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Manifestazione: bloccare i binari del treno è legale?

11 Settembre 2019
Manifestazione: bloccare i binari del treno è legale?

Interruzione di pubblico servizio: che succede a chi si piazza in mezzo ai binari della ferrovia?

Un tuo amico ti ha trascinato in una manifestazione contro la politica regionale. Ti sei fatto convincere e lo hai seguito nel giorno della protesta. Vi siete incontrati alla stazione dei treni e avete iniziato a sventolare le bandiere. Dacché eravate ai margini dei binari, poco alla volta siete scesi sin sopra le rotaie in modo da impedire ai treni locali di transitare. La manifestazione ha preso le lunghe e siete rimasti in quella posizione per oltre due ore. Finché è arrivata la polizia.

Alla vista degli agenti, gran parte di voi si è dispersa; solo gli attivisti sono rimasti dov’erano. Ciò nonostante, le autorità hanno chiesto i documenti e i nomi di tutti.

Sei stato fermato anche tu e, dietro interrogatorio, hai fornito i tuoi estremi. Non era presente il tuo avvocato, né sei stato avvisato della facoltà di farti assistere da un difensore. Ora, tuttavia, temi che possa arrivarti una multa o, peggio, un’incriminazione penale. Cosa rischi? In caso di manifestazione è legale bloccare i binari del treno?

La questione è stata decisa dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Il caso affrontato dai giudici si riferisce alla protesta del famoso movimento “No Tav”, ma può essere applicato a qualsiasi altro episodio simile, come quello che è capitato ora a te.

Vediamo qual è l’orientamento della Suprema Corte e cosa può succedere a chi si piazza sulle rotaie della stazione in segno di protesta.

Manifestazione pacifica sui binari della stazione: è reato?

Occupare i binari di una stazione ferroviaria, e bloccare così alcuni treni, vale una condanna per «interruzione di pubblico servizio». Non importa, secondo i giudici, che il disagio arrecato sia stato minimo. Né rileva il fatto che la manifestazione sia stata breve e che, nell’arco di questo tempo, si sia svolta in forma pacifica senza che degenerasse in attività violente contro persone o cose.

Nel caso deciso dalla pronuncia in commento, era stata messa in luce la modesta entità delle conseguenze della protesta, consistite in un ritardo di soli sei minuti per un treno regionale e nel mancato ricovero di un treno ‘Frecciarossa’, senza troppi inconvenienti per i passeggeri, comunque giunti a destinazione.

Per la Corte, però, sono elementi irrilevanti per escludere la sussistenza del reato che scatta nello stesso momento in cui si interrompe un servizio pubblico, a prescindere dal disagio arrecato agli utenti.

Condanna per aver bloccato i treni: non è scontata?

Una volta asserito che bloccare i treni è reato, non resta che vedere se tale condotta possa rientrare nell’ipotesi del “perdono” previsto dal Codice penale in caso di “particolare tenuità del fatto” ossia quando le conseguenze arrecate non siano particolarmente gravi.

Su questo punto, giocano una serie di fattori legati al caso concreto.

L’episodio deciso dalla Corte è stato ritenuto sufficientemente grave da ledere l’immagine della pubblica amministrazione, impedendo così l’archiviazione del procedimento penale per «particolare tenuità del fatto».

I giudici hanno evidenziato il protrarsi nel tempo della manifestazione; la sua portata simbolica, diretta a bloccare il traffico dei treni e il fatto che «in violazione del programma comunicato alle autorità, il corteo aveva colto di sorpresa le forze dell’ordine, accedendo all’interno della stazione e dirigendosi verso i binari del traffico dei treni veloci così da bloccarlo».

È stato così messo in evidenza il «dolo» che caratterizza condotte di questo tipo. Non si può cioè parlare certo di una condotta colpevole o dettata dall’impeto, ma premeditata e diretta proprio a danneggiare la circolazione. Insomma, l’effetto voluto è proprio quello realizzato: il disagio al pubblico.

