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Ubriaco in auto: è reato se il veicolo è fermo?

11 Settembre 2019
Ubriaco in auto: è reato se il veicolo è fermo?

Veicolo fermo o in movimento: scatta la guida in stato di ebbrezza?

Questa volta hai ecceduto: gli amici ti hanno fatto bere troppo e ora che stai per tornare dal locale senti il corpo molto più leggero. Ti sei messo alla guida della tua auto perché non hai nessuno che ti accompagni a casa, ma dopo neanche un chilometro ti sei accorto di non essere nelle condizioni per proseguire la marcia. Così ti sei fermato e hai accostato la macchina al margine della strada in attesa di riprendere il controllo del resto del corpo. Hai iniziato a tirarti qualche schiaffo sul viso, a bere una bottiglietta d’acqua che conservavi sul sedile anteriore; hai persino azionato l’aria condizionata sparandotela sul volto per scuoterti dal torpore dell’alcol.

Proprio durante questi tentativi, però, si è accostata una volante della polizia che ti ha chiesto di scendere. Gli agenti si sono accorti subito, dal tuo alito, che sei in stato di ebbrezza. L’esito dell’etilometro ha avvalorato un sospetto che non necessitava di conferme. Così ora, oltre alla multa, ti tocca sostenere un processo penale.

Hai provato a difenderti sostenendo che l’auto non fosse in movimento e che non c’era alcuna prova che tu avessi percorso qualche metro in stato di ebbrezza. Ma non c’è stato modo di convincere i poliziotti.

Così, sopraffatto dallo sconforto, hai chiamato il tuo avvocato e gli hai chiesto: in caso di ubriaco in auto, è reato se il veicolo è fermo?

Se il tuo legale ha letto l’ultima sentenza della Cassazione [1] ti risponderà pressappoco nel seguente modo.

L’accertamento dei poliziotti è un atto pubblico

Ci sono alcuni elementi del verbale che fanno piena prova contro l’automobilista. Sono le constatazioni che gli agenti fanno di ciò che si verifica davanti ai loro occhi, senza sottoporlo a valutazioni personali: un passaggio con il rosso, un sorpasso in curva, la mancata precedenza, una guida a zig-zag.

Se, dunque, la polizia ti ha visto mentre guidavi in modo non rettilineo, non potrai contestare tale circostanza riportata sul verbale, al limite lo potresti fare con un apposito procedimento civile molto complicato detto «querela di falso». A tal fine, peraltro, dovresti trovare le prove del contrario che, in caso di fatti già avvenuti e in assenza di testimoni, sarebbero quasi impossibili da fornire.

Diversa è la disciplina per tutte le valutazioni soggettive fatte dai verbalizzanti come, ad esempio, una guida pericolosa o l’accertamento di un eccesso di velocità effettuato senza strumenti di controllo elettronico. In tali casi, il verbale non fa pubblica fede e la contestazione può essere effettuata con qualsiasi prova.

Se prima che ti fermassi, la pattuglia della polizia ti ha visto circolare con un’andatura irregolare, sterzando ora a destra, ora a sinistra lungo un rettilineo, o magari ti ha osservato mentre finivi con le ruote sul marciapiede, potrà contestarti la guida in stato di ebbrezza. Le dichiarazioni sul verbale dei poliziotti che ti hanno visto, qualche minuto prima in marcia, non potranno essere contestate.

Se il veicolo è fermo si può parlare di conducente?

Tuttavia, anche se gli agenti non ti hanno visto guidare e si sono accorti di te solo quando hanno visto il veicolo fermo a bordo strada, potranno ugualmente sanzionarti. E ciò perché la ‘fermata’ è valutabile come una fase della circolazione stradale. Di conseguenza, è logico parlare di “guida in stato di ebbrezza” anche per il conducente di una vettura che non è in movimento.

In punto di logica, il ragionamento non fa una piega: come avrà fatto il conducente a giungere sino alla piazzola o all’area di sosta? Evidentemente, qualche minuto prima era al volante nonostante fosse ubriaco e solo dopo si è fermato. Quindi, non conta il fatto che si sia “ravveduto” dopo poco e che non abbia creato incidenti: chi si sente semplicemente “brillo” deve astenersi dall’inserire le chiavi nel cruscotto e dal mettere in moto il veicolo. Diversamente, ne risponde anche per pochi metri di tragitto.

