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Un genitore può avere un figlio preferito?

9 Ottobre 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini
Un genitore può avere un figlio preferito?

Affinità elettive, trattamenti parentali differenziali e successioni ereditarie: cosa è legale e cosa è contro la legge.

“Ogni scarrafone è bello a mamma soja” cantava Pino Daniele per dire che alla mamma appare bello ogni suo figlio. Un punto questo che viene riprodotto in varie “salse”, in tanta produzione letteraria e cinematografica che ha più o meno a che fare con il mondo dell’infanzia. Si pensi al riguardo alla terribile scelta che si impone nel film “La scelta di Sophie”, ad una madre deportata ad Auschwitz, insieme ai suoi due figlioletti. Per chi non ne avesse ancora sentito parlare, il film tocca l’esperienza drammatica dei campi di concentramento che esporrà Sophie a scegliere chi salvare tra i suoi due figli, consegnando alla morte l’altro. Una riduzione filmica che affronta a muso duro la relazione diversa che può legare il genitore al figlio, e che da che mondo e mondo, non finisce mai d’interrogare.

Abbandonando le aberrazioni a cui si può giungere in epoche attraversate dalle atrocità della guerra, torniamo ai tempi nostri e cerchiamo di approfondire come questo rapporto privilegiato con i figli possa anche celare delle “insidie” tali da far naufragare la relazione dei genitori con l’altro figlio. Tra le situazioni a rischio, va sicuramente rammentata l’eventuale naturale inclinazione che il genitore dovesse nutrire per un figlio piuttosto che per un altro. Situazione che, come si vedrà nel prosieguo, può essere più frequente di quanto si sia disposti ad ammettere in prima battuta, ma che non va nemmeno più di tanto demonizzata.

Se, infatti, dal punto di vista naturale e giuridico si diventa genitori all’atto della nascita di un figlio, la genitorialità vera la si sperimenta giorno dopo giorno dinnanzi alle prove che la vita pone dinnanzi. Non a caso si dice che “genitori non si nasce, ma si diventa”.

Un genitore può avere un figlio preferito? Se anche tu sei genitore di più di un figlio e ti sei magari pure trovato dilaniato da latenti sensi di colpa per eventuali differenze nelle relazioni che senti di avere con ciascuno di loro, potrebbe tornare utile leggere questo approfondimento.

Che fare, dunque, se in cuor proprio si è già data risposta affermativa al quesito anzidetto? In primis, la presa di consapevolezza di questo stato di cose è già di per sé positiva, in quanto va sempre guardata in faccia la realtà per quella che è, senza troppi giudizi. Una volta presa coscienza della situazione, sarà poi utile fare un po’ di vuoto interiore per cercare di approfondire cosa possa aver determinato nel tempo questo stato di cose che vede da una parte il cocco dei genitori e dall’altro la cosiddetta “pecora nera”.

Il figlio preferito nel corso della storia

Andando indietro nel tempo, sarà capitato d’imbattersi nella parola “maggiorasco”; ebbene con l’espressione diritto di maggiorasco o maggiorascato, ci si intendeva riferire ad un ben specifico istituto esistente nell’antico sistema successorio. In forza di tale istituto, quindi, il figlio primogenito aveva titolo per diventare unico erede dell’intero patrimonio familiare. Una realtà, questa, come si vedrà nel prosieguo, neanche lontanamente pensabile ai nostri giorni e se messa in pratica, da considerarsi contro la legge.

Le ragioni che portano a preferire un figlio

Scandagliando le potenziali ragioni che possono dare origine a questa predilezione di un figlio rispetto agli altri, possono annoverarsi varie situazioni.

Le affinità elettive

E’ questo il caso che può verificarsi quando uno dei figli presenta naturalmente maggiori somiglianze fisiche o caratteriali con uno dei genitori che, volenti o nolenti, possono mettere in atto una serie di reazioni a catena per cui un genitore o anche entrambi possono sentire un senso di maggiore comunanza di idee con un figlio.

Se, ad esempio, un padre, grande storico e letterato, dovesse avere due figli, di cui uno amante dello studio e della cultura in genere e l’altro tutto sport e motori, sarebbe sin da ora intuibile la sua maggiore affinità con uno e non con l’altro.

Le affinità, infatti, non solo permettono di capirsi al volo, alle volte senza nemmeno proferire parola, ma anche di condividere maggiori esperienze che nel lungo periodo porteranno facilmente gli spiriti affini a cercarsi più spesso per un confronto, uno scambio di vedute o una conferma del proprio punti di vista.