Nell’ipotesi di specie, la Cassazione sembra porre la propria attenzione sull’importanza dello snodo ferroviario e, quindi, delle linee bloccate o che hanno subito ritardo. Laddove si dovesse trattare di traffico nazionale, la condotta – a leggere la sentenza – dovrebbe qualificarsi più grave. Una strana visione visto che, anche in ambito regionale, si parla pur sempre di utenti di un pubblico servizio che hanno pagato il biglietto e che hanno subito un ritardo.

Per quanto concerne poi la gravità dell’episodio, va anche valutata «la ricaduta oggettiva», ossia «i ritardi per i treni in arrivo» o in partenza in termini temporali: un ritardo di oltre due ore.

Tirando le somme, infine, è logico escludere l’ipotesi della “tenuità del fatto”, soprattutto tenendo presenti «le modalità della condotta (300 persone entrano all’interno della stazione e determinano il blocco della circolazione di tutti i treni e poi invadono le pensiline e i binari destinati ai treni ad alta velocità)» e «l’entità del danno» poiché «è vero che il ‘Frecciarossa’ era già arrivato a destinazione e l’altro treno è ripartito dopo pochi minuti, ma, in ogni caso, vi è stato un ritardo di oltre due ore dei treni in arrivo» concludono i giudici della Cassazione.

note

[1] Cass. sent. n. 37456/19 del 10.09.2019.

Corte di Cassazione, sez. Feriale Penale, sentenza 1 agosto – 10 settembre 2019, n. 37456

Presidente Ramacci – Relatore Vigna

Ritenuto in fatto

1. Con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Torino, in riforma della sentenza del Tribunale di Torino del 29 aprile 2015 appellata dal Procuratore della Repubblica, ha dichiarato Mi. Da., Ra. An., Ra. Br. e Ra. Lu. colpevoli del reato di concorso in interruzione di un pubblico servizio.

1.1. Il Tribunale di Torino aveva invece assolto gli imputati dal reato di cui all’art. 340 cod. pen. loro ascritto – ritenuto in esso assorbito il fatto contestato ai sensi dell’art. 1 D.Lgs. 66/48 previa riqualificazione dello stesso nella contravvenzione amministrativa di cui all’art. 1-bis dello stesso decreto – per essere i predetti non punibili ai sensi dell’art. 131-bis cod. pen.

1.2. La contestazione formulata nei confronti dei ricorrenti è quella di avere occupato i binari della stazione ferroviaria di Torino Porta Nuova sia con striscioni che fisicamente, così impedendo la libera circolazione sulla strada ferrata e interrompendo il servizio ferroviario, bloccando su un binario della alta velocità l’elettromotore Freccia Rossa che doveva essere ricoverato per le operazioni di manutenzione e pulizia e su altro binario un treno regionale che non poteva partire come da programmazione e, comunque, determinando la totale interruzione della circolazione dei treni e delle manovre all’interno della suddetta stazione per circa un’ora. Fatto commesso il 9 marzo 2012.

1.3. Nella sentenza di primo grado la condotta è stata ritenuta di particolare tenuità avendo riguardo al contesto generale della manifestazione, che si è sempre mantenuta pacifica e non è degenerata in alcuna attività violenta contro persone o cose; alla limitata durata della interruzione del traffico ferroviario; alla modesta entità delle conseguenze immediate (consistite in un ritardo di sei minuti per un treno regionale e nel mancato ricovero di un treno Freccia Rossa senza disagi per i passeggeri comunque giunti a destinazione), nonché dei conseguenti, contenuti, ritardi di altri treni indicati in totali 125 minuti; alla particolare tenuità delle azioni singolarmente realizzate da ciascuno degli imputati (attraversamento; breve soffermarsi; sedersi sulla pensilina); alla incensuratezza degli imputati che non risultano coinvolti in altre analoghe attività illecite, si che il loro comportamento deve ritenersi episodico e determinato anche dal particolare contesto; al grado del dolo, ravvisabile in una generica accettazione del rischio di provocare un ulteriore intralcio al regolare – già interrotto da altri – svolgimento della circolazione dei treni, quale conseguenza di una breve occupazione simbolica dei binari riservati all’alta velocità.

