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Quando il tamponato ha torto

15 Settembre 2019
Quando il tamponato ha torto

Tamponamento tra due auto e tamponamento a catena: la colpa è sempre di chi tampona o c’è possibilità di invertire la responsabilità?

Chi ha colpa in caso di tamponamento? Nei comuni incidenti stradali frontali o laterali, in assenza di prove certe sulla responsabilità di uno dei due conducenti, si applica sempre il concorso di colpa al 50%: per cui ciascun automobilista si vedrà risarcire solo la metà dei danni dalla propria assicurazione. Invece, in caso di tamponamento – ossia di un’auto che si scontra con la parte posteriore dell’auto che ha davanti – vale la regola opposta. Il principio è, dunque, il seguente: chi tampona si presume sempre colpevole, salvo riesca a dimostrare che la responsabilità è del conducente davanti. Quindi, in assenza di prove, è chi tampona – o meglio la sua assicurazione – a pagare i danni (salvo poi aumentare il premio della polizza al proprio assicurato).

Ma quali sono le cosiddette “prove liberatorie” che esonerano il tamponante da colpa? In altri termini: quando il tamponato ha torto?

Tamponamento per mancato rispetto delle distanze minime

Le regole sulle distanze minime di sicurezza tra auto impongono a chi sta dietro di tenersi a debita distanza dai conducenti davanti, in modo da escludere eventuali scontri in caso di frenate improvvise. Se fuori dai centri abitati tale distanza è di 100 metri, non esistono, invece, in città, delle distanze minime da rispettare e l’eventuale imprudenza va valutata sulla base dei luoghi e del traffico. Si pensi a una strada stretta in un’ora di punta o in prossimità del semaforo: le macchine procedono spesso anche a mezzo metro l’una dall’altra.

Chiaramente, è nell’interesse di chi si trova di dietro l’osservare un margine di sicurezza per non doversi poi trovare a risarcire i danni in caso di tamponamento. Ma ci sono altre situazioni in cui è proprio la condotta negligente dell’automobilista che sta davanti a provocare il tamponamento.

Il punto è – e su questo si gioca tutta la partita – che l’onere della prova spetta a chi tampona: è quest’ultimo che deve riuscire a dimostrare la violazione delle regole del Codice della strada da parte del veicolo anteriore. Solo così, non solo eviterà di risarcirgli i danni, ma potrà anche sperare di vedersi riparata la propria auto eventualmente danneggiata. Ma non è compito agevole: egli è chiamato a dare una dimostrazione non sempre possibile a posteriori e così, in assenza di elementi sufficienti per ricostruire la dinamica del sinistro, questi si troverà a dover soccombere. Questa è anche la ragione per cui, quando i danni sono di scarso importo, chi tampona tende sempre a trovare una soluzione pacifica che lasci fuori le assicurazioni ed eviti la denuncia di sinistro. Il vantaggio è, chiaramente, quello di non vedersi peggiorare la classe di merito e aumentare il premio semestrale da versare all’assicurazione.

Quando il tamponato ha torto

Vediamo ora quando il tamponato ha torto. Il tamponante deve dimostrare che il mancato tempestivo arresto del proprio mezzo e la conseguente collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili.

La Cassazione [1] ha detto che un’improvvisa decelerazione del veicolo che precede non è affatto un evento imprevedibile nell’ambito della circolazione stradale, ben potendosi verificare che il conducente di un veicolo abbia necessità di ridurre la velocità, per una esigenza improvvisa, derivante da fattori che possono essere i più disparati e seri (anche per via della presenza di un autovelox visto solo all’ultimo momento). Dunque, chi tampona, non potrà giustificarsi sostenendo che il conducente davanti ha bloccato immediatamente la marcia, tanto più se lo ha fatto per non investire un pedone.

Tuttavia, nel caso di tamponamento dovuto ad una repentina e decisa frenata, posta in essere dal veicolo che precede, non quale manovra di emergenza al fine di scongiurare un pericolo, ma del tutto ingiustificatamente (si pensi a una persona che ha bevuto) deve escludersi la responsabilità del soggetto tamponante, il quale ha anzi diritto al risarcimento dei propri eventuali danni.

(Nella specie, immediatamente dopo un alterco verbale con un gruppo di ciclisti per motivi inerenti alla circolazione stradale, il conducente di un autoveicolo superava il gruppo medesimo e, improvvisamente, frenava finendo così per essere tamponato dai ciclisti stessi, i quali riportavano lesioni personali) [2].

Può essere causa di responsabilità del tamponato il fatto di non aver osservato la corsia corretta di marcia, ad esempio sterzando laddove consentito solo alle auto della corsia di sinistra ove, però, questi non si trovava. In questo caso, potrebbe essere valutata l’ipotesi di un concorso di colpa.

Una sentenza del tribunale di Bari ha riconosciuto il concorso di colpa sia in capo al tamponante che al tamponato poiché quest’ultimo frenava bruscamente per non investire delle persone che stavano attraversando la strada e di cui non si era accorto [3].

Un’altra ipotesi di concorso tra tamponante e tamponato può avvenire quando risulta che le luci dei freni non funzionano sicché il suo improvviso arresto non poteva essere visto con sufficiente anticipo.

Tamponamento a catena

Diverse ancora sono le regole in caso di tamponamento a catena, quando cioè più auto vengono coinvolte in un unico lungo tamponamento. In questo caso, e in assenza di prova contraria, si ritorna ad applicare il concorso di colpa al 50% ma a carico di entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli tamponati e tamponanti, fondata sull’inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante. In pratica, ciascun automobilista ha pari colpa e otterrà un risarcimento dimezzato.

Detta presunzione legale di colpa, tuttavia, opera soltanto se non sia possibile accertare in concreto le rispettive responsabilità dei conducenti nel sinistro, vale a dire se non sia possibile accertare in quale misura la condotta dei due conducenti abbia determinato l’evento dannoso ed il grado di colpa in capo agli stessi.

Nel caso in cui il sinistro coinvolga più veicoli facenti parte di una colonna in sosta, unico responsabile degli effetti delle collisioni è il conducente che le abbia determinate, tamponando da dietro l’ultimo dei veicoli della colonna stessa.


note

[1] Cass. sent. n. 24728/2018

[2] Trib. Bari sent. n. 3594/2016.

[3] Trib. Modena, sent. n. 18411/2010.


4 Commenti

  1. Il caso esaminato, a rigor di logica, esula dalla responsabilità civile per violazione delle norme di prudenza dettate da CDS, per rientrare in quello dell’art.2043 c.c. oltre che perseguibile anche penalmente, anche se l’assicurazione sarà responsabile solo nei confronti del danneggiato ma non dell’assicurato.

  2. L’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza, di cui all’art. 149, c. strad., è finalizzato ad evitare tamponamenti ed urti con altre parti degli altri veicoli, e non ad evitare gli ostacoli che si possono improvvisamente parare davanti all’automobilista durante la guida, alla cui prevenzione invece sono dettate le regole cautelari riguardanti la velocità e l’attenzione alla presenza di eventuali ostacoli sempre possibili lungo i tragitti stradali.

  3. Il conducente di un veicolo deve essere in grado di garantire in ogni caso l’arresto tempestivo del mezzo, evitando collisioni con il veicolo che precede, per cui l’avvenuto tamponamento pone a carico del conducente medesimo una presunzione “de facto” di inosservanza della distanza di sicurezza.

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