Applicando questo principio, un automobilista è stato condannato definitivamente a quattro mesi di arresto e 1.000 euro di ammenda, con annessa sospensione della patente per due anni. Peraltro, in questa vicenda si è appurato che i carabinieri hanno fermato l’automobilista perché «zigzagava con la macchina lungo il rettilineo» dove era collocata la pattuglia per il posto di blocco.

note

[1] Cass. sent. n. 25140/19 del 6.06.2019.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 14 marzo – 6 giugno 2019, n. 25140

Presidente Menichetti – Relatore Dawan

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. La Corte di appello di Roma ha confermato la sentenza del Tribunale di Cassino che – ritenuto Lu. Ma. responsabile del reato di guida in stato di ebbrezza (accertato in Gaeta il 04/08/2013) – lo condannava, riconosciute le circostanze attenuanti generiche, alla pena di mesi 4 di arresto ed Euro 1.000 di ammenda, pena sospesa e non menzione. Disposta altresì la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida per anni due.

2. Avverso la menzionata sentenza, l’imputato interpone ricorso per Cassazione, a mezzo del difensore, sollevando due motivi. Con il primo, deduce errata applicazione della legge, mancanza dello status di conducente e manifesta illogicità della motivazione. La Corte distrettuale si è appiattita sulle motivazioni del primo giudice, raffigurando la vicenda diversamente da quanto realmente accaduto. Manca in capo al Ma. la qualità di “conducente” e quindi del necessario requisito richiesto dall’art. 186 cod. strada che contempla un reato proprio, poiché si deve essere alla guida per venire reputati responsabili. Di più: non è sufficiente essere al posto di guida ma occorre altresì circolare. Erroneamente, dunque, la Corte di appello ritiene che la “fermata” costituisce una fase della circolazione.

Con il secondo motivo, si lamenta l’errata interpretazione delle prove assunte in violazione dell’art. 192 cod. proc. pen. Si chiede pertanto a questa Corte Suprema una diversa interpretazione delle prove. Al riguardo, si riportano stralci delle dichiarazioni dell’imputato, della teste Mo. Ru., dell’appuntato Ga. Si.. Si sottolinea, poi, che l’appuntato Ma. non è mai stato sentito al processo di primo grado nonostante fosse il verbalizzante.

3. Il ricorso è inammissibile.

4. Il primo motivo è manifestamente infondato a fronte di una motivazione che ha fatto corretta applicazione della legge e che si appalesa altresì adeguata, congrua e completa. Ricorda, in particolare, come Ga. Si. – facente parte insieme ad Au. Ma. della pattuglia dei Carabinieri che aveva proceduto al controllo dell’autovettura condotta dal Ma. – abbia riferito, senza incorrere in alcun equivoco, di aver fermato il prevenuto “perché zigzagava con la macchina”, lungo il rettilineo dove l’operante si trovava ad eseguire un posto di blocco. La circostanza, continua l’impugnata sentenza, è coerente con le annotazioni presenti nel verbale di accertamenti urgenti e nel verbale di elezione di domicilio che l’imputato aveva sottoscritto senza sollevare alcuna obiezione. La Corte di appello, a tutto voler concedere, sostiene che comunque la tesi difensiva è inidonea ad escludere la sussistenza del reato atteso il costante orientamento di questa Corte di legittimità secondo il quale la “fermata” costituisce una fase della circolazione (Sez. 4, n. 21057 del 25/01/2018, Ferrara, Rv. 272742; Sez. 4, n. 45514 del 07/03/2013, Pin, Rv. 257695).

5. Il secondo motivo è inammissibile perché il ricorrente sviluppa considerazioni di merito che dovrebbero indurre questa Corte a sovrapporre le proprie valutazioni a quelle della Corte territoriale. Una siffatta incursione “nel fatto” non è, tuttavia, consentita in questa sede, tanto più a fronte di una motivazione adeguata ed immune da vizi logici. Il compito della Corte di cassazione non consiste nell’accertare la plausibilità e l’intrinseca adeguatezza dei risultati dell’interpretazione delle prove, coessenziale al giudizio di merito, ma quello, ben diverso, di stabilire se i giudici di merito abbiano esaminato tutti gli elementi a loro disposizione, se abbiano dato esauriente risposta alle deduzioni delle parti e se nell’interpretazione delle prove abbiano esattamente applicato le regole della logica, le massime di comune esperienza e i criteri legali dettati in tema di valutazione delle prove, in modo da fornire la giustificazione razionale della scelta di determinate conclusioni a preferenza di altre. Non può pertanto opporsi alla valutazione dei fatti contenuta nel provvedimento impugnato una diversa ricostruzione, quand’anche fosse altrettanto logica, dato che in quest’ultima ipotesi verrebbe inevitabilmente invasa l’area degli apprezzamenti riservati al giudice di merito (Sez. 1, n. 12496 del 21/09/1999, Guglielmi e altri, Rv. 214567).

6. In conclusione, il ricorso è inammissibile. Alla declaratoria di inammissibilità segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila in favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila in favore della Cassa delle ammende.


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