1.4. La Corte di appello non ha condiviso le conclusioni del giudice di primo grado in relazione alla oggettiva gravità del fatto per le seguenti ragioni: 1) nel suo protrarsi nel tempo per oltre un’ora; 2) nella sua portata simbolica diretta a bloccare il traffico dell’alta velocità, vera ragione della protesta, di talché, in violazione del programma comunicato alle autorità, il corteo aveva colto di sorpresa le forze dell’ordine accedendo all’interno della stazione e dirigendosi verso i binari del traffico dei treni veloci così da bloccarlo; 3) nel coinvolgimento nella manifestazione di molte persone (circa 300); 4) nei disagi arrecati al traffico ferroviario per avere costretto alla chiusura della stazione per oltre un’ora; tutti fattori che non consentono affatto di ritenere la condotta contestata come di particolare tenuità.

La Corte ha sottolineato, infine, che Ra. ha un precedente per danneggiamento su edifici pubblici e una condanna successiva per esplosioni pericolose e che Mi. ha due condanne successive ai fatti per cui si procede in questa sede, per resistenza a pubblico ufficiale e per accensioni ed esplosioni pericolose. In relazione ad entrambi, dunque, può dirsi che sono intervenute condanne per reati della medesima indole.

2. Avverso la sentenza ricorre per cassazione Mi. Da., deducendo i seguenti motivi:

2.1. Violazione di legge in relazione al conflitto apparente di norme tra il reato di cui all’art. 340 cod. pen. e l’illecito amministrativo di cui all’art. 1-bis del decreto legislativo n. 66/48.

La recente sentenza di questa Corte SU n. 20664/17 ha evidenziato come il criterio di specialità debba essere individuato quale unico principio legalmente previsto in tema di concorso apparente, con ampliamento della sua applicazione alle ipotesi di illeciti amministrativi secondo la previsione dell’art. 9 della legge n. 689/81 che ha imposto la comparazione delle fattispecie astratte prescindendo dalla qualificazione penale o amministrativa degli illeciti posta a raffronto. La clausola di salvezza dell’art. 15 cod. pen. non può essere sufficiente a legittimare criteri diversi dal principio di specialità, salvo che non vi sia una espressa clausola normativa a riguardo.

Mentre l’art. 340 cod. pen. punisce chi cagiona un’interruzione ad un servizio pubblico in genere, l’art. 1-bis del suindicato decreto legislativo punisce la condotta di chi ostacola la libera circolazione sulla strada ferrata, cosicché appare evidente la natura del rapporto tra genus e species intercorrente tra le due norme, essendo palese che il blocco della strada ferrata o dei binari costituisca una modalità tra quelle che possono determinare l’interruzione di pubblico servizio.

Conseguentemente, il reato contestato dovrà essere ricondotto alla violazione di cui all’art. 1-bis con conseguente annullamento senza rinvio della sentenza perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

2.2. Violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla sussistenza dell’elemento psicologico del reato.

La sentenza dà per accertato che l’imputato avesse il dolo generico di interrompere il traffico ferroviario. In realtà la stazione ferroviaria era stata chiusa al traffico dalle ore 11,30 alle 12,35 sulla base di una disposizione di sicurezza attuata ogni qual volta si creano situazioni che possono incidere sulla sicurezza in prossimità dei binari ferroviari. La circolazione dei treni venne bloccata prima ancora che venissero occupate le banchine e i binari. Il che porta a ritenere che, quando i manifestanti fecero ingresso nella stazione, essendo il traffico già sospeso, i predetti non potevano volere l’interruzione di un servizio già interrotto.

