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Occupazione abusiva terreno: responsabilità ente comunale

21 Settembre 2019
Occupazione abusiva terreno: responsabilità ente comunale

L’amministrazione comunale più di 20 anni fa ha realizzato abusivamente, senza decreto di esproprio, senza nessun avviso e senza pagare, su di un lato un marciapiede e dei muretti, installato un lampione e una gradinata che mette in comunicazione la strada soprastante statale con quella sottostante comunale.  Alle varie amministrazioni che si sono succedute è stato chiesto di sanare e mettere in regola la situazione, ma ci è stato risposto che al tempo non amministravano loro. Ora vorrei sapere come posso ottenere sia un risarcimento, o fare in modo che il terreno venga acquisito dal comune dietro pagamento di un indennizzo visto che per me è inutilizzabile e mi crea solo spese. 

In mancanza di provvedimenti amministrativi, la condotta dell’amministrazione comunale deve, senz’altro, ritenersi illecita. Infatti, la mancanza di un titolo valido ed efficace, idoneo al trasferimento della proprietà (decreto di esproprio, contratto, provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42 bis, d.P.R. n. 327/2001), comporta il riconoscimento di un situazione di illiceità in cui versa il Comune per la realizzazione delle opere sul Suo terreno (T.A.R. Campania Napoli, sez. V, 03/12/2018, n. 6939).

Ci troviamo dinanzi sia ad una occupazione appropriativa, che usurpativa, le quali si distinguono, rispettivamente, la prima per l’irreversibile trasformazione del fondo in assenza del decreto di esproprio, e la seconda per la mancanza, originaria, o sopravvenuta, della dichiarazione di pubblica utilità.

Deve, però, fare attenzione, e analizzare, magari dai documenti pubblici del comune, se ai tempi è stato emanato un decreto d’esproprio d’urgenza, la cui mancata notifica non costituisce motivo di carenza del potere espropriativo, ma provoca la sola sospensione dei termini per presentare opposizione. Di certo, non esisterà alcun provvedimento, ma – prima di muoversi – è bene fare i dovuti accertamenti.

Ad oggi, non potrà costringere l’amministrazione comunale ad acquisire il terreno. Infatti, senza un decreto di esproprio, o una dichiarazione di pubblica utilità, non esiste alcun vincolo legale che li obblighi ad acquisire la relativa proprietà.

Tuttavia, l’eventuale intimazione legale potrebbe smuovere le acque da questo punto di vista. A mio avviso, la soluzione migliore è quella di diffidare l’amministrazione dall’effettuare ulteriori opere sulla Sua proprietà privata, intimando la rimozione di tutte le costruzioni effettuate in questi anni e, quindi, il ripristino dello stato originale dei terreni.

Nella stessa lettera, si potrebbe, quindi, dichiarare la disponibilità all’eventuale cessione dei terreni, laddove l’amministrazione dovesse considerare inutilmente gravosa la rimozione delle opere murarie effettuate negli anni. In caso di esito infruttuoso della lettera, allora sarebbe necessaria un’azione, purché finalizzata al ripristino delle condizioni originarie della Sua proprietà.

In questo caso, ad eccezione delle ipotesi in cui manchi del tutto una dichiarazione di pubblica utilità dell’opera e l’amministrazione espropriante abbia agito nell’assoluto difetto di una potestà ablativa (devolute come tali alla giurisdizione ordinaria), spettano alla giurisdizione amministrativa esclusiva le controversie nelle quali si faccia questione — anche ai fini della tutela risarcitoria — di attività di occupazione e trasformazione di un bene immobile conseguenti ad una dichiarazione di pubblica utilità e con essa congruenti, anche se il procedimento ablatorio all’interno del quale sono state espletate non sia sfociato in un tempestivo e formale atto traslativo della proprietà, purché vi sia un collegamento — anche mediato — all’esercizio della pubblica funzione.

L’eventuale risarcimento andrà commisurato al valore venale del bene al momento della rinuncia abdicativa del proprietario al proprio diritto reale (proposizione della domanda giudiziale) e, trattandosi di debito di valore, con rivalutazione ed interessi al tasso legale, da calcolarsi fino al momento della sentenza; quanto alla determinazione del risarcimento del danno per mancato godimento del bene a cagione dell’occupazione illegittima, questo può essere calcolato, in difetto della prova rigorosa di diversi ulteriori profili di danno, facendo applicazione, in via equitativa, dei criteri risarcitori dettati dall’art. 42-bis d.p.r. n. 327/2001 e, dunque, in una somma omnicomprensiva pari al 5% annuo del valore del terreno; non spetta, invece, in difetto di prova specifica, alcuna liquidazione in misura forfettaria del danno non patrimoniale in quanto ciò è previsto dall’art. 42-bis, commi 1 e 5, citato solo per il caso di correlativa acquisizione del bene con decreto della pubblica amministrazione.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla



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