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Mafia: Brusca, dopo maxiprocesso dovevamo uccidere Mannino, poi progetto fu fermato

12 Settembre 2019
Mafia: Brusca, dopo maxiprocesso dovevamo uccidere Mannino, poi progetto fu fermato

“Dopo la sentenza definitiva del maxiprocesso Cosa nostra aveva intenzione di uccidere magistrati e politici. “Dovevamo togliere di mezzo giudici come Falcone e Borsellino, ma anche politici come Martelli, Vizzini e Mannino”. A dirlo, deponendo in videoconferenza al processo d’appello sulla trattativa Stato-mafia, è il pentito Giovanni Brusca. Rispondendo alle domande dei pg Sergio Barbiera e Giuseppe Fici, l’ex boss di San Giuseppe Jato, parla della “reazione di Cosa nostra” dopo la sentenza del maxi che decapito’ i vertici della mafia.

“Dopo la sentenza definitiva – spiega Brusca – serviva un futuro aggancio politico, e politici come Calogero Mannino dovevano essere tolti di mezzo perché, in parte, non aveva mantenuto gli impegni. Anche se di questo se ne occupava Totò Riina. Poi Mannino andava ucciso perché una volta non si mise a disposizione per un aggiustamento di un processo, quello per l’omicidio del capitano Basile”.

Alla domanda del pg come avesse appreso queste circostanze Brusca replica: “Queste cose le ho apprese da mio fratello, ma anche da Riina”. “Il progetto Omicidiario dell’onorevole Mannino fu poi stoppato, a me lo disse Salvatore Biondino. Con Riina non ne parlammo”.

Parlando poi dell’omicidio del capitano Emanuele Basile, ucciso da Cosa nostra a Monreale il 4 maggio 1980 durante la festa del paese, Giovanni Brusca spiega: “Ho partecipato alla preparazione del delitto – dice – ho preparato le armi, ho messo in contatto i soggetti. Ma dopo avere stabilito il da farsi mi hanno cacciato via perché potevo essere uno di quelli indiziati”. E ricorda che “c’è stato il tentativo di un aggiustamento del processo, sia in primo grado che in secondo grado. Riina era particolarmente interessato all’aggiustamento del processo ma anche le famiglie di Ciaculli e  Resuttana”.

Il pg Giuseppe Fici gli chiede poi del notaio Pietro Ferraro di Castelvetrano (Trapani), Brusca dice: “Sapevo che era in ottimi rapporti con Calogero Mannino, so che si conoscevano ma non so quanto fosse profonda la confidenza”.

Alla domanda su quando venne fuori il nome di Calogero Mannino che “andava fatto fuori” dopo la sentenza del maxiprocesso, Giovanni Brusca dice: “Il suo nome non venne fatto durante la prima riunione. Il mandato di ucciderlo mi fu affidato da Salvatore Biondino, quindi  in sostanza da Riina”.



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