3. Avverso la sentenza ricorrono per cassazione, con un unico atto, Ra. An., Ra. Lu. e Ra. Br., deducendo i seguenti motivi:

3.1. Violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla ritenuta responsabilità degli imputati.

La Corte da un lato sostiene che gli imputati hanno partecipato all’azione di blocco del traffico ferroviario, dall’altro fa discendere la responsabilità concorsuale dal rafforzamento psicologico della determinazione volitiva altrui e da quello materiale dell’efficacia lesiva dell’azione comune. I giudici d’appello avrebbero dovuto indicare con esattezza il contributo causale sul piano morale o l’agevolazione data dagli imputati e quindi spiegare in quali forme si era manifestata la partecipazione al reato.

3.2. Violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla sussistenza della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.

I parametri che devono essere presi in considerazione in relazione all’art. 131-bis cod. pen. sono quelli della modalità della condotta e dell’esiguità del danno e del pericolo. Gli stessi devono essere valutati sulla base dei criteri indicati dall’art. 133 cod. pen. Ne consegue che è, anzitutto, alla condotta degli imputati e alle sue conseguenze che occorre fare riferimento e non ad eventuali scelte adottate in altre sedi (ad esempio chiusura della stazione ad opera dei dirigenti responsabili).

La Corte ha applicato erroneamente la legge penale nel considerare che il comportamento di Ra. risulterebbe abituale in virtù di una precedente condanna per danneggiamento su edifici pubblici e di una condanna successiva per esplosioni pericolose. Vanno considerati della stessa indole sia i reati che violano una medesima disposizione di legge, sia quelli che presentano profili di omogeneità sul piano oggettivo in relazione al bene tutelato e alle modalità esecutive, ovvero sul piano soggettivo in relazione ai motivi a delinquere. I reati commessi da Ra. non possono quindi essere considerati della stessa indole del delitto di cui all’art. 340 cod. pen., il cui bene giuridico tutelato è il funzionamento del servizio pubblico.

Considerato in diritto

1. I ricorsi sono infondati per le ragioni di seguito indicate.

2. Il primo motivo proposto da Miranda è infondato.

L’art. 1-bis decreto legislativo 22 gennaio 1948, n. 66, come introdotto dall’art. 17, comma 2, decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507, in vigore all’epoca dei fatti, stabiliva: “Chiunque, al fine di impedire od ostacolare la libera circolazione, depone od abbandona congegni o altri oggetti di qualsiasi specie in una strada ordinaria o comunque ostruisce o ingombra una strada ordinaria o ferrata, è punito, se il fatto non costituisce reato, con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire due milioni a lire otto milioni. Se il fatto è commesso da più persone, anche non riunite, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di un somma da lire cinque milioni a lire venti milioni. Nei casi previsti dai commi precedenti non è ammesso il pagamento in misura ridotta ai sensi dell’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689”.

La disposizione è stata formalmente abrogata, in epoca successiva ai fatti, dal Decreto-Legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito con modificazioni dalla L. 1 dicembre 2018, n. 132 (in G.U. 03/12/2018, n. 281), che ha contestualmente modificato l’art 1, comma 1, che attualmente stabilisce: “Chiunque, al fine di impedire od ostacolare la libera circolazione, depone o abbandona congegni o altri oggetti di qualsiasi specie in una strada ordinaria o ferrata o comunque ostruisce o ingombra una strada ordinaria o ferrata, ad eccezione dei casi previsti dall’articolo 1-bis, è punito con la reclusione da uno a sei anni”. Del resto, il nuovo art. 1-bis è estraneo al perimetro di riferimento perché prevede: “Chiunque impedisce la libera circolazione su strada ordinaria, ostruendo la stessa con il proprio corpo, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da Euro 1.000 a Euro 4.000. La medesima sanzione si applica ai promotori ed agli organizzatori”.

In conclusione, la condotta degli imputati deve essere ricondotta all’attuale art. 1 che, però, non può trovare applicazione prevedendo un trattamento sanzionatolo più grave addirittura di quello previsto dall’art. 340 cod. pen. (fino a sei anni di reclusione).