Le personalità più o meno problematiche

Altre volte, invece si potrebbe tendere semplicemente a preferire il figlio che dà meno problemi. Se infatti al rientro a casa dopo una giornata faticosa di lavoro e commissioni da sbrigare, ci si trova davanti un figlio amorevole e responsabile che ti salta al collo, e che nel suo essere diligente ha già sbrigato tutti i compiti e che non vede l’ora di condividere con i genitori i successi riportati a scuola è un balsamo che ripaga da tutte le fatiche.

Tutt’altra cosa se il figlio ti apre la porta d’ingresso e ti spiattella tutte le marachelle che ha combinato a scuola con annesse note disciplinari da leggere e controfirmare sul diario. Se, infatti, i successi scolastici e di vita del figlio possono dare al genitore la conferma che sta ricoprendo egregiamente il suo ruolo, una crescita problematica dei figli potrebbe mettere in atto una serie di sensi di colpa a nastro nei genitori. Non è, infatti, un caso se dinnanzi a realtà familiari problematiche e a comportamenti patologici dei figli, terapeuti e psicologi chiamino in causa anche i genitori per un cammino di crescita e maturazione per i figli e con i figli.

Il complesso di Edipo

Dato per assodato che possono esistere delle sostanziali differenze nelle relazioni tra genitori e figli, è bene anche considerare quello che in psicanalisi viene definito come “complesso di Edipo”. Con questa espressione, che rimanda al protagonista di uno dei più celebri miti della letteratura greca (Edipo appunto), s’intende richiamare alla mente lo stato emotivo di amore e di ostilità che il bambino vive tra i tre e i cinque anni circa nei confronti del genitore di sesso opposto.

Per cui, il bambino è ostile al padre perché gli sottrae l’amore della madre, mentre la bambina tende a lottare per avere tutte le attenzioni del padre. Dal punto di vista genitoriale, questo potrebbe significare che la bambina, senza alcuno sforzo particolare, diventa la “principessina di papà”, mentre il figlio maschio diventa il cosiddetto “cocco di mamma”.

Come può ben intuirsi, anche in questo caso le relazioni tra genitori e figli saranno in qualche modo viziate da predilezioni che trovano le loro radici in motivazioni ancora più inconsce.

Qual è il primo passo da fare in caso di discriminazioni tra figli?

Se quindi si è preso atto che i figli, per un motivo o l’altro, non sono proprio uguali per i genitori, vediamo cosa si può fare per ridurre al minimo le frustrazioni che potrebbe provare il figlio “messo da parte”. Perchè se è vero che le bugie hanno le gambe corte, è pur vero che nemmeno si può essere estremamente espliciti e dichiarare apertamente la propria predilezione. Se quindi ti trovi anche tu a districarti in questo ginepraio di sentimenti contrastanti verso i tuoi figli, la prima cosa da fare, stando a chi ha studiato queste situazioni, è prenderne atto, senza troppi sensi di colpa. In fin dei conti, il genitore, prima di essere tale, è una persona con le sue naturali inclinazioni e se un figlio risponde più di un altro agli stimoli che riceve all’interno del contesto familiare, è immaginabile che il genitore trovi la strada più spianata con la personalità di un figlio rispetto ad un altro.

Per cui, gli esperti, quantomeno in prima battuta, tendono a tranquilizzare i genitori sostenendo che è piuttosto naturale che i figli attivino e risveglino nei grandi emozioni diverse. Per chi poi fosse interessato ad approfondire queste tematiche un libro di sicuro interesse potrebbe essere quello che in francese si intitola: “L’enfant préféré[1], ovvero “Il figlio preferito”.

Secondo le autrici, avere chiaro che ci si sente più vicini a un figlio, piuttosto che a un altro, può essere di estremo aiuto nel tenere sotto controllo i propri atteggiamenti. Quello che, infatti, viene consigliato vivamente di evitare è ferire i figli meno tenuti in considerazione. Perché un conto è ammettere con se stessi una certa inclinazione verso un figlio, ben altra cosa è insistere pesantemente nel trascurare gli altri figli, o peggio ancora nell’esprimere pesanti giudizi negativi, semplicemente perché gli altri figli hanno una personalità radicalmente diversa dalla propria.

