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Valutazione stress lavoro correlato

2 Ottobre 2019
Valutazione stress lavoro correlato

I lavoratori hanno diritto ad operare in un ambiente di lavoro sano e sicuro.

Quando si parla di salute e sicurezza sul lavoro vengono subito in mente situazioni molto gravi come infortuni mortali sul lavoro, malattie professionali come tumori, leucemie, etc. In realtà, il concetto di salute e sicurezza del luogo di lavoro tutela la salute del dipendente a 360 gradi, sia sotto il profilo psichico che su quello fisico.

Senza scomodare tumori, cadute mortali e altri fatti gravissimi, anche la depressione, se provocata dal luogo di lavoro, deve essere considerata una malattia professionale.

Di questo si è reso perfettamente conto il nostro legislatore che ha introdotto l’obbligo per le aziende di valutazione dello stress lavoro correlato.

Nell’ambito dell’attività di valutazione dei rischi, che è uno dei tasselli fondamentali del sistema di tutela della sicurezza sul lavoro, il datore di lavoro non deve, quindi, valutare solo i rischi più evidenti ed a cui si collegano possibili infortuni o malattie del corpo ma anche quei rischi più subdoli, che si insinuano nelle dinamiche relazionali ed ambientali, che possono portare i lavoratori in una condizione di forte stress.

Cos’è l’obbligo di sicurezza?

La sottoscrizione del contratto di lavoro fa sorgere in capo al datore di lavoro ed al dipendente diritti ed obblighi reciproci. Gli obblighi più conosciuti sono, senza dubbio, il dovere del dipendente di recarsi regolarmente al lavoro, il dovere del dipendente di attenersi alle istruzioni ricevute, il dovere dell’azienda di pagare con regolarità lo stipendio mensile, etc.

Accanto a questi doveri esiste anche il cosiddetto obbligo di sicurezza [1] ossia il dovere del datore di lavoro di adottare tutte le misure che la scienza e la tecnica consentono di conoscere per una tutela massima della salute e della sicurezza dei prestatori di lavoro.

E’ il datore di lavoro, infatti, che è proprietario dei locali in cui lavora il dipendente; è lui che cura l’acquisto e la manutenzione periodica dei macchinari con cui opera il dipendente, etc. Da ciò deriva che è su di lui che incombe l’onere di organizzare un ambiente di lavoro il più possibile privo di minacce per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Quando si parla di salute del lavoratore è bene chiarire che si intende non solo la salute fisica, ma anche quella psichica poiché oltre al rischio di farsi male per una caduta ed altri eventi simili, l’ambiente di lavoro può far male anche alla salute mentale del dipendente, ad esempio se le relazioni con i colleghi sono fonte di turbamento oppure se il lavoratore viene schiacciato sotto responsabilità e carichi di lavoro eccessivi.

Obbligo di sicurezza: cosa deve fare il datore di lavoro?

L’obbligo di sicurezza è una norma generale che fissa un generale dovere di tutela dei dipendenti. Ma quali sono, nel concreto, gli adempimenti che l’azienda deve porre in essere per poter dire di aver rispettato l’obbligo di sicurezza su di essa gravante?

A delineare in modo maggiormente concreto e specifico questi obblighi è intervenuta la normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro, raccolta nel testo unico in materia [2].

In generale, questa normativa fissa una serie di misure di tutela alle quali ogni datore di lavoro deve attenersi, e cioè:

  • la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza: questo obbligo viene attuato attraverso la redazione del documento di valutazione dei rischi (Dvr) e del documento di valutazione dei rischi da interferenze (Duvri) nelle aziende in cui siano presenti dei contratti di appalto;
  • la programmazione della prevenzione, mirata ad un complesso che integri in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche produttive dell’azienda nonchè l’influenza dei fattori dell’ambiente e dell’organizzazione del lavoro;
  • l’eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico;
  • il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo;
  • la riduzione dei rischi alla fonte;
  • la sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, o è meno pericoloso;
  • la limitazione al minimo del numero dei lavoratori che sono, o che possono essere, esposti al rischio;
  • l’utilizzo limitato degli agenti chimici, fisici e biologici sui luoghi di lavoro;
  • la priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale;
  • il controllo sanitario dei lavoratori, attraverso la nomina del medico competente e l’effettuazione da parte di quest’ultimo di visite mediche volte ad accertare l’idoneità psico-fisica del lavoratore allo svoglimento delle mansioni cui è preposto;
  • l’allontanamento del lavoratore dall’esposizione al rischio per motivi sanitari inerenti la sua persona e l’adibizione, ove possibile, ad altra mansione;
  • l’informazione e formazione adeguate per i lavoratori, attraverso l’organizzazione di corsi di formazione interni in materia di sicurezza che consentono ai dipendenti di conoscere come devono agire per operare in sicurezza;
  • l’informazione e formazione adeguate per dirigenti e i preposti;
  • l’informazione e formazione adeguate per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
  • le istruzioni adeguate ai lavoratori;
  • la partecipazione e consultazione dei lavoratori;
  • la partecipazione e consultazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
  • la programmazione delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, anche attraverso l’adozione di codici di condotta e di buone prassi;
  • le misure di emergenza da attuare in caso di primo soccorso, di lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori e di pericolo grave e immediato;
  • l’uso di segnali di avvertimento e di sicurezza;
  • la regolare manutenzione di ambienti, attrezzature, impianti, con particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza (cosiddetti Dpi) in conformità alla indicazione dei fabbricanti.

