Diritto e Fisco | Articoli

Perché è meglio utilizzare i mezzi pubblici per andare a lavorare

12 Settembre 2019
Perché è meglio utilizzare i mezzi pubblici per andare a lavorare

Tragitto casa-lavoro: bicicletta, autobus e metro garantiscono il risarcimento automatico per l’infortunio in itinere.  

Se un giorno dovessi fare un incidente stradale nel percorso che collega la tua casa con la sede di lavoro, verresti risarcito dall’Inail. Tale evenienza viene definita dalla legge come «infortunio in itinere» ed è equiparata al tradizionale infortunio sul lavoro. Il tempo che impieghi a recarti in azienda è, infatti, anch’esso tempo che dedichi all’azienda e, quindi, se anche non ti viene remunerato e calcolato nello stipendio, è ugualmente coperto dall’assicurazione obbligatoria.

Tuttavia, tale regola, che si applica in automatico agli incidenti avvenuti sui mezzi pubblici e sulle biciclette (basta il solo fatto che ci sia stato un infortunio) non vale sempre quando, invece, l’episodio si verifica alla guida della tua auto (anche se il sinistro si verifica per colpa non tua ma di un altro automobilista). Questa è sostanzialmente la ragione per cui è meglio utilizzare i mezzi pubblici per andare a lavorare.

Ti spiego meglio il perché e cosa dovresti fare per farti risarcire eventuali infortuni capitati alla guida della tua macchina.

Infortunio in itinere: cos’è?

Quando si parla di infortunio in itinere si intende ogni infortunio verificatosi nel tragitto casa-lavoro, sia all’andata che al ritorno. Sono compresi anche gli infortuni nel tratto che collega due luoghi di lavoro diversi (quando il dipendente ha più rapporti di lavoro) o durante le missioni.

L’incidente coperto dall’assicurazione Inail può essere di qualsiasi tipo, sia in auto che a piedi o su un mezzo pubblico: ad esempio, una caduta per strada determinata da una buca o da una lastra di ghiaccio, una botta alla fronte per una brusca frenata del pullman, un investimento di un’auto mentre si attraversa la strada o mentre si circola in bicicletta.

Il risarcimento spetta solo se il lavoratore non devia dal normale percorso che collega la casa e il lavoro o i due posti di lavoro. Si tratta, quindi, dell’itinerario più breve o più ragionevole. Se l’interessato fa delle deviazioni (ad esempio per fare la spesa), l’infortunio non è più coperto. Le interruzioni o le deviazioni rispetto al normale percorso non sono tutelate quando sono del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessarie. Sono, invece, considerate necessarie quelle deviazioni relative al tragitto casa-lavoro dovute a:

  • cause di forza maggiore: ad esempio la strada è bloccata per lavori in corso o per una manifestazione;
  • esigenze essenziali ed improrogabili: il lavoratore deve prima passare dalla visita medica o dal tribunale ove gli è stato chiesto di rendere una testimonianza oppure deve accompagnare i figli a scuola;
  • adempimento di obblighi penalmente rilevanti.

Non spetta alcun risarcimento nel caso di incidente cagionato dall’abuso di alcolici e di psicofarmaci o dall’uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni.

Per «tragitto casa-lavoro» si intende quello che parte non già dalla semplice residenza anagrafica, ma dalla dimora effettiva del dipendente, quella dove abitualmente vive e dorme.

Vengono risarciti solo gli infortuni che dipendono da vicende collegabili in via diretta con il lavoro. Ad esempio, se il lavoratore viene aggredito da qualcuno che ce l’ha con lui per motivi personali non c’è alcun risarcimento mancando qualsiasi collegamento tra l’infortunio e il lavoro. Si pensi anche al caso di una donna molestata da uno stalker.

Leggi anche Infortunio in itinere: chiarimenti.

Incidenti stradali con l’auto personale nel tragitto casa-lavoro

Il risarcimento dell’infortunio in itinere scatta sempre se il danno si verifica mentre il lavoratore procede a piedi, sulla bicicletta o sui mezzi pubblici. Invece, se intende usare l’auto privata, egli deve dimostrare che la stessa è stata indispensabile perché impossibile oppure oltremodo complicato avvalersi dei mezzi pubblici (si pensi a un tragitto coperto solo parzialmente dal tram o in cui gli orari degli autobus non coincidono con i turni di lavoro).

