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Quando un professionista deve emettere fattura?

29 Settembre 2019 | Autore: Carla Ferriero
Quando un professionista deve emettere fattura?

La corretta impostazione da seguire per l’emissione della fattura da parte del professionista tenendo conto anche del particolare tipo di regime in cui questi opera: regime ordinario o forfettario.

Sei un avvocato, un architetto o un ingegnere ed hai deciso di aprire la partita Iva per svolgere la tua attività professionale. Devi emettere la prima fattura e non sai come fare. Ti sarai posto molte domande in merito alla corretta impostazione da dare alla fattura da emettere verso i tuoi clienti per le prestazioni eseguite. Soprattutto se sei all’inizio, della tua attività, ed hai poca dimestichezza con la materia fiscale.

Quando si parla di “corretta impostazione”, ovviamente, non si vuol fare riferimento al giusto format che occorre dare alla fattura (che può essere assolutamente libero), bensì a quali sono le voci che devono concorrere alla formazione dell’imponibile su cui calcolare l’Iva e la ritenuta d’acconto.

Lo scopo del presente articolo è quello di fornire una panoramica generale sul trattamento contabile e fiscale delle fatture emesse dai professionisti e rispondere ad alcune delle domande più frequenti: quando un professionista deve emettere la fattura? La ritenuta d’acconto va applicata sullo stesso imponibile su cui ho calcolato l’Iva? La rivalsa del contributo previdenziale concorre alla formazione dell’imponibile Iva e della ritenuta d’acconto? Il rimborso spese escluso ex art. 15 D.P.R. n. 633/1972 concorre all’imponibile Iva?

Chi è il lavoratore autonomo

Il lavoratore autonomo è colui che svolge la propria attività in autonomia senza alcun vincolo di subordinazione. L’autonomia va intesa come organizzazione della propria attività con mezzi idonei al raggiungimento del risultato.

Sotto il profilo civilistico, si fa riferimento al contratto d’opera e alla prestazione d’opera intellettuale nei quali, il soggetto si obbliga, dietro corrispettivo e senza vincolo di subordinazione, ad eseguire un’opera o un servizio nei confronti del committente con lavoro prevalentemente proprio.

Sotto il profilo fiscale, sono previste tre tipologie:

  • attività artistiche e professionali esercitate in modo abituale e professionale;
  • altre attività di lavoro autonomo esercitate in modo abituale ma non professionale;
  • attività di lavoro autonomo occasionale esercitate in modo non abituale e non professionale.

La terza tipologia è caratterizzata dall’occasionalità dell’esercizio dell’attività. La prima e la seconda tipologia, invece, posto il comune requisito dell’abitualità, si distinguono per il carattere della professionalità.

La qualificazione di lavoro autonomo non è subordinata all’iscrizione in albi professionali, ma lo svolgimento di un’attività di lavoro autonomo, in presenza dell’iscrizione ad un Albo, fa presumere l’esistenza dei requisiti di professionalità ed abitualità. Deve aprire obbligatoriamente la partita Iva chiunque svolga un’attività economica caratterizzata da professionalità e abitualità ovvero chi svolge la propria attività con regolarità, stabilità e sistematicità. L’apertura della partita Iva comporta necessariamente l’emissione della fattura per le prestazioni eseguite nei confronti del committente.

La fattura del professionista

Risultano imponibili ai fini Iva [1], le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato da parte di soggetti che svolgono attività di impresa e/o lavoro autonomo esercitato in modo abituale e professionale. Detti soggetti, attraverso la “rivalsa” addebitano l’Iva al consumatore finale. Il versamento all’Erario dell’Iva così riscossa, sarà effettuato dopo aver detratto l’imposta sugli acquisti.

L’emissione della fattura, dunque, corrisponde non solo all’esigenza di documentazione e controllo, ma costituisce anche il titolo che legittima il cedente (per i beni) o il prestatore (per i servizi) ad esercitare la rivalsa  e l’acquirente o il committente ad operare la detrazione.

Il professionista deve emettere la fattura al momento del pagamento da parte del cliente del servizio prestato e non oltre il giorno di effettuazione della prestazione. La fattura si considera emessa nel momento in cui la stessa viene materialmente consegnata o spedita al cliente o messa a disposizione del cessionario o del committente. Se l’emissione della fattura è contestuale alla percezione del compenso, il momento impositivo ai fini Iva, coincide con il pagamento del corrispettivo; se è antecedente alla percezione del compenso, il momento impositivo ai fini Iva coincide con la data di emissione della fattura.

In sostanza, già in tale momento (antecedente alla percezione del compenso), il professionista deve effettuare la registrazione della fattura ed il versamento della relativa Iva a debito.

Il contenuto obbligatorio della fattura

L’impostazione da dare alla fattura è assolutamente libera; può essere emessa anche sotto forma di nota, parcella, quietanza etc.. La fattura però, per essere considerata tale, deve rispettare il contenuto minimo obbligatorio previsto dalla normativa fiscale [2].

Quando si redige una fattura bisogna individuare la corretta base imponibile su cui applicare l’Iva (22%) e l’eventuale ritenuta d’acconto (20%) che il committente/cliente (in qualità di sostituto d’imposta) dovrà poi versare entro il 16 del mese successivo al pagamento del corrispettivo.

