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Rider: che lavoro è?

12 Settembre 2019 | Autore:
Rider: che lavoro è?

Fattorini che effettuano consegne a domicilio organizzate con piattaforme digitali: come devono essere inquadrati, a quale trattamento hanno diritto?

I tempi cambiano, e cambiano anche i mestieri: sino a una decina d’anni fa, youtuber ed influencer erano delle figure completamente sconosciute, assieme agli agricoltori verticali ed ai Dpo, i responsabili della protezione dei dati. Iniziavano ad emergere, ma non avevano certamente la rilevanza attuale, le figure dei social media manager, dei web designer, dei property manager.

Un’altra occupazione che sta conoscendo una diffusione crescente negli ultimi anni è quella dei riders: si tratta dei fattorini che effettuano consegne a domicilio, per lo più di cibo, organizzate tramite app, come Deliveroo, Foodora e Glovo, spostandosi in bici o con il motorino.

Ma il rider che lavoro è? Si tratta di lavoro autonomo, parasubordinato o dipendente?

Il fatto che il rider garantisca all’azienda non solo la prestazione di consegna, ma anche parecchie ore del proprio tempo, aspettando che arrivi una chiamata, farebbe propendere per il lavoro subordinato. Diverse sentenze in materia, tuttavia, qualificano questi lavoratori come autonomi o parasubordinati.

Fortunatamente, sull’argomento è di recente intervenuto il cosiddetto decreto crisi [1], che ha stabilito delle tutele minime per questa categoria di lavoratori. Ma procediamo con ordine.

Che cosa fa il rider?

Il rider è un fattorino, dotato di bicicletta o ciclomotore, che riceve un ordine di consegna attraverso una piattaforma digitale, va a prendere il prodotto ordinato dall’azienda e lo consegna al domicilio del cliente.

Che cosa sono le piattaforme digitali?

Si considerano piattaforme digitali i programmi e le procedure informatiche delle imprese che, indipendentemente dal luogo di stabilimento, organizzano le attività di consegna di beni, fissandone il prezzo e determinando le modalità di esecuzione della prestazione.

Il rider è un lavoratore autonomo?

L’inquadramento del rider, ad oggi, è disomogeneo, ed è dipeso in gran parte dalle sentenze che hanno visto coinvolte le principali società di food delivery, come Foodora, Deliveroo e Glovo.

Per quanto concerne Foodora, in particolare, in base a una recente sentenza della Corte di Appello di Torino [2], i riders impiegati dalla società sono da qualificarsi come co.co.co. (collaboratori coordinati e continuativi), quindi come lavoratori parasubordinati. Nel caso in cui, però, le prestazioni svolte siano esclusivamente personali, continuative e con modalità di esecuzione organizzate dal committente, anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro, si applica la disciplina del lavoro subordinato (in particolare, dei dipendenti inquadrati nel quinto livello del Ccnl logistica trasporto merci), pur restano la qualifica formale di co.co.co.

Nel 2018 sono state emesse altre sentenze, come quella del tribunale di Milano nei confronti di Glovo, che qualificano i riders come lavoratori autonomi o co.co.co. In particolare, secondo il tribunale di Milano la subordinazione per il rider va esclusa, perché è libero di decidere se, quando e quanto lavorare: nell’ambito delle fasce orarie indicate dalla società è l’interessato a stabilire la prestazione in tempi e modi, decidendo in quali giorni rendere il servizio e in quali no, e non è obbligato ad accettare le consegne segnalate dall’app. La sostanza non cambia anche se il mezzo di consegna è diverso dalla bici o dal motociclo, ad esempio se il fattorino usa l’auto.

L’ indice di gradimento con cui vengono premiati i fattorini più assidui, poi, non equivale all’esercizio del potere disciplinare da parte del datore.

In sostanza, sinora i riders sono sempre stati considerati come lavoratori autonomi, o al massimo come una “via di mezzo” tra i lavoratori autonomi e subordinati, e comunque pagati a cottimo, cioè per ogni consegna fatta.

Le nuove tutele per i riders

Sulla situazione dei riders è intervenuto il decreto crisi, che garantisce alla categoria maggiori diritti, sia in relazione alla retribuzione, sia per gli aspetti relativi alla sicurezza sul lavoro. La nuova disciplina si applica a tutti coloro che effettuano consegne su due ruote (con l’ausilio di biciclette o veicoli a motore), ricevendo gli ordini di consegna attraverso piattaforme, anche digitali.

I riders, grazie al nuovo decreto, hanno diritto al corrispettivo in base alle consegne effettuate, purché in misura non prevalente. In sostanza, hanno diritto a una retribuzione oraria, a condizione che, per ciascuna ora lavorativa, il lavoratore accetti almeno una chiamata.

I contratti collettivi possono definire schemi di retribuzione modulari e incentivanti, che tengano conto delle modalità di esecuzione della prestazione e dei diversi modelli organizzativi.

I riders hanno anche diritto alla copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Il premio di assicurazione Inail deve essere calcolato in base al tasso di rischio corrispondente all’attività svolta, sulla base della retribuzione convenzionale giornaliera. L’importo corrisponde al limite minimo di retribuzione giornaliera in vigore per tutte le contribuzioni dovute in materia di previdenza e assistenza sociale, rapportata ai giorni di effettiva attività, indipendentemente dal numero delle ore giornaliere lavorative.

L’impresa è inoltre tenuta a rispettare, in relazione ai riders, tutte le disposizioni del testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro [3].

Riders: quando sono lavoratori dipendenti?

Il nuovo decreto, modificando il testo unico dei contratti di lavoro [4], stabilisce che al rider deve essere applicata la disciplina del lavoro subordinato quando il rapporto di collaborazione si concretizza in una prestazione di lavoro esclusivamente personale, continuativa e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente, anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro. Le disposizioni del testo unico dei contratti si applicano infatti anche qualora le modalità di esecuzione della prestazione siano organizzate mediante piattaforme, anche digitali.

note

[1] Dl 101/2019.

[2] Corte d’Appello di Torino, sent. 26/2019.

[3] Dlgs. 81/2008.

[4] Dlgs. 81/2015.


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