Solo con la prova del grave disagio rappresentato dai lunghi tempi di percorrenza per raggiungere la sede di lavoro coi mezzi pubblici il lavoratore riesce a spuntarla contro l’Inail e ottenere l’indennizzo per l’infortunio in itinere avvenuto con l’auto privata.

È necessario, quindi, provare (ad esempio, con la pianta della città e gli orari dei mezzi pubblici scaricati dal sito del Comune) che non c’è ragionevole alternativa all’uso del mezzo privato, come ad esempio nel caso di utilizzo di due mezzi pubblici in successione, con capolinea del secondo mezzo distante circa un chilometro dal luogo di lavoro, il tutto con notevole disagio.

La sezione lavoro della Cassazione ricorda che in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, «l’infortunio in itinere non può essere ravvisato in caso di incidente stradale subito dal lavoratore che si sia spostato con il proprio automezzo al luogo di prestazione dell’attività lavorativa fuori sede, dal luogo della propria dimora, ove l’uso del veicolo privato non rappresenti una necessità, in assenza di soluzioni alternative, ma una libera scelta del lavoratore, tenuto conto che il mezzo di trasporto pubblico costituisce lo strumento normale per la mobilità delle persone e comporta il grado minimo di esposizione al rischio della strada».

Perché è meglio utilizzare i mezzi pubblici per andare a lavorare

Tali complicazioni non sussistono, invece, se l’infortunio avviene con i mezzi pubblici o con la bicicletta (quest’ultima in ragione del beneficio all’ambiente che comporta). Così chi cade dall’autobus o si infortuna in metro o inciampa in un tombino o altra insidia stradale non ha bisogno di fornire alcuna prova, se non l’infortunio stesso, per ottenere il risarcimento dall’Inail, risarcimento che, pertanto, sarà molto più semplice.


note

[1] Cass. sent. n. 22670/18.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

3 Commenti

  1. Nel caso di contravvenzione stradale per circolazione sulla corsia riservata ai mezzi di trasporto pubblici, non sussiste l’esimente della buona fede se non emergano elementi positivi idonei a ingenerare nell’autore della violazione il convincimento della liceità della sua condotta e risulti che il trasgressore abbia fatto tutto quanto possibile per conformarsi al precetto di legge, onde nessun rimprovero possa essergli mosso; ne deriva che la segnaletica verticale ben posizionata e visibile non possa indurre in errore neppure un automobilista straniero, con difficoltà linguistiche, atteso che il titolare di patente di guida è tenuto a conoscere tutta la segnaletica stradale, peraltro uniforme a livello internazionale.

  2. Ci sono diversi aspetti da tenere in considerazione per ottenere lo sconto fiscale sul titolo di viaggio, cioè sull’abbonamento di chi fa il pendolare. Aspetti che interessano per la prima volta chi utilizza il trasporto pubblico e deve fare la dichiarazione dei redditi 2019 e che riguardano i beneficiari, il calcolo della spesa e la documentazione da presentare per avere diritto alle detrazioni.

    1. Esatto.La detrazione del 19% sul trasporto pubblico si calcola sulla spesa per l’acquisto di un abbonamento ai mezzi pubblici locali, regionali o interregionali. Si parla, quindi, di treni, bus, tram o metropolitana ma non, ad esempio, di un Frecciarossa. C’è, comunque, un limite di spesa fissato in 250 euro. Significa che verranno recuperati al massimo 47,50 euro. Ma attenzione al calcolo. Se chi fa il pendolare per andare al lavoro, a scuola o all’università è un familiare a carico, la detrazione si calcola in base alla soglia dei 250 euro come importo complessivo dell’abbonamento del contribuente e del familiare a carico e come limite per ciascun abbonato. In altre parole: si parte dal limite massimo di 250 euro. Se il familiare per il quale si vuole ottenere la detrazione è a carico al 50%, l’importo va dimezzato. Facciamo un esempio. Hai speso per il tuo abbonamento al trasporto pubblico 100 euro. Tuo figlio, a carico al 50%, ha speso 400 euro per il treno che lo porta all’università. Il tuo costo resta entro i limiti massimi, quindi puoi portare tutto in detrazione. Quello di tuo figlio parte dalla soglia dei 250 euro che, poi, va dimezzata a 125 euro. Significa che potrai portare in detrazione 225 euro (i tuoi 100 più i 125 del figlio), da cui recupererai il 19%, cioè 42,75 euro.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube