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Importazione animali: ultime sentenze

7 Ottobre 2019
Importazione animali: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: importazione di animali in assenza di convenzione; commercio internazionale di animali; reato di pericolo presunto; sanzioni amministrative; prevenzione dei rischi alla salute pubblica; normativa e tutela degli interessi e delle esigenze relative alla protezione del benessere degli animali.

Commercio internazionale di specie animali e vegetali in via d’estinzione 

In tema di commercio internazionale di specie animali e vegetali in via di estinzione, il reato previsto dall’art. 2, comma 1, lett. a), legge 7 febbraio 1992, n. 150, come modificato dall’art. 2, legge 22 maggio 2015, n. 68, è di pericolo presunto, essendo integrato dalla realizzazione di una delle condotte espressamente contemplate dalla norma incriminatrice (importazione, esportazione o riesportazione di esemplari appartenenti alle specie animali o vegetali elencate negli allegati B e C del Regolamento CE n. 338/97, in mancanza della documentazione prescritta dalla CITIES) senza che ad essa si accompagni necessariamente l’effettiva esposizione a pericolo del bene protetto.

Cassazione penale sez. III, 30/01/2017, n.46444

Licenza di importazione

L’art. 11, par. 2, lett. a) e b), del regolamento Ce n. 338/97 relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio, deve essere interpretato nel senso che la licenza di importazione che non osservi i presupposti di tale regolamento deve essere considerata invalida unicamente nella parte in cui riguarda gli esemplari di animali cui è effettivamente applicabile il motivo di invalidità di tale licenza di importazione.

Tali esemplari sono pertanto gli unici a dover costituire l’oggetto di un sequestro, ed eventualmente di una confisca, da parte dell’autorità competente dello Stato membro in cui si trovano.

Corte giustizia UE sez. II, 04/09/2014, n.532

Importazione intracomunitaria di animali 

In tema di controlli veterinari e zootecnici negli scambi intracomunitari, all’obbligo di convenzione di cui all’art. 11 d.lg. 30 gennaio 1993 n. 28, previsto a tutela della salute (pubblica e animale) per il semplice verificarsi del fattore di rischio costituito dall’importazione di capi di bestiame, sono assoggettati, oltre ai commercianti, anche gli agricoltori non esercenti attività commerciale, che non ricoverano il bestiame in funzione dello svolgimento dell’attività di intermediazione.

Ne consegue che risponde della violazione amministrativa prevista dall’art. 13 bis del citato d.lg. n. 28 del 1993, l’agricoltore non commerciante che abbia importato animali in assenza del previsto regime di convenzionamento.

Cassazione civile sez. II, 22/12/2011, n.28385

Importazione infracomunitaria di animali: adempimenti

In tema di sanzioni amministrative in materia veterinaria, gli art. 5 e 11 d.lg. 30 gennaio 1993 n. 28 prevedono due distinti ma connessi adempimenti, il primo relativo all’obbligo di registrazione preventiva degli animali d’importazione infracomunitaria, che consente di prenotificare l’arrivo dei medesimi e verificarne la corrispondenza con i documenti di accompagnamento, e il secondo riguardante l’obbligo di stipulare la convenzione con il servizio pubblico veterinario nazionale, in modo da delegare all’operatore la fase iniziale dei controlli e prevenire i rischi alla salute pubblica che possono derivare dall’importazione di animali.

Ne consegue che la violazione dell’obbligo di registrazione implica anche la violazione dell’obbligo di stipulazione della convenzione (posto che non si può stipulare la convenzione senza la previa registrazione) e ciò comporta che la responsabilità per la seconda omissione debba ricadere proprio su chi si sia posto volontariamente nell’impossibilità di adempiere alla prima.

