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Disservizi raccolta rifiuti

13 Settembre 2019
Disservizi raccolta rifiuti

La riduzione della tassa rifiuti per mancata raccolta scatta per il fatto oggettivo al di là di responsabilità della PA. 

L’avvio della raccolta differenziata non ha eliminato l’emergenza “spazzatura” nelle nostre città. Anche laddove non esistono più i vecchi cassonetti comunali e le buste dell’immondizia vengono raccolte in appositi spazi condominiali o nello stesso portone d’ingresso non è improbabile trovarsi dinanzi disservizi nella raccolta rifiuti. Cosa fare in queste situazioni?

Si può certo inviare una segnalazione o, addirittura, un esposto al Comune, ma laddove il servizio dovesse essere carente o il centro di raccolta più vicino dovesse distare svariati chilometri da casa è possibile chiedere una riduzione delle tasse. Come fare? Lo spiega una recente sentenza della Cassazione [1].

Mancato smaltimento dei rifiuti

L’emergenza rifiuti, ossia il loro mancato smaltimento da parte del Comune, dà automaticamente diritto alla riduzione, fino al 40%, della Tari. Ciò a prescindere da chi sia il vero colpevole del disservizio. Se cioè la responsabilità dovesse essere imputabile alla società di raccolta di cui si vale l’ente locale – che magari è in sciopero o colposamente negligente nell’adempimento dei propri obblighi – a risponderne verso la cittadinanza resta sempre il Comune. È quest’ultimo, infatti, che incassa le imposte dai contribuenti ed è a quest’ultimo che vanno inviate eventuali diffide e contestazioni. In base all’attuale legge che disciplina la tariffa scatta la riduzione – in misura non inferiore al 60% (con conseguente pagamento del 40% dell0importo) – per il solo fatto oggettivo di aver offerto al contribuente un servizio insufficiente o inesistente a causa di tre ragioni:

  • distanza del punto di raccolta della spazzatura di oltre 300 metri in linea d’aria dal domicilio del contribuente: si pensi a un cassonetto situato molto lontano da casa;
  • capacità dei cassonetti di contenere tutte le buste di spazzatura, con conseguente moltiplicazione dei sacchetti lasciati ai margini della strada per insufficienza dei raccoglitori: si pensi a chi trova il cassonetto sempre pieno. Anche nel caso di insufficiente capacità di contenimento di questi o di scarsa frequenza della raccolta, la tassa sui rifiuti è dovuta solo nella misura del 40% rispetto alla tariffa ordinaria. La decurtazione del 60% scatta, quindi, quando i cassonetti non sono sufficienti a raccogliere tutta l’immondizia prodotta nella zona, anche alla luce della presenza di attività commerciali;
  • frequenza della raccolta, in caso cioè di servizio inefficiente, insufficiente, incostante effettuato in grave violazione della disciplina di riferimento. Tutte le volte in cui vi sono gravi disservizi nel servizio di raccolta della spazzatura è possibile ottenere uno sconto dell’80% dal pagamento dell’imposta rifiuti.

Leggi anche Tassa rifiuti: si può avere uno sconto?

Mancato raccolta rifiuti: diffida al Comune

Nel caso in cui la società che gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti non dovesse provvedere a raccogliere la spazzatura è possibile inviare una diffida al Comune intimandogli di provvedere al più presto. La messa in mora va inviata con raccomandata a.r. o con posta elettronica certificata. Sarà preferibile mettere in conoscenza l’Asl, l’azienda sanitaria, chiedendo a quest’ultima di effettuare i controlli sui luoghi e accertare l’eventuale assenza di igiene e la presenza di ratti o altri animali.

La diffida di solito si conclude dando un termine all’Amministrazione per adempiere, non inferiore a 15 giorni. Leggi Cosa fare quando la spazzatura non viene ritirata.

Per un modello di lettera di diffida al Comune, leggi il box con la formula qui sotto l’articolo.

Esposto per mancata raccolta rifiuti e risarcimento danni

Nel caso in cui la diffida non dovesse risultare sufficiente e il cittadino dovesse subire dei danni (si pensi alle esalazioni di odori, alla presenza di randagi e all’aria irrespirabile) si potrà presentare un esposto alla Procura della Repubblica che dovrà accertare l’eventuale sussistenza di reati. A tal fine, sarà bene allegare la documentazione fotografica o i filmati che dimostrino l’emergenza rifiuti.

Oltre alla carta penale, c’è la possibilità di avviare un’azione civile di risarcimento dei danni. Danni che andranno comunque dimostrati (si pensi a chi, abitando vicino a un cassonetto, non può più aprire le finestre di casa per via dell’aria irrespirabile).

In via amministrativa, resta sempre la possibilità di presentare domanda di riduzione della Tari per come sopra illustrato.


Al sig. Sindaco del Comune di <…>

Al responsabile Area Ecologia e Tributi del Comune di <…>

Al comando di Polizia Municipale <…>

All’Asl <…>

OGGETTO: esposto per mancata/ o carente gestione del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento rifiuti

Il/La sottoscritta/o <…> cittadina/o utente di questo comune residente a <…> in via <…> Telefono <…> cellulare <…> Email <…>

SEGNALA

che sul territorio di <…> e in particolare nella zona <…> compresa tra <…> e <…> non è mai stato attivato (se non in brevissime fasi e/o in quantità irrilevanti) il servizio di raccolta, trasporto e smaltimento rifiuti, il lavaggio dei cassonetti, il diserbo delle strade, lo spazzamento delle strade, il servizio di ritiro farmaci scaduti e il ritiro dei rifiuti ingombranti.

CHIEDE

con urgenza che si verifichi se sussistono le condizioni per l’interruzione del servizio pubblico e che si provvedi al suo ripristino immediato.

Si allegano:

  1. <…> fotografie
  2. <…> filmati
  3. <…> perizie di parte
  4. <…>

che evidenziano la quantità di rifiuti presente in prossimità dell’abitazione (o dell’attività commerciale).

Luogo e data <…>

Firma <…>

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, ordinanza 19 giugno – 12 settembre 2019, n. 22767

Presidente Di Iasi – Relatore Crolla

Considerato in fatto

1. La soc. Hotel Britannique srl proponeva ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Napoli avverso la cartella di pagamento, notificata in data 25.1.2012, con la quale veniva richiesto dal Comune di Napoli il pagamento di Euro 47.216 a titolo di tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani per l’anno 2010 relativamente al compendio immobiliare ove si svolge l’attività alberghiera sito in (omissis).

2. La Commissione Tributaria Provinciale di Napoli, in parziale accoglimento del ricorso, annullava la cartella impugnata limitatamente alle somme eccedenti il 40%, in applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 59, comma 2.

3. La sentenza veniva impugnata dal Comune di Napoli e la Commissione Regionale Tributaria della Campania rigettava l’appello rilevando che il contribuente aveva dimostrato, attraverso la documentazione prodotta, che il servizio di smaltimento dei rifiuti non fu effettuato dal Comune di Napoli nel 2010.

5. Avverso la sentenza della CTR il Comune di Napoli ha proposto ricorso per Cassazione affidandosi a tre motivi. La soc. Hotel Britannique srl si è costituita depositando controricorso. La resistente ha depositato memoria.

Ritenuto in diritto

1. Con il primo motivo d’impugnazione il ricorrente denuncia violazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, artt. 65 e 68, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, si sostiene la legittimità della determinazione della tariffa degli alberghi in misura superiore a quella per gli immobili adibiti a civile abitazione essendo dato di comune esperienza che nei locali adibiti ad attività alberghiera si producono quantità di rifiuti superiori rispetto a quelli producibili dalla abitazioni private.

