diffamazione.

Il blogger o il titolare di un sito, pur non essendo equiparabile al direttore responsabile di una testata giornalistica, ha dei doveri di vigilanza da cui derivano delle responsabilità penali nel momento in cui siano a conoscenza di un contenuto offensivo e non provvedano alla sua rimozione. Tal circostanza può accadere quando:

  • la sua pagina ha un filtro che avrebbe potuto evitare la pubblicazione di un commento;
  • il blogger o il titolare del sito sia stato avvertito del contenuto e, intenzionalmente, non lo abbia rimosso.

Perché esiste una responsabilità di chi gestisce un blog o un sito Internet in questi casi? Perché sono gli unici che possono rimuovere i commenti offensivi o diffamatori, specialmente se lo richiede la persona finita nel mirino dei navigatori [5]. Ma non sarà l’unico ad essere chiamato in causa: anche da chi ha scritto la frase incriminata si può pretendere il risarcimento [6].

Sempre che l’utente in questione abbia firmato il suo commento. Se, invece, si tratta di un navigatore anonimo, la responsabilità sarà soltanto del blogger o del titolare del sito. Questi dovranno avere la capacità di distinguere tra quei due concetti che abbiamo citato prima: il diritto di critica e la pretesa ma inesistente libertà d’insulto. Il primo si deve basare sulla verità dei fatti e sui modi educati, la seconda è una superficiale volontà di ledere l’onore degli altri.

Blog e siti Internet: quando risponde il provider?

Quando il blogger o il titolare di un sito Internet non ha rimosso un contenuto offensivo o diffamatorio e lo si trova facendo una ricerca su Google, il motore ha qualche responsabilità in merito? Può andare incontro a qualche guaio se, sapendo che quel contenuto esiste, non lo ha deindicizzato, cioè continua a farlo trovare tra i primi risultati anziché relegarlo alle ultime pagine, se non addirittura nel dimenticatoio. Questo atteggiamento, infatti, può essere in contrasto con i diritti inviolabili della persona riconosciuti dalla Costituzione che, come si legge nella Carta [7], prevalgono sugli interessi economici di chiunque.

In questi casi, conviene inviare una diffida al motore di ricerca affinché risulti nero su bianco che è stato fatto il possibile per informarlo dell’esistenza del contenuto lesivo.

Il provider, dunque, è tenuto ad agire quando è stato messo a conoscenza di un contenuto che può offendere l’onore o la reputazione di qualcuno.

Blog e siti internet: come far rimuovere contenuti offensivi

Chi si trova offeso o diffamato da un post pubblicato su un blog o su un sito Internet può rivolgersi ad una sede penale, civile o amministrativa per far rimuovere il contenuto offensivo.

La via penale

È possibile presentare una querela per diffamazione aggravata dal mezzo di pubblicità quando si ritiene che sia stata lesa la propria reputazione. In questo caso, il blog o il sito Internet possono essere sequestrati, anche se il titolare è un giornalista. Così facendo, si evita che, in attesa del processo, il male diventi ancora peggiore.

A chiedere il sequestro preventivo sarà il pubblico ministero, mentre toccherà al giudice delle indagini preliminare disporre il provvedimento nel caso in cui ci sia la possibilità che il contenuto rimanga online e che possa danneggiare ulteriormente l’interessato. Tuttavia, il sequestro riguarda il contenuto lesivo e non l’intero blog, il che potrebbe rendere la misura illecita.

Se, invece, non è possibile bloccare un singolo post e c’è un giustificato motivo, il sequestro preventivo dell’intero dominio è lecito [8].

La via civile

In alternativa, la persona danneggiata dal post può proporre un ricorso d’urgenza contro l’autore del contenuto o citando il suo nickname. Ma anche contro il blogger o contro il titolare del sito Internet nel caso, dopo essere stati informati dell’esistenza delle frasi offensive, non provvedano alla loro rimozione.

Il ricorso va presentato quando il post sia verosimilmente falso e possa creare un immediato pregiudizio.

La via amministrativa

La terza e ultima possibilità riguarda il caso in cui vengano pubblicati dei dati di una persona senza il suo consenso, tranne quando c’è un interesse pubblico (si parla, ad esempio, dell’immagine di un personaggio famoso che entra in un ristorante con la nuova fiamma). I dati in questione non riguardano solo nome e cognome ma, appunto, fotografie, numero di telefono, indirizzo di posta elettronica e dell’abitazione, orientamento sessuale e religioso, stato di salute, ecc.

Il danneggiato può presentare un reclamo al Garante per la privacy in modo che venga disposto che il dato venga cancellato o reso anonimo. Il blogger o il titolare del sito, a questo punto, potranno pubblicare solo le iniziali (sempre che non si renda identificabile la persona) o una fotografia con il volto oscurato.


note

[1] Regolamento Ue 679/2016.

[2] Art. 10 cod. civ.

[3] Trib. Milano sent. n. 7994/2016 del 27.06.2016.

[4] Art. 595 cod. pen.

[5] Artt. 2043 e 2055 cod. pen.

[6] Trib. Milano sent. n. 6467/2018 del 07.06.2018.

[7] Art. 2 Costituzione italiana.

[8] Cass. sent. n. 21271/2014 del 07.05.2014.


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