Nessuno, genitori inclusi, può considerarsi il centro del mondo.

Cosa può fare il genitore che si accorge di fare delle preferenze?

Una volta fatto il primo passo di presa di consapevolezza, il genitore che si accorge di fare preferenze potrebbe coinvolgere il consorte e farsi aiutare, in modo che ognuno si dedichi separatamente ai figli. Se ad esempio la madre dovesse avere un debole per il figlio maschio con cui condivide lunghe passeggiate in giro per i boschi di cui entrambi sono appassionati, una cosa saggia potrebbe essere quella di spingere il papà a dedicare uno spazio privilegiato alla figlia.

Basterà, quindi, avere ben chiari quali sono i suoi interessi e proporre qualcosa da fare insieme; per cui se la ragazza dovesse essere un’appassionata di film polizieschi, sarebbe una buona idea che il papà le proponga un pomeriggio da trascorrere insieme in sala cinematografica. Questo doppio binario, se non servirà certo a diminuire agli occhi del figlio meno preferito la predilezione nutrita dal genitore verso il fratello/sorella, al contempo non minerà la sua autostima visto che anch’esso/a potrà sentirsi degno di considerazione di almeno un genitore.

Un altro escamotage potrebbe essere quello di affrontare il tutto con un senso di leggerezza, cioè si potrebbe dire apertamente che visto che non si è affatto tagliati per il parapendio, di cui magari un figlio è appassionatissimo, è meglio che si resti a casa con il fratello per evitare di fare danni.

Altro passo da vagliare potrebbe anche essere quello di cercare di compensare il maggiore spazio concesso ad un figlio, con un regalino da riportare a casa all’altro fratello/sorella, con l’accortezza però di fare doni che siano in linea con la personalità dei figli un po’ meno prediletti. Della serie: se ti concedo meno del mio tempo perché la relazione che ho con te mi risulta più complicata da gestire, sappi però che ti ho sempre nel cuore e che non dimentico che magari sei un appassionato di una certa collezione di fumetti, di cui ti regalo un abbonamento.

Vari, infatti, sono i sistemi con cui è possibile comunicare agli altri, figli inclusi, il proprio affetto e la propria attenzione. Ciò che importa è evitare che ad un figlio si conceda troppo e all’altro nulla; questo, infatti, potrebbe creare seri problemi a livello di crescita e di autostima. Infatti il figlio meno considerato potrebbe pensare: “Se nessuno mi dedica tempo e attenzioni, significa che non sono degno di essere amato e, quindi, non valgo nulla”.

Ecco questa è la linea di confine da non varcare mai, se non si vuole poi correre il rischio che il figlio “meno amato” sviluppi patologie e comportamenti problematici tali da richiedere un sostegno terapeutico.

Trattamento parentale differenziale

Con l’acronimo Pdt ci si intende riferire al “Parental differential treatment” ovvero al trattamento parentale differenziale. Di cosa si tratta? Di una situazione di cui ultimamente si sta parlando molto, specie negli Usa, ma che in Italia è solo parzialmente affrontata, con riguardo a questioni legate per lo più all’eredita’ di famiglia. Così se un genitore, nel disporre del proprio patrimonio costituito da due immobili, dovesse fare delle vistose preferenze tra i figli, lasciando in eredità ad uno una villa e mobili di valore e all’altro una stamberga e poco più, la questione potrebbe, giuridicamente parlando, tradursi nella cosiddetta lesione di quota di legittima, di cui più volte ci si è occupati. Per passare in rassegna le ultime pronunce al riguardo, è sufficiente cliccare qui.

La legge italiana distingue la cosiddetta quota disponibile dalla quota di legittima; con quest’ultima espressione, si fa riferimento a quella porzione di eredità di cui il testatore, (cioè chi fa testamento), non può liberamente disporre, perché spettante per legge agli eredi cosiddetti legittimari, quali sono appunto i figli.

Mentre per quota disponibile s’intende quella quota di eredità di cui il testatore può disporre a suo piacimento senza ledere i diritti dei legittimari. In caso di lesione della quota di legittima, il figlio discriminato e leso nella sua parte di eredità legittima, potrà agire con un’azione a tutela dei suoi diritti che la legge chiama “di riduzione”. [2] 


Di Maria Teresa Biscarini

note

[1] “L’enfant préféré” di Catherine Sellenet, Claudine Paque, 2013.

[2] Artt. 553 e ss. cod. civ.


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