1.2 Con il secondo motivo la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione del D.Lgs., art. 59 e del Reg. TARSU, art. 9, in vigore nel 2009 in relazione all’art. 360, n. 3, per aver la CTR erroneamente riconosciuto la riduzione del tributo in quanto la mancata raccolta dei rifiuti era stata determinata da cause non ascrivibili al Comune o, comunque, da imprevedibili disfunzioni organizzative imputabili ad altre P.A..

1.3 Con il terzo motivo viene dedotto omesso esame circa un fatto decisivo che è stato oggetto di discussione tra le parti costituito dalle circostanze oggettive e comportamenti di altre Pubbliche amministrazioni che hanno determinato l’impossibilità per il Comune di Napoli, tramite la propria azienda partecipata Asia, di assicurare l’attività di rimozione e smaltimento dei rifiuti.

2. Il primo motivo è inammissibile.

2.1 La tematica relativa alla differenziazione della tariffa applicata agli alberghi rispetto alle unità immobiliari adibite ad abitazioni è stata trattata nel giudizio di primo grado; la Commissione Tributaria Provinciale nell’annullare la cartella esattoriale limitatamente alle somme eccedenti il 40% delle somme dovute ha implicitamente rigettato il motivo del ricorso originario che faceva leva sulla illegittima previsione di tariffe diverse tra alberghi ed abitazioni accogliendo il motivo relativo alla riduzione della tariffa non essendo stato assicurato il servizio di smaltimento.

2.2 La contribuente non ha proposto appello incidentale alla sentenza e, quindi, in punto di determinazione della tariffa si è formato il giudicato interno per cui tale questione non può essere riproposta nel giudizio della Cassazione.

3. Il secondo motivo è infondato.

3.1 Il D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 59, comma 4, stabilisce che: “se il servizio di raccolta, sebbene istituito e attivato, non si è svolto nella zona di residenza o di dimora nell’immobile a disposizione ovvero di esercizio dell’attività dell’utente o è effettuato in grave violazione delle prescrizioni del regolamento di cui al comma 1, relative alle distanze e capacità dei contenitori ed alla frequenza della raccolta, da stabilire in modo che l’utente possa usufruire agevolmente del servizio di raccolta, il tributo è dovuto nella misura ridotta di cui al secondo periodo del comma 2” (cioè in misura non superiore al 40% della tariffa). Il comma 6 della medesima disposizione prescrive che: “l’interruzione temporanea del servizio di raccolta per motivi sindacali o, per imprevedibili impedimenti organizzativi non comporta esonero o riduzione del tributo. Qualora tuttavia il mancato svolgimento del servizio si protragga, determinando una situazione riconosciuta dalla competente autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente secondo le norme e le prescrizioni sanitarie nazionali, l’utente può provvedere a proprie spese con diritto allo sgravio o restituzione, in base a domanda documentata, di una quota della tassa corrispondente al periodo di interruzione, fermo restando il disposto del comma 4”.

3.2 Secondo un recente orientamento giurisprudenziale “Il diritto alla riduzione presuppone l’accertamento specifico (mirato sul periodo, sulla zona di ubicazione dell’immobile sulla tipologia dei rifiuti conferiti e, in generale, su ogni altro elemento utile a verificare la ricorrenza in concreto della richiesta riduzione) della effettiva erogazione del servizio di raccolta rifiuti in grave difformità dalle previsioni legislative e regolamentari, il cui onere probatorio grava sul contribuente che invoca la riduzione, il quale deve dimostrare il presupposto della riduzione della Tarsu ai sensi del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 59, comma 4; che consiste nel fatto obiettivo che il servizio di raccolta, istituito ed attivato: – non sia svolto nella zona di residenza o di dimora nell’immobile a disposizione o di esercizio dell’attività dell’utente; – ovvero, vi sia svolto in grave violazione delle prescrizioni del regolamento del servizio di nettezza urbana, relative alle distanze e capacita dei contenitori ed alla frequenza della raccolta, in modo che l’utente possa usufruire agevolmente del servizio stesso, pur nella notorietà del grave e perdurante disservizio nella raccolta e conferimento dei rifiuti che ha colpito la città di Napoli.” (cfr. Cass. 3265/2019)

