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Si può avere un figlio dopo 40 anni?

7 Ottobre 2019 | Autore: Roberta Jerace
Si può avere un figlio dopo 40 anni?

Rischi per la gravidanza oltre i 40 anni; rischi per il bambino; come restare incinta dopo i 40 anni; permessi per la fecondazione assistita; vantaggi dell’avere un figlio a 40 anni.

Secondo le recenti stime, la metà delle donne italiane ha il primo figlio dopo i trent’anni. In base ai dati Eurostat, l’Italia si conferma come il paese (insieme alla Spagna) con il maggior numero di mamme al primo figlio che hanno passato i 40 anni e con il maggior numero di figli nati da madri tra i 40 e i 50 anni. La stabilità economica spesso si raggiunge in Italia dopo i 35 anni e il tempo che le donne dedicano agli studi e alla propria carriera aumenta sempre di più, sottomettendo la necessità di maternità ad altre contingenze e ad obiettivi personali e professionali. Tuttavia, la vita e la salute delle donne non sono le stesse di una o due generazioni fa e se ti stai chiedendo se si può avere un figlio dopo i 40 anni la risposta è positiva, sebbene esistano notevoli difficoltà e rischi da non sottovalutare.

Le criticità per la madre e per il bambino di una gravidanza intrapresa oltre i 40 anni sono numerose e spesso è possibile rimanere incinta solo attraverso le tecniche di fecondazione assistita. A tal proposito, lo Stato tutela la lavoratrice con la possibilità di chiedere la malattia retribuita per intraprendere questo percorso e coronare il sogno di diventare genitore anche dopo i 40 anni.

Rischi della gravidanza oltre i 40 anni

Una gravidanza che avviene in questa fascia di età viene detta gravidanza tardiva, dopo i 35 anni infatti la fertilità cala drasticamente e, intorno ai 40 anni, le possibilità di rimanere incinta si riducono a circa il 10%. Questo calo della fertilità non riguarda solamente le donne ma anche gli uomini, che al pari dell’universo femminile vedono un calo progressivo e sostanziale della fertilità dopo i 40 anni.

Nonostante il ciclo mestruale si presenti inalterato, il numero delle ovulazioni diminuisce e aumenta, invece, quello degli ovociti imperfetti, che possono portare facilmente ad aborto spontaneo e/o precoce. L’aborto spontaneo nelle prime settimane della gravidanza è un evento abbastanza frequente ma, secondo quanto riportato dalla letteratura scientifica (in particolare dall’American College of Obstetricians and Gynecologists), se tra i 20 e i 30 anni questo evento avviene in una percentuale di casi che si aggira tra il 9 e il 17%, raggiunge il 20% intorno ai 35 anni e sale vertiginosamente a una percentuale del 40% superati i 40 anni.

Oltre alle difficoltà per concepire un figlio, esistono problemi relativi alla gravidanza come quello di placenta previa, una condizione in cui la placenta si trova lungo la via d’uscita del bambino e che comporta la possibilità di emorragie sia durante la gravidanza che durante il parto. La soluzione più idonea ad eliminare parte delle difficoltà del parto è quella di ricorrere al taglio cesareo, che dopo i 40 anni diventa la scelta elettiva per oltre il 70% dei casi.

Durante una gravidanza tardiva, aumenta anche il rischio di ipertensione gravidica che raddoppia rispetto a una donna di 20 anni, ma può essere controllato con un regime alimentare adeguato. Aumentano anche le possibilità di soffrire di diabete gestazionale e, anche in questo caso, la corretta alimentazione fornisce un valido aiuto in grado di contrastare questa problematica.

Rischi per il bambino

Tra i rischi più probabili, e tristemente noti, vi è quello di avere un bambino con un’anomalia genetica dei cromosomi che comporti la sindrome di Down. Se nel decennio dei 30 anni, la casistica di questa patologia si aggira intorno a 1 bambino su 1.000, nel decennio successivo la possibilità che questo si verifichi sale a 1 bambino su 100. L’esame dell’amniocentesi è da consigliare se decidi di portare avanti una gravidanza tardiva, perché grazie all’esame del liquido amniotico, già nel primo trimestre si può verificare la presenza di anomalie genetiche nel feto. Questo esame comporta, però, un rischio di perdita del feto.

Esistono altri test che puoi decidere di effettuare e che si rivelano accurati senza azzardi per il bambino. Si tratta del bi-test e si chiama così proprio perché è composto da due screening differenti:

  • un prelievo di sangue della madre che fornisce delle indicazioni sulla funzione placentare attraverso il dosaggio di alcuni ormoni specifici;
  • la traslucenza nucale, cioè la misurazione attraverso l’ecografia dell’ampiezza della nuca del feto che risulta rivelatrice della sindrome di Down.

Tra i rischi di una gravidanza di una mamma non più giovanissima, gli studi riportano che vi sia anche quello di parto prematuro. Le conseguenze per i neonati possono essere molte e andare dal basso peso alla nascita, alla riduzione della crescita fetale (in particolare a carico dei polmoni che sono gli ultimi organi a svilupparsi), al distacco della placenta e sfortunatamente anche alla morte in utero.

