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Responsabilità prestanome: ultime sentenze

13 Settembre 2019
Responsabilità prestanome: ultime sentenze

Amministratore di diritto o testa di legno: quando la responsabilità non è solo dell’amministratore di fatto ma del prestanome. 

Punibilità del prestanome o amministratore della società: è necessario il comportamento doloso

In materia di reati tributari e in particolare nel caso di omessa dichiarazione Iva, ai fini della punibilità del reato, nella specie l’amministratore di diritto della società o il prestanome, non basta il dolo generico ma è necessario il dolo specifico di evasione, integrato dall’intenzione di sottrarsi al pagamento delle imposte nella consapevolezza dell’illecità del fine e del mezzo. Non è infatti sufficiente ai fini della colpevolezza, la mera assunzione dell’incarico di amministratore di diritto.

Corte di cassazione, sezione III penale, sentenza 28 agosto 2019 n. 36474

Prestanome ed omessa presentazione della dichiarazione dei redditi

In tema di reati tributari, la prova del dolo specifico di evasione, nel delitto di omessa dichiarazione (art. 5, D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74), può essere desunta dall’entità del superamento della soglia di punibilità vigente, unitamente alla piena consapevolezza, da parte del soggetto obbligato, dell’esatto ammontare dell’imposta dovuta.

Corte di cassazione, sezione III penale, sentenza 6 maggio 2016 n. 18936

Del reato di omessa presentazione della dichiarazione ai fini delle imposte dirette o Iva, l’amministratore di fatto risponde quale autore principale, in quanto titolare effettivo della gestione sociale e, pertanto, nelle condizioni di poter compiere l’azione dovuta, mentre l’amministratore di diritto, quale mero prestanome, è responsabile a titolo di concorso per omesso impedimento dell’evento (artt. 40, comma secondo, cod. pen. e 2932 cod. civ.), a condizione che ricorra l’elemento soggettivo richiesto dalla norma incriminatrice.

Corte di cassazione, sezione III, sentenza 24 settembre 2015 n. 38780

Il reato di omessa presentazione della dichiarazione del redditi, previsto dall’art. 5 del D.Lgs. n. 74/2000, è addebitabile, nel caso di redditi conseguiti da organismi societari, non solo all’amministratore di diritto, formalmente tenuto all’incombente in questione, ma anche al soggetto al quale sia riconoscibile il ruolo di amministratore di fatto.

Corte di cassazione, sezione III penale, sentenza 24 settembre 2015 n. 38780

Del reato di omessa presentazione della dichiarazione ai fini delle imposte dirette o I.V.A., l’amministratore di fatto risponde quale autore principale, in quanto titolare effettivo della gestione sociale e, pertanto, nelle condizioni di poter compiere l’azione dovuta, mentre l’amministratore di diritto, quale mero prestanome, è responsabile a titolo di concorso per omesso impedimento dell’evento (artt. 40, comma secondo, c.p. e 2392 c.c.), a condizione che ricorra l’elemento soggettivo richiesto dalla norma incriminatrice.

Corte appello Palermo sez. III, 17/01/2017, n.27

Reati tributari e responsabilità del prestanome

Il dolo specifico dei delitti di cui agli artt. 2, 5, 8 e 10 d.lgs. n. 74/2000 in capo all’amministratore di diritto di una società che abbia le caratteristiche di un ‘prestanome’ può essere desunto dal complesso dei rapporti tra questo e l’amministratore di fatto, nell’ambito dei quali assumono una decisiva valenza la macroscopica illegalità dell’attività svolta e la consapevolezza di tale illegalità da parte dell’amministratore di fatto.

Cassazione penale sez. III, 28/09/2018, n.2570

In tema di reati tributari, l’amministratore di una società risponde del reato omissivo contestatogli (nella specie emissione di fatture per operazioni inesistenti) quale diretto destinatario degli obblighi di legge, anche se questi sia mero prestanome di altri soggetti che abbiano agito quali amministratori di fatto, atteso che la semplice accettazione della carica attribuisce allo stesso doveri di vigilanza e controllo, il cui mancato rispetto comporta responsabilità penale o a titolo di dolo generico, per la consapevolezza che dalla condotta omissiva possano scaturire gli eventi tipici del reato, o a titolo di dolo eventuale per la semplice accettazione del rischio che questi si verifichino.

Cassazione penale sez. fer., 09/08/2018, n.42897

In tema di reati tributari, del delitto di occultamento o distruzione di documenti contabili, di cui all’art. 10 del d.lgs. n. 74 del 2000, risponde anche il mero amministratore di diritto, a titolo di concorso con l’amministratore di fatto per omesso impedimento dell’evento ex art. 40, cpv., cod. pen., e art. 2932 cod.civ., a condizione, tuttavia, che il prestanome abbia agito col fine specifico di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di consentire l’evasione fiscale di terzi.