3.3 Tale orientamento si pone in linea col principio, costantemente affermato da questa Corte, secondo il quale l’onere della prova dei fatti costituenti fonte dell’obbligazione tributaria spetta all’amministrazione, per quanto attiene alla quantificazione della tassa, mentre l’onere di provare eventuali esenzioni o riduzioni tariffarie è posto a carico dell’interessato (oltre all’obbligo della denuncia, D.Lgs. n. 507 del 1993, ex art. 70) (Cass. nn. 4766 e 17703 /2004, 1759/2009, 775/2011, 1635/2015, 10787/2016, 21250/2017 e 13395/ 2018).

3.4 Una volta provato da parte del contribuente che il servizio di smaltimento non è stato reso dal Comune non rilevano le situazioni di imprevedibilità o non imputabilità all’ente territoriale del disservizio. Secondo quanto affermato da questa Corte in una pronuncia resa tra le stesse parti per una diversa annualità “il presupposto della riduzione della Tarsu ai sensi del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 59, comma 4, non richiede che il grave e non temporaneo disservizio sia imputabile a responsabilità dell’amministrazione comunale o comunque a causa che, rientrando nella sua sfera di controllo ed organizzazione, sia da questa prevedibile o prevenibile; tale presupposto si identifica invece nel fatto obiettivo che il servizio di raccolta, istituito ed attivato: – non sia svolto nella zona di residenza o di dimora nell’immobile a disposizione o di esercizio dell’attività dell’utente; – ovvero, vi sia svolto in grave violazione delle prescrizioni del regolamento del servizio di nettezza urbana, relative alle distanze e capacità dei contenitori ed alla frequenza della raccolta, in modo che l’utente possa usufruire agevolmente del servizio stesso; b. va disapplicato, per contrasto con la disciplina primaria di cui al D.Lgs. n. 507 del 1993, il regolamento comunale che escluda o limiti il diritto alla riduzione Tarsu, subordinandone il riconoscimento ad elementi – quale quello della responsabilità dell’amministrazione comunale ovvero della prevedibilità o prevenibilità delle cause del disservizio” (cfr. Cass. 22531/2017)

3.5 La CTR sulla scorta dell’accertata interruzione del servizio di smaltimento ha correttamente operato la riduzione senza indagare ” di chi fosse la colpa del disservizio “.

4. Il terzo motivo è inammissibile.

4.1 Ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c., commi 4 e 5, applicabile a norma del D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 2, al caso concreto, in quanto il giudizio di appello è stato introdotto dopo l’11.09.2012, ” Quando l’inammissibilità è fondata sulle stesse ragioni, inerenti alla questione di fatto, poste a base della decisione impugnata, il ricorso per Cassazione di cui al comma precedente può essere proposto esclusivamente per i motivi di cui all’art. 360, comma 1, nn. 1), 2), 3) e 4). La disposizione di cui al comma 4 si applica, fuori dai casi di cui all’art. 348 bis, comma 2, lett. a) anche al ricorso per cassazione avverso la sentenza d’appello che conferma la decisione di primo grado.”

4.2 Nella fattispecie in esame in punto di riduzione del tributo entrambi i giudizi hanno concluso per l’accoglimento del motivo Non vi è prova che la “doppia conforme” si fondi su differenti ragioni di fatto poste a base delle decisioni di primo e secondo grado. Dalla lettura dell’impugnata sentenza emerge che la CTR abbia condiviso la valutazione dei fatti compiuta dal giudice di prime cure Si legge infatti nella motivazione che ” ritiene altresì corretto l’operato dei giudici di prime cure che pur non contestando le tariffe applicate, hanno ridotto, applicando il regolamento comunale, la cartella al 40%”.

5 In conclusione il ricorso va rigettato.

6 Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e. si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso;

condanna il Comune di Napoli al pagamento delle spese del presente giudizio che si liquidano in Euro 4.100 per compensi oltre rimborso forfettario ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso articolo, comma 1 – bis.


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