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Aumenta l’assegno di mantenimento se il figlio è malato?

11 Settembre 2019
Aumenta l’assegno di mantenimento se il figlio è malato?

Inadeguatezza dei mezzi da valutare rispetto alla situazione familiare concreta: l’assistenza del giovane malato grava sul genitore collocatario riducendone la capacità di lavorare.

La tua ex moglie pretende un aumento dell’assegno di divorzio che, da quando vi siete lasciati, le versi ogni mese per ordine del giudice. Vostro figlio vive un momento assai difficile per la sua salute: è malato ed in visita periodica dal dottore. A te sembra una richiesta assurda, non tanto per tuo figlio quanto per la madre. Già le paghi il 50% delle spese straordinarie, comprese appunto quelle per le visite specialistiche dal dottore e per i farmaci che vanno acquistati per le cure del ragazzo. Alla luce di ciò e della tua contribuzione, non vedi quale ragione ci sia per aumentare anche il mantenimento. Ma lei rincara la dose: a causa delle cure è costretta a ridurre l’orario lavorativo e a stare accanto a vostro figlio. Chi dei due ha ragione? Nel caso in cui il figlio è malato aumenta l’assegno di mantenimento?

La questione è stata decisa proprio di recente dalla giurisprudenza. Ecco cosa ha detto, in proposito, il tribunale di Rimini [1].

Come viene calcolato l’assegno divorzile

L’assegno divorzile viene calcolato tenendo innanzitutto conto del divario di reddito che c’è tra i due ex coniugi e, in secondo luogo, delle possibilità economiche del coniuge richiedente. A tal fine, si valutano eventuali contratti di lavoro nonché le disponibilità, da parte di questi, di procurarseli per via dell’età e della formazione professionale. Si tiene, infine, conto della titolarità di redditi di natura immobiliare o mobiliare.

Ad esempio, la giovane donna disoccupata ha poche chance di ottenere il mantenimento per via della sua potenziale capacità lavorativa. E non conta l’eventuale stato di disoccupazione se non dimostra di essersi data da fare per cercare un posto. Dovrà, quindi, dimostrare di aver inviato richiesta di assunzione con il proprio c.v., di essersi iscritta alle liste di collocamento dell’ufficio per l’impiego, di aver partecipato a bandi e concorsi, ecc.

Nel calcolo dell’assegno di divorzio, però, finiscono anche le spese che entrambi i coniugi devono sostenere, perché di fatto esse vanno a diminuire le capacità reddituali di chi le sostiene. Chi, ad esempio, deve sopportare i costi per una cura medica o per far fronte a un’invalidità vede le proprie risorse ridursi sensibilmente.

Figlio malato: il mantenimento aumenta

Alla luce di quanto appena detto, non si può negare il riconoscimento di un aumento dell’assegno divorzile all’ex moglie se il figlio è malato e non solo non può lavorare, ma deve essere assistito in modo continuativo dalla donna in qualità di genitore collocatario.

Tale circostanza, difatti, limita la capacità di reddito della signora che, da un lato, deve sostenere maggiori spese mediche (che comunque le devono essere rimborsate dal marito nella misura del 50%), ma è altresì costretta a lavorare di meno o a farsi carico di qualcuno che assista costantemente il malato. E, dunque, deve essere compensato con un contributo a carico del marito, più abbiente.

Oltre al contributo nei confronti del maggiorenne, dunque, il padre deve versare l’assegno divorzile alla ex anche alla luce di quanto chiarito dalle Sezioni Unite della Cassazione a luglio del 2018 [2]: la pronuncia aveva, difatti, sottolineato la natura compensativa e perequativa dell’assegno divorzile. E ciò perché l’inadeguatezza dei mezzi per il coniuge richiedente va verificata non in senso astratto e generico, ma calandosi nell’effettiva situazione familiare: la sperequazione economica fra le parti deve, quindi, essere valutata anche alla luce dell’impegno profuso dalla donna nell’accudimento del figlio.

Il principio non cambia nel caso in cui ad ammalarsi fosse la stessa ex moglie: l’arrivo di una malattia imprevista al momento del divorzio o il peggioramento di quella già patita in precedenza è suscettibile di sfasare l’equilibrio tra i due coniugi e richiede, quindi, un nuovo intervento del giudice.

note

[1] Trib. Rimini, sent. n. 559/19.

[2] Cass. S.U. sent. n. 18287/18


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