La condotta, all’epoca dei fatti, era effettivamente punita dall’art. 1 bis che, come correttamente evidenziato dai giudici di merito, faceva però salvo il fatto che la condotta, come nel caso in esame, costituisse reato.

Quindi, in ogni caso, la norma applicabile è quella di cui all’art. 340 cod. pen.

3. Il secondo motivo di ricorso relativo all’elemento soggettivo del reato è infondato. Trattandosi di dolo generico, esso deve consistere nella consapevolezza che l’azione possa cagionare un risultato previsto come possibile e di cui si siano accettati i rischi, cioè si esprima in forma di dolo generico anche nella sua manifestazione di dolo cd. eventuale (cfr. ex plurimis: Sez. 6, n. 39219 del 09/04/2013, Rv. 257081; Sez. 6, 11.2.2010 n. 896, Notarpietro, Rv. 246411).

Correttamente i giudici di merito riconoscono il dolo eventuale evidenziando che la condotta è stata realizzata nell’ambito di una manifestazione contro il trasporto ferroviario veloce, all’interno di una situazione particolarmente trafficata e costituente un nodo ferroviario di primaria importanza, senza avere acquisito alcuna previa informazione circa il traffico ferroviario e in assenza di accordi con le forze dell’ordine o con il personale ferrovie volti ad individuare un lasso temporale che consentisse una occupazione simbolica priva di conseguenze e con la finalità di affermare la propria decisiva contrarietà alla alta velocità.

Neppure i diretti interessati sono giunti ad affermare di avere agito nella convinzione che non vi fosse il rischio di cagionare disservizi.

Il Tribunale, in particolare, evidenzia che i predetti pertanto erano mossi da un fine ulteriore – quello di sostenere e rendere manifeste le proprie ragioni -idoneo suffragare l’accettazione del rischio di creare ritardi della circolazione ferroviaria. Nel momento in cui i manifestanti hanno deviato verso la stazione ferroviaria, notando che era sguarnita dalle forze dell’ordine, ed hanno fatto ingresso in numero di 300, avevano pacificamente il dolo eventuale sopra decritto. La circostanza poi che per ragioni di sicurezza, strettamente dipendenti dall’accesso dei manifestanti alla stazione, si sia deciso di bloccare l’attività ferroviaria non incide minimamente sul dolo del reato.

4. I motivi proposti da Ra., Ra. e Ra. sono infondati per le ragioni di seguito indicate.

5. Quanto al primo motivo, relativo alla ritenuta responsabilità del reato, va precisato che, in ordine alla sussistenza dell’elemento materiale, la norma incriminatrice, in linea con l’interesse tutelato, sanziona non solo la condotta che abbia comportato l’interruzione del servizio pubblico di cui si tratti, bensì anche il comportamento che abbia inciso semplicemente sul regolare svolgimento dell’ufficio o servizio pubblico (cfr., in particolare, Sez. 6, n. 1334 del 12/12/2018 -dep. 11/01/2019-, Rv. 274836; Sez. 6, sent. n. 46461 del 30.10.2013, Rv. 257452).

Proprio la rilevata ampiezza dell’ambito di applicazione della norma ha indotto la giurisprudenza medesima a puntualizzare che, ferma la rilevanza di un’alterazione anche temporanea del servizio, essa deve tuttavia rivestire un’oggettiva significatività, risultando così esclusi dalla sfera di operatività della fattispecie incriminatrice in questione i casi in cui la condotta contestata si sia risolta nell’interruzione o nell’alterazione della regolarità di “un singolo atto …, senza che tale comportamento abbia inciso in modo apprezzabile sulla funzionalità complessiva dell’ufficio” (così Sez. 6, sent. n. 36404 del 28.05.2014, Rv. 259901).