Anche l’elevata età del padre del bambino può portare con sé una serie di fattori di rischio e non importa se il figlio è stato concepito con una partner più giovane, se l’uomo ha oltrepassato i 40 anni il rischio di malattie congenite arriva a raddoppiare.

Come restare incinta dopo i 40 anni

Nonostante tutti i rischi, la maggior parte delle gravidanze anche passati i 40 anni dà la possibilità di avere una maternità soddisfacente e coronare il sogno di avere un bambino sano; quindi, per rispondere alla domanda di questo articolo, assolutamente sì, si può avere un figlio dopo i 40 anni.

Se stai già provando a rimanere incinta e non ci sei ancora riuscita, non devi aspettare oltre, ma parlare subito con il tuo ginecologo. Se è quello a cui ti rivolgi abitualmente, conoscerà già la tua storia clinica: le tue patologie, se e per quanto tempo sei ricorsa alla pillola anticoncezionale, i dosaggi dei tuoi ormoni, la storia familiare ecc… Sarà, dunque, questo specialista ad aiutarti a progettare la tua maternità nel modo migliore e indirizzarti nel caso fosse necessario a uno specialista della fertilità.

Se sono passati sei mesi e non sei ancora in stato interessante, il passo successivo è quello di effettuare una serie di esami medico-diagnostici che facciano luce sul tuo quadro personale. Se sei una donna, gli esami mireranno a verificare l’adeguatezza della riserva funzionaria delle ovaie e valutare la capacità ovulatoria. Per avere un’idea più chiara di quest’ultima si può procedere alla misurazione della temperatura basale e al dosaggio ormonale dei livelli di progesterone nella seconda metà del periodo del ciclo; infine, altre informazioni essenziali sono fornite dall’FSH l’ormone follicolostimolante.

Esistono molti altri esami da fare, come quelli che riguardano l’integrità dell’epitelio delle tube, la funzionalità tiroidea, l’eventuale incompatibilità del muco della cervice con gli spermatozoi del partner o la presenza di fibromi o endometriosi, tutti fattori che possono compromettere o persino impedire la fertilità ma a cui si può trovare una soluzione.

Per gli uomini, invece, è indicato come test lo spermiogramma, che valuta la presenza di anomalie del liquido seminale, da accompagnare a una visita andrologica completa che possa restituire altre informazioni utili.

Esistono numerosi metodi per oltrepassare l’ostacolo dell’infertilità come l’inseminazione artificiale o la stimolazione ovarica che grazie alla somministrazione di ormoni permette a una donna di ottenere una buona ovulazione. La prima cosa da sottolineare, però, se intendi intraprendere il percorso della fecondazione assistita è che nessuno dei rischi evidenziati per la gravidanza o il bambino vengono meno nel momento in cui decidi di seguire questo iter.

In generale, per chi decide di avere un figlio dopo i 40 anni è bene adottare una strategia preventiva che consiste nel condurre uno stile di vita ineccepibile. Quindi, assolutamente no al fumo e al consumo di alcolici, sì a una dieta mediterranea equilibrata e a un moderato, ma costante esercizio fisico. Sì, anche all’assunzione di acido folico e magnesio.

Permessi per la fecondazione assistita

Ricorrere alla fecondazione assistita richiederà molto impegno tra ricoveri, esami, visite, prelievi, attese e controlli di varia natura. La conseguenza dal punto di vista lavorativo sarà la necessità di chiedere permessi per la fecondazione assistita. Purtroppo, questo percorso già di per sé molto complesso fisicamente e psicologicamente non rientra nei termini dell’aspettativa retribuita da lavoro.

All’Inps, comunque, questa situazione viene assimilata a una malattia e viene, quindi, concesso di beneficiare dell’assenza retribuita da lavoro alle coppie che decidono di intraprendere l’iter della procreazione assistita.

In particolare, hai diritto a 21 giorni di malattia retribuita: 1 settimana prima del trasferimento dell’embrione nell’utero e due settimane dopo il transfer; oltre ai giorni di day hospital che sono a tutti gli effetti considerati giorni di malattia. Per avvalerti di questo diritto, dovrai seguire una specifica procedura burocratica e richiedere l’astensione dal lavoro motivata da fecondazione assistita come cura della fertilità.

Vantaggi dell’avere un figlio a 40 anni

Non esistono, però, solo ombre per chi vuole avere un figlio dopo i 40 anni. Se decidi di fare questa scelta devi anche sapere che rappresenta una scelta positiva per la tua salute e anche per la tua psiche. Inoltre, le coppie che hanno passato i 40 anni sono certamente coppie consolidate, più consapevoli dell’importanza del ruolo genitoriale e sulle necessità che assistere un bebè comporta.

La particolare condizione ormonale che lo stato interessante comporta rappresenta un beneficio a livello fisico, perché protegge da alcune forme di carcinoma mammario e costituisce una vera e propria terapia per la patologia dell’endometriosi. Il benessere psicologico, invece, concerne una minore esposizione a depressione e ansia nonché a un generale equilibrio psico-affettivo.

Infine, diventare genitori dopo i 40 anni richiede un passo fondamentale: quello di richiamare le proprie energie e la propria gioventù, rimettendosi in gioco personalmente ed entrando a contatto con un ambiente più moderno e dinamico.

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Di Roberta Jerace


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