Cassazione civile sez. II, 04/03/2011, n.5251

Importazione illecita di carapaci

L’ignoranza o l’errore (fattispecie relativa all’importazione illecita di carapaci) non può produrre effetti scriminanti se dipende da colpa configurabile allorché l’imputato abbia ammesso di sapere che animali vivi o morti appartenenti a specie protette non possono essere importati. Egli, proprio perché a suo dire l’appartenenza di quei gusci non era facilmente conoscibile da parte del comune turista e proprio perché aveva dimostrato di sapere che animali o parti di essi appartenenti a specie protette non possono essere importati vivi o morti, prima di introdurre in Italia ben sette gusci di tartaruga, appartenenti a specie protette, avrebbe dovuto rivolgersi a persone esperte allo scopo di accertare la legittimità dell’importazione. Tale doverosa mancanza di diligenza lo rende responsabile del reato di cui all’art. 1 l. n 150 del 1992.

Cassazione penale sez. III, 09/07/2008, n.38410

Divieto di importazione, detenzione e commercio di mammiferi

Gli art. 28 e 30 Ce, di per sé o in combinato disposto con il regolamento Ce del Consiglio 9 dicembre 1996 n. 338/97 Ce, relativo alla protezione di specie della flora e fauna selvatica mediante il controllo del loro commercio, non ostano ad una normativa nazionale ai sensi della quale il divieto di importazione, detenzione e commercio di mammiferi appartenenti a specie diverse da quelle espressamente menzionate in tale normativa, si applica a specie di mammiferi non comprese nell’allegato A di detto regolamento, se la tutela o il rispetto degli interessi e delle esigenze relative alla protezione del benessere degli animali non possono essere realizzati in modo altrettanto efficace per mezzo di misure meno restrittive per gli scambi intracomunitari.

Corte giustizia UE sez. III, 19/06/2008, n.219

Importazione di pecore da macello

Uno Stato membro dell’Unione europea non può opporsi all’importazione di pecore da macello, all’arrivo nel suo territorio, unicamente perché esse sono accompagnate da un certificato sanitario conforme al modello II, previsto per gli scambi tra Stati membri di ovini e caprini da ingrasso (e non al modello I, previsto per gli scambi di ovini destinati al macello) contenuto all’allegato E della direttiva del Consiglio Cee 18 gennaio 1991 n. 68, relativa alle condizioni di polizia sanitaria da applicare negli scambi intracomunitari di ovini e caprini.

Corte giustizia UE sez. V, 03/07/2003, n.220

Importazione di animali e prodotti di origine animale

L’abrogazione del contributo sui controlli relativi alla produzione e commercializzazione delle carni, ad opera dell’art. 3 comma 4 d.lg. 15 gennaio 1992 n. 51, non implica, in difetto di specifica previsione in tal senso, anche l’abrogazione dei contributi sulle fasi del trasporto, ivi compresa quella del trasporto trasfontaliera con importazione nel territorio nazionale, pertanto è legittimo il d.m. 14 febbraio 1991 che assoggetta a contributo il rilascio dell’autorizzazione all’importazione di animali e prodotti di origine animale.

Consiglio di Stato sez. IV, 30/05/2002, n.3006

Importazione di bovini a dazio agevolato

Il concetto di atto pubblico è, agli effetti della tutela penale, più ampio di quello desumibile dall’art. 2699 c.c., dovendo rientrare in detta nozione non soltanto i documenti che sono redatti, da un notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato, ma anche quelli formati dal pubblico ufficiale o dal pubblico impiegato, nell’esercizio delle loro funzioni per uno scopo diverso da quello di conferire ad essi pubblica fede, purché aventi l’attitudine ad assumere rilevanza giuridica e/o valore probatorio interno alla p.a.

Sono atti pubblici, quindi, anche gli atti interni e quelli preparatori di una fattispecie documentale complessa, come la dichiarazione del privato al pubblico ufficiale. È atto pubblico, quindi, la domanda rivolta al Ministero per il commercio con l’estero con la quale il richiedente attesta al pubblico ufficiale di esercitare attività professionale nel settore del bestiame e delle carni da almeno 12 mesi, condizione necessaria per ottenere l’autorizzazione all’importazione di bovini a dazio agevolato.

Cassazione penale sez. V, 24/04/1998, n.9358

Importazione di bestiame: diritti doganali

In tema di diritti doganali sull’importazione di bestiame, il regime agevolato, previsto dal d.m. 31 ottobre 1958 per il caso di animali di razza pura destinati alla riproduzione, postula che l’importatore dimostri dette qualità e destinazione, presentando appositi certificati genealogici e di “collaudo”.

Pertanto, qualora, in esito a procedimento penale, risulti accertata la falsificazione di detti certificati, ancorché con assoluzione dell’importatore per la mancanza di prove circa la sua partecipazione al reato, deve ritenersi legittima l’applicazione dei normali tributi doganali, difettando la prova, incombente sull’importatore medesimo, dei requisiti per godere del suddetto trattamento agevolato.

Cassazione civile sez. I, 22/02/1992, n.2190


4 Commenti

  1. Posso tenere un animale esotico, ad esempio l’iguana, in casa? Quali specie di animali esotici si possono tenere in casa?

    1. La possibilità di tenere animali esotici in casa è regolamentata da un accordo sul commercio internazionale di specie a rischio di estinzione (Cites), chiamato anche Convenzione di Washington. Viene applicato in 127 Paesi, compresa l’Italia, dov’è in vigore dal 1980 e dove, dal 1992, è servita come spunto per una legge dello Stato. Successivamente, l’Unione europea ha aumentato il numero delle specie protette, che oggi sono oltre 36.000. L’accordo vieta l’importazione, la riesportazione, il trasporto, la vendita, l’esposizione e la detenzione degli animali protetti. Tra questi, pappagalli, scimmie, rettili, felini e animali selvatici come daini, cinghiali o volpi, oltre ad animali impagliati, gusci di tartaruga o pelo di felini (sarebbe curioso sapere chi è che si tiene un cinghiale vivo in casa). Chi proprio non riesce a fare a meno di tenere in casa animali esotici, deve rivolgersi al Corpo Forestale dello Stato o al Ministero dello Sviluppo economico per consultare la documentazione relativa alla Cites, sapere quale bestiolina adottare e chiedere la dovuta autorizzazione. Sappi che chi acquista sul mercato nero un animale esotico tutelato dalla convenzione internazionale rischia una multa salatissima, la confisca dell’animale e, in caso di recidiva, l’arresto da tre mesi a due anni. Sì, perché esiste un mercato nero di tutto rispetto che riguarda il commercio di animali esotici a livello mondiale. Un giro di affari che supera i 2 miliardi di euro e che, secondo le stime, resta dietro solo al traffico di droga e di armi. Un’attività illecita mirata non soltanto a fornire agli appassionati un animale esotico da tenere in casa ma anche a riempire gli scaffali di alcune firme della moda di pellame raro per borse artigianali, cinture, scarpe e quant’altro. Con le dovute autorizzazioni e dopo aver verificato che l’esemplare in questione non sia protetto dalla convenzione Cites e, quindi, il suo acquisto ed esposizione sia rigorosamente vietato, è comunque possibile tenere in casa animali esotici di alcune specie, in sostituzione del classico cane, gatto o pesciolino rosso. Tra i più diffusi c’è l’iguana, una sorta di gigantografia di una lucertola originaria del Sudamerica. Può essere tenuta in appartamento, in un ambiente caldo e umido, possibilmente in una teca di vetro piuttosto grande.

  2. Salve. Da quando ho visto un documentario, ho deciso di tenere in casa un animale esotico. Ho una domanda che mi preme farvi per tutelare la mia salute. Gli animali esotici possono trasmettere delle malattie?

    1. Al di là dei risvolti penali che abbiamo analizzato in questo articolo: Tenere in casa animali esotici è illegale? https://www.laleggepertutti.it/144971_tenere-in-casa-animali-esotici-e-illegale, c’è anche un rischio per la salute dell’uomo nel tenere a casa un animale esotico. Se l’animale non è stato controllato a dovere, cioè se non è stato sottoposto ad un controllo sanitario ad hoc, può diffondere delle malattie infettive come la Sars, la clamydia psittacidi (una malattia contraibile da specie di volatili che può provocare dei disturbi anche gravi), la salmonellosi o la tubercolosi.

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