Il giudice, nella doverosa valutazione dell’effettiva offensività del tacere del soggetto agente, deve considerare la sua ricaduta sullo specifico servizio colpito dalla condotta contestata in esame, ma non anche sulla totalità in assoluto del servizio: ciò che, ove si tRa. di servizi di ampio respiro – come nel caso del trasporto pubblico qui in esame -, ben difficilmente potrebbe altrimenti condurre all’affermazione della rilevanza penale della condotta medesima.

Ciò posto, l’alterazione della regolarità del servizio non può in effetti essere esclusa sulla scorta di “un lieve ritardo nella partenza del mezzo”, atteso che siffatta affermazione finisce con lo “sterilizzare” gratuitamente la causale alla base dell’accaduto, omettendo altresì di soffermarsi sulla sua ricaduta oggettiva che ha avuto la vicenda (ritardi di oltre due ore di tutti i treni in arrivo).

La Corte indica, poi, nel dettaglio la condotta dei singoli ricorrenti: tutti deviano dal percorso inizialmente concordato, avendo notato che la stazione ferroviaria era sguarnita di poliziotti, poi Mi. scende nel binario e tutti gli altri si siedono sulle pensiline dei binari oltre la linea gialla. Si tratta di una condotta sufficiente a ritenere integrato il reato.

Risulta, pertanto, manifestamente infondato il motivo concernente la condotta di partecipazione che censura la sentenza per non avere indicato la natura del concorso (morale o agevolativo) perché, come si è sopra chiarito, ai ricorrenti è contestata una condotta materiale di interruzione del servizio pubblico posta in essere dai singoli mediante l’ostruzione della linea ferroviaria.

6. Il secondo motivo di ricorso è infondato.

La Corte distrettuale ha ritenuto non sussistenti i presupposti di cui all’art. 131-bis cod. pen. valorizzando le modalità della condotta che correttamente sono ritenute gravi (300 persone entrano all’interno della stazione e, per ciò solo, determinano il blocco della circolazione di tutti i treni, e poi invadono le pensiline e i binari destinati ai treni ad alta velocità) e l’entità del danno (è vero che il treno Freccia Rossa era già arrivato a destinazione e l’altro treno è ripartito dopo pochi minuti, ma in ogni caso vi è stato un ritardo dei treni in arrivo di oltre due ore).

Ritiene il Collegio che il ragionamento sviluppato non presta il fianco a censure in punto di logicità della motivazione.

Ai fini dell’applicabilità della causa di non punibilità di cui all’art. 131-bis cod. pen., onde pervenire alla individuazione dell’offesa come di particolare tenuità, il giudice deve riferirsi ai criteri di cui all’art. 133 cod. pen., ma non è necessario che esamini tutti gli elementi addotti essendo sufficiente che specifichi a quale di esso ha inteso fare riferimento e che ha ritenuto rilevante e decisivo ai fini della sua scelta. E del tutto logicamente la Corte distrettuale ha valorizzato gli elementi sopra indicati.

Infine, quanto all’abitualità del comportamento, ostativa all’applicazione della causa di non punibilità prevista dall’art. 131-bis cod. pen., l’identità dell’indole dei reati eventualmente commessi deve essere valutata dal giudice in relazione al caso esaminato, verificando se in concreto i reati presentino caratteri fondamentali comuni. (Sez. 5, n. 53401 del 30/05/2018, Rv. 274186. Fattispecie in tema di furto e detenzione o cessione di sostanze stupefacenti).

7. Al rigetto del ricorso consegue la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali. I ricorrenti devono, altresì, essere condannati alla rifusione in favore della parte civile Trenitalia s.p.a. delle spese del grado che vanno liquidate in Euro 3.510, oltre spese generali nella misura del 15%, c.p.a. e i.v.a.

P.Q.M.

Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.

Condanna i ricorrenti alla rifusione in favore della parte civile Trenitalia s.p.a. delle spese del grado che liquida in Euro 3.510, oltre spese generali nella misura del 15%, c.p.a. e i.v.a.


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