Tutti questi oneri sono posti esclusivamente a carico del datore di lavoro. Infatti, la legge precisa che le misure relative alla sicurezza, all’igiene ed alla salute durante il lavoro non devono in nessun caso comportare oneri finanziari per i lavoratori.

Oltre a queste norme generale, poi, i datori di lavoro devono attenersi a delle norme specifiche che cambiano con il cambiare del tipo di attività che svolgono e con il settore in cui operano.

Stress lavoro correlato: cos’è?

Come abbiamo già detto, nel concetto di salute e sicurezza dei lavoratori non rientra di certo solo la salute fisica ma anche quella psicologica.

Per questo, a partire dalla fine del 2010, la legge [3] ha introdotto entra l’obbligo di valutazione anche del rischio da stress lavoro correlato.

La norma, infatti, afferma esplicitamente che il datore di lavoro debba valutare tutti i rischi tra i quali anche quelli collegati allo stress lavoro correlato.

Ma cos’è lo stress lavoro correlato? Lo stress connesso alla propria condizione di lavoro costituisce un rischio di certo non nuovo, essendo stato sempre presente, ma con una tendenza ad incrementarsi nelle moderne società. Nel mondo di oggi, infatti, i lavoratori sono chiamati ad essere sempre più aggiornati, sempre più specializzati, sempre più performanti e tutto questo pone su di loro una situazione di grande aspettativa e di forte stress.

Una definizione completa dello stress lavoro correlato è stata fornita nell’Accordo europeo sullo stress sul lavoro [4], che lo definisce come uno stato che si accompagna a malessere e disfunzioni fisiche, psicologiche o sociali e che deriva dal fatto che le persone non si sentono in grado di superare i gap rispetto alle richieste o alle attese nei loro confronti. L’individuo è capace di reagire alle pressioni a cui è sottoposto nel breve termine, e queste possono essere considerate positive, ma di fronte ad una esposizione prolungata a forti pressioni egli avverte grosse difficoltà di reazione.

Secondo il National institute for occupational safety and health, lo stress si caratterizza per la presenza nel dipendente di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifestano quando le richieste lavorative non sono commisurate alle capacità, alle risorse o alle esigenze dei lavoratori.

L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ha chiarito che lo stress lavoro correlato si manifesta quando le persone percepiscono uno squilibrio tra le richieste avanzate nei loro confronti e le risorse a loro disposizione per far fronte a tali richieste.

E’ evidente che in una società che chiede ai lavoratori di dare sempre di più, fenomeni come questo sono destinati ad aumentare.

Valutazione del rischio da stress lavoro correlato

Chiarito che cos’è lo stress lavoro correlato e che è un precipuo obbligo di ogni azienda valutarne il rischio, occorre ora capire come valutare il rischio da stress lavoro correlato.

In questa attività, le aziende non sono lasciate sole. Infatti, la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, nel 2010, ha diffuso una circolare nella quale sono presenti delle indicazioni, rivolte ai datori di lavoro, di cui si deve tenere necessariamente conto nel processo di valutazione del rischio da stress lavoro correlato.

Se, nel processo di valutazione, emerge che lo stress lavoro correlato è un rischio presente presso l’ambiente di lavoro, devono essere allora fissati degli interventi rimediali per prevenirlo, eliminarlo o ridurlo. E’ il datore di lavoro ad avere questa responsabilità.

La valutazione dei rischi, compreso quello da stress, consta di tre momenti:

  1. identificazione dei rischi;
  2. stima dei rischi;
  3. valutazione approfondita.

Sulla base di quanto emerge alla fine di questo processo, devono essere adottati interventi rimediali, volti a ridurre o quantomeno eliminare il rischio.

Gli interventi rimediali posti in essere devono, poi, essere sottoposti a verifica per comprendere se sono stati realmente utili a produrre dei cambiamenti e se tali modifiche sono sufficienti o meno.


note

[1] Art. 2087 cod. civ.

[2] D. Lgs. n. 81/2008.

[3] Art. 28 del D. Lgs. n. 81/2008.

[4] Accordo europeo sullo stress sul lavoro dell’8 ottobre 2004.


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