Cassazione penale sez. fer., 09/08/2018, n.42897

Il prestanome di una società è responsabile dei delitti in tema di dichiarazione previsti dal D.Lvo. n. 74/2000, laddove si è mostrato collaborativo ed ha agito per la società, senza operare alcun controllo sulla gestione dell’amministratore di fatto, in quanto egli non risponde solo se è privo di qualunque potere o possibilità di ingerenza nella gestione della società.

In tema di reati tributari il prestanome risponde del reato se non dimostri di non aver avuto alcun potere o possibilità di ingerenza nell’amministrazione della società. (Nel caso di specie, nel reato di omessa dichiarazione dell’I.V.A. l’amministratore di fatto è stato ritenuto responsabile perché era stato provato che si era recato presso istituti di credito per aprire conti correnti ed accendere finanziamenti ed aveva dichiarato che aveva avuto percezione che la società avesse problemi).

Corte appello L’Aquila, 31/05/2018, n.1228

Il prestanome è penalmente responsabile se è consapevole che dalla sua condotta possono derivare eventi illeciti

Nel caso in cui a rivestire il ruolo di amministratore di diritto sia un soggetto che accetti il ruolo di amministratore esclusivamente allo scopo di fare da prestanome, la sola consapevolezza che dalla propria condotta omissiva possano scaturire gli eventi tipici del reato (dolo generico) o l’accettazione del rischio che questi si verifichino (dolo eventuale) possono risultare sufficienti per l’affermazione della responsabilità penale.

Cassazione penale sez. V, 10/10/2017, n.5800

Fallimento e responsabilità prestanome per bancarotta fraudolenta

In tema di bancarotta fraudolenta, l’amministratore di diritto risponde unitamente all’amministratore di fatto per non avere impedito l’evento che aveva l’obbligo giuridico di impedire; a tal fine, è necessario, sotto il profilo soggettivo, la generica consapevolezza, da parte del primo, che l’amministratore effettivo distrae, occulta, dissimula, distrugge o dissipa i beni sociali. Tale consapevolezza, se da un lato non deve investire i singoli episodi nei quali l’azione dell’amministratore di fatto si è estrinsecata, dall’altro, non può essere desunta dal semplice fatto che il soggetto abbia acconsentito a ricoprire formalmente la carica di amministratore; tuttavia, allorché, come nella specie, si tratti di soggetto che accetti il ruolo di amministratore esclusivamente allo scopo di fare da prestanome, la sola consapevolezza che dalla propria condotta omissiva possono scaturire gli eventi tipici del reato (dolo generico) o l’accettazione del rischio che questi si verifichino (dolo eventuale) possono risultare sufficienti per l’affermazione della responsabilità penale.

Corte di cassazione, sezione V penale, sentenza 27 febbraio 2006 n. 7208

In tema di bancarotta fraudolenta l’amministratore di diritto risponde unitamente all’amministratore di fatto per non aver impedito l’evento che aveva l’obbligo di impedire, essendo sufficiente, sotto il profilo soggettivo, la generica consapevolezza che l’amministratore effettivo distragga, occulti, dissimuli, distrugga o dissipi i beni sociali, la quale non può dedursi dal solo fatto che il soggetto abbia accettato di ricoprire formalmente la carica di amministratore; tuttavia allorché si tratti di un soggetto che accetti il ruolo di amministratore allo scopo di fare da prestanome, la sola consapevolezza che dalla propria condotta omissiva possano scaturire gli eventi tipici del reato o l’accettazione del rischio che questi si verifichino possono risultare sufficienti per l’affermazione della responsabilità penale. È difatti sufficiente ad integrare il dolo dell’amministratore di diritto la generica consapevolezza che l’amministratore di fatto compia una delle condotte indicate nell’art. 216, c. 1, r.d. n. 267/1942, senza che sia necessario che tale consapevolezza investa i singoli episodi delittuosi.

Corte appello Roma sez. II, 17/01/2017, n.184



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2 Commenti

  1. Potete spiegarmi quali sono i rischi che corre il prestanome di una società? Ci sono conseguenze civili, penali o tutte e due?

    1. Il prestanome, accettando di rivestire la carica per conto di altri, ne assume anche le conseguenze civili e penali. In particolare, per quanto riguarda la responsabilità civile, per quanto attiene ai debiti, bisogna distinguere tra società di persone e società di capitali. Il prestanome accettando la carica accetta i rischi connessi a tale carica. Egli può pertanto essere considerato corresponsabile con l’amministratore di fatto per i reati da quest’ultimo commessi. Ciò avviene quando questi non ha posto in essere gli atti necessari a conservare il patrimonio sociale ed impedire che si verifichino danni per la società e per i terzi, contribuendo quindi consapevolmente alla realizzazione di detti reati. Puoi trovare maggiori informazioni nel nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/277270_prestanome-rischi-penali

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