Il professionista, se iscritto ad una forma previdenziale obbligatoria (cassa forense, Inarcassa, gestione separata, ecc.) può rivalersi sui propri clienti di una somma pari al contributo integrativo da versare alla propria cassa professionale. La percentuale di rivalsa può essere diversa a seconda della gestione previdenziale cui si è iscritti (ad esempio è del 4% per chi è iscritto alla gestione separata, oppure all’Inarcassa).

La rivalsa

Una domanda che frequentemente viene fatta al commercialista è se la rivalsa concorre alla formazione dell’imponibile Iva e dell’imponibile su cui applicare la ritenuta d’acconto. La rivalsa concorre alla formazione dell’imponibile Iva ma non alla formazione dell’imponibile su cui applicare la ritenuta d’acconto perché i contributi riferiti a specifiche casse previdenziali non costituiscono reddito per il professionista. Nel caso in cui venga, invece, esercitata la rivalsa facoltativa del contributo Inps alla gestione separata occorre considerare che questo costituisce compenso e deve, pertanto, essere assoggettato anche a ritenuta d’acconto.

Il rimborso spese 

Se il professionista anticipa delle spese in nome e per conto del cliente per poi riaddebitarle a questi in fattura (come ad esempio i valori bollati – spese esenti [3]), in fase di fatturazione delle operazioni dovrà comportarsi come segue:

  • assoggettare ad Iva il compenso percepito per svolgere l’attività richiesta;
  • esporre in fattura, senza Iva e con la dicitura spese non soggette ad Iva [3], le spese sostenute in nome e per conto del cliente, possibilmente allegandole alla fattura da consegnare;
  • non assoggettare le spese a ritenuta d’acconto.

La ritenuta d’acconto

La ritenuta d’acconto è un acconto sulle imposte che il committente deve trattenere e versare all’Amministrazione Finanziaria per conto del lavoratore occasionale, prevista solo per i sostituti di imposta. Sono considerati in genere sostituti di imposta tutti coloro muniti di partita Iva: imprese; liberi professionisti in regime ordinario; associazioni; condomini.
Se il cliente è un committente senza partita Iva, ossia un privato, il professionista in regime ordinario Iva, non deve applicare alcuna ritenuta d’acconto in fattura e ciò, in quanto, il committente in tal caso non assume le vesti di sostituto d’imposta.

Esempi

Ecco l’impostazione di fattura di un ingegnere in regime ordinario Iva, verso cliente/committente a sua volta soggetto Iva:

  • compenso del professionista pattuito: euro 1.000,00;
  • contributo integrativo 4% Inarcassa su 1.000,00: euro 40,00;
  • Iva 22% su 1.040,00: euro 228,80;
  • ritenuta d’acconto Irpef 20% su 1.000,00: euro -200,00;
  • totale da corrispondere: euro 1.068,80.

Impostazione di fattura di un ingegnere  in regime ordinario, verso un cliente/committente privato persona fisica senza partita Iva:

  • compenso pattuito: euro 2.000,00;
  • contributo integrativo 4% Inarcassa su 2.000,00: euro 80,00;
  • Iva 22% su 2.080,00: euro 457,60;
  • totale da corrispondere: euro 2.537,60.

Fattura professionista in regime ordinario Iva con spese esenti [3]:

  • compenso del professionista pattuito: euro 1.000,00;
  • contributo integrativo 4% Inarcassa su 1.000,00: euro 40,00;
  • Iva 22% su 1.040,00: euro 228,80;
  • rimborso spese escluse [3]: euro 300,00;
  • ritenuta d’acconto Irpef 20% su 1.000,00: euro -200,00;
  • totale da corrispondere: euro 1.368,80.

Professionista in regime forfettario

I professionisti che operano nel nuovo regime forfettario, devono emettere fattura sempre senza Iva e senza applicare la ritenuta d’acconto. In tal caso, occorre prestare particolare attenzione alla corretta dicitura da riportare in calce alla fattura: Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 della Legge n. 190/2014 [4] non soggetta a ritenuta d’acconto [5]:

  • compenso pattuito: euro 1.000,00;
  • contributo integrativo 4% Inarcassa su 1.000,00: euro 40,00;
  • totale da corrispondere: euro 1.040,00.

Lavoro autonomo occasionale

Il lavoro autonomo occasionale è un’attività autonoma a tutti gli effetti svolta in maniera non professionale e non abituale ovvero, occasionalmente. Non richiede l’apertura della partita Iva proprio perché svolta in modo saltuario ed è priva dei requisiti dell’organizzazione e della professionalità. Il lavoratore autonomo occasionale deve emettere una ricevuta non fiscale ossia, non soggetta a Iva, ma soggetta a una ritenuta Irpef del 20% (se il committente è sostituto d’imposta) e sulla quale si deve apporre una marca da bollo da 2 euro, se il documento supera 77,47 euro.


Di Carla Ferriero

note

[1] Art. 1 D.P.R. 633/1972.

[2] In particolare, dall’art. 21 c. 2 del D.P.R. 633/72 che elenca i dati da indicare nel documento.

[3] 3Art. 15 D.P.R. 633/1972.

[4] Art. 1 commi dal 54 all’89 L. n. 190/2014.

[5] Art. 1 co. 67 L. n. 190/2014 